un borghese piccolo piccolo regia di Mario Monicelli Italia 1977
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un borghese piccolo piccolo (1977)

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locandina del film UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO

Titolo Originale: UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO

RegiaMario Monicelli

InterpretiAlberto Sordi, Shelley Winters, Romolo Valli, Vincenzo Crocitti

Durata: h 2.02
NazionalitàItalia 1977
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 1977

•  Altri film di Mario Monicelli

Trama del film Un borghese piccolo piccolo

Giovanni Vivaldi (Alberto Sordi) ha lavorato per una vita come modesto impiegato del ministero. Il suo unico sogno è quello che suo figlio Mario (Vincenzo Crocitti), diplomatosi ragioniere, lo sostituisca nell'impiego. Per agevolare il figlio al concorso ministeriale, Vivaldi accetta di iscriversi alla loggia massonica a cui appartiene il dottor Spaziani, il suo superiore. Il guaio è che, proprio il giorno dell'esame, davanti agli occhi del padre, Mario viene ucciso da un rapinatore di banca...

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Voto Visitatori:   8,64 / 10 (97 voti)8,64Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
Miglior filmMigliore registaMigliore attore protagonista (Alberto Sordi)
VINCITORE DI 3 PREMI DAVID DI DONATELLO:
Miglior film, Migliore regista, Migliore attore protagonista (Alberto Sordi)
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Voti e commenti su Un borghese piccolo piccolo, 97 opinioni inserite

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Dick  @  16/08/2014 18:42:51
   8 / 10
Bel film dalla struttura curiosa visto che nella prima parte è una commedia con tanto di personaggio che sembra uscito da Fantozzi in effetti, come scrive anche Mereghetti, mentre nella seconda un film drammatico. Sordi grande, ma anche il resto del cast non è da meno, nel delineare il suo personaggio così come la pellicola a narrarci questa vicenda in modo decisamente e giustamente critico.
Curioso come il da poco purtroppo scomparso Vincenzo Crocitti dopo questo folgorante inizio si sarebbe visto soprattutto in commediacce per poi in nani più recenti essere stato impegnato in "Un medico in famiglia".

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Ultima risposta 16/08/2014 18.43.07
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  14/04/2013 12:28:18
   9½ / 10
Uno dei migliori film Italiani di sempre!
Le ambizioni di un Padre che desidera mettere il miglior futuro possibile nelle mani del proprio erede, a qualunque costo...si finge perfino interessato alla Massoneria per riuscire a raccomandare il figlio.
Si perche anche lui si rende conto della mediocrita' delle capacita' del figlio che senza un aiuto non riuscirebbe mai ad ottenere una posizione.
Ma il fato tiene in serbo una drammatica realta' per la piccola famiglia Vivaldi.
Monicelli descrive alla perfezione vari aspetti di quegli anni, i cosiddetti "Anni di piombo" .
Sordi mette tutto se stesso in un ruolo unico per la sua carriera di "comico" e offre forse la migliore interpretazione di sempre.
Si sorride, si soffre, si riflette...un capolavoro del nostro cinema!

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Ultima risposta 15/04/2013 13.09.30
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Invia una mail all'autore del commento INAMOTO89  @  14/09/2011 01:13:39
   7½ / 10
Ondevitare polemiche chiarisco subito che il film è oggettivamente un capolavoro in quanto ,recitazione di sordi a parte,è uno spaccato di vita significativo della societa' italiana di fine anni '70 : monicelli stavolta lascia da parte l'ironia e ci va giu' pesante nel criticare una societa' irrimediabilmente corrotta e immorale che secondo lui non cè piu' modo di redimere.
Ma il film non è il mio genere,troppo odiosi tutti i personaggi ( la madre fanatica religiosa, il figlio che sembra 1 mentecatto, il padre borghesotto filofascista che fa di tutto x rendere suo figlio a sua immagine e somiglianza...) al punto che non sono riuscito a entrare in empatia con nessuno di loro.
Ad ogni modo è una delle vette + alte raggiunte dal cinema italiano, roba che oggi ci sognamo, purtroppo.

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Ultima risposta 14/09/2011 10.46.53
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  13/07/2009 09:14:51
   7½ / 10
Film insolito, che da commedia grottesca e fantozziana, man mano si trasforma in dramma, in thriller, in un film truce dove il mesto impiegatuccio si trasforma in un mostro spietato e sanguinario.
Passaggio non semplice, che nasconde più d’un rischio (anche la trama, d’altronde, potrebbe essere pericolosamente mal interpretata). Ma il regista riesce a fare tutto molto bene.
Un bravo a Monicelli, quindi. Ed un bravo soprattutto a Sordi; che un mostro lo è davvero, ma di bravura.

