inizio di primavera regia di Yasujiro Ozu Giappone 1956
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inizio di primavera (1956)

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locandina del film INIZIO DI PRIMAVERA

Titolo Originale: SOSHUN

RegiaYasujiro Ozu

InterpretiChikage Awashima, Ryo Ikebe, Takako Fujino, Keiko Kishi

Durata: h 2.24
NazionalitàGiappone 1956
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 1956

•  Altri film di Yasujiro Ozu

Trama del film Inizio di primavera

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Voto Visitatori:   7,75 / 10 (6 voti)7,75Grafico
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Voti e commenti su Inizio di primavera, 6 opinioni inserite

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stratoZ  @  10/04/2026 12:34:10
   7 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Un buon Ozu, particolarmente cupo, che come spesso accade nella sua filmografia mette al centro il rapporto di coppia e propone una dettagliata descrizione del quotidiano, è interessante il suo operare su più livelli, quello esplicito, una sorta di forzatura che tutto vada bene, con personaggi preimpostati da delle pressioni sociali che li portano a sposarsi, continuare la vita di coppia, dare l'immagine della famigliola perfetta, e quel sottotesto di disagio che si evidenzia in piccoli aspetti, in dettagli sintomatici che con l'avanzare della narrazione si faranno sempre più evidenti fino a veri e propri momenti di deflagrazione, col suo solito stile elegante, fatto di inquadrature fisse ed una composizione del quadro simmetrica, il maestro giapponese approfondisce il rapporto di questi due giovani sposi, la crisi matrimoniale, con dovute ripercussioni psicologiche date dalla drammatica perdita del figlio l'anno precedente, la relazione extraconiugale di lui, mostrata senza particolare moralismo ma che diventa elemento di svago dalla triste quotidianità, più un meccanismo psicologico di evasione che una vera attrazione nei confronti dell'amante, muovendosi spesso tra l'insoddisfazione di una vita senza grandi aspettative e l'essere indotto a rientrare nei ranghi.

Uno dei film più lunghi del regista, che come capitato precedentemente, contestualizza bene il Giappone del secondo dopoguerra, disilluso ma in fase di ricostruzione, con una tecnologia che impatta sempre di più nella vita delle persone, una concezione che va pian piano cambiando, l'abbandono della tranquilla vita di campagna a favore della caotica vita di città, l'influenza sempre più preponderante dell'America negli usi e consumi, facendo del microcosmo familiare uno specchio della condizione sociale di una nazione, altro bel dramma del regista giapponese.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  17/04/2024 16:03:52
   8½ / 10
Comincio dalla fine.

L'immagine della locandina fotografa un abbraccio finale pieno di significato, un finale capolavoro che spiega tutto il pensiero di Ozu e della sua filmografia. Sullo sfondo un treno che torna alle origini, alla grande citta', e una frase "in poche ore quel treno ci riporterebbe a casa".

Quella "casa" ha rappresentato anche il loro problema di coppia, un matrimonio che forse trattiene l'uomo o la donna senza liberta', cosi come il lavoro metodico e ripetitivo a cui era "obbligato" il protagonista sempre in citta'. Una sorta di "gabbia" sociale.

Tutte quelle camicie bianche che lasciano le loro case all'inizio del film per andare in fabbrica...nessuno si lamenta del proprio lavoro, non è questo che intaressa al regista.
Piuttosto è un discorso piu' generale del Giappone in rinascita dopo la seconda guerra Mondiale a cui lo stesso Ozu ha partecipato da protagonista.
Una falso benessere che viene subito sporcato dal tradimento dell'uomo. Una relazione dove non trapana mai per mezzo secondo un senso d'amore o intimita' ma solo automatismi classici, come se tutto fosse scontato.

In questa freddezza quanto è iconico quel finale dove forse per la prima volta troviamo un "sentimento"...che bello!

