Il lottatore di arti marziali miste Mark Kerr lotta contro la dipendenza, contro la sua ossessione per la vittoria e anche contro l'amore, mentre attraversa il suo periodo di massimo splendore nella promozione più importante e competitiva della sua disciplina, la UFC.
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Non solo un film sullo sport (come spesso accade ai film sullo sport), ma anche sulle debolezze umane, sulle relazioni, sulla dipendenza e sull'amicizia (molto bello, seppur secondario, l'arco riguardante Mark Coleman). Atipico perché più che concentrarsi sull'ascesa di Kerr o sulla ricerca di una rivincita dopo la prima sconfitta lo fa sulla parabola che ne sancisce la discesa professionale (in contrapposizione all'aumento sempre crescente di fama della disciplina MMA) con tutte le fragilità del Kerr fuori dal ring. Atipico anche perché girato con grande realismo (vedi anche la presenza di tante interviste) e rifuggendo facili sensazionalismi emotivi. Buona la prova di Dwayne Johnson qui fuori da quella che è la sua comfort-zone recitativa ma comunque in una parte che rispecchia anche il suo io reale (The Rock è famoso per essere un gigante buono e sempre cordiale con tutti).