la voce della luna regia di Federico Fellini Italia, Francia 1989
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la voce della luna (1989)

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locandina del film LA VOCE DELLA LUNA

Titolo Originale: LA VOCE DELLA LUNA

RegiaFederico Fellini

InterpretiRoberto Benigni, Paolo Villaggio, Nadia Ottaviani, Marisa Tomasi, Angelo Orlando, Sim, Syusy Blady, Dario Ghirardi

Durata: h 1.58
NazionalitàItalia, Francia 1989
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1989

•  Altri film di Federico Fellini

Trama del film La voce della luna

Ivo Salvini, uscito dal manicomio va in giro per una immaginaria pianura padana, dove si imbatte in un pozzo dal quale esce una voce, la voce della luna.

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Voto Visitatori:   7,28 / 10 (36 voti)7,28Grafico
Migliore attore protagonista (Paolo Villaggio)Miglior montaggioMigliore scenografia
VINCITORE DI 3 PREMI DAVID DI DONATELLO:
Migliore attore protagonista (Paolo Villaggio), Miglior montaggio, Migliore scenografia
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Voti e commenti su La voce della luna, 36 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

tris  @  21/06/2011 04:05:32
   4½ / 10
L'eclisse del Maestro. Questo film non mi convince: Fellini scende di molti standard: sceneggiatura molto confusa, una certa sciatteria di messa in scena (specie nell'episodio dell'uomo sui tetti che gli parla della moglie-vaporiera) e di alcuni personaggi, aria di senile retorica. Ha solo il merito di aver profetizzato l'era berlusconiana (ma non solo: è tutta la ns società a imbarbarirsi dopo il capitolo Ginger e Fred). Non ci siamo.

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Ultima risposta 21/01/2012 23.09.30
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lupin 3  @  27/02/2009 06:20:31
   2 / 10
Mi dispiace andare controcorrente ma devo bocciare questo film...
Ho avuto l'impressione di guardare un film con una trama caliginosa e una sceneggiatura confusa, ne sono rimasto poco coinvolto.

1 risposta al commento
Ultima risposta 29/11/2011 20.25.08
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sweetyy  @  27/02/2009 05:22:23
   3 / 10
Niente da fare, non mi è piaciuto. Poetico ok.. ma troppo confuso, Benigni non in forma come negli altri suoi film..qui è quasi fuori parte.

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Ultima risposta 08/09/2012 00.01.32
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paride_86  @  08/10/2008 22:31:59
   8 / 10
Fellini ci accompagna nell'immaginifico mondo dei "matti", i freak di provincia tanto cari al suo cinema. Ci fa esplorare un modo di pensare e di vedere completamente slegato dalle convenzioni e ce lo descrive come genuino e semplice, in contrasto con quello delle persona cosiddette "normali". Morale: chi sembra appena sceso dalla Luna può essere migliore di uno coi piedi bien piantati per terra. Ad aiutare il Maestro ci sono le interpretazioni dolci e sofisticate di Roberto Benigni e Paolo Villaggio.