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  17/11/2014 23:00:42
   7½ / 10
Può la vita banale di un modesto e mediocre impiegato interessare e coinvolgere in un film? Se a scriverlo e a girarlo è stato Ozu, allora sì.
Il fatto è che le vicende descritte, il modo con cui vengono mostrate, commentate, i contesti, le considerazioni, sono tutti dettati da vita vissuta, da qualcosa che possiamo tranquillamente sentire come nostro.
In fondo è destino diffuso anche oggi quello di svolgere lavori monotoni e ripetitivi, senza vedere vie di scambio o possibilità di cambiamento. E' molto comune il senso di gabbia o prigione che dà la vita coniugale, l'incomunicabilità che si instaura fra i coniugi, l'oscillare fra voglia di evasione e paura di perdere la stabilità che un rapporto fisso e duraturo assicura.
Intorno a questo tema ci sono anche gli altri tipici di Ozu, la solitudine degli anziani, il senso di fallimento rispetto alle proprie aspettative, il contrasto città-campagna. Il tutto amalgamato in modo perfetto, condito con tanta salsa ironica e con un sano distacco per poter serenamente guardare in maniera realistica i fatti della vita. Per fortuna che in molti casi si può rimediare, si può ricominciare o almeno trovare una qualche forma di accettazione del destino.
Il coraggio di Ozu va oltre il tema trattato. Non teme di elevare a protagonista della storia un personaggio assolutamente mediocre. Infatti non riesce a comprendere le situazioni e gli atti che sta compiendo, il senso e le conseguenze. Tratta la moglie come una serva, senza troppi riguardi nei suoi confronti. Anche le donne in fondo non hanno un comportamento "perfetto" (soprattutto Pesce Rosso). Insomma Ozu ci fa comprendere quanto siamo imperfetti, come sbagliamo facilmente nella nostra vita quotidiana e in fondo ci invita a riflettere sui nostri atti e le loro conseguenze.
Accettare le imperfezioni, vivere con affetto e attenzione reciproca è forse l'unica via per avere un po' di felicità, anche a costo di rinunce e sacrifici.
Sempre belli i film "senza attrattiva" di Ozu. "Soshun" forse è un pochino più pesante e noioso rispetto ad altri suoi più riusciti.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  20/06/2014 17:09:34
   7 / 10
Una coppia in crisi in una società in crisi. Il quotidiano, con tutti i suoi piccoli gesti, banali e solitamente trascurati, è messo in scena da Ozu. Il risultato è un lungo film, interessante, ma da vedere armati di un po' di pazienza.

Ciaby  @  19/08/2013 14:42:07
   9 / 10
Un altro grande Ozu. Non fatevi allarmare dalla durata: scorre veramente in fretta. Perché il grande maestro giapponese è uno dei pochi ad aver compreso veramente l'essenza della vita, per poi riuscire a ritrasmetterla, trasportarla sul grande schermo, con una freschezza invidiabile. Sospeso tra dramma e commedia, è un altro grande film.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  09/09/2009 18:16:58
   7½ / 10
"Inizio di Primavera" è un Ozu canonico. Il Cinema di Ozu, forse mi ripeto, ma è più unico che raro. I personaggi della Storia del Cinema difficilmente hanno un impiego normale, e se ce l' hanno, è raro vederli sul posto del lavoro, e se li si vede, di sicuro quella particolare sequenza ha una certa funzionalità sull' evoluzione della storia. Nei film dell' autore nipponico, invece, sono ripresi come in un reality negli anni '50, in un momento essenziale di una quotidianità tipo. E non vi succede mai niente, se non chiacchere come accade nella vita vera poi. Dopo "Crepuscolo di Tokyo" un altro melodramma (parzialmente) raffreddato di una giovane coppia che, senza figli, vive nella periferia di Tokyo. Tra giornate in ufficio e serate con gli amici, il marito Soji trova il tempo per l' adulterio con una carina collega di lavoro - Pesce Rosso (ma la moglie è moolto più bella) - e, una volta scoperto il tradimento, Masako andrà a vivere con un' amica fino a quando il marito verrà trasferito a Okayama per motivi di lavoro; a quel punto lo raggiungerà e sarà ristabilito l' equilibrio iniziale. In questo caso sì che il titolo ha significato di ri-fioritura, sia nel lavoro, che nella vita privata. Molto similarmente a quello che succede ne "Il Sapore del Riso al Tè Verde". Tuttavia è un film molto lungo (uno dei suoi più lunghi), dal linguaggio depurato che è espressione dell' immobilità del Cinema. "Viaggio a Tokyo", al momento, credo sia il suo Capolavoro, occidentalmente quasi apprezzabile pienamente.

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