Recensione un ragazzo, tre ragazze regia di Eric Rohmer Francia 1996
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Recensione un ragazzo, tre ragazze (1996)

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locandina del film UN RAGAZZO, TRE RAGAZZE

Immagine tratta dal film UN RAGAZZO, TRE RAGAZZE

Immagine tratta dal film UN RAGAZZO, TRE RAGAZZE

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Uscito in Italia con un titolo giovanilistico da teen movie, "Un ragazzo, tre ragazze" (terzo lavoro del ciclo "Racconti delle quattro stagioni", di Eric Rohmer, il cui titolo originale è "Conte d'été" - "Racconto d'estate") rappresenta una delle opere più liriche e libere del "grande vecchio" del cinema transalpino.
Un'opera sull'universo giovanile, avido di parole e di sentimenti, in cui si sente spesso l'afflusso della poesia dell'anima, in cui si coglie l'affiorare del desiderio amoroso prima ancora che trapeli, in cui le incertezze del cuore si confondono con le intermittenze dei sentimenti; quando il caso si sostituisce alle illusioni e l'incapacità di amare non risolve i dilemmi delle emozioni.

Come quasi sempre accade nei film di Rohmer, anche in questo caso l'autore concretizza l'incoerenza e le contraddizioni, le indecisioni e l'ambiguità che caratterizzano i suoi giovani interpreti, dei quali ama esplorare gli stati d'animo e i dubbi sentimentali, che non risolve affatto ma che amplifica e materializza grazie a dialoghi splendidi, fluidi, evanescenti, come la storia e i personaggi, che la macchina da presa segue, esplora, accarezza con occhio compiacente e compiaciuto, accompagnandoli nei loro ondivaghi andirivieni e, assecondando la loro trascinante logorrea, li costringe ad andare là dove essi vogliono approdare.
Il tutto con una grazia, una leggerezza, un tatto, una fluidità, come accade solo ai virtuosi dell'immaginario e dell'immagine che si fa poesia.
Ed è questo il cinema di Rohmer, poesia!

A vivere la poetica rohmeriana questa volta è Gaspard, un giovane di venti anni, studente di matematica, 'tombeur des femmes' sui generis, che si reca in vacanza a Dinard, sulla pittoresca costa della Bretagna, ospite nella casa vuota che alcuni amici gli hanno prestato, dove vivrà le sue avventure balneari.
Appassionato di musica, il ragazzo porta con sè a tracolla, oltre all'immancabile zainetto, la sua fedele chitarra; in attesa che lo raggiunga Lena, una ragazza di cui forse è innamorato e con la quale ha un vago appuntamento, passa le giornate suonando e componendo le sue canzoni e facendo lunghe passeggiate in città o sulla luminosa spiaggia della Bretagna.

Taciturno, indeciso, spaesato, evanescente, avvolto nell'indeterminatezza della sua giovane età e della sua inconsueta situazione, non tarda a fare la conoscenza di Margot, una etnologa, che arrotonda le sue entrate facendo la cameriera in una creperie, legata ad un ragazzo, attualmente in Malesia, che si occupa di volontariato e di cooperazione, ma che si dimostra interessata a lui.
Durante le loro lunghe passeggiate, i due, uniti dalla analoga condizione di attesa, i due si conoscono, flirtano, si raccontano le loro rispettive esperienze, si confidano le loro speranze e le loro aspettative ed arrivano al confine dell'innamoramento; a lei Gaspard dedica la canzone che ha appena composto ("Je suis fille de corsaires"), con lei progetta una gita sull'isola di Quessant.
A lei Gaspard mostra una foto di Lena, che la ragazza non ritiene adatta a lui.

