il papa' di giovanna regia di Pupi Avati Italia 2008
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il papa' di giovanna (2008)

 Trailer Trailer IL PAPA' DI GIOVANNA

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locandina del film IL PAPA' DI GIOVANNA

Titolo Originale: IL PAPA' DI GIOVANNA

RegiaPupi Avati

InterpretiSilvio Orlando, Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Rohrwacher, Serena Grandi, Gloria Cocco

Durata: h 1.44
NazionalitàItalia 2008
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 2008

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Trama del film Il papa' di giovanna

Giovanna è una bambina timida, insicura e non troppo bella. Il papà, un pittore fallito e sposato, è alle prese con la difficile educazione (anche sentimentale) della piccola. Lui vuole darle solo un grande futuro ma tutto rischierà di andare a rotoli. Famiglia compresa.

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Voto Visitatori:   6,83 / 10 (94 voti)6,83Grafico
Migliore attrice protagonista (Alba Rohrwacher)
VINCITORE DI 1 PREMIO DAVID DI DONATELLO:
Migliore attrice protagonista (Alba Rohrwacher)
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Voti e commenti su Il papa' di giovanna, 94 opinioni inserite

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Invia una mail all'autore del commento Larry King  @  18/09/2008 16:29:24
   7½ / 10
Sebbene con alcuni limiti in alcun caso molto evidenti, fra i quali l'ennesima riproposizione dell'ambientazione storica a cavallo fra le due guerre, la figura reotrica del perdente di Orlando, vicina nei toni e nella mimica ai personaggi avatiani recenti interpretati da Marcorè ne" Il cuore altrove" o Albanese de "La seconda notte di nozze", il film riesce ad emozionare e a coinvolgere per quasi tutta la sua durata. Avati si conferma unico nel saper dirigere gli attori e a disegnare ritratti umani. Ne sono ad esempio soprattutto i personaggi minori, come Serena Grandi o Edoardo Romano, che pur rimanendo in scena per poco rimangono impressi nella mente. Molto più che convincente la prova di Ezio Greggio, che ha l'unico difetto di essere un personaggio televisivo di spicco e di portarsi dietro alcuni ingiustificati pregiudizi sulle sue capacità recitative.
Orlando e la Rothwacher sono dei fuoriclasse, ma il film rimane soprattutto un grande ritratto corale, al quale l'impostazione teatrale di alcune scene, le cene nell'appartamento di Greggio, il processo di Giovanna, non può far altro che giovare. Sottile il filo citazionista di alcune scene e l'ispirazione dei grandi classici della cosidetta "commedia all'italiana". Non solo il Borghese piccolo di Monicelli; come molti hanno sottolineato, ma rimandi anche alla "Giornata particolare" di Scola, soprattutto nella descrizione del vivere una diversità ai tempi del regime. Altrettanto azzeccato l'auto-citazionismo delle campagne ferraresi, con le figure grottesche della propietaria della casa e del figlio sordomuto che fumano alla finestra, che sembrano uscire da "La casa dalle finestre che ridono".
Unico neo ulteriore, aver solo marginalmente descritto il rapporto fra le due ragazze, e il fatto che il fim, ma quanti se ne saranno accorti, sia raccontato da Giovanna in prima persona, cercando forse un tono assolutorio al suo atto scellerato, o forse con la presunzione di voler fare della sua storia una parabola della diversità, in nome della quale si può perdonare tutto? Fatto che mi lascia perplesso e non mi permette di assegnare un voto più alto

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Ultima risposta 02/10/2008 09.13.45
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento Giordano Biagio  @  18/09/2008 10:30:28
   9 / 10
Film drammatico riuscito. Esalta il genere, oggi molto in ombra.

Il motivo conduttore del film è la pazzia psicologica (non organica) di una figlia, calata in un contesto familiare problematico sia per le insicurezze economiche che per il tipo di sentimenti presenti nel rapporto marito e moglie.

L'ossessione di un padre frustrato nei confronti della figlia, l'indifferenza sessuale della moglie ai desideri del marito, sono la causa e la salvezza del disagio della figlia, l'origine della pazzia e la sua soluzione attarverso il manicomio ( che praticava un corretto protocollo di cura) e il totale sostegno psicologico e affettivo del padre verso la figlia.

Per ovviii motivi di spazio non entro nel merito di come l'idea centrale del film sia stata realizzata visivamente, ma indubbiamente la carica drammatica è potente, credibile, grazie soprattutto alla bravura dei due protagonisti, e oggi questo non è poco a meno che qualcuno non mi dimostri la presenza nel circuito di film drammatici più credibili e intensi di questo.

Penso che il film per intensità drammatica possa essere paragonato tranquillamente al film Viale del tramonto di Wilder, pur con soggetti e temi diversi. Questo può dare l'idea dell'impressione che mi ha lasciato questo film.

