neverland - un sogno per la vita regia di Marc Forster USA 2004
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neverland - un sogno per la vita (2004)

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locandina del film NEVERLAND - UN SOGNO PER LA VITA

Titolo Originale: FINDING NEVERLAND

RegiaMarc Forster

InterpretiJohnny Depp, Kate Winslet, Julie Christie, Dustin Hoffman, Radha Mitchell

Durata: h 1.41
NazionalitàUSA 2004
Generedrammatico
Al cinema nel Febbraio 2005

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•  Link al sito di NEVERLAND - UN SOGNO PER LA VITA

Trama del film Neverland - un sogno per la vita

L'affermato drammaturgo scozzese James M. Barrie è un genio letterario dei suoi tempi ma non ne può più dei soliti vecchi temi. Inaspettatamente, trova ispirazione durante la passeggiata che fa ogni giorno per i giardini di Kensington. Lì incontra la famiglia Llewelyn Davies, quattro bambini orfani di padre e la loro bella madre. Nonostante la disapprovazione della nonna dei bambini e il risentimento di sua moglie, Barrie fa amicizia con la famiglia. Trasforma i ragazzi nei "ragazzi perduti dell'isola che non c'è". Dalle avventure elettrizzanti dell'infanzia scaturisce il capolavoro di Barrie, Peter Pan. Al principio, la sua compagnia teatrale è scettica ma Barrie scioccherà gli attori facendoli provare con delle richieste mai sentite. Una tragica piega del destino, però, costringerà lo scrittore e le persone che ama a capire cosa davvero significa credere...

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Voto Visitatori:   7,55 / 10 (290 voti)7,55Grafico
Voto Recensore:   7,50 / 10  7,50
Miglior colonna sonora
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior colonna sonora
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Voti e commenti su Neverland - un sogno per la vita, 290 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  17/02/2005 21:25:57
   7 / 10
1 - "Ogni uomo è un'isola" ("Un ragazzo" di Nick Hornby)

A otto anni, rivolgevo la mia rabbia verso i coetanei, sapendo che non avrei mai saputo/potuto sentirmi come gli altri. I motori, i fumetti, il calcio mi erano indifferenti L'impotenza di voler essere adulto e frequentare quel mondo. Sembravano un po' isterici, ma pensavano che non fosse normale per un ragazzino temere l'infanzia che lo imprigionava.
Mi chiedo quando e per quale ragione io sia diventato "adulto" Non trovo alcuna risposta, e forse non lo sono mai stato davvero. Anche per questo oggi alla soglia dei 37 anni (ehm) ho difficoltà a mantenere rapporti affettivi stabili senza danneggiare ogni cosa con la mia rabbia immotivata... Forse è il mio caso: diventare "grande" troppo presto, e successivamente desiderare di non crescere più

2 - Transfert di un sogno

Maledetto Forster: mi ero ripromesso di non cedere alle emozioni (odio i gratuitismi del piagnisteo) e invece eccomi a piangere come un bambino (appunto) davanti al Male che sovrasta tutti i "sogni per la vita" e li cancella. Più l'uomo è aggressivo più è vulnerabile, e come spettatore mi dichiaro vinto dall'unico vincolo che ancora ci ostiniamo a reprimere: l'emozione I genitori che portano i figli a vedere il film amano la purezza il classicismo della confezione, pensando a Walt Disney o Harry Potter (errore: Potter è amarissimo). Forster invece OSA riportare il cinema ai fasti dello stupore, arrivando furbescamente a introdurre l'eden nelle nostre case, come la rappresentazione nella dimora di Sylvia, occasione mancata di una mise in scene che non è ancora cinema, ma la coercizione dell'immagine indotta (non nasce forse il cinema dal bisogno di portare l'immagine al suo corpo visivo?)Non è il cinema a risvegliarsi nelle vesti di un bambino, quanto l'umanità di oggi a desiderare fortemente - come direbbe Dustin Hoffman - "L'immagine di una vita come vorrei che fosse". L'opera di Forster è deliziosa, benchè edificante, amara ma stucchevole, sprigiona un candore decisamente naivete ma non è altro che l'ennesimo tassello di un bisogno immenso di Elevarsi. Chiudere gli occhi per poter crederci veramente, direbbe Barrie. Per questo un cane puo' desiderare di essere un'orso se "guidato" dalla mano sicura del suo padrone, e l'uomo tornare gabbiano, con buona pace di Mr. Livingstone Per questo i limiti di un film che avrebbe potuto essere un capolavoro: Forster ci guida, o forse ci impedisce attraverso il pathos di trovare da soli la nostra strada verso l'Immagine. Pathos = patologico, effettivamente finisco anch'io nel fosso e non posso negare di ribattere con un bel 7. Non posso difendermi, ma chiedo di farlo. L'inevitabilità della fine puo' anche racchiudersi nel ricordo di oggetti che hanno in qualche modo traspirato alla fonte (il volto il gesto persino l'odore). Qualcosa di arcaico e moderno insieme, in questa società di oggi che molto più di allora sfoggia tutti i suoi mali senza volerli - come Sylvia - prevenire E' un mondo che pero' rivendica il diritto a un sogno negato, più leggero rispetto al ludicismo dell'ultimo, straordinario Tim Burton o alla mistica, anarchica, funzione della paura (difesa) nel patriarcalismo comunitario del bellissimo "VILLAGE" di Shyamalan (mi chiedo se tanti spettatori delusi ne hanno mai capito la metafora) Cinema che, pur con scarse virtu', sembra sviluppare dal passato i bisogni del presente (in questo senso è interiormente mistico, ma solo perchè noi oggi abbiamo bisogno di trovare una risposta ad ogni cosa) Un gioco senza tempo preciso, poichè dalla nostra impotenza a uscire dagli schemi prefissi prevale l'irritante presunzione di chi - come Forster - crede di farlo per noi. Ma proprio per questo tornerà il feticcio immortale e domestico del ricordo che DEVE sopravvivere (è Amenabar a sfuggire a questo senso macabro di eternità quando in "the others" Nicole kidman impone ai figli di "immaginare la fine dell'umanità intera" - cfr. lo sguardo è astratto, la visione intrinseca, ma quasi sempre indotta) E' la paura di poter credere nell'invisibile eternità del dolore, a sfuggirci. In fondo Barrie non si presta a domare le sue ferite aperte, ma ha orrore della sua impotenza come adulto. Uno che teme di "distruggere la vita sua e quella degli altri".