Poi Gaspard conosce Solene (una tipica ragazza rohmeriana, come del resto lo sono anche Margot e la stessa Lena: determinate, concrete, affascinanti e narratrici fantasiose) una ragazza avvenente, estroversa, disinibita nelle faccende di sesso, che sembra avviarlo a più palpitanti rapporti (che rimangono, però, non concretizzati per l'improvviso e ormai non più atteso arrivo di Lena). Insieme progettano di partire per Quessant e, nell'euforia, Gaspard le dedica la stessa canzone di Margot.
L'arrivo di Lena, però, complica tutto: la ragazza è volubile e svagata, sembra sul punto di concedersi a Gaspard, quindi si fa distante e distratta da altri progetti.
Frustrato, tentennante, provocato, Gaspard finisce nella poco invidiabile posizione di dover scegliere fra tre donne; confuso però dai dilemmi sentimentali e da tanta abbondanza di occasioni che non gli risolvono la questione ma che, anzi, gli accrescono le perplessità, tenta di incontrare nuovamente Margot.
La telefonata provvidenziale di un amico che lo reclama a La Rochelle per un consiglio su un registratore di seconda mano che intende acquistare gli offre l'occasione di uscire dall'impasse e salvarsi dall'incresciosa situazione in cui si era venuto a trovare.
L'incontro con Margot è annullato e Gaspard, decidendo di non decidere, senza avvertire nessuno, preferisce partire e lasciare tutto in sospeso: se ne parlerà, forse, la prossima estate.

Chi ama il cinema sussurrato e dei sentimenti, fatto più di parole e di pensieri che di azione, non può non apprezzare questo capitolo della poesia romheriana.
Un autore cha sa far cinema all'insegna della dialettica delle emozioni e dei fraintendimenti amorosi, analista del desiderio nascente, amante dell'universo giovanile, gioca con la rappresentazione delle contraddizioni che caratterizzano i compromessi morali nei comportamenti umani, camuffati dall'illusione di essere padroni delle nostre scelte e delle nostre decisioni.

La bellezza e la forza del film stanno, dunque, nell'assenza quasi totale di melanconica (altro tratto caratteristico del cinema rohmeriano, soprattutto in "Conte d'automne - Racconto d'autunno"), nella freschezza sorprendente dei dialoghi, nella luminosità dei paesaggi bretoni, in quell'accennato sottofondo erotico, quasi sempre colto nel momento che precede il formarsi del desiderio, nella leggerezza del tocco che l'attraversa come l'aleatorietà di un sogno estivo.

Pur avendo i tratti caratteristici di una commedia sentimentale, Rohmer utilizza gli elementi che caratterizzano il genere con parsimonia e con effetti sorprendentemente gradevoli, con alcuni momenti di incisivi e credibili dialoghi che danno un tocco di raffinatezza all'opera dell'ex fautore della Nouvelle Vague, che, anche se all'epoca in cui ha girato il film aveva superato abbondantemente la settantina, dimostra uno spirito giovanilistico e una notevole dose di comprensione della psicologia e dei manierismi del mondo giovanile.

Accurato nella costruzione, con una precisa strutturazione dello spazio e del tempo ed una forte carica allusiva, che trascende il dato prettamente realistico, il cinema di Rohmer, ed in particolare questo "Conte d'été", è fatto più di parole che di immagini, un cinema molto parlato in cui l'azione si riduce al minimo a favore della componente affabulatoria, che ha più una funzione mistificatrice (i personaggi illudono se stessi e gli altri) che declamatoria.

In questa sua opera Rohmer è ottimamente supportato da un piccolo cast di attori, da cui, come di consueto, ha saputo trarre il meglio del talento recitativo.
In particolare il giovane Melvil Poupaud (all'epoca del film aveva solo 23 anni) è semplicemente perfetto nel delineare il ritratto del giovane "seduttore sedotto" a cui con straordinaria freschezza riesce a dare quel tocco di stranita ingenuità, e nel mettere il suo corpo, poco più che adolescenziale, al servizio del ritratto di un indeciso coinvolto, suo malgrado, in una situazione più grande di lui, che non riesce a gestire e concretizzare, come una sinfonia incompiuta della quale, nonostante quel vago senso di inappagamento che trasmette, si riesce a percepirne tutto il fascino e la bellezza.
Molto brave, e molto belle, anche le tre ragazze che ruotano attorno al bel Gaspard: Amanda Langlet (Margot), Gwenaëlle Simon (Solene) e Aurelia Nolin (Lena), come falene attorno alla fiamma, stando attente a non farsi bruciare le ali; anche perchè, forse, il fuoco non ha ancora la temperatura (o la voglia) per bruciare.

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Recensione a cura di Mimmot - aggiornata al 13/08/2008

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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