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È sicuramente un film bello, importante, e recitato in maniera splendida, lo direbbe pure Federico cfr. Frusciante che ci ha lasciato (di stucco) proprio qualche ora fa. Eppure non posso accordarmi a un Otto e Mezzo perché lo trovo stilisticamente un po' snobbino. La Dimora non è proprio la stessa di un recente e grazioso film di Zemeckis, qui Trier affonda le redini nell'Esistenzialismo Bergmaniano o del Woody Allen più vicino al cineasta svedese v. Settembre, Un'altra donna etc. Sono d'accordo che il film sia volutamente irrisolto e incompiuto - infatti continuavo a chiedermi perché l'attrice scelta per il film dal regista sia tanto coinvolta dalla sua prova, che cosa sappiamo veramente della sua vita privata? Poco o nulla. Ma in questo intreccio di destini quasi comuni o diversi, con la Vita un palcoscenico da Sera della Prima e Deja vu della vita o della morte, c'è un meraviglioso equilibrio mentale, che rende perfino necessarie le didascalie narrative (squisitamente post-letterarie) della Storia e le riscatta in superficie. Tutto è talmente profondo che finisci per sentirti a disagio se non ne vieni completamente coinvolto