ritratto di un serial killer - assassino senza colpa? regia di William Friedkin USA 1987
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ritratto di un serial killer - assassino senza colpa? (1987)

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locandina del film RITRATTO DI UN SERIAL KILLER - ASSASSINO SENZA COLPA?

Titolo Originale: RAMPAGE

RegiaWilliam Friedkin

InterpretiMichael Biehn, Alex McArthur, Nicholas Campbell, Deborah Van Valkenburg

Durata: h 1.37
NazionalitàUSA 1987
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 1987

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Trama del film Ritratto di un serial killer - assassino senza colpa?

Sei atroci delitti sconvolgono una cittadina della California. Il giovane procuratore Tony Fraser, cui viene affidato il caso, cattura senza molte difficoltà il serial killer che dichiara di aver ucciso per purificarsi bevendo il sangue delle vittime. Costui viene naturalmente dichiarato pazzo. Il processo diventa l'occasione per uno scavo di autocoscienza da parte del procuratore, che vuole la morte dell'imputato.

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Voto Visitatori:   6,78 / 10 (9 voti)6,78Grafico
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Voti e commenti su Ritratto di un serial killer - assassino senza colpa?, 9 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

VincVega  @  23/02/2018 21:23:50
   7 / 10
Uno dei film meno conosciuti di William Friedkin. "Rampage" è stato incredibilmente ignorato dal pubblico e sottovalutato dalla critica. Un legal thriller interessante per come affronta tematiche come la premeditazione (oppure la sua follia) o meno di un assassino che uccide persone a caso e la conseguente pena di morte. Una pellicola in grado di stimolare il dibattito, anche perchè Friedkin sembra non prendere apertamente posizione. Forse qualche momento poteva essere sviluppato meglio, mi sembra troppo poco 1 ora e 25 minuti per un film del genere, a mio avviso con un po' di cura poteva venire fuori un grandissimo film (nonostante sia comunque ottimo). Poi peccato anche perchè quella che ho visto, è una versione rimodellata, con tagli e aggiunte in altre lingue. Ottimi Michael Biehn e Alex McArthur. Da riscoprire.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  28/10/2012 18:27:15
   7 / 10
Tematicamente è un film spinoso e ambiguo, terribilmente, come nella migliore tradizione di Friedkin.
D'altro canto soffre come hanno detto in molti di un certo approccio televisivo che non riesce a far apprezzare appieno il film nella sua totalità, e ricordiamoci che parliamo di un autore che ha diretto film tecnicamente perfetti nella sua carriera e che anche in questo Rampage lascia intravedere lampi di una genialità mai perduta in realtà (le visioni del killer e la "comunione/purificazione" nella chiesa sono tra i momenti migliori, scena quest'ultima che inizialmente mi ha ricordato passo dopo passo del prete quella contenuta ne L'Esorcista, prima che si scoprisse la statua della madònna vilipesa).
Il tema è fin troppo ambiguo, Friedkin sembra schierarsi ma non troppo. E come un altro suo thriller accusato di fascismo, Cruising, Rampage è destinato a restare un suo film minore ed imperfetto, pure se in misura di molto minore. Come se fosse incompiuto e raffazzonato. Eppure si scorgono momenti di cinema con attributi abnormi da parte di un signore che ha diretto film che negli USA solitamente non hanno mai visto cosi espliciti e senza filtri.
Però anche in fase di sceneggiatura si è scivolato in scelte francamente discutibili e poco sensate... un buon film, ma pieno di difetti.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  24/04/2012 15:35:22
   7 / 10
Rampage è senza dubbio uno dei film più difficili da digerire di William Friedkin. Ci si trova di fronte ad una situazione in cui deve operata una scelta netta e precisa, in cui molti elementi pendono dalla parte della colpa, dalla consapevolezza di un atto. Si prova un senso di impotenza non solo di fronte ad un atto abominevole, ma dalla sottile linea di confine (sempre presenti nel cinema del regista americano) tra la follia pura e la capacità di intendere e volere. Così fra perizie e controperizie il dilemma permane e i dubbi invece di dissolversi, si alimentano. Il Male in questo caso non si manifesta apertamente come nell'Esorcista, rimane dentro di noi lasciandosi dietro una scia di sangue e il volto di quello che è in apparenza un bravo ragazzo. E' un film interessante, a mio parere troppo scarno per la sua complessità. Un meccanismo abbastanza simile Friedkin lo riproporrà nel remake del film di Lumet, 12 angry men.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Angel Heart  @  09/01/2011 13:45:05
   7½ / 10
Scomodo e coraggioso film di Friedkin (uno dei miei registi preferiti). Diviso in due parti: la prima thriller, la seconda dramma legale. In entrambi i tempi, Friedkin tiene lo spettatore in una morsa di tensione psicologica e morale prima mostrandoci il modus operandi di un serial killer sanguinario e spietato (quel McArthur fa venire letteralmente i brividi, specie nel primo omicidio, a dir poco agghiacciante), e poi riflettendo sulla società, il sistema giudiziario, e la necessità o meno della pena di morte (una questione che Friedkin, per tutta la durata, affronta in modo molto ambiguo, prendendo e non prendendo parti in modo tale che lo spettatore si senta libero di seguire o meno il pensiero del protagonista).
Buon film, praticamente sconosciuto al grande pubblico, da rispolverare. Se non altro per vedere all'opera un regista con le palle come Friedkin, grande artista ritenuto controverso dai più solo perchè si è sempre messo in gioco senza paura (mostrando alle persone una realtà che non vogliono vedere) e senza mai cedere a buonismi, favolette e facilonerie (nemmeno nei suoi film più leggeri).
Ottimo Michael Biehn.