4 risposte al commento
Ultima risposta 09/04/2010 22.58.27
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Gruppo COLLABORATORI peter-ray  @  26/09/2008 13:32:02
   10 / 10

La caratterizzazione di un Italia corrotta, anche se in maniera Light, è stata ben rappresentata.

Assomiglia vagamente alla storia del "Canaro della Magliana". Solo che questo film è stato girato molti anni prima dell'avvenimento.

Film drammatico e disarmante per quanto amaro lascia.

Questo non è solo un film ma la chiara rappresentazione della nostra cultura.

Da vedere assolutamente.

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Ultima risposta 24/03/2012 00.20.03
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Gruppo REDAZIONE amterme63  @  14/02/2008 22:46:55
   9 / 10
Una piccola perla di film. Si tratta di un’opera molto curata, sia nella sceneggiatura, nella regia e soprattutto nella recitazione. Nonostante abbia l’aspetto di una divertente commedia leggera, in realtà il film rispecchia in maniera chiara e significativa alcune caratteristiche sociali e etiche di una larga fetta di popolazione italiana, portando così lo spettatore a comprendere e a riflettere su tanti diffusissimi “brutti vizi” italiani. Allo stesso tempo contiene un ritratto umano di intensa emotività e partecipazione, che non può non colpire l’animo di chi guarda. Il film alla fine lascia l’amaro in bocca: giocare tutta la vita solo sul proprio personale piccolo/grande tornaconto e sull’interesse materiale della propria cerchia affettiva inaridisce l’esistenza, può portare alla solitudine e all’odio. Probabilmente aprendosi anche agli altri e all’autenticità del vivere si potrebbe raggiungere un più ampio sfogo affettivo e una vita più intensa e più ricca. Ma questo fa già parte delle considerazioni lasciate alla libera interpretazione di chi guarda.
La sceneggiatura ricorda un po’ gli scritti di Gogol. Come fece il grande scrittore russo, anche qui si satireggia e si fustiga il personaggio del piccolo burocrate mediocre, fanullone, parassita, opportunista. Lo seguiamo soprattutto nella prima parte immerso nei suoi riti immutabili, ridicoli: una vita fatta di abitudini, di forme e convenienze, fine a se stessa, ma che per lui rappresenta il massimo che un essere umano può desiderare. Accanto a questo “archetipo” europeo ci sono anche tanti aspetti che connotano la vicenda come “italiana”. La stella polare del piccolo borghese italiano è la famiglia, intesa come istituzione. Poi viene il proprio interesse personale avanti a tutto (mors tua, vita mea). Insomma non si tiene conto di alcun interesse generale o collettivo, le regole esistono solo in funzione del proprio egoismo e degli interessi di parte. A tale scopo s’impone il rispetto ipocrita di norme esteriori, come la pratica religiosa formalistica, e la disinvoltura etica nel perseguire i propri scopi (il fine giustifica i mezzi). La sfiducia in qualunque istituzione collettiva o in norme universali condivise, può portare anche a considerare la “giustizia” come un fatto personale (non a caso la mafia è un fenomeno tipicamente italiano) e a riprodurre modi che fanno parte dello stadio “ferino” della civilizzazione umana. La storia del film rivela molto bene quest’aspetto dell’Italia di ieri e anche di oggi. Questa “tendenza” è tuttora l’atteggiamento maggioritario in Italia, come vediamo un po’ anche dalle scelte politiche della maggior parte degli Italiani.
Il regista asseconda l’atteggiamento della fonte di ispirazione (il libro di Cerami), creando situazioni e personaggi fra l’ironico, il grottesco, il ridicolo. Come non pensare a Spaziani che si toglie la forfora! Poi il dialogo con Dio al gabinetto, i colleghi di Vivaldi, l’ironia del portafortuna benedetto. La “stortura” stilistica non risparmia nessuno: non ci sono personaggi seri o alternativi, tutti sono immersi completamente nel letamaio sociale. In questa maniera l’effetto “evidenziazione dei difetti” raggiunge il suo massimo. Inoltre lo spettatore viene aiutato da uno stile molto preciso, semplice ma elegante. Tutte le circostanze vengono spiegate accuratamente nel loro accadere, anche a costo di rallentare il ritmo. Gli appostamenti di Vivaldi, le sue azioni sono rappresentate in dettaglio. Si nota un frequente uso di piani sequenza per chiarire bene le coordinate spaziali delle azioni e i punti di vista. La fotografia è molto pulita, nitida, di matrice classica, tipica del grande cinema italiano. Monicelli utilizza uno stile comico molto misurato e addirittura fa virare nel finale il tono del film verso la tragedia, proprio per far risaltare la serietà e la gravità dell’argomento. La situazione si sta facendo grave e ormai non si riesce più a ridere spensieratamente come una volta; ecco il succo di questa operazione stilistica.
Eppure il film non è solo una denuncia sociale, riesce anche ad avere la verità della vita vissuta. Il merito è della grande recitazione di Alberto Sordi. La sua interpretazione di Vivaldi è molto intensa e appassionata, si sente benissimo la preoccupazione, il dolore, l’ansia, la segreta nausea. La partecipazione al dramma del personaggio fa sì che un’azione così riprovevole come la macabra vendetta assuma tutta un’altra sfumatura. Risulta così vero che ci immedesimiamo e arriviamo a “sentire” il perché di tanta brutalità. Il giudizio di “condanna” verso Vivaldi, implicito nella storia, diventa così molto meno netto. Tra l’altro si scopre un risvolto psicologico nella sequenza del sequestro. E’ come se nell’assassino Vivaldi ricercasse di nuovo suo figlio, gli compra il cibo, lo fa bere e addirittura si dispiace quando muore. Insomma Sordi è riuscito a creare un personaggio molto complesso e ambivalente, regalandoci tutta la grande varietà e l’indeterminatezza del reale. Anche questo contribuisce a fare di questo film qualcosa di unico e speciale, al di fuori di qualsiasi classificazione di genere. Una vicenda e un personaggio difficili da dimenticare.

