Il detective Benoit Blanc fa squadra con un giovane prete zelante per indagare su un crimine perfettamente impossibile nella chiesa di una piccola città dal passato oscuro.
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Questo terzo capitolo di Knives out mi è piaciuto in misura maggiore rispetto al suo precedente e siamo sui livelli del primo capitolo. E' sempre presente quella componente ironica che caratterizza questo franchise, tuttavia viene stemperata da tonalità sicuramente più cupe in cui lo stesso protagonista Craig è meno protagonista di quanto mi immaginassi. Il vero protagonista è paradossalmente il suo comprimario, cioè padre Jud, giovane prete animato da un profondo e sincero senso religioso opposto alla visione decisamente più estremista del suo antagonista interpretato da Brolin. Questi due prelati formano quell'eterno dualismo che viene anche qui riproposto: la fede da una parte e l'istituzione che ne è depositaria. Un distacco evidente da chiese con pochi ma radicalizzati fedeli. La chiesa invece di accogliere diventa respingente e dogmatica. Usando il pulpito delle sue prediche si pone aldisopra di tutti e pretende obbedienza cieca, nascondendo la sua profonda ipocrisia. Il caso in questione è piuttosto articolato ma più lineare malgrado sia presentato come impossibile da risolvere. La sceneggiatura centellina bene le rivelazioni e malgrado la sua lunghezza il ritmo non ha cali evidenti. Merito anche dell'accoppiata Craig/O'Connor che si integrano molto bene e rappresentano l'elemento portante di tutto il film. Non male il finale, una sorta di recupero di quei valori cristiani sotto forma di reale redenzione. Ovviamente anche i comprimari di lusso hanno il loro spazio.