l'uomo che amava le donne regia di Francois Truffaut Francia 1977
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l'uomo che amava le donne (1977)

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locandina del film L'UOMO CHE AMAVA LE DONNE

Titolo Originale: L'HOMME QUI AMAIT LES FEMMES

RegiaFrancois Truffaut

InterpretiCharles Denner, Brigitte Fossey, Leslie Caron

Durata: h 2.00
NazionalitàFrancia 1977
Generedrammatico
Al cinema nel Febbraio 1977

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Trama del film L'uomo che amava le donne

Bertrand Morane, inappuntabile ingegnere di Montpellier, passa il suo tempo libero ad ammirare, cercare, inseguire le donne. Non è un dongiovanni, non è un viveur né uno psicopatico. Lo fa semplicemente perché con le donne si sente a suo agio e, soprattutto, si sente vivo. Un giorno, la vigilia di Natale del 1976, per seguire una donna, attraversa la strada e muore. La lunga teoria delle sue ""vedove"" sfila sulla sua tomba.

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Voto Visitatori:   8,13 / 10 (31 voti)8,13Grafico
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Voti e commenti su L'uomo che amava le donne, 31 opinioni inserite

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KOMMANDOARDITI  @  28/03/2011 19:44:57
   7½ / 10
Quante donne ha amato durante la sua vita il serioso Bertrand, scapolo impenitente dall'aria tenebrosa e dal volto scavato, uomo carico di fascino charmant, stile impeccabile e parca raffinatezza. Anche adesso che è morto, prematuramente purtroppo, e la sua bara è oramai adagiata nel fondo di una fossa, le sue tante compagne gli sono tuttavia vicino, lo attorniano dall'alto per un ultimo saluto, congedandosi e rendendogli omaggio proprio nella maniera che lui avrebbe più desiderato: una rapida ma serena sfilata di gambe rosee ed affusolate, perfetta commemorazione carnale e geometrica al tempo stesso.

Col suo inconfondibile tocco delicato e pudico, Truffaut ci illustra una propria visione riassuntiva dello sterminato universo femminile, filtrandolo attraverso gli occhi ed il vissuto di una figura all'apparenza grigia ed insignificante ma in realtà ricca di sfaccettature e contraddittorie pulsioni. Per ripercorrere post-mortem le fasi salienti dell'esistenza amorosa di Bertrand, l'autore ricorre ad un semplice espediente "telescopico" e fa esporre il contenuto del libro autobiografico, scritto dallo stesso protagonista, alla consulente letteraria della casa editrice responsabile. Il gioco è di quelli stuzzicanti, soprattutto considerando l'impalpabile limpidezza con la quale viene svolto: una donna che snocciola ad uno ad uno i capitoli di un testo in cui a sua volta è uno scrittore/uomo a narrare le proprie avventure sentimentali.
Interprete centrale del film è Charles Denner, che con pacata umiltà riesce ad infondere una straordinaria naturalezza realistica al suo personaggio, suggerendo agganci più che evidenti a quel Doinel, alter-ego truffautiano di alcune celebri opere precedenti.
Quello che osserviamo spostarsi concentratissimo da un luogo all'altro sin dall'inizio, è un uomo ossessionato in maniera addirittura feticistica dalle gambe femminili (precisamente solo per la metà inferiore, quella che va dal ginocchio sino alla caviglia), oggetti statuari e animati che alla sua sensibilità appaiono come vellutati compassi dal potere armonico e razionalizzante. Bertrand non è un playboy, un dongiovanni, un casanova e nemmeno uno che cerca di apparire virile ed imperscrutabile ad ogni costo; al contrario è il bambino di 30 anni prima, che ricerca compulsivamente le qualità caratteriali della madre nei particolari delle ragazze che segue ed insegue per le strade di Montpellier.
Riflettendo metaforicamente ciò che lui fa durante il suo lavoro di perito scientifico (sottoponendo modellini di navi ed aeroplani a rigorosi test di idro-aerodinamicità), il nostro aspira nient'altro che all'utopico trait d'union tra l'imperfezione passionale del suo essere, rivolto al passato, e la perfezione cerebrale del suo voler essere, tentando di convogliare la sua indole infantile e giocosa nei binari della quadratezza logica e razionale.
Da lucido osservatore e catalogatore qual è, il libro che Bertrand decide di dedicare a se stesso, lungi da qualsiasi tipo di proposito auto-celebrativo, assume i connotati di uno schietto e sfacciatissimo vademecum intimo sul (com)portamento femminile, basato su studi empirici severi ed approfonditi, quasi uno scrupoloso trattato "etologico" sulla specie Donna, ritratta ed immortalata in tutti i suoi pregi, difetti ed idiosincrasie.
La leggerezza e la velata ironia che il regista francese è in grado di trasmettere alla pellicola suonano ad oggi cose davvero inconsuete e sorprendenti (in molti direbbero datate e sorpassate, erroneamente) ed emoziona vederle emergere anche in piccolissimi gesti, magari nello smarrimento di uno sguardo dinanzi ad un paio di "antipatici" pantaloni.
E alla fin fine quale immagine resta più impressa di questo esteta del gentil sesso? "Pappagallo senza averne l'aspetto, gatta morta con l'aria tormentata", "un malato, un fissato, un caso patologico", "un romantico disincantato", "un ordito di contradddizioni" o "semplicemente un uomo"?