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Ultima risposta 08/10/2008 22.32.40
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il felliniano  @  01/09/2007 04:39:03
   10 / 10
"La voce della luna" è uno dei più bei film di Fellini, e uno dei più sottovalutati film della storia del cinema. Ho notato un facile e ingiusto atteggiamento nei confronti dell'ultimo film del regista, nel confrontarlo con i suoi predecessori e considerarlo inferiore quasi soltanto per il fatto che appartenga a un Fellini vecchio e alla fine della sua carriera. Questo mi sa di pregiudizio. Credo, però, che la colpa sia anche di una società troppo "sorda", che non ascolta la voce dell'interiorità e della sensibilità (la voce della luna, appunto), proprio quella società che il regista critica. Questo capolavoro racchiude in sé una sintesi di tutti i temi felliniani principali, ed è un inno alla poesia. Si potrebbe definire, appunto, "poesia visiva". Il film, infatti, non segue una struttura narrativa prosastica, bensì "lirica", nel raccontare il viaggio di Ivo Salvini (Benigni) attraverso sogni e ricordi, tanto cari al regista riminese. "Quanto mi piace ricordare, forse più che vivere", afferma Salvini, alter-ego di Fellini. Il vagabondaggio onirico di Salvini, che gironzola nella campagna inseguendo voci provenienti da pozzi alla luce della luna, ponendosi domande sulla vita, si incrocia, poi, con quello dell'ex prefetto Gonnella (Villaggio), il quale si sente perseguitato dalla "vecchiezza", e da una gigantesca cospirazione, una rappresentazione fittizia, fatta di vane apparenze. La chiassosa piazza è, infatti, il simbolo di una società consumistica confusionaria (circense, per dirla alla Fellini), occupata in futili e precarie circostanze (l'elezione di Miss Farina), in cui l'individualità ha perso tutta la sua forza, sostituita da una alienata collettività, sorda alla voce della vitalità, dell'arte, dell'interiorità, alla voce della luna (parecchi passanti portano cuffie alle orecchie). Il rumore è in continua contrapposizione con il silenzio: alla caotica piazza, con la sua assordante ed eterogenea folla, si contrappone la quieta campagna, con la soggettività e la specificità individuale che essa comporta; le immagini che si danno della onnipresente televisione, della fragorosa discoteca, sono in netto contrasto con i momenti di pura poesia, comprese le citazioni leopardiane (la luna che si posa sui tetti, sui quali sta a sognare lo sposino Nestore). Non a caso Benigni è ripreso in un totale con Pinocchio e l'immagine di Leopardi: il suo personaggio è a metà tra un poeta e un burattino giocherellone. La poesia è la risposta alla società moderna che "non ascolta" la voce dell'io, che vegeta, in quanto assordata dal caos, dal trambusto prodotto dalla Macchina (la motocicletta, la lavatrice, le antenne televisive, i treni). Poesia intesa come volo, come inno alla vita, come ballo, come musica. Meravigliosa è, appunto, la scena del valzer che spezza il frastuono della discoteca. Soltanto i più incompresi (l'operaio dalla lingua indecifrabile), i più emarginati, alla fine, riescono a catturare la luna, quel bagliore di infinito. I politici aggiungono argomentazioni tanto ampollose quanto inutili, il clero dà tutto per già rivelato, in una passiva rinuncia alla conoscenza, e gli scienziati non riescono a dare spiegazioni. Forse, però, non è necessario capire. Basta solo fare un po' di silenzio ed ascoltare. La straordinaria recitazione dimostrata da Benigni e Villaggio, le musiche stupende di un Piovani che molto imita Rota, le simboliche e suggestive scenografie di Ferretti, sotto la direzione del maestro, permettono anche a noi di ascoltare, per un attimo, la voce della luna.

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Ultima risposta 30/03/2008 06.26.07
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Marlon Brando  @  23/12/2006 11:44:53
   8½ / 10
Ispirato a "Il poema dei lunatici" di Ermanno Cavazzoni, unica opera letteraria contemporanea a cui Fellini si sia mai ispirato, è un film che fa sorridere, ma ha un fondo amaro e sconsolato, forse direttamente collegabile all'anzianità del regista.
E' una lettura della società italiana di fine anni '80 (ritornano alcuni temi de La dolce vita) ed è un film sul bisogno del silenzio in un paese troppo rumoroso e confuso che sbanda senza una direzione precisa per colpa dell'ipocrisia dilagante che si contrappone all'innocenza e alla bontà dei protagonisti. Splendida opera ultima di uno dei più grandi registi italiani (e non solo).

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Ultima risposta 23/08/2007 18.10.29
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quaker  @  15/06/2006 22:29:29
   10 / 10
E' sconfortante che un simile film, vero compendio del genio di Fellini, passi quasi inosservato, abbia qui appena 8 commenti (con il mio) e non susciti, cisì come non ha susitato quando è uscito al cinema, discusssioni, dibattiti, polemiche. Siamo veramente un popolo di *******, come dice il barbuto professore al termine del film?
Si parla tanto del nido del cu**** (peraltro un capolavoro), e Fellini fa un film sulla follia che vale quello di Forman, ma quasi nessuno se ne accorge; ogni tanto (anche su filmscoop) si odono i gridolini di qualcuno in orgasmo per la fotografia di un certo film, e qui Tonino Delli Colli è difficilmente superabile; per non parlare della scenografia di Dante Ferretti, di costumi, della musica di Piovani. Ovviamente F. si avvale di Villagio, Benigni e della solita schiera di facce: facce straordinarie, che non sono il vezzo di un regista squinternato, ma ancora una volta la grandissima invenzione di un genio, purtroppo incompreso o peggio, odiato proprio perchè compreso, e condannato alla damnatio memoriae, cioè alla pena più severa per un artista.
Film assolutamente memorabile per come parla dell'Italia della fine degli anni '80: ma forse per questo dimenticato. Meglio gli sputi in faccia con cui Fellini venne accolto alla prima milanese de La dolce vita che questo silenzio. Ma del resto da allora il livello morale del Paese non è che scivolato verso il basso.
Guardate bene questo film, e vi prego, parlatene, perchè non può essere dimenticato.

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Ultima risposta 01/01/2007 03.19.23
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goophex  @  16/02/2006 17:58:57
   3 / 10
Questo film entra di diritto nella mia personale classifica dei film piu' brutti che io abbia mai visto .
Trama inesistente, sceneggiatura confusa, attori bravi ma mal sfruttati, per non parlare di un'atmosfera squallida che si nota per tutta la durata della pellicola.
In conclusione un film senza senso che non ha motivo di esistere.

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Ultima risposta 29/11/2011 20.32.32
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