barbarossa regia di Renzo Martinelli Italia 2009
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barbarossa (2009)

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locandina del film BARBAROSSA

Titolo Originale: BARBAROSSA

RegiaRenzo Martinelli

InterpretiRutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Hristo Shopov, Cécile Cassel

Durata: h 2.19
NazionalitàItalia 2009
Generedrammatico
Al cinema nell'Ottobre 2009

•  Altri film di Renzo Martinelli

Trama del film Barbarossa

La vicenda si svolge nelle terre dell'Italia del Nord soggette al dominio dell'Imperatore tedesco Federico detto Barbarossa. Il suo sogno è di conquistare anche le regioni del Centro e del Sud per riunificare l'Impero che un tempo era di Carlo Magno. Il racconto inizia nelle campagne intorno a Milano, anno 1158. Un ragazzo salva fortunosamente la vita a uno sconosciuto cavaliere. Il giovane si chiama Alberto da Giussano, milanese e figlio di un fabbro, e non crede ai suoi occhi quando capisce che il guerriero imponente che ha di fronte è Federico I di Hohenstaufen, l'imperatore. È il primo di una serie di fatali incontri tra due personaggi che per origini e condizione sociale non avrebbero mai potuto incontrarsi.

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Voto Visitatori:   3,69 / 10 (49 voti)3,69Grafico
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Voti e commenti su Barbarossa, 49 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  14/10/2009 01:03:23
   4½ / 10
La "storia" raccontata sul Signore degli anelli padano, alias Alberto di Giussano, sembra uscita dalle biblioteche dei patronati e delle sale parrocchiali: un effluvio di imprecisioni, un fiume in piena di deliranti proclami, il cui epilogo finale finisce proprio per esprimere compiutamente, e nel modo peggiore possibile, la caratteristica obsoleta di "film di regime", come ai vecchi tempi del cinema italiano premiato con la coppa Mussolini.

Onestamente ho fatto uno sforzo enorme a cercare di "dimenticarmi" la politica e a godermi con puro spirito neutrale un film storico-avventuroso, in parte stuzzicato dallo sforzo produttivo del progetto (Martinelli viene finanziato senza riserve, in Italia) e dai ricordi affettuosi nei confronti di un certo sottogenere all'italiana (anni sessanta e affini), ma è praticamente impossibile non confrontarsi con la politica attuale, vista anche l'operazione "gentilmente" coercitiva della propaganda leghista nei confronti del film.

L'effluvio interminabile dell'operazione-Barbarossa domina incontrastata nel segno della cosiddetta purezza nordica, ma soprattutto prevale lo spirito battagliero e falsamente anarchico degli uomini di Bossi e delle camice verdi: un'orgoglio che si traveste di Nuovi Barbari (Compagnia della Morte), di proclami deliranti ("Meglio morti che schiavi"; "Chi sopravvive a un fulmine sfugge alla mano di D.io"), di giustizia territoriale-regionale, decisamente in linea con lo spirito oltranzista del primo partito (ahimè) del Nord-Italia di oggi.

E allora, che facciamo, torniamo tutti alle città-fortezza, agli olifanti di Torquato Tasso, ai nostri egoismi regionali?

Io, sottovoce, propongo di leggere due ottimi libri sull'argomento, storicamente più rilevanti di questo film, ovvero "La voce della Dea" e "La custode dei segreti" scritti da un'amico e scrittore padovano, Federico Moro.

Forse agli "amici" leghisti direi che farebbero bene a preoccuparsi, perchè il Barbarossa dei nostri giorni mi sembra proprio Sua Emittenza, loro alleato di governo.

Ripeto: è davvero difficile discernere la ragione politica del film dal suo "valore" neutrale, e credo onestamente che gli ultimi venti minuti siano degni di rappresentare il peggio del peggio dell'intera operazione e di tutta la storia del cinema con velleità storico-politiche: è come se Martinelli, un regista che il peggio di sè lo ha già dato (cfr. il mercante di pietre) si sentisse egli stesso "armato" di un delirio d'onnipotenza e riuscisse a vomitare tutto quello che, almeno nella prima parte, era riuscito quantomeno a contenere (la propaganda di regime, proprio quella)

E' un film "di pancia", coerente con una certa ignoranza culturale di questi anni, dove non c'è spazio per le sfumature e i tormenti interiori, dove domina una retorica devastante (ed era prevedibile), ma anche un senso delirante del sacrificio popolare espresso in una costante (badate) rappresaglia delle istituzioni di ieri ma soprattutto di oggi.

Qualche personaggio azzeccato non manca: il personaggio di Eleonora (l'ottima Kasia Smutniak), per quanto vergognosamente abdicato del suo ruolo epico-storico (più che una strega da clichè medioevale, sembra una Divinità preposta a difesa del suo territorio) è interessante, Murray-Abraham, col suo ghigno mefistofelico, rassicura un indiscutibile piacere visivo (anche se finisce per diventare una parodia di se stesso, alla fine).
Un paio giusto di sequenze suggestive rimandano al Pupi Avati de "I cavalieri che fecero l'impresa", o al vecchio cinema di Cottafavi, ma niente più.

Sono assolutamente convinto che questo film DEBBA ESSERE VISTO nonostante sia pretestuoso e didascalico, delirante e ipocrita, reazionario e falso.

E' per la stessa ragione per cui uno sforzo produttivo enorme non potrà mai emergere al di là della sua proverbiale mediocrità: perchè - come dicono in molti - non è accettabile che un film storico in Italia sia in realtà un puzzle ai limiti del plagio di tante pellicole d'oltremanica, primo su tutti Braveheart, di cui mantiene soltanto l'aspetto blandamente epico-revanscista della vicenda.

Ma se dovessimo mandare in vacanza il cervello e dimenticarsi che gli spadoni sguainati à la Manowar oggi rientrano nell'esuberanza folklo-territoriale della lega nord e di codesti figli illegittimi dei Celti, scopriremmo un film che è (per fortuna o per disgrazia) davvero esilarante: soprattutto l'ultima parte è talmente assurda, inverosimile e ridondante che è facile travolgere la sala con una lunga sequenza di risate liberatorie o (soprattutto) imbarazzate: forse la vergogna si può nascondere anche così

E alla fine, ci resta un film che avrebbe potuto forse rappresentare qualcosa di più concreto (o magari solo un sano ritorno al cinema di genere, nonostante il cachet produttivo) invece di impatanarsi in una logica moralizzante di propaganda tale da far sembrare Scipione l'Africano di Gallone storicamente più attendibile dell'ultima "fatica" di Martinelli

11 risposte al commento
Ultima risposta 09/11/2009 14.41.08
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