Tre atti, tre frammenti apparentemente scollegati che, messi insieme, compongono il ritratto intimo e sorprendente di Charles Krantz, un uomo qualunque al centro di qualcosa di straordinario.
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Il racconto in questione è tra le poche cose che mi mancano da leggere di King, ma basta vedere il film (che dicono sia fedele allo scritto) per capire che si tratta di una storia 100% kinghiana. Anche Flanagan è uno che sa raccontare le storie e soprattutto le sa "mostrare" (vedere le inquadrature del terzo atto), realizzando così un film emozionante e struggente che, al netto di alcuni elementi sovrannaturali, racconta niente più che la vita di un uomo comune. Ma soprattutto, con "The Life of Chuck", King e Flanagan ci insegnano che la vita va vissuta appieno, perché da ogni scelta spontanea possono nascere momenti di emozioni uniche e perché ogni istante potrebbe essere l'ultimo.