2 risposte al commento
Ultima risposta 16/02/2008 21.23.28
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Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  02/01/2008 21:40:08
   9½ / 10
Qualche fissazione in meno e veniva fuori un capolavoro a tutti gli effetti.
"Un Borghese Piccolo Piccolo" è un film straordinario, unico, irripetibile, perfetto.
Un film commovente e amaro che segna la fine della gloriosa commedia all'italiana e segna il definitivo trapasso di un attore come Sordi (un attore geniale) dalla commedia al drammatico. Notevole la cultura di Monicelli nel gestire un problema attuale, il problema di una classe sociale che andava scomparendo e che sopperiva per quell'"omologazione" a cui Pasolini aveva accennato...
Una cultura capace di gestire un'opera scottante, anche cinematograficamente poichè questo non è il Monicelli di Amici Miei o L'Armata Brancaleone, questo è un Monicelli che si rinnova e sceglie per questa kafkiana metamorfosi l'attore che con lui aveva dato vita a una commedia stupefacente, La Grande Guerra.
Un Classico è un'opera che dopo cento anni ha ancora qualcosa da dire, lo diceva Calvino...bè penso che questo mucchio di genii: Crocitti, Valli, Winters, Sordi, Cerami, Monicelli e tutti gli altri faranno ancora parlar di sè e parlare e parlare...

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Ultima risposta 03/01/2008 13.34.17
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Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento Jellybelly  @  20/08/2007 11:32:57
   8½ / 10
Amarissima opera di Monicelli che confina Sordi in uno dei più riusciti personaggi della sua carriera. Disarmante il cambio di rotta della pellicola nel momento

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER: dopo aver presentato una famiglia-tipo dell'Italia borghese, con i suoi personaggi tipici ed i loro vizi e virtù, Monicelli la destruttura esasperandone le caratteristiche e scegliendo per tutti loro

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER.
Sotto questo profilo, la summa del film è da ricercarsi

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER
"Un borghese piccolo piccolo": mi sono sempre chiesto se il bellissimo titolo individuasse un giudizio morale sulla statura del protagonista o fosse piuttosto un modo per proteggerne la fragilità.

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Ultima risposta 25/10/2007 13.30.51
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Gruppo COLLABORATORI paul  @  20/03/2006 18:08:03
   9 / 10
Un film eccezionale, nessuno sapeva descrivere meglio i difetti degli italiani come sapeva fare l'Albertone nazionale. C'è un'Italia segreta, fatta di lobby, che sembra fantasia ed invece esiste veramente.
Sordi-Tognazzi-Gassman-Manfredi: i 4 moschettieri, che non avremo più.

1 risposta al commento
Ultima risposta 30/07/2011 09.46.43
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