Recensione betty regia di Claude Chabrol Francia 1992
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Recensione betty (1992)

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locandina del film BETTY

Immagine tratta dal film BETTY

Immagine tratta dal film BETTY

Immagine tratta dal film BETTY

Immagine tratta dal film BETTY
 

Claude Chabrol, regista, critico, produttore cinematografico, tra i primi autori di rilievo della Nouvelle vague con "La beau Serge, ci regala con questo film un'altra opera degna delle migliori riflessioni cinematografiche.
La pellicola ha risvolti psicanalitici, filosofici, letterari in sintonia con lo stile del miglior Chabrol.
Il film si sofferma sulla crisi di una famiglia borghese della provincia di Parigi. Le riprese un po' semplificate, come nei telefilm, ma eleganti nella ricerca dei particolari, danno una fotografia delle ambientazioni luminosa e particolarmente curata. Gli interni sono girati prevalentemente in una suite e in un ristorante di periferia molto accogliente. Quest'ultimo diventa subito protagonista del film, è un luogo familiare dove le persone trovano facilmente ascolto ai loro problemi.

Betty è una donna in crisi, alcolizzata e adultera, ha notevoli problemi con la propria famiglia. Vive un grave conflitto con la suocera, molto logorante e sempre sul punto di degenerare in una rottura. Quest'ultima gli riconosce il ruolo di madre ma gli nega ogni altra identità femminile.
Da bambina, durante un soggiorno nella casa della zia, assiste per caso in cantina, stupita e spaventata, ad un rapporto erotico tra lo zio e la sua inserviente. Scoperta dallo zio, che le raccomanda minacciosamente di non parlare, fugge spaventata. La bambina vivrà ossessionata da quanto visto. Ha interpretato quell'atto come una forma di violenza verso le donne.
Betty crescerà immaginando l'atto sessuale come un rapporto privo di piacere, un'aggressione psicologica e corporea di mero sacrificio della donna, un rituale funzionale alla soddisfazione di una parte dell'universo sensuale maschile. La vita sessuale della donna resterà acerba, Betty diventerà adulta portandosi dietro il timore di non saper vivere fino in fondo i suoi rapporti con gli uomini. Arriverà a un fatidico punto di non ritorno, dopo il quale cesserà di sperare in un riconoscimento e in un'accettazione da parte degli uomini per quello che effettivamente è.
Le sue relazioni sessuali diventeranno sempre più fugaci e frequenti, spesso complicate da una verbosità nevrotica.
Betty non riuscirà più ad instaurare rapporti solidi con le persone. Le mancherà sempre l'amore inteso come sentimento vitale che porta ad un riconoscimento e ad un apprezzamento delle diversità caratteriali e esistenziali. La donna non prenderà mai sul serio l'idea di innamorarsi fino in fondo di qualcuno, pensa che se ciò accadesse sarebbe sempre respinta perché incompresa. Rimane convinta che non gli sia concesso, dal suo precario statuto sociale di donna, coltivare un proprio desiderio sessuale. Sente inesorabilmente calpestato il suo diritto di vivere una sua specifica sensualità femminile: quella caratterizzata da forme e stili unici, originali, particolari perché suoi.
Un giorno Betty, viene scoperta dal marito in flagranza d'adulterio e costretta dalla suocera ad andarsene di casa. Successivamente le verrà imposto perentoriamente di abbandonare anche i figli. La protagonista è così obbligata a firmare un vergognoso atto notarile in cui dichiara che lei è l'unica colpevole di quanto non andava bene nella propria famiglia. La crisi familiare viene addebitata ai suoi atti trasgressivi: ritenuti immorali perché privi di ogni pudore. Verrà definitivamente liquidata con un congruo assegno.

La donna scivola verso un vuoto esistenziale pauroso, ormai psicologicamente distrutta vagherà spesso confusa nelle vie notturne di Parigi in cerca di un fuggevole conforto da consumare nei bar e nei ristoranti.
Casualmente in un ristorante di periferia incontra Laure, una signora di mezza età disposta ad aiutarla e a darle senza riserve affetto e ascolto. Laure le propone anche di vivere insieme nella suite del suo albergo. Betty acconsente. Nascerà dopo breve tempo una amicizia vera.
Betty si sente accettata e amata da Laure. Dopo qualche giorno il suo stato depressivo migliora notevolmente anche in virtù di un transfert che s'instaura tra il suo inconscio e la vita di Laure, una donna quest'ultima diversa perché ricca nell'amore di slanci e vitalità senza limiti. Stando comodamente con Laure nella suite e sentendo i suoi racconti, Betty ha ritrovato alcuni desideri rimossi, la possibilità di riviverli nell'immaginario senza provare più orrore. Nasce un affetto vero, che va al di là di quello legato alla pura assistenza a un malato. Ma la nevrosi di cui è affetta Betty risulterà inguaribile.
Betty con Laure ha potuto uscire dalla crisi acuta e riscoprire una forza psichica insperata, ma la sua normalità rimane apparente, precaria.
L'odio impersonale di Betty è profondo e radicato nell'inconscio. Lei non ne avverte la gravità né il pericolo. La donna può all'improvviso diventare per gli altri una minaccia, in particolare proprio contro coloro che vogliono aiutarla senza secondi fini. La sua nevrosi, sotto l'influsso di un transfert sempre più incorporato, potrebbe mettere in atto, lungo un movimento pulsionale chiuso e circolare, una forma di omicidio simbolico, cioè la liberazione dall'immaginario di un peso interiore; una sorta di riparazione vendicativa della delusione patita da piccola vedendo l'oscura scena di violenza.
Un odio profondo si annida tra gli sguardi inoffensivi dell'apparente normalità di Betty, è un odio pronto a scagliarsi da un luogo e un tempo inconsci invisibili ma intuiti, verso un oggetto sconosciuto che può incarnarsi via via nelle persone che le sono più vicine: quelle più facili da colpire perché le hanno dato senza riserve, oltre che alla loro amicizia e stima, un desiderio d'amore in cui credere.
La nevrosi diviene una forma di follia omicida devastante, ancora tollerata dal civile perché manca un cadavere, ma gli effetti e le intenzioni che la costituiscono possono benissimo competere con un uccisione reale.
Il lavoro psichico dell'odio porta Betty a desiderare ardentemente come amante l'uomo che Laure frequenta da tempo!

L'odio di Betty vuole distruggere l'amica più cara, colei che l'ha aiutata ma che ha visto e conosciuto il suo stato reale, il suo male, prevedendogli un domani senza futuro, disperato e mortale.
Colpendo Laure, Betty può ritrovare un'identità assoluta, liberarsi da ogni tormento identificativo regolato dagli umani, da ogni precarietà di appartenenza simbolico-sociale per l'altro.
La donna osa desiderare l'amico di Laure perché le sue capacità seduttive sono moltiplicate dal lavoro del transfert in atto e tesse quindi una rete del ragno fatale che potrebbe essere mortale per Laure. Betty con questa possibilità potrebbe ritornare a sorridere, divenire padrona di se stessa, finalmente libera da ogni condizionamento sociale e fantasmatico...

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 13/09/2006

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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