Carlo Verdone vive un momento di svolta nella sua vita: è diventato nonno e, metabolizzata la delusione per il fallimento del film Maria F., è deciso a ritirarsi dal cinema. Ma gli arriva un'offerta inattesa: la direzione artistica del Festival di Sanremo.
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Decisamente inferiore alle stagioni precedenti. Per carità: è sempre divertente, fà ridere ed è piacevole a vedersi ma indubbiamente si denota una stanchezza nella scrittura che si rispecchia anche nei personaggi. Verdone pare privo dello smalto e della verve che lo ha sempre caratterizzato (ve bè che i suoi annetti ormai ce li ha), Maccio Capatonda, come spalla fà sentire non poco la mancanza di Max Tortora, gli ospiti speciali stavolta sono pochi e per nulla incisivi. Molto spazio, poi, viene dato a questa Ema Stokholma che sinceramente non so nemmeno chi sia. Molte cose non vengono approfondite, le battute e le gag si vedono a tratti tanto che ad un certo punto si ricicla una situazione direttamente da: "Maledetto il giorno che t'ho incontrato". Se si cerca qualcosa di carino e di spiritoso si resterà soddisfatti, ma non se si cerca qualcosa in più. Comunque grazie a questa serie ho conosciuto Lucio Corsi, cantante di cui ignoravo l'esistenza e del quale ora sono grande fan. La prova che, in ogni modo, il Carlo nazionale ci regala sempre qualcosa.