marty supreme regia di Josh Safdie USA 2025
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marty supreme (2025)

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locandina del film MARTY SUPREME

Titolo Originale: MARTY SUPREME

RegiaJosh Safdie

InterpretiTimothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A'zion, Kevin O'Leary, Abel Ferrara, Fran Drescher, Tyler, The Creator, Emory Cohen, Sandra Bernhard, David Mamet, Koto Kawaguchi, Géza Röhrig, Pico Iyer, Luke Manley, John Catsimatidis, Penn Jillette, George Gervin, Larry Sloman, Ralph Colucci, Isaac Simon, Spenser Granese, Levon Hawke, Hailey Benton Gates, Isaac Mizrahi, Fred Hechinger, Mitchell Wenig, Mariann Tepedino, Ted Williams, Nikhil Kumar, Timo Boll, Philippe Petit

Durata: h 2.30
NazionalitàUSA 2025
Generecommedia
Al cinema nel Gennaio 2026

•  Altri film di Josh Safdie

Trama del film Marty supreme

Marty Mauser (Timothée Chalamet) è un venditore di scarpe con un’irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni ’50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario.

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Voto Visitatori:   7,46 / 10 (14 voti)7,46Grafico
Miglior attore in un film commedia o musicale (Timothée Chalamet)
VINCITORE DI 1 PREMIO GOLDEN GLOBE:
Miglior attore in un film commedia o musicale (Timothée Chalamet)
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Voti e commenti su Marty supreme, 14 opinioni inserite

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VincVega  @  16/03/2026 13:40:31
   8 / 10
Finalmente una prova covincente per un grande Chalamet (che doveva essere premiato con l'oscar, a mio avviso la sua intepretazione è stata superiore a quella del pur bravo Jordan), alle prese con un personaggio tutt'altro che amabile, anzi abbastanza detestabile, quasi su misura per lui. E questa cosa a mio avviso non è importante, un carattere non deve essere simpatico per essere ammirato sullo schermo, ma conta quello che viene mostrato. Però ci è voluto Josh Safdie a dirigerlo, quindi bisognerà vederlo in altri ruoli per capire se è farina del suo sacco oppure merito soprattutto del regista, che aveva già sfornato bei film come "Good Time" e "Diamanti Grezzi".

"Marty Supreme" è una travolgente, coinvolgente e appassionante odissea quasi "scorsesiana", sembra un mix tra un biopic alla "Toto scatenato" e una narrazione alla "Fuori Orario". Un ritmo pazzesco, una messa in scena accuratissima, difficile chiedere di più ad un film del genere. Sarà sicuramente tra le migliori pellicole uscite in sala nel 2026. Speriamo lascino carta bianca a Safdie per le prossime pellicole, perché non vedo molti al suo livello. Oltre a Chalamet, il cast di supporto è di altissima qualità, con facce poco note ma veramente azzeccate.

Personalmente l'ho preferito (seppur di poco) a "Una battaglia dopo l'altra" e (qua non di poco) a "Sinners". Per quanto riguarda il parallelismo produttivo tra il film di Safdie e quello di PTA, ovvero il primo è costato circa 60 milioni, rivelandosi un successo, il secondo 130, non riuscendo ad avere ricavi. Un plauso alla A24, meno alla Warner che non è stata in grado di spendere meno, perchè personalmente, vedendo le due pellicole sembrano avere costi simili.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  22/02/2026 09:05:43
   7½ / 10
Se The Smashing Machine ha un'impostazione più statica, in Marty Supreme è tutto più frenetico e vorticoso che non lascia respiro. Un inno all'espedienti ed all'arte dell'arrangiarsi nel quotidiano della New York dei primi anni 50. Marty Mauser è la sintesi dell'antieroe arrogante e presuntuoso che crede fermamente in se stesso come campione assoluto di ping pong e che grazie a queste sue qualità emergerà sopra tutto e tutti. Non ferma davanti a nulla, usa il proprio carisma per raggiungere in un modo o nell'altro i suoi obiettivi. Sfrontato ed irresponsabile, in questo suo non-percorso verso la maturità, incontra un pletora di personaggi a loro modo singolari e borderline come lui. Miscela in parte un coming of age, in parte il film sportivo ma in fondo ne prende le distanze perché per quasi tutta la sua durata il personaggio non acquisisce tutta questa maturità o consapevolezza. Si nutre nel mito che si è creato su misura ed in cui si specchia arrivando anche a compromessi imbarazzanti e mettendo da parte i sentimenti. Chalamet in gran spolvero perché crea una strana empatia con un personaggio molto antipatico e tecnicamente il film è impeccabile. Dopo la separazione scelgo più questo film rispetto a Smashing Machine perché più in linea a Diamanti grezzi.

