querelle de brest regia di Rainer Werner Fassbinder Germania, Francia 1982
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querelle de brest (1982)

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locandina del film QUERELLE DE BREST

Titolo Originale: QUERELLE

RegiaRainer Werner Fassbinder

InterpretiLaurent Malet, Jeanne Moreau, Franco Nero, Brad Davis

Durata: h 1.46
NazionalitàGermania, Francia 1982
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1982

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Trama del film Querelle de brest

La nave su cui è imbarcato Querelle attracca a Brest. Nell'angiporto della città, il marinaio intreccia una serie di relazioni clandestine: denuncia alla polizia l'assassino Gil, di cui è innamorato; poi seduce l'amante del fratello e si fa possedere dal proprietario del locale del porto, mentre il capitano della nave nutre una passione segreta per lui...

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Voto Visitatori:   8,07 / 10 (14 voti)8,07Grafico
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Voti e commenti su Querelle de brest, 14 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Filman  @  06/04/2023 11:11:56
   7½ / 10
L'accusa ad un film di essere un barattolo per le perversioni del regista è ridicola, non solo perché Werner Rainer Fassbinder non è l'unico tra i maestri neorealisti di quel periodo ad aver finito la sua carriera cadendo veemente in un surrealismo mentale e provocatorio, ma anche perché l'arte ha bisogno della visione delle cose da parte delle menti più estreme e più peculiari.
QUERELLE, con il suo aspetto un po' da operetta e un po' da film degli anni 40, è un sogno allucinato e nostalgico del regista, che all'inizio colpisce nel suo simbolismo (per quanto monotematico) e tuttavia annoia alla lunga, essendo fossilizzato su aspetti sentimentali poco adulti che vengono messi in ballo a ripetizione e sostanzialmente si finisce per parlare solo di sesso. D'altro canto, anche qua e forse soprattutto qua, l'autore riesce a parlare dell'essere uomo, dell'essere donna, dell'essere entrambi, la chiara visione di una mente confusa, destinata a spegnersi del tutto di lì a breve. Il regista tedesco, parlando delle sue fragilità, più o meno trasfigurandole, è riuscito a parlarci di molte altre cose. Morì troppo giovane.

Lory_noir  @  16/01/2012 01:32:47
   6½ / 10
Originale, onirico e visionario. Mi ha colpito e mi ha fatto piacere vederlo ma non lo rivedrei volentieri.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  20/05/2011 17:37:30
   6½ / 10
Un universo maschile pressochè irreale in cui l'unica presenza femminile di Jeanne Moreau è testimone di passioni morbose dal comun denimonatore del dominio dell'uomo sul suo avversario, rapporto che rappresenta quasi una costante nei film di Fassbinder. Molto particolare la messa in scena, avvolta in una perenne luce crepuscolare. Bisogna dire comunque che la trama molto articolata e la rigidità di un'impostazione teatrale non ne fanno un film facile da seguire.

Invia una mail all'autore del commento polamidone  @  08/11/2010 16:18:46
   9½ / 10
vedi Crimson.
non è un film sull'omosessualità. i personaggi vivono in un porto abitato da soli maschi che intrattengono rapporti solo con maschi.
credo che il centro su cui ruota sia l'"amore per amore" senza cioè finzioni o scopi procreativi (l'unica donna del film è un'ape regina in menopausa avanzata)
il libro è da 10, il film da9.5

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  14/10/2009 14:33:51
   6½ / 10
Tutto contribuisce a fare del film (dal testo genetiano) un classico senza tempo, un'attore bello e "maledetto" come Brad Davis, il decadente barocchismo senza eguali di Fassbinder (imitato più del dovuto per quanto mi riguarda), la mise in scene vagamente teatrale del regista.
Un'operazione a modo suo coraggiosa, ma anche fortemente stucchevole dal punto di vista visivo, e "disturbante": la stessa melodrammaticità erotica c'era già in un cortometraggio visionario di Kenneth Anger (cfr. Fireworks).
Il problema è che, anche dovendo fare i conti con me stesso e le fantasie erotiche che mi affascinano di più (sono un fan distratto di Genet) continuo a trovare "Querelle" insopportabile nel suo rigore estetico formale e psicologico.
Forse la disperazione che traspare è segno di creatività, ma preferisco astenermi dal giudicarlo

