Recensione il piacere e l'amore regia di Nuri Bilge Ceylan Turchia, Francia 2006
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Recensione il piacere e l'amore (2006)

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locandina del film IL PIACERE E L'AMORE

Immagine tratta dal film IL PIACERE E L'AMORE

Immagine tratta dal film IL PIACERE E L'AMORE

Immagine tratta dal film IL PIACERE E L'AMORE

Immagine tratta dal film IL PIACERE E L'AMORE
 

Probabilmente se Nuri Bilge Celyan si fosse chiamato Von Ceylan, o Ceylanini, oppure fosse stato russo, svedese o francese si parlerebbe già di un Maestro, nonostante "Il piacere e l'amore" sia solo la sua seconda opera (almeno di quelle conosciute al grande pubblico). Invece Ceylan è turco, e dovrà ancora farne di strada (o più che altro trovare finanziamenti) per arrivare ad essere definito tale, nonostante sia già senza ombra di dubbio un Autore con la a maiuscola.
Se ne sono ad ogni modo già accorti a Cannes, quando nel 2004 "Uzak" (in turco "tornare"), sua precedente opera, vinse il Gran Premio della Giuria e i due interpreti principali furono premiati con la palma d'oro ex-aequo quali migliori attori protagonisti.

Ceylan è un fotografo ed un artista factotum: regista, sceneggiatore, produttore, montatore, scenografo, direttore della fotografia: ed ora, in questo film, anche attore protagonista.

Ceylan ritorna sul grande schermo con "Il piacere e l'amore", pellicola che ha fatto subito parlare di lui dagli addetti ai lavori come di un Antonioni del Bosforo, anche se sembrerebbe più vicino ad un Begrman o ad un Kim Ki Duk: è questa un'opera che supera il già bellissimo "Uzak" e che affronta le tematiche della vita e del rapporto di coppia in maniera stilizzata ma mai banale.
Laddove infatti "Uzak" era un film invernale, con una Istanbul sempre sotto la neve quasi a riflettere un'incomunicabilità tra i protagonisti e tutti gli altri personaggi del film, "Il piacere e l'amore" si apre con un villaggio vacanziero al mare, in un clima estivo e soleggiato; anche se subito riconosciamo quel male di vivere tra una coppia che se forse non ha più niente da dirsi, in balia di una passione che si è quasi spenta del tutto. Si prosegue perciò in una Istanbul autunnale per finire ancora sotto la neve, in un villaggio sperduto in montagna dove i due protagonisti si rivedranno. I due però non riescono a capirsi, soprattutto, o forse solamente, per colpa di lui, capace solamente di ritornare a lei in passione, ma del tutto incapace di capire l'amore. L'amore verso una donna che probabilmente ha posseduto, ma mai amato fino in fondo (ed è in questo senso che è possibile parlare senza dubbio di film femminista).

Suono: decisamente più importante rispetto ad "Uzak", dove parlavano solo le immagini e i pochi dialoghi. Con "Il piacere e l'amore" il sonoro si unisce al tutto nei particolari (una sigaretta aspirata) e nell'universale (il rumore del mare): oppure è piatto, silenzioso, quasi a far da cornice all'incomunicabilità del protagonista con le donne, sia che ama (o crede di amare) o desidera soltanto (l'amante dalla quale ritorna una volta rientrato ad Istanbul). Ed in questo uso del sonoro il film sembra veramente di impronta orientale.

Immagini fisse. Anche in questo Ceylan sembra più orientale (o bergmaniano) rispetto ai suoi colleghi occidentali. I movimenti di macchina sono ridotti al minimo, parlano le immagini e i dialoghi e i gesti degli attori. La fotografia è sublime, orgasmica, tale da rendere Nuri Bilge Celyan in questo momento il miglior direttore della fotografia al mondo.
Ma le immagini, come sottolineato in precedenza, si uniscono ai suoni ed alla storia e non sono (quasi) mai fini a se stesse. Ceylan ha dimostrato, oltre ad essere un poeta dell'immagine, di poterlo essere anche dal punto di vista narrativo.

Ed infine, la coppia: l'universo maschile e quello femminile. Nuri Bilge Celyan sperimenta in famiglia (le due attrici sono sorella e moglie del regista) l'incolmabilità fra i due universi, che devono ma non possono mai raggiungersi, descrivendo la donna come forse oggi solo Almodovar sa fare. Basta un sogno di lei, raccontato e non capito, o per meglio dire sentito, da lui per spiegare quest'incolmabilità tra mondo maschile e mondo femminile. E una lacrima, alla fine, con in piano d'ascolto un aereo che si allontana all'orizzonte, può spiegare quest'incomunicabilità più di cento parole.

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Recensione a cura di paul - aggiornata al 03/05/2007

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