Oskarsson88  @  18/02/2026 13:22:14
   6½ / 10
Un po' troppo eccessivo, un po' troppo eroico con il protagonista troppo cool in tutto e per tutto. Le prestazioni attoriali e la scenografia ci stanno, però non mi ha entusiasmato.

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  17/02/2026 17:15:32
   8 / 10
Dai che forse anche la stagione americana qualcosa da dire ce l'ha. E di certo, io, ho molto da dire su "Marty Supreme", una delle esperienze cinematografiche più interessanti della mia vita.
Antefatto: ho scoperto da pochissimo che hanno risistemato un cinema parrocchiale a 2 km da casa mia, classico luogo d'incontro di boomer nostalgici della provincia e ne sono diventato un affezionatissimo frequentatore. Schermo relativamente piccolo, ma semplicemente spaziale con una gamma dinamica di colori che gli altri cinema della zona più o meno si sognano. Se poi ci aggiungi una programmazione al top, oltre al fatto che i boomer che lo frequentano sono super tranquilli e quasi mai molesti (anche quando la sala è completamente piena), ho fatto davvero tombola.
Ieri mi sono andato a vedere il lavoro di Safdie e in sala eravamo -purtroppo- pochissimi: io e una dozzina di signori sulla settantina. Guardando il film, un aspetto è emerso subito chiarissimo: il montaggio frenetico. E' la stessa cosa di "Everything, everywhere, all at once", di "Anora", di "Una battaglia dopo l'altra" (ma pure di "Top Gun: Maverick") e l'esatto contrario di "The Brutalist" o "Killers of the Flower Moon": ogni due minuti succede qualcosa, tutto è velocissimo, non hai mai un momento di respiro. E' la risposta (o la reazione?) del cinema autoriale a TikTok. E' la nouvelle vague all'epoca del digitale. Però "Marty Supreme" ha qualcosa che agli altri film non avevano a questi livelli (EEAAO escluso, ma vabbeh, lì c'era già tutto a prescindere): è un film su questi giorni, è un film sul post pandemia. E' "La casa nella prateria" del 2026 (sì, ok, Marty è più bello, lol). LCNP era una serie ambientata solo formalmente nel West, ma in verità parlava di giovani boomer, della loro epoca, di come vivevano. Era una serie ragionata da autori della Silent Gen e ancora oggi funziona perché è un manifesto di un'epoca (melenso e sdolcinato, sia chiaro), ma comunque spontaneo.
MS è la stessa cosa: formalmente è ambientato negli anni '50, ma parla dei giorni nostri e lo fa parlando agli zoomer. Non solo, lo fa in una lingua che i boomer non capiscono, che non possono capire neppure volendo. Parla di un ragazzo determinato a non accettare lo status quo e che deve conquistarsi tutto in ogni momento della vita. Di fronte a ingiustizie, assurdità, violenza. Marty non è un campione di ping pong: è un influencer, è uno studente di una LABA, è la vittima di un sistema profondamente sbagliato, un sistema che lo vede partire sempre in una posizione di svantaggio e che gli fa prendere sonori calci nel c*lo da una pletora di vecchi inadeguati.
E torniamo al mio cinema in presenza: i vecchi lo hanno odiato, senza neanche rendersi pienamente conto del perché: ok, c'è Marty con una morale non totalmente limpida a urtarli. C'è il montaggio frenetico che li urta ancora di più. Però è il sottotesto (che loro non colgono) a farli "soffrire". E' come se intuissi inconsciamente che la tua mamma è un po' una zoccolona: ci staresti male, ma non sapresti dire bene il perché. E anche nei due commenti critici che ci sono qua sotto, vedi che gli utenti sono infastiditi da qualcosa, sopportano poco Marty, ma non ti sanno spiegare bene il perché.
Insomma, guardatelo solo se avete un'apertura mentale di un certo tipo, se siete disposti a prendere su, perché questo è un film che di norma dovrebbe essere vietato ai maggiori di 50 anni XD