Bravaragazza  @  03/05/2009 13:48:13
   9 / 10
Ho dovuto guardarlo due volte e ancora non sono sicura di aver compreso fino in fondo ciò che il regista ha voluto esprimere... Ciò nonostante, credo che questa si possa considerare, per quanto riguarda la mia modesta opinione, una delle migliori prove di Brad Davis come attore...
Riduttivo considerarlo un film incentrato sull'omosessualitò, dato il forte contenuto metaforico della pellicola. Un film sognante, fatto di contrasti (basti pensare all'opposizione che si crea tra i dialoghi, carnali e crudi, e l'atmosfera rossastra in cui è emersa ogni singola scena). Sessuali, familiari, affettivi.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  24/04/2009 20:01:41
   6 / 10
Non mi è piaciuto, premetto che l'ho visto in una versione veramente scadente quindi forse questo può avere influito.

Detto ciò non conoscevo questo regista, in questo film ho trovato una trasposizione tormentata e morboso dell'omosessualità che ho trovato fuori luogo.
Certo va contestualizzato, è un chiaro esempio di primo approccio a certe tematiche che vengono sdoganate negli anni 70.
Ad ogni modo l'ho trovato accademico e prolisso.

L'originale impostazione estetica in parte riscatta il film

paride_86  @  19/06/2008 01:29:55
   7½ / 10
Di sicuro si tratta di un film intenso, dai molteplici significati metaforici...un vortice senza ritorno e senza speranza. Devo dire, però, che non mi ha convinto fino in fondo; mi è sembrato come se il regista avesse volutamente esagerato nei toni enfatici e nelle caratterizzazioni...cioè come se il film non fosse davvero sincero.

Crimson  @  13/02/2008 21:46:36
   10 / 10
Non lo vedo come un film sull'omosessualità. E' tutto talmente metaforico che questo concetto stesso passa in secondo piano rispetto a temi di maggior portata. A proposito di ciò, è sicuramente il film più pretenzioso del regista, ma lo trovo il migliore. Evoca un fascino difficile da spiegare. Non è un film che genera immedesimazione e non ne ha il minimo interesse; al tempo stesso quel distacco così cervellotico e gelido richiama qualcosa di particolare nella visione di sè stessi e della propria condizione.
Un'aura magica lo circonda, con quelle perenni luci arancioni e quei contrasti così marcati.
Brest, prototipo della società, è il micromondo di soli uomini (eccezion fatta per la 'Vergine Maria' Jeanne Moreau) in cui si esprime senza filtri la natura umana, brutale e votata alla violenza. Ogni azione appare come mezzo per alimentare tale natura, e sublimare la propria posizione. Omicidio e atto sessuale sono come indispensabili per congiungersi con la propria identità più primitiva e verace.
Il finale mi sembra la 'solita' beffarda conclusione di moltissimi film di Fassbinder in cui ci si illude che tutto ciò che si è provato sulla propria pelle e scoperto su se stessi non sia così realmente.

greaser  @  20/01/2008 15:21:16
   10 / 10
suzuki71  @  14/01/2008 11:06:41
   9½ / 10
Come dichiarato dal presidente della giuria di Venezia del 1982, costretto a dimettersi perchè l'unico a voler dare il massimo premio a questo film, esso appartiene alla storia del Cinema. Sfacciatamente di parte e monotematico, quasi misogino, è una memorabile opera d'arte, in cui il concetto di unità e quello di magia vengono miracolosamente resi. Attori, luci, testi, commenti musicali: tutti a servizio di una magistrale regia in un'opera corale fuori dal tempo, sospesa, dove tutti i contenuti sessuali più espliciti sono trasfigurati e non fanno paura, come la poesia. Grida vita fino a trasudarne, fino all'ultima overdose del magnifico regista, morto prima della luce di questo brillante diamante di luce arancione, di questo magnifico inno alla Bellezza, a questo mito eterno degli uomini (e delle donne) di sempre.

