Il detective Benoit Blanc fa squadra con un giovane prete zelante per indagare su un crimine perfettamente impossibile nella chiesa di una piccola città dal passato oscuro.
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Mantiene gli standard degli altri film della saga, ovvero gli stessi identici pregi e difetti.
Da una parte c'è come sempre una certa scrittura brillante che punge (ma non sempre graffia) affrontando argomenti sempre attuali (nel primo c'era il razzismo, nel secondo una parodia degli oligarchi high tech americani, qui invece abbiamo un prete violento e psicotico che rende violenti, psicotici e alienati i suoi stessi parrocchiani, un evidente parodia di quel matto alla Casa Bianca).
D'altro canto c'è, dopo un inizio promettente, una trama eccessivamente lunga, ingarbugliata e cervellotica: l'arrivo di O'Connor in parrocchia è intrigante, ma poi l'indagine vera e propria sulla figura di Brolin è noiosissima, così come i personaggi secondari dei parrocchiani, scritti a posta per dare qualche ruolo a volti noti e per aggiungere qualche nome in più nel calderone degli indiziati (ma essendo personaggi meno che bidimensionali non ti risultano mai come veri e propri possibili colpevoli).
Un punto a sfavore (e questo vale anche per i precedenti film) è il colpevole sempre facilmente individuabile. In soldoni, una saga che non mi fa impazzire ma che seguo sempre con piacere, mio personalissimo guilty pleasure. Non ultimo: Glenn Close e Josh O'Connor sono davvero, davvero bravi, come se ci fosse bisogno di ribadirlo.