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Ultima risposta 06/10/2008 18.44.32
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Aztek  @  17/09/2008 09:01:10
   7 / 10
Dopo aver visto al cinema "il nascondiglio" non volevo perdermi quest'ultima opera di Pupi Avati, che è uno dei pochi registi italiani che apprezzo.
Il papà di Giovanna è fatto molto bene, ottima regia così come anche l'interpretazione di un Orlando in buona forma; mi è piaciuta anche l'ambientazione del film nel periodo fascista, non so se ambientato ai giorni nostri avrebbe avuto lo stesso effetto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  17/09/2008 01:50:00
   7½ / 10
Va dato atto a Pupi Avati di aver confezionato un film di grande impatto emotivo e nello stesso tempo dandone ritmo senza inutili virtuosismi d'autore.

Ho trovato il film molto onesto e mi associo a quanto detto da Passionaria.
Un dramma che ahimè non è tanto raro nella nostra società e una grande storia d'amore.

Unico neo Ezio Greggio che sembra impegnarsi molto, tanta fatica per nulla visto che sarebbe bastato qualsiasi altro attore anche se si sarebbe impegnato poco.
Perfetta la calibrazione dei tempi e quella velata critica ai Partigiani verso il finale mi è piaciuta molto, forse anche per questo molto critici non hanno apprezzato la fine del film.

Ultima cosa.......................ma quel lieto fine azzo c'entra?

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Ultima risposta 08/11/2008 19.52.53
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Gruppo REDAZIONE Pasionaria  @  16/09/2008 09:30:47
   7½ / 10
Pupi Avati ci offre un riuscito affresco del Ventennio calandovi una storia di rapporti interfamiliari abbastanza angosciante, scavandone i retroscena, appuntandone gli aspetti psicologicamente più oscuri. Le vicende drammatiche si sviluppano in una Bologna fascista resa al meglio per le ambientazioni ricreate, la cura delle scenografie e dei costumi e per quel senso di oscurantismo, di assenza di fantasia tipico del periodo storico rappresentato.
Purtroppo il film è ottimamente strutturato per tre quarti, l’ultima parte si aggroviglia in uno sviluppo accelerato dei fatti e inciampa, scivolando verso una conclusione affrettata dove la storia di Giovanna e la Storia diventano quasi diacroniche, perdendo la coerenza, alla ricerca del lieto fine a tutti i costi.
Silvio Orlando , come ha sottolineato qualcuno prima di me, è vero che ripropone sempre la caricatura di se stesso, ma questa sua prova resta superba, Coppa Volpi meritata. Bravissima anche la Rohrwacher, mai dissociata dal suo ruolo; la Neri, pur impegnandosi, non riesce mai ad uscire dalla stessa espressione, non si capisce se a causa d’imperizia o per le labbrone gonfiate. Greggio e la Grandi non se la cavano male, nonostante tutto.
Un film coinvolgente, malgrado i limiti suddetti, per me uno dei migliori del regista.

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Ultima risposta 19/09/2008 20.41.57
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR quadruplo  @  15/09/2008 16:44:17
   7 / 10
Sicuramente un film riuscito e coinvolgente, anche se credo non rimarrà poi tanto impresso nella mia memoria.
Interessante la rappresentazione dello sfondo storico a livello di fotografia, costumi e scenografia.
Bravissima Alba Rohrwacher (sicuramente la nota più lieta di questo lavoro di Avati), ancor più di Silvio Orlando che pur sfoderando un ottima performance moralmente arriva dietro quella di Mickey Rourke nella "sfida" di miglior attore a Venezia.
Piacevole sorpresa anche Francesca Neri in un ruolo ambiguo e non facile, Greggio si risolleva leggermente nella seconda parte del film anche se rimangono gli interrogativi sul perchè gli sia stato assegnato quel ruolo.

jolie1978  @  15/09/2008 10:52:42
   8 / 10
veramente bello, commovente, bene interpretato...
Impossibile perderlo.