bussisotto  @  06/06/2007 13:06:56
   7½ / 10
In una Brest posticcia (il film è interamente girato in teatro di posa) si narra la discesa negli Inferi di Querelle, marinaio vittima delle attenzioni del suo capitano e di tutti gli uomini che fanno parte della sua vita. Querelle è un uomo inquieto, incapace di amare, succube di un rapporto di odio e amore con il fratello.
Brad Davis interpreta magistralmente la figura protagonista, Franco Nero meraviglioso, Jeanne Moreau ulcerosa e addolorata, unica figura femminile del film.
Una pellicola cruda, forte, ma poetica.

pabren  @  01/10/2006 01:02:13
   10 / 10
film stupendamente moribondo in un paesaggio irreale caldo e artificiale si svolge la lenta resurrezione verso le tenebre del marinaio querelle...sinistro demone dell amore,,,,,indimenticabile la scena in cui seblonascolta i suoi pensieri al registratore mentre querelle lo sorprende uno dei piu bei film della storia del cineme come del resto quasi tutta la produzione reinar

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  26/09/2006 22:22:33
   7 / 10
L’ultimo film di Fassbinder, prima di morire per droga, è la trasposizione di un romanzo di Jean Genet. Sia il regista che lo scrittore sono conosciuti per la loro omosessualità e infatti l’omosessualità è una forte componente (anche erotica) del film anche se non è il tema principale. L’opera è un tentativo di descrivere e rappresentare la parte “scura” della natura umana, tutto ciò che esiste nell’uomo ma che la morale e le leggi rimuovono dalla coscienza collettiva: l’omicidio, l’incesto, l’omosessualità, il sado/maso. La storia che viene raccontata, più che un fatto reale o plausibile, è una specie di fantasia/desiderio. I personaggi e gli ambienti sono come si vorrebbe che fossero in un sogno proibito e tutti i loro atti e pensieri non sono spontanei ma vengono descritti e spiegati come incarnazioni simboliche di un certo modo di vivere e pensare ideale.
L’idealità che viene celebrata è quella del “superuomo”, dell’uomo che si sente un dio (molti riferimenti al Vangelo nel film), che si realizza solo dando libero sfogo a tutti i suoi desideri soprattutto quelli proibiti di dominio/sottomissione.
Non si fa niente per nascondere il distacco completo dalla realtà. L’ambientazione sembra quasi da film di fantascienza: un’eterno crepuscolo rossastro unico per quasi tutte le scene, una città portuale fantastica piena di simboli fallici, personaggi tutti belli e maledetti che si comportano solo seguendo le proprie elucubrazioni mentali. E’ proprio questo che interessa al regista: far parlare e confessare i personaggi e stimolare la riflessione nello spettatore. Infatti le sequenze sono spesso interrotte da massime e in molte scene c’è in sottofondo il testo di Genet. Tutto è spiegato per filo e per segno; anche troppo. Il film è troppo intellettuale e freddo, manca la genuinità e la spontaneità del sentimento. Una cosa positiva dei personaggi è che non conoscono l’ipocrisia. Dicono le cose come stanno, usano termini crudi senza vergogna.
Che dire; è un film che impegna molto la pazienza dello spettatore con la sua monotonia e la sua freddezza. Bisogna essere di mente aperta e disposti a conoscere opinioni e modi di comportarsi diversi dai propri per poterlo almeno capire. Di buono è che ha quasi una funzione liberatoria e anti-ipocrita: spinge ad essere sinceri con se stessi e a vedersi per come si è realmente.

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