stratoZ  @  17/02/2026 14:50:45
   8 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Gran film di Josh Safdie, che dire, una pellicola che col suo stile ansiogeno, teso, dinamico, mette in scena tutta l'ossessione ed in fondo, la decadenza, del sogno americano, una pellicola ambientata nell'America degli anni cinquanta, che gioca con i tanti paradossi dello stesso, tramite la storia di questo ragazzo, Marty, di umili origini, ma estremamente talentuoso nel ping pong, gioco ai tempi ancora emergente che dava una grossa notorietà soltanto ai campioni del mondo, è qui che il protagonista si ritrova sempre a lottare per il suo sogno, vincere i campionati, creando una vera e propria reazione a catena per le sue azioni, le prime sequenze servono per creare il contesto e la caratterizzazione del personaggio, e lo fanno splendidamente, Marty è ossessionato dal successo, dallo status, dalla celebrità, dal dimostrare che è il migliore, l'inizio nel negozio di scarpe, posto che gli sta troppo stretto, con annessa rapina per prendersi i soldi a lui dovuti e partire per Londra a giocare i campionati, mostra tutta la dedizione e quanto sia disposto a rischiare per questi riconoscimenti, lo svolgimento dei campionati stessi ricalcano la sua personalità e riescono a creare una forte intesa con lo spettatore, per quanto il personaggio sia vicino all'antieroe, l'immedesimazione è tale da tifare costantemente per lui, questo anche grazie ad una regia che si rivela ansiogena ed isterica fin dai primi momenti, esaltando la personalità del protagonista, con una camera costantemente in movimento che si fissa con primi piani, dettagli e particolari, lasciando poco respiro allo spettatore, approfondendo il tutto nella parte centrale, il corpo del film nel quale avvengono le peggiori peripezie, nel quale Marty deve rendere conto di tutte la azioni compiute fino a quel momento, una catena di eventi ad un ritmo martellante, che come detto da molti, ricorda proprio una partita di ping pong, nel quale il personaggio è impegnato a trovare questi benedetti soldi per andare in Giappone, è in questa serie di eventi che la sottile ironia, il forte pathos, la divertente dinamicità delle sequenze, lasciano pian piano spazio ad un'amarezza latente che smonta il sogno stesso, la voglia di emergere lottando contro qualsiasi cosa, che siano forze dell'ordine, un vecchietto che gli ha dato fiducia per medicare il proprio cane - tra l'altro, epica interpretazione di Abel Ferrara -, dei coetanei che si sfidano a ping pong.

E da qui emergono le svariate tematiche, quella delle opportunità e dell'idealismo, espressa benissimo in una serie di paradossi col Sig. Rockwell, che offre a Marty una grossa opportunità rifiutata in maniera rude perché in quel momento non ne aveva bisogno, ma che poi diventerà dopo infinite peripezie, l'ultimo appiglio per non rinunciare al suo sogno, dovendo scendere ad umilianti compromessi, mostrando l'approccio diametralmente opposto che viene usato in base alla propria situazione, o ancora, la storia con Kay, la moglie del Sig. Rockwell, una sorta di rapporto di compromesso che da un lato alimenta l'ego di Marty, visto che inizia come un vero e proprio capriccio durante i mondiali a Londra, dall'altro, diventa l'ennesimo elemento da cui approfittare una volta che Marty ne ha bisogno per racimolare i soldi per partire in Giappone, sfruttando la sua insoddisfazione nella vita matrimoniale, passando per altri personaggi secondari come gli imprenditori di palline da ping pong, anch'essi pedine che Marty prova a muovere a suo piacimento e Rachel, ragazza incinta che aspetta un bambino proprio da Marty, falsamente convinto di aver preso abbastanza precauzioni, altro elemento di contrasto tra il suo ego e la realtà.

E poi vi è la rivalità con Endo, il campione di ping pong che batte Marty ai primi mondiali, con una certa rabbia di quest'ultimo per le nuove racchette utilizzate, lui rappresenta l'obiettivo reale, una nuova sfida per dimostrare di aver superato i precedenti limiti, un ulteriore modo per appagare il suo ego assetato di riconoscimento, la vera posta in gioco alla base di tutte le peripezie, l'ultimo ostacolo al successo planetario, la parte finale dove finalmente riesce ad arrivare in Giappone, nella sua forte disillusione, in fondo diventa consolatoria, l'ultimo guizzo di orgoglio, al costo di attirarsi le antipatie di Rockwell e dell'organizzazione, sembra, almeno in parte, risanare l'ego ferito di Marty, e prepararlo ad una nuova fase della vita.

