Tre atti, tre frammenti apparentemente scollegati che, messi insieme, compongono il ritratto intimo e sorprendente di Charles Krantz, un uomo qualunque al centro di qualcosa di straordinario.
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Nella scena finale di "Schindler's List" (1993), gl'operai regalano al protagonista un anello d'oro con inciso "Whoever saves one life, saves the world entire" (https://i.imgur.com/G1tOmMo.mp4), celebre frase dal Talmud Mishnah Sanhedrin 4:5 incastonata nella relativistica indiscernibilità etica: se ogni esistenza è un universo, allora Schindler vs. Stauffenberg. Schindler salva 1.200 vite e per il Talmud ha salvato 1.200 mondi, Stauffenberg fallisce nell'Operazione Valchiria e non distrugge l'universo Hitler che continua ad annientare milioni d'altri universi. Poi ci sono le versioni olistiche dall'Induismo a Eranos fin'a Pandora: ognuno è parte del Tutto poiché "uno vale uno". Questa mi pare d'averla già sentita e da noi risale a "L'Uomo Qualunque" (1944), un po' prima dell'uomo quantistico di "Mr. Nobody" (Van Dormael 2009). Se c'è chi trova conforto nel sovrastimare il sopravvivere quotidiano, questo è il film per lui/lei: ci sono pure una stanza magica per ricordargli la propria mortalità e la rassegnazione com'atto conclusivo dell'elaborazione del lutto. Canta e balla che ti passa: "Der Mann ohne Eigenschaften", Musil 1930-33. "The Tree of Life (of Chuck)" voleva dirigerlo Aronofsky bissando "The Fountain" (2006). Ma si può anche leggerlo come delirio solipsistico: "esse est percipi" del vescovo Berkeley, "A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge", §3, 1710.