pinhead88  @  29/07/2010 13:57:42
   6 / 10
Interessante quando si presenta il serial killer,noioso e retorico quando si passa al processo.la regia anonima,quasi televisiva e un grigiume generale penalizzano di molto la pellicola,che avrebbe potuto essere decisamente migliore sotto ogni aspetto. nel complesso piuttosto sciapo.

andreacrash  @  25/01/2010 17:39:46
   8 / 10
Rampage è uno dei film più riusciti di William Friedkin,nonché uno dei più interessanti del panorama dei film sul tema dei serial killer.L’autore si pone la domanda su quale sia il limite tra la follia incontrollata dovuta all’insanità mentale e la fredda e calcolata premeditazione del killer seriale,cercando di esplorare ancora il male in modo profondo,e senza alcuna concessione alla spettacolarizzazione riesce nell’intento di scuotere il cinema dal suo sonno convenzionale per l’ennesima volta. In bilico tra thriller e legal movie, Friedkin si pone come arbitro imparziale capace di dare la stessa attenzione al persecutore,cosi come al killer e alle vittime,
riuscendo ad imbastire un discorso sempre ambiguo,disturbato,malsano e non privo di simbolismi tipici del suo cinema(si noti la somiglianza con l’esorcista per il suo climax).Nella parte che delinea i tratti dell’assassino Friedkin riesce molto bene nell’intento di rendere un ragazzo dal viso d’angelo(Alex mc arthur) in un essere violentato nella sua apparente innocenza da mostri mentali inespugnabili e la cui provenienza rimane sempre ambigua,mai affrontata fino in fondo e che fa emergere la poetica del regista che idealizza un mondo in preda a mali ai quali non si riesce a dare una spiegazione tangibile:il rimando all’esorcista e forte anche da questo punto di vista,ove regan mc neal rappresentava un angelo posseduto da forze mostruose e insane che scuotevano lo spettatore dandogli un senso di perdizione,di resa e sconforto,dovuto anche nella capacità espressiva del regista di far valere fortemente la sua tesi con la sua forza espressiva, anche reece e un serial killer che viene sezionato in modo freddo dai medici e gli psicologi,e nonostante questo il suo male avanza in modo crudo,brutale,malsano e che scuote lo spettatore perbenista in cerca di una tesi accomodante come il cinema convenzionale americano (e non solo) sa ben fare,mentre l’intento di friedkin e di denudare lo spettatore di ogni certezza. Due momenti in particolare del film appaiono molto riusciti sul piano della messa in scena, il primo in cui i poliziotti si introducono nello scantinato di reece,dove la luce delle lampade scosse illuminano ad intermittenza gli altarini macabri dell’assassino (magistrale),l’altra è la scena del prete aggredito nella chiesa,forte e cruda come pochi sanno mettere in scena, ma in generale è soprattutto la fredda normalità del killer davanti alle proprie azione a risultare efficace.cinema capace di aprire squarci realistici con l intento di mettere le dita nelle piaghe della società con tesi forti.Bella la colonna sonora di Ennio Morricone,che si sposa perfettamente in un finale di afflizione e di toccante senso di perdita. Ingiustamente ritenuto come un opera minore,(forse perché ritenuto non all’altezza dell’estetica delle opere precedenti e per la durata) è una delle opere di questo autore che merita di emergere ed essere riabilitata dalla critica.
Sulla trama