LEMING  @  15/09/2008 08:15:25
   8 / 10
Film bellissimo..struggente, con una intensa interpretazione di tutti gli attori (secondo i loro limiti e possibilità, ovviamente), una menzione particolare per Alba Rohrwacher, che sinceramente non conoscevo e mi ha colpito particolarmente, in un ruolo che sembra scolpito per lei. La storia alcune volte scade un po nel mieloso, ma non più di tanto, il finale stupendo.
Per me Avati dirige dei film sempre molto intensi e mai banali anche in generi completamente diversi tra loro.
Ottimo
Lemming

cappellaio  @  14/09/2008 23:31:56
   7 / 10
grande silvio orlando, brava francesca neri.. ezio greggio non perfettamente calato nella parte. avati mette in piedi un buon film corale. ambientazione alla grande come sempre nei suoi film

antigone  @  14/09/2008 15:00:31
   6 / 10
Ma... senza infamia e senza lode, direi... gli do una sufficienza, seppur molto stretta. Diciamo che probabilmente mi aspettavo di più e invece l'ho trovato piuttosto sbiadito questo film... Credo si presti ad esser dimenticato in fretta, seppur il soggetto in sè sia interessante... Nulla di incisivo, nè l'ambientazione, nè la prova degli attori, amio modo di vedere... Lo stesso Orlanodo, da me in genere molto apprezzato, non mi sembra alla sua prova migliore... L'happy end, poi, stroppia davvero, così come altre scelte narrative...

uecanaia  @  14/09/2008 12:23:21
   6 / 10
storia di un rapposto completamente sbagliato fra padre e figlia, in cui si assecondano e alimentano le illusioni. Boh, chi era con me ha apprezzato molto, io ho trattenuto a stento diversi sbadigli.

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento stefano76  @  14/09/2008 12:04:59
   7 / 10
Un film onesto. Riesce nel suo intento principale, nel raccontare l'amore sconfinato di un uomo per la propria figlia. Un amore talmente grande che lo rende cieco e lo porta alla dedizione totale e alla rinuncia della propria vita.

Questa situazione è raccontata molto bene e raggiunge punte emozionali di buon livello. Purtroppo, però, il contorno che ruota attorno ai due protagonisti non si può definire allo stesso modo efficace. L'ambientazione storica ci sta bene, ma non si capisce se Avati voglia che rimanga solo uno sfondo, come dovrebbe essere, o se invece aspiri a un qualche tipo di approfondimento critico, come farebbero credere alcune inutili sequenze come


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Inoltre non riesce a resistere alla tentazione di inserire un "happy end" fuori luogo quanto davvero poco credibile. Il film doveva, a mio parere, terminare esattamente nella maniera opposta.

Superlativa la prova di Silvio Orlando, commoventi gli inutili sforzi di Ezio Greggio di apparire credibile e inutile la presenza di Serena Grandi. Ho trovato invece di basso livello la recitazione degli attori di contorno, come se fossero considerati di poca importanza, e di conseguenza la loro prova scarsa un peccato perdonabile. Grosso errore.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  09/09/2008 10:20:20
   7 / 10
Avati un po' come ogni autore dallo stile molto personale (v. Ozptek) ha sempre lo stesso sapore, quindi lo spettatore coscienzioso sa già cosa si deve aspettare nel sorseggiare il prodotto.
Il film è discreto, curato nei dettagli e curioso nell'approfondire il rapporto morboso tra padre e figlia. Certo Avati non riesce ad evitare la solità trasversalità pre-in-post bellica, ma il film scorre fluido ed emoziona in maniera non banale.
Ottima Francesca Neri, più meritevole di Orlando (che in fondo fa sempre sè stesso) della Coppa Volpi. Ma la scarsa qualità delle opere in concorso alla Mostra ed esigenze di marchetta, attraverso il giochino del regolamento (implicitamente denunciato da Wenders, il che è tutto dire) hanno messo ko Rourke e fatto uscire dall'urna il nome del buon Silvio.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  08/09/2008 19:09:19
   5½ / 10
Ci sono tutti i difetti del cinema di Pupi Avati: l'approssimazione temporale degli eventi (e la superficialità con cui viene trattato per es. il tema del fascismo), il manierismo stucchevole e retrò delle ambientazioni, l'uso delle didascalie, i poliziotti buoni e onesti,l'inevitabile retorica.
Avati ci fa il bignamino degli anni 30 e 40 con un certo calcolo e con una certa efficacia (le sequenze dei "rifugi" per i bombardamenti avrà ridestato dal sonno qualche ottantenne di buona memoria...) e intinge il suo cinema di tutto il possibile buonismo atto a consacrare, anche davanti a drammatici eventi, la "speranza nella vita e nel futuro".
Ma il suo futuro è imprecisato, e resta ancorato all'idillio morale del suo passato (che è anche il nostro, in fondo).
Coppa Volpi come miglior attore, Orlando è più commovente (verrebbe voglia di consolarlo con una pacca sulle spalle) che credibile.
Molto meglio la prova non facile di Francesca Neri nei panni della madre. Imbarazzante Ezio Greggio, che sembra passato lì per caso.
Tutto in pieno stile Avati d.o.c. 2008. Ma viene da chiedersi: quando rivedremo un saggio di cattiveria cerebrale (e meno edulcorata di questa) come "Regalo di natale"?

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Ultima risposta 17/09/2008 16.45.55
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