Un banchiere italo-americano, tipico self-made man, controlla rigidamente i suoi tre figli. Quando muore, dopo essere stato arrestato per pratiche illegali, uno dei figli si vendica dei fratelli, ritenendoli responsabili.
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La fattibilità del sogno americano anche per un italo-americano, ma anche il deteriorarsi dei legami familiari. Banchiere rispettato, non proprio ortodosso, ma non eccessivamente disonesto verso i suoi clienti, ha un rapporto controverso nei confronti dei propri quattro figli, sbilanciato nei confronti di Max, il preferito. Ciò che accade in Amaro destino è il graduale decadimento del tessuto familiare fatto di invidie e rancori che emergeranno, quando la gestione un po' allegra della banca viene messa sotto la lente del governo. Nonostante un lieto fine un po' forzato, il film di Mankievicz è molto amaro nel descrivere, come una tragedia shakespeariana, la distruzione del tessuto familiare. Il Nuovo Mondo impone le sue regole ed Vecchio soccombe. Magnifico Robinson e da apprezzare il discreto italiano nella visione in lingua originale.