Tecnicamente straordinario, un montaggio serratissimo che tira lo spettatore nel bel mezzo delle sequenze senza lasciargli il minimo respiro, proprio come accade a Marty, costantemente braccato dai personaggi che gli danno la caccia, ma anche dalla sua interiorità, un'inerzia inarrestabile, un Timothee Chalamet che recita costantemente sopra le righe risultando sempre credibile, un'estetica vintage un po' sgranata di estremo fascino, che catapulta lo spettatore nel periodo, diverse sequenze in bilico tra ironia ed adrenalina, paranoia ed urgenza, uno dei film più belli dell'anno.

Phenomeno  @  11/02/2026 08:50:22
   7 / 10
Adrenalinico, coinvolgente, 2 ore e mezzo che volano, ma senza scene madri e i guizzi di diamanti grezzi rischia di diventare un film che presto ci dimenticheremo

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  08/02/2026 13:41:17
   8½ / 10
La rocambolesca vita di un giocatore di ping pong tradotta in un film sul raggiungimento ad ogni costo del proprio obiettivo e sul più classico dei riscatti sociali attraverso lo sport. Scritto e diretto in maniera divina, interpretato altrettanto bene (Timothée Chalamet dimostra sempre più la sua maturità artististica; incredibilmente brava anche Odessa A'zion) e con un ritmo sempre altissimo (alzi la mano chi si aspettava un film così movimentato quando il focus è su un giocatore di ping pong).
Unica pecca tangibile è un minutaggio forse eccessivo (ma neanche troppo).

Febrisio  @  08/02/2026 10:06:59
   7½ / 10
Non pensavo di assistere a un protagonista a volte anche irritante, eppure magnetico. Una narrazione che si discosta dalla classica messa in scena aiutato da un montaggio incalzante. è la storia di un sogno americano, che risulta anche riflessivo ai giorni nostri. L'interpretazione di Timothee è davvero magnifica; in generale ha fatto tanti bei film, ma questa a mio parere è la migliore interpretazione che abbia mai fatto. Marty Supreme è sicuramente una piacevole visione per qualsiasi spettatore.

Wilding  @  05/02/2026 17:43:11
   4½ / 10
Minestra difficile da digerire, sconclusionata ai limiti del rompicapo. Vada per il magistrale Timothée Chalamet, ma stargli dietro è una bella impresa.

Light-Alex  @  01/02/2026 10:03:21
   7½ / 10
Nello sfondo dell'America degli anni '50, nel periodo post Seconda guerra mondiale, si sviluppano le vicende di Marty Mauser, che prova a emergere nello sport in cui è un talento cristallino: il tennistavolo, in un'epoca in cui questa disciplina non aveva ancora un vero risalto né un riscontro mediatico degno di nota, venendo invece relegata a passatempo quasi infantile.

Marty è un concentrato di elementi odiosi: all'esterno appare furbo, parassita, scorretto, narcisista, egoista e disonesto. È il protagonista, ma è un anti-eroe. Nonostante il personaggio sia fortemente deprecabile, c'è comunque qualcosa che porta a simpatizzare ed empatizzare con le sue vicende (forse la sua grinta e voglia di farcela, la sua ossessione, alcuni momenti in cui capiamo che in fondo è solo e che la sua famiglia non crede minimamente in lui). L'empatia è sicuramente aiutata anche da un'ottima recitazione di Timothée Chalamet.

Alla fine il film si segue bene e riesce a far passare l'idea che, in fondo, dietro tutte le sue scorrettezze, Marty sia un poveretto che cerca soltanto di trovare un suo posto nel mondo con una caparbietà enorme, verso la quale è difficile non provare empatia. Empatizzare sì, ma non abbastanza da volerlo vedere "vincere" totalmente: in questo senso il finale è giusto.

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AleWiseGuy  @  31/01/2026 15:13:05
   5½ / 10
Signori ecco il nuovo eroe del sogno americano, questa volta in versione amorale e anti-empatica: Marty, supremo affabulatore egoico, campione del tennis-tavolo (guai a voi se provate a chiamarlo ping-pong!), pronto a tutto pur di raggiungere la vetta nel suo sport.

Per avere un suo ritratto esaustivo basta mettere insieme tutto quanto può risultare diseducativo e anti-etico per l'uomo comune...ma Marty non è cattivo lui lo fa per una buona causa: la sua.

Ovviamente il mondo riverbera prontamente le sue bravate e gliene capitano di tutti i colori: inseguito dalla polizia per aver rubato dei soldi allo zio (ma era il suo stipendio di commesso!), abbandona la vicina di casa dopo averla ingravidata (ma poi tornerà a vedere la prole, abbandonandosi alla commozione!), truffa i giocatori dei sobborghi newyorkesi insieme al fidato amico, lasciandolo poi al suo destino (ma era per la buona causa del torneo!), seduce un'attempata Paltrow per poi guadagnarsi le grazie del marito milionario.