7 risposte al commento
Ultima risposta 28/07/2011 21.04.43
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Nikilo  @  28/03/2011 19:43:03
   8½ / 10
Il tema è assai caro al regista, ecco perchè finisce per dirigere una versione cinematografica quasi autobiografica di se stesso e della sua grande passione: "Le Donne".

"Niente assomiglia ad un funerale più di un altro funerale, eppure questo ha qualcosa di particolare...".

Ebbene sì, al funerale di Bertrand Morane finiranno per presentarsi solo tutte le donne che l'indomabile seduttore è riuscito a conquistare, e con cui è riuscito a condividere un pezzo di vita, tutte diverse, senza un criterio preciso che le accumunasse tra loro.

"Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutti i sensi, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia".

Ritengo che il senso del film possa essere racchiuso in questa citazione dello stesso protagonista. Ogni persona a questo mondo ha un motivo ben preciso per rimanere qui, c'è chi si appoggia alla fede, chi al proprio lavoro, chi a una determinata passione, e c'è naturalemente chi indirizza la propria esistenza esclusivamente al gentil sesso, Bertrand a differenza però della maggior parte degli uomini che corrono dietro ad una donna solo ed esclusivamente per soddisfare un bisogno di carattere sessuale e fisico ( al limite dell'animalesco oserei dire), riesce a superare questa barriera mentale, cogliendo in tutta la sua interezza la bellezza del poter condividere del tempo insieme ad una donna. Ogni donna porta con sè determinate caratteristiche, mantenendo però sempre quel margine di unicità così da non doverle necessariamente inserire in un'unica grande categoria.
Bertrand con la sua aria sognante al limite dello svampito, quasi malinconica, come se fosse in balia di un'infinita ricerca di qualcosa, riesce ad avere tutte le caratteristiche necessarie per praticare l'arte della seduzione, le donne naturalmente più esperte degli uomini al linguaggio corporeo maschile riescono naturalmente con più facilità a carpirne i messaggi nascosti, e alla fine basta uno sguardo per comprendere chi si ha davanti e quindi per loro è piuttosto naturale essere attrate dal protagonista, ma il lato originale di Bertrand è proprio che lui non puntava ad un piacere strettamente di gratifica e di conquista, è piuttosto come se ne andasse della sua vita, il tempo speso in loro compagnia lo faceva stare bene con se stesso, ammirarle per strada era pura estasi, quasi come delle opere d'arte che prese da un fuoco divino avessero preso vita e cominciassero a camminare per strada...La vista di insieme delle donne, il loro modo di ondeggiare a ritmo della camminata, il loro portamento, lo sventolare dei capelli sciolti per aria, conferiscono a queste divinità terrene un estremo e inesplicabile fascino. Non finisce mai per amarle per una lunga durata, in qualche maniera aspira ad avere una certa libertà ( inoltre ama la solitudine), e il piacere di cimentarsi in qualcosa di sconosciuto, di nuovo, lo porta inesorabilmente a cambiarne con estrema rapidità, anche se finisce per innamorarsene nuovamente in maniera ciclica mantenendo forse quell'aria da eterno adolescente che riesce a rinnescare la stessa scintilla ogni qual volta finisce per conoscerne una nuova.
Ma come gli puntualizza una delle sue prime amanti, Fabienne, è più probabile che lui ami l'idea dell'amore, che l'amore in sè, perciò la sua condanna sarà propio l'impossibilità di fissare delle radici durature in un rapporto, concetto che viene ampiamente trattato nel tipo esteta di Kierkegaard. E il suo sogno nascosto quello di andare a vivere su un'isola popolata da sole donne finirà poi per essere irrealizzabile, dato che sarà la sua irrefrenabile passione a portarlo alla morte.

