Recensione mean streets - domenica in chiesa, lunedi' all'inferno regia di Martin Scorsese USA 1973
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Recensione mean streets - domenica in chiesa, lunedi' all'inferno (1973)

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locandina del film MEAN STREETS - DOMENICA IN CHIESA, LUNEDI' ALL'INFERNO

Immagine tratta dal film MEAN STREETS - DOMENICA IN CHIESA, LUNEDI' ALL'INFERNO

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"I peccati non si scontano in chiesa, si scontano per le strade".
A parlare è Charlie (Harvey Keitel), un ragazzo di Little Italy che si sente in conflitto con la meschinità dell'ambiente in cui vive, anche se passa la giornata con gli amici perditempo tra risse e piccole truffe. Lo zio mafioso vorrebbe dagli un posto di responsabilità e lo mette in guardia contro le cattive compagnie, tra cui spicca Johnny Boy (Robert De Niro), un pazzoide ghignante e provocante, saltuariamente occupato in umili lavori ma più spesso disoccupato volontario, vittima di uno strozzino, Michael. Charlie cerca ripetutamente di aiutare l'amico, ma Johnny affronta il proprio aguzzino e ne pagherà le conseguenze con la morte.

Martin Scorsese nel suo terzo lungometraggio esplora i quartieri italo- americani di Manhattan come solo lui sa fare: attingendo dalle esperienze reali della sua vita vissuta nella Grande Mela e dalla tradizione del cinema italiano neorealista. Autobiografico è anche il protagonista Charlie Cappa in cui convergono le ossessioni e le manie del regista newyorkese; ma è un'autobiografia portata all'eccesso, ai limiti estremi. E' un ricordo tra un sogno e un incubo che si mischia alla memoria cinematografica del regista, confondendosi con essa, come dimostrano le citazioni di altri film e uno scavo della propria coscienza in una piccola realtà tradizionalista e razzista predisposta a una divertita violenza rituale-collettiva fatta di piccole e sistematiche risse e crudeltà: una routine che con il tempo viene vista con indifferenza.
Questo universo viene frequentato, ma non del tutto condiviso, da Charlie, "vitellone" disoccupato che ha uno zio mafioso per cui ha una grande venerazione; questa stima e rispetto provengono dal fatto che è un proprio parente e secondo la logica italo- americana di Charlie ogni membro della famiglia è una persona perbene.
C'è una suddivisione precisa di Charlie dell'affetto e dei sentimenti nei confronti degli altri: con ogni persona è necessario comportarsi in un certo modo; Charlie "seziona" i sentimenti e li divide per ognuno, senza rendersi conto dell'impossibilità di tale azione. E' un bisogno di ordine quello del protagonista, una precisa visione degli eventi.

Charlie pur non dichiarandolo esplicitamente, si ritiene moralmente al di sopra di tutti suoi amici delinquenti; egli è il solo che può portare la parola di Dio in quell'ambiente malfamato compiacendosi di entrare nell'Inferno dei locali notturni in cui si sente un "domatore di peccatori", ma non accorgendosi di essere lui stesso un peccatore che cerca inutilmente una mediazione tra sacro e profano di cui è solo un voyeur curioso.
Come in "Taxi driver" Travis tenta di fare con la giovane prostituta Iris, in "Mean streets" Charlie crede di redimere se stesso, aiutando il suo poco raccomandabile amico Johnny Boy; Charlie teme di confrontarsi con se stesso ed i propri peccati e di provare dolore nell'osservarsi: tramite un'altra persona si illude di migliorarsi. In questo senso Johnny è un elemento esterno a Charlie, ma allo stesso tempo è frutto di una duplicazione dell' identità di Charlie, l'opposto di quello che questi vorrebbe essere. Johnny però, pur nella sua totale incoscienza e nel suo essere infantile, ha un modo tutto suo di percepire la realtà, come un animale che avverte il pericolo; essendo però un cucciolo debole e indifeso non sa contrastarlo, tenta inutilmente dei continui sfoghi distruttivi, violenti e irrazionali per sfuggire dalla coercizione mafiosa del denaro. Il suo è quello che Dostoevskij definisce "cinismo della rovina": balla, scherza, ride, spara a vuoto prima di essere distrutto. Charlie sfrutta proprio questa fanciullezza incontrollabile di Johnny per soggiogarlo come un simbolico figlio, la riuscita di questa impresa lo farebbe divenire un immaginario membro della famiglia e quindi anche una persona "perbene"; non a caso la ragazza di Charlie, l'epilettica Teresa, è cugina di Johnny ed è molto più intelligente e matura: in questo modo si verrebbe a creare un immaginario microcosmo familiare a se stante, svincolato da una vera e propria relazione matrimoniale di Charlie, ancora troppo immaturo, peccatore e desideroso di una propria autonomia per affrontare un passo del genere. Con ciò Johnny farebbe parte della famiglia e diverrebbe automaticamente una "brava persona con la testa a posto". E' una serie di meccanismi inconsci che più che appartenere a Charlie, appartengono soprattutto a una tradizione culturale radicata e scorretta che influenza negativamente l'andamento dei rapporti sociali perché piena di elementi contradditori: cattolicesimo/mafia, famiglia/individualismo, peccato/redenzione.

Queste contraddizioni si sveleranno a Charlie solo con un bagno di sangue in cui il suo "doppio" verrà eliminato e rimarrà solo con se stesso e la sua coscienza sporca e distrutta e con la scoperta che non è stata una vera e propria fede, ma solo la sofferenza a farlo inchinare davanti a Dio.

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Recensione a cura di Marlon Brando - aggiornata al 24/09/2007

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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