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Un Waters ancora acerbo ma parecchio coraggioso, "Multiple Maniacs" è un film tecnicamente amatoriale, in cui anche un occhio alle prime armi nota facilmente delle castronerie a livello tecnico, tra cui le inquadrature spesso approssimative, in cui non viene rispettata minimamente la proporzione dell'immagine, ma in fondo, penso a Waters fregava una mazza della tecnica, il film getta le basi per quello che sarà "Pink Flamingos", d'altronde lo stile provocatorio è analogo, certo, quello che si può recriminare è che vi è una densità di oscenità e sequenze memorabili abbastanza bassa rispetto all'opera futura, nella quale Waters lancerà una provocazione dietro l'altra, qui vi è una parte centrale fin troppo colma di dialoghi che francamente, danneggia il ritmo del film, allo stesso tempo però, vi sono delle singole sequenze che valgono il prezzo del biglietto, ovviamente parlo di quella più famosa, quella lunga scene in chiesa con le visioni mistiche della bibbia e del vangelo ed il successivo rapporto sessuale con la religiosa che infila a Divine il rosario dove non batte il sole, siamo a livelli di blasfemia fantastici, e Waters si diverte costantemente a provocare il medio borghese, lo si vede anche nei primi momenti, quelli dello show, in cui viene introdotto il circo che gestiscono i due protagonisti, ma non con dei freak veri e propri, ma con dei freak considerati tali dall'americano medio, dagli omosessuali, a semplici pervertiti sessuali con fantasie diverse dalla media - come quelli che leccano i peli delle ascelle - fino ai tossicodipententi, andando poi a finire tragicamente sotto gli occhi compiaciuti dei borghesotti, una stoccata del regista all'ipocrisia, alla poca empatia, dell'americano medio, che esprime repulsione nei confronti di fenomeni del genere ma è comunque curioso di guardare ed affascinato dalla violenza.
Nella seconda parte, il film diventa una sorta di storia d'amore tossico, con David, che ha una relazione con Divine, che vuole lasciarla per l'amante, scatenando una vendetta che porterà il tutto in tragedia, con la narrazione che presto prende una piaga totalmente anarchica, arrivando ad un finale peculiarissimo in cui Divine viene violentata da un'aragosta gigante - non lo so, qui davvero non so quale sia il simbolismo, probabilmente Waters era in botta e gli è presa bene così, che vi devo dire -
Film comunque fondamentale nella filmografia dell'autore, che costruisce pian piano la sua poetica, non perfetto, ma già colmo di provocazione come piaceva al regista, il meglio stava per arrivare.
È la pellicola che aprirà la strada per il capolavoro di Waters ( "Pink Flamingos"),un opera piena di richiami filmici,di tante chiacchiere deliranti e di alcune scene divenute giustamente cult ( la surreale scena di sesso in chiesa mentre passano immagini della Via Crucis). Tutt' altro che curato a livello tecnico e visivo ma bisogna per una volta ammettere che la rozzezza è elemento funzionale ed essenziale a tutto il trash che c'è all' interno. Certamente un lavoro non per tutti,realizzato con quattro soldi ed antiborghese fino al midollo,essenziale però per approcciarsi a questo controverso autore.
Ciò che si vede in Multiple Maniacs finirà per confluire in Pink Flamingos. Girato in bianco e nero in 16 mm, con una recitazione volutamente approssimativa e fuori registro, fotografia sporca e soprattutto Divine che parte per la tangente. Una fiera del trash esasperato che raggiunge il sublime nella pseudo scena lesbo in chiesa fra lo stesso Divine e Mink Stole con rosari infilati nel sedere e visioni mistiche della via crucis. Waters non si fa mancare niente. Detesta profondamente la classe media e non glielo manda a dire. Girato veramente con quattro soldi e credo senza autorizzazioni per le scene in esterno. Sarà grezzo quanto si vuole ma altrettanto efficace.