Devo riconoscere che da una parte non mi è stato tanto difficile immedesimarmi nel protagonista, ciò probabilmente mi ha fatto apprezzare molto di più il film di Truffaut, che niente voleva se non comunicare a chi come lui, apprezza l'inesplicabile bellezza femminile.

Sotto il profilo tecnico la pellicola risulta essere piuttosto semplice, senza particolare arricchimenti di forma che finirebbero per stonare con tutto il resto. Anche la musica risulta essere non invasiva, ed è scelta per essere il giusto accompagnamento alla storia.
Il film non credo voglia assumere le fattanze di un'opera misogina e maschilista che vuole far passare l'uomo come lo stallone di turno in grado di ottenere a colpo sicuro ciò che vuole, ma anzi ritengo che in qualche maniera, se pur lasciando abbastanza inosservato la moltitudine di signore ( che finiranno solo per incidere un leggero solco nella storia ricoprendo una parte assai secondaria), il film sia proprio destinato all'universo femminile, in fin dei conti se analizziamo la frase di inizio, sono le donne che in qualche maniera si pongono in una posizione di dominio su tutto ciò che le circonda, non certo gli uomini.
E su questo punto non posso essere che d'accordo, come precedentemente ho accennato l'uomo non è proprio seduttore, diciamo che è indotto dalla donna a sedurre, il chè è ben differente, se già consideriamo che l'uomo ha ben poche gestualità di seduzione rispetto alla donna la cosa lascia già abbastanza spiazzati, credo che sia intrinseco nella natura umana, è la donna a tenere le redini, noi uomini possiamo solo avere l'illusione di essere sulla carrozza giusta.
Certo che se si volesse analizzare il film in un'altra prospettiva l'ottica di Bertrand di affrontare l'amore è sì coerente e non scorretta ma deleteria sotto un certo punto di vista, in fin dei conti non alimentando i suoi rapporti fugaci, non nè alimenta l'illusione, forse l'unico elemento di disturbo è la parte diciamo "amata" non tutte le donne che il protagonista ha avuto affrontano la faccenda con la stessa prospettiva, molte di loro in cerca invece di qualcosa di stabile potrebbero criticare aspramente il suo modus operandi ( non per niente al suo funerale molte avranno scolpito in faccia un ghigno che tutto richiama tranne il dispiacere). Ma inseguendo questa felicità della quantità e della moltitudine ha finito certamente per mettere in secondo piano la qualità e la durata, forse molti alla domanda "come deve essere l'amore?", risponderebbero come qualcosa di travolgente ed eterno, forse è anche vero che è la società ad aver fissato tali schemi fissi, ma è proprio su questo punto che Bertrand non riesce a soffermarsi ( e come dargli torto), cercando in molte persone quei qualcosa che probabilmente non avrebbe mai trovato in una persona soltanto. In fin dei conti la sua passione è anche la sua condanna.
Il bello di questo film credo poi che sia l'estrema veridicità dei contenuti, L'uomo che amava le donne non ha i presupposti di essere un film in verosimile, rappresenta la realtà effetiva del mondo in cui viviamo.

E anch'io da amante delle donne non posso fare altro che apprezzare l'arte seduttoria che il film di Truffaut emana!

"La verità è una soltanto, loro vogliono ciò che voglio io: l'amore. Tutti vogliono l'amore, ogni specie d'amore quello fisico e quello sentimentale. O più semplicemente la tenerezza disinteressata di chi ha scelto qualcuno per la vita e non bada più a nessuno. Non è il mio caso, io mi interesso a tutte!"

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Ultima risposta 25/07/2011 22.11.16
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