il gusto del sake' regia di Yasujiro Ozu Giappone 1962
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il gusto del sake' (1962)

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locandina del film IL GUSTO DEL SAKE'

Titolo Originale: SANMA NO AJI

RegiaYasujiro Ozu

InterpretiChishu Ryu, Shima Iwashita, Keiji Sata, Mariko Okada, Nakaburo Nobuo

Durata: h 1.52
NazionalitàGiappone 1962
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 1962

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Trama del film Il gusto del sake'

Il vecchio Shunei, al momento in cui sua figlia Michiko si sposa, rimane solo.

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Voto Visitatori:   8,25 / 10 (6 voti)8,25Grafico
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Voti e commenti su Il gusto del sake', 6 opinioni inserite

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stratoZ  @  12/03/2026 12:42:50
   8½ / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Ultimo film di Ozu, altro splendido dramma che racchiude le tematiche che ha efficacemente trattato durante la sua carriera, il film prende liberamente ispirazione da "Tarda Primavera", modificandone solo leggermente l'aspetto narrativo, rendendolo di stampo più corale visti i vari personaggi coinvolti, ma il nocciolo della questione rimane sempre attorno a quei contrasti che generano una forte emotività, a partire dal tempo che passa, l'ormai vecchio manager aziendale che vive con la figlia, spronato indirettamente dalle sue dipendenti che pian piano si stanno sposando, ma anche dalla stessa società giapponese che sembra andare sempre più veloce, creando una forte aspettativa dietro le decisioni di una donna in età di matrimonio, è qui che il film divide efficacemente la narrazione tramite una componente nostalgica data dai frequenti incontri tra vecchi amici, ormai attempati, a parlare dei tempi passati e delle relazioni che furono, con uno di loro che ha trovato una moglie ben più giovane, simbolo del cambiamento radicale in atto nella cultura giapponese, ed allo stesso tempo che li descrive come soli ed arrendevoli nei confronti di una quotidianità statica, il film si muove spesso in questo limbo tra tradizione e modernità, frequente è l'uso di simboli, come le stesse canne fumarie industriali che aprono il film ma anche il treno.

Ozu dipinge uno splendido affresco del Giappone del periodo, con la ferita della Seconda Guerra Mondiale ancora in fase di guarigione - come si evince da alcuni dialoghi in cui i personaggi si pongono la domanda su come sarebbe ora il mondo se avessero vinto loro la guerra - che pone un ulteriore contrasto tra il costante guardare al passato e l'ansia di un futuro incerto, utilizzando degli splendidi colori che danno vivacità alle sue inquadrature, non rinunciando a diverse scene in esterno e qualche raro movimento di camera, oltre che ai classici punti di vista direttamente dal tatami.

La degna conclusione di carriera di un grandissimo maestro del cinema orientale, ma con un'influenza che va ben oltre.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  12/03/2021 00:00:19
   7½ / 10
Il grande regista "Neorealista" Giapponese ci lascia con questo ennesimo ottimo lavoro che ricorda "Tarda Primavera", quasi un remake si puo' dire. Solo che in questo caso, unico per Ozu, abbiamo i colori.
Cosa che si evince poco visto il grigiore dell'ottima fotografia che si concentra in interni chiusi e spogli.
Un racconto semplice ma reso grande dalla maestria di Ozu che regala anche momento di ilarita' mai trovati nei suoi film precedenti.
Addio maestro...

Ciaby  @  19/08/2013 14:38:32
   8½ / 10
L'ultimo Ozu, ancora bellissimo. Ancora una variazione di "Tarda Primavera", ma con ritratti di donna moderna in grado di rompere le righe dei grandi film giapponesi anni '50. Perché sono i personaggi e le situazioni che li legano a rendere indimenticabili i film di Ozu. La prova che non è vera l'opinione tristemente comune che è la storia a fare un bel film.

_Hollow_  @  16/02/2012 02:44:49
   9 / 10
Sarebbe bello se Ozu avesse potuto usare il colore per tutti i suoi film ... con lui ha veramente un senso, come ce l'ha avuto con pochi altri.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Tumassa84  @  18/02/2011 02:48:57
   8 / 10
Film "gemello" di Tarda Primavera, quasi una sua versione a colori. La vicenda principale, infatti, è essenzialmente la stessa: un padre di famiglia vedovo, sempre interpretato da Chishu Ryu, vive con la figlia e tenta di farla sposare per fare in modo che ella non sacrifichi la sua vita per lui. E, come in Tarda Primavera, anche se inizialmente la figlia non sembra volersi sposare per amore del padre, alla fine si fa convincere e giunge a nozze. La visione del mondo estremamente pessimistica e malinconica di Ozu non sembra cambiare: i suoi personaggi, soprattutto quelli più anziani, sono soli e tristi; e la loro unica consolazione sembra essere l'ebbrezza dell'alcol. Emblematica è la figura dell'ex-professore, talmente patetico da fungere da monito al protagonista e i suoi amici di come potrebbe essere il loro futuro; e questo è il motivo per cui Shuhei si convince a far sposare la figlia. Ma poi, come capita in Tarda Primavera, l'unica cosa che gli rimane è una triste e profonda solitudine.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  21/02/2010 13:25:20
   8 / 10
Ozu a colori. Vorrei cominciare commentando proprio questo aspetto, forse non davvero fondamentale.

Sappiamo come, per molti altri grandi registi giapponesi del passato, l'approdo al colore sia stato felice, ed abbia offerto nuovi spunti e suggerito inediti veicoli espressivi.
Se penso a Kurosawa, per esempio, e ai suoi cromatismi forti, incisivi, d'elevata visionarietà, in opere come "Sogni" e soprattutto "Ran"; se penso a Mizoguchi, che si riscoprì pittore raffinatissimo, e alle tinte incantevoli del suo "L’imperatrice Yang-Kwei-Fei"; se penso a "La ballata di Narayama" di Kinoshita, in cui i colori sono protagonisti al pari dei personaggi; constato come in Ozu le tinte non abbiamo aggiunto nulla; ed anzi come meglio s'adattava il bianco e nero alla pacatezza del suo cinema - e al grigiore degli ambienti, e ai suoi personaggi dimessi perché "normali", e alla sua prosa fatta d'inquadrature statiche, essenziali, rasoterra dagli angoli dei locali - allora quella al colore può apparire come un'ulteriore rinuncia. Rinuncia allo spettacolo, rinuncia al movimento, rinuncia alla felicità; e intanto conquista di un'umiltà e di un rigore senza pari.

Per il resto, è il solito grande amaro racconto alla Ozu. Una nuova pagina sui rapporti famigliari, pregna di quella rassegnazione alla quotidianità e alle leggi degli eventi che sta al centro di tutta la sua opera; all'appressarsi della vecchiaia, all'ampliarsi della solitudine, e alle difficili e mutevoli corrispondenze tra genitori e figli nella società moderna.

Bello, sempre profondamente sentimentale e sensibile, ma a mio parere non ai livelli dei suoi capolavori.

2 risposte al commento
Ultima risposta 21/02/2010 13.40.51
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