Quest'ultimo però, essendo un vampiro brutto e cattivo come tutti i ricchi, lo umilia sculacciandolo in pubblico...proprio così: Marty per la buona causa del successo mette sul piatto proprio tutto, anche la sua dignità di essere umano. Ma va bene così sembrano dirci gli sceneggiatori, anzi fatelo anche voi se vi capita l'occasione!

La sceneggiatura infatti ce la mette tutta per giustificare la condotta sbandata e ipercinetica di Marty, ma la pseudo-operazione simpatia non produce risultati concreti, se non quello di dar vita a un film vagamente contraddittorio dove non si riesce a empatizzare nè per il protagonista nè per gli sgradevoli comprimari.

L'interpretazione di Chalamet è veramente ottima, lo straniamento prodotto dalle musiche anni 80 in un film che si svolge negli anni 50 funziona a dovere (e mi sembra un'ottima trovata). Il ritmo forsennato del montaggio sicuramente fa passare agevolmente un minutaggio forse troppo lungo.

Ma gli stilemi dell'eroe sportivo che viene dai bassifondi, una specie di Rocky Balboa fetente, denotano che non vi sia poi questa grande originalità nello script: la scena finale della partita a Tokyo col campione giapponese segue gli stessi identici stilemi di Rocky IV quando Balboa va in Russia a combattere con Drago.

Perchè agli americani non basta vincere la guerra fredda coi sovietici, vogliono anche far applaudire il loro Marty a quello stesso Giappone che qualche anno prima avevano raso al suolo con due bombe atomiche. Questi yankee non si acccontentano mai!

Cosimo70  @  29/01/2026 00:25:14
   8 / 10
Sembra quasi inutile commentare un film pluricandidato agli Oscar, tra.l'altro come miglior film, miglior attore e miglior sceneggiatura. Potrà irritare un po' il carattere casinista di Marty ma comunque bello.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  24/01/2026 20:22:34
   9½ / 10
eravamo rimasti ai colon di galasssie e alle vetrine fracassate tutto e subito di uncut gems (diamanti grezzi) e da lì ripartiamo nel 1952 a NY con una centometri di spermatozoi dream big che fanno a gara a ingolfarsi nell'ovulo madre eterna partenza e ritorno e partono le vite plurime di Marty che ruzzola sul mondo di città in città di stanza in stanza di campo in campo razziando la vita per nove mesi meno quattro settimane il tempo che dura questa versione supreme della sua vita eccentrica ambiziosa gonfia di sogni e cadute libere, questo spartito forever young, e la sua inarrestabile volontà è quella degli ultimi di Camus, di quelle volontà accelerate e grandiosamente bugiarde che non cedono nemmeno con le picconate e Josh Safdie ci consegna (finalmente un uso di everybody's gotta learn sometime magistrale (come tutta la soundtrack) dai tempi di eternal sunshine) un cinema imperfetto e rabbioso di vita, colluso, confuso, pieno di desiderio incontenibile, tradito da proiettili e raggi di sole pronti a stupirci e corpi che si nutrono di qualcosa di più grande fosse anche il ping pong (magnifico il rallenti sul rovescio neanche fosse Guadagnino), cinema che urla e che inciampa balbuziente e che a volte abbaia ai buoni e a chi vuole bene, lasciando tutto correre The order of Life rincorrendo a lato la macchina della esistenza che comunque non aspetta e il sussurro del mondo è l'eiaculare comunque, è l'abbaiare di un cane, l'ansimare su un prato, un urlo liberatorio che sa di casa

Biasx  @  23/01/2026 15:17:15
   8½ / 10
Marty Supreme è un film energico e sorprendente, che usa lo sport solo come pretesto per raccontare ambizione, fame di successo e ossessione per il denaro. Josh Safdie costruisce un racconto frenetico e stratificato, ambientato nell'America dei primi anni Cinquanta, dove ogni passaggio sembra spingere il protagonista un po' più in alto e un po' più vicino al baratro. Timothée Chalamet regge il film con grande carisma, dando vita a un personaggio guidato più dal desiderio di emergere che da qualsiasi ideale. Non è una storia di riscatto classica, ma una riflessione amara e molto attuale sul mito del successo e sul prezzo da pagare per ottenerlo.
Assolutamente da vedere: a mio avviso è il migliore tra i film candidati agli Oscar 2026.

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