Un gruppo di ragazzi adolescenti si sfida in una gara annuale chiamata The Long Walk, in cui camminano a ritmo sostenuto e, se rallentano sotto una cerca velocità, saranno bersaglio di una pistola.
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Lo attendevo da tantissimi anni questo adattamento della Lunga Marcia, uno dei suoi migliori libri di King firmati ancora con lo pseudonimo Bachman. In tutto questo tempo, a maggior ragione all'epoca, quando trasponevano al cinema i suoi libri a ritmo di uno al mese, La Lunga Marcia non aveva avuto questo privilegio. Indubbiamente la metafora evidente del Vietnam era una ferita aperta a quei tempi e quindi probabilmente accantonato. E' un ottimo film che ricrea un passato distopico o attualità distopica. Non solo ci sono ottime interpretazioni di giovani attori, aiutati dal tono corale impresso al film, al contrario del libro, incentrato su Ray. Ciò che mi è piaciuto è l'atmosfera di un paese depresso e decadente. Un contesto dove non domina la violenza, presente invece nella competizione, ma una rassegnazione profonda, che è la rassegnazione di un paese. Diversi elementi del libro sono stati cambiati, il finale specialmente che ci sta se ci si riflette un attimo, ma non cambia la sostanza con quell'immagine sospesa di un futuro da esplorare. Lawrence non è certo tra i miei registi preferiti, ma ammetto che ha impostato bene il film sia nelle tonalità emotive, violente e poetiche allo stesso tempo, nella direzione di giovani attori poco conosciuti e soprattutto nel contesto di un'America sinistra e morente.