Un killer compie efferati delitti in una tranquilla cittadina,un giovane procuratore gli da la caccia e in seguito alla cattura cercherà di convincere la giuria nel processo che incrimina il mostro che la pena di morte è giusta,mosso anche da sentimenti personali,ma a seguito dell'emergere di nuove riformulerà il proprio giudizio.
Sulla regia di William Friedkin

Tra le più riuscite del regista,senza mai bisogno di doverne esaltare con la macchina da presa le gesta del killer ,ma mettendo in scena i suoi atti in modo crudo,freddo e diretto con una sintassi filmica asciutta ed efficace nel creare un'aria malsana e disturbante.In generale molto ben calibrata e in grado di catturare l'attenzione dello spettatore,come nelle scene del processo.Insomma un'estetica c'è eccome!

1 risposta al commento
Ultima risposta 21/08/2014 17.50.56
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earp80  @  03/04/2008 10:33:40
   8 / 10
Ottimo film di Friedkin il cui scopo non è prendere posizione sulla pena di morte (si tiene ammirevolmente a distanza, il problema vi entra solamente come conseguenza dell'accertamento della responsabilità) ma porre in rilievo il problema della colpa e di conseguenza della responsabilità dell'individuo.
Un film assolutamente non convenzionale come nelle caratteristiche di questo
grandissimo regista.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  07/06/2006 19:44:37
   2 / 10
Come al solito in contrasto con Benzo su Friedkin e vabbè. L'ho visto l'altra sera e mi ha nauseato.
Anzi è la prova che Friedkin è un emerito imbecille.
Certo spiazza, ma per le idee che ha Friedkin, che non ha avuto neanche il coraggio di dire chiaramente.

Sto film parte come un thriller, per poi divenire subito dopo un tipo di cinema sociale impegnato, che si basa in gran parte su un dramma giudiziario. Pone anche interrogativi interessanti: un ragazzo comune uccide tutti, ha colpa o no? E' giusto considerarlo un pazzo, incapace di intendere e di volere oppure no?
Friedkin insiste tantissimo sulla spietatezza del suo assassino, anche a rischio di fare un film confuso (che poi è quello che è).
Questo per poi tentare di far sposare al pubblico l'idea che sia giusta la pena di morte, come principale conseguenza del fatto che l'assassino era capace di intendere e di volere al momento dei delitti.
E d'altra parte quella causa la sposa anche il protagonista , Michael Biehn che come dice lui stesso, era liberal e contrario alla pena di morte.
Questo per dire quanto sia facile, imbecille e patetico sto film.

Ma è il film stesso a essere confuso. All'inizio sembra una cosa, poi diventa un'altra e poi ancora diventa dramma processuale, con tutti gli stereotipi e la retorica del caso. La personalità del protagonista (che ha perso una figlia) viene abbozzata appena.
Si ha un ampia impressione di superficialità, oltre che di totale idiozia.
L'idea che lascia è quella di un Lumet dei poveri.

2 risposte al commento
Ultima risposta 21/08/2014 17.50.14
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benzo24  @  07/06/2006 12:09:18
   8½ / 10
ottimo thriller di friedkin. uno dei suoi migliori.

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