3 - Madre

Ha vestito i panni del fratello per sollecitare una madre assente ad amarlo, e ha ritrovato una famiglia vera, una donna vedova con i suoi figli, che poteva essere l'amante ideale ma (Sofocle e Freud si fanno compagnia) da cui lui spera in cuor suo di diventare il maggiore dei suoi figli (indipendentemente dall'età) Nell'isola che non c'è noi non vediamo sempre e soltanto il mai estinto "fanciullo" ma l'irrisolto divario tra desiderato e possibile. Non a caso Depp incarna perfettamente questo ruolo, avendo altre volte (su tutti Ed Wo-od) raccontato personaggi diversi ma affinati nella loro caparbia battaglia per uno scopo, una ragione "per la vita". Lo sguardo si estingue nel cinema, rimane quello dell'anima, astrazione pura o allegoria matera filtrata dai ricordi di un'aneddoto (come in questo caso) o dall'inquietante apparizione di un "momento" fisso del passato ("The aviator") Ma proprio mettendo a nudo la sensibilità dei bambini Barrie intuisce il bisogno di Madre che c'è nell'universo Ecco allora che alla Prima lo stesso commediografo prenota trenta posti a sedere - in barba alle divergenze sociali di allora - per alcuni ospiti di un'orfanotrofio. L'orfano è ancora una volta lui... Non so quanto reale sia tutto questo, ma sembra di uscire da certi racconti di Dickens... Il monito severo di una nonna Materna (quanta grazia ritrovare una delle mie attrici preferite di ogni tempo, e scoprire che "Lara" è invecchiata sì, ma ancora quegli occhi splendidi...) cfr. Nessuno riuscirà a sfuggirmi - ispira il motivo per cui Capitan Uncino verrà ricordato negli annali soprattutto per "aver osato porre il veto al nostro bisogno di crescere" La sua immagine minacciosa e a dire il vero esilarante è la caricatura di un mondo adulto che minaccia punizioni e per questo ritengo che per molti giovanissimi esprima effettivamente il rifugio eterno della giovinezza. Il film diventa un transfert generazionale per il sogno di Barrie (coltivare la propria innocenza e al tempo stesso dominare il presente con l'autorealizzazione di sè) che è probabilmente la piu' grande vocazione umana di sempre. Lo stesso Peter (Pan) è creazione efebica, assessuata, quasi un'angelo, che rifiuta le contraddizioni e le bugie degli adulti ("anche se non è vero, anche se non puo' esserlo mai io ho la capacità di fingere" - cfr. Sylvia/kate winslet) per immergersi nel sogno (eppur sincero perchè se visto nell'ottica di un bambino e nella sua raffigurazione utopica, diverge dalla realtà che maschera incubi e traumi anche successivi). Pero' Forster sa anche quanto il ricorso facile alle emozioni sia rimasto immutato nel tempo, benche' gli spettatori siano cambiati nel corso dei decenni, Parli non "con loro" ma "dentro di loro" e sbanchi al botteghino

4 l L'isola che non c'è

In fondo, pero', un bambino ha bisogno soltanto di credere che esista una specie di "forza", il senso di ogni cosa, non la statica esistenza, non l'espressione di una realtà "CONCRETA" a cui non sappiamo dare il giusto valore

53 risposte al commento
Ultima risposta 26/02/2005 15.13.27
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