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Figlio malato e marcio della sue epoca,gli anni 90 giapponesi,che complice l'esplosione dei videonoleggi in Giappone aveva portato un autentica esplosione di shockumentary destinati a spettatori sempre più cinici e desensibilizzati. Il regista e produttore underground Saegusa in questo scenario ha giocato un ruolo chiave inondando il mercato di prodotti del genere,evitando attentamente di costruire una qualsiasi struttura narrativa ( cosa che altre serie come l'americana " Faces Of Death" cercavano di fare) e di imbastire una qualsiasi riflessione antropoligica o morale ( come ha fatto il buon Tsurisaki più recentemente). "Death Body" tirando le somme,documenta la morte nella sua forma più biologica e brutale, con riprese sgranate ed amatoriali che non fanno altro che rendere ancora più claustrofobica e pesante la visione. Fondamentale per gli studiosi dell' underground giapponese e per coloro che vogliono comprendere come si è evoluto il genere "mondo" con il passare dei decenni,da lasciare sul fondo del suo fetido barile per tutti gli altri.
Shockumentary anomalo e piuttosto originale (per dire, ad un certo momento si sente La cavalcata delle valchirie che sottolina certe scene di morte in perfetto stile "More" - Riz Ortolani docet -), pesante e fetido.
Cadaveri di milatari, morti trovati in bagagliai di automobili, ritrovamenti vari ecc. per un altro film senza dubbio bello tosto e da sconsigliare ai più sensibili.
Anche qui però probabilmente qualche scena è stata ricostruita (ma lo shock tanto comunque non cambia); molte sequenze sono però inedite.