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Mentre i protagonisti ipotizzano attacchi terroristici, guerre nucleari e assalti governativi, la regia di Reeves adesca con il minimalismo psicologico e massimalismo visivo. Il film si abbandona a ogni trabocchetto di inverosimiglianza, ma il terrore che regala è claustrofobico e autenticamente nichilista. Ottima autonomia narrativa e almeno un paio di sequenze già entrate nell'immaginario: la decapitazione della statua della libertà e la fuga nei sotterranei.