l'assedio regia di Bernardo Bertolucci Italia 1999
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l'assedio (1999)

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locandina del film L'ASSEDIO

Titolo Originale: L'ASSEDIO

RegiaBernardo Bertolucci

InterpretiDavid Thewlis, Thandie Newton, Claudio Santamaria, John C. Ojwang

Durata: h 1.30
NazionalitàItalia 1999
Generedrammatico
Al cinema nel Febbraio 1999

•  Altri film di Bernardo Bertolucci

Trama del film L'assedio

Un'antica dimora nel cuore di Roma, un'isola dove hanno fatto naufragio due solitudini: lui è inglese, bianco e un po' pazzo, lei invece è africana, nera e piena di problemi. Mr. Kinky, barricato dietro il suo pianoforte passa il tempo a frequentare Bach, Mozart e Grieg. Shandurai viene da lontano e ha trovato nella casa di Mr. Kinky una sistemazione conveniente per la sua condizione di rifugiata: pulisce la casa in cambio di una stanza, mentre studia medicina all'Università. Le loro vite si intrecciano in un gioco di attrazioni, rifiuti e segreti.

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Voto Visitatori:   7,57 / 10 (7 voti)7,57Grafico
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Voti e commenti su L'assedio, 7 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

kafka62  @  26/04/2018 11:29:51
   6 / 10
"L'assedio" è, per molti versi, un film specularmente opposto al precedente e bellissimo "Io ballo da sola". Se quello era un film corale e collettivo, questo è concentrato ossessivamente su due soli personaggi (la realtà esterna è assente in entrambi, ma ciò è giustificato forse più nel primo, girato in un bucolico casolare toscano, che nel secondo, di ambientazione capitolina). Quanto quella, poi, era una pellicola solare e ariosa, tanto questo è claustrofobico, con la macchina da presa restia perfino a mostrare dei campi totali dell'appartamento (per non parlare di Piazza di Spagna, esibita nella sua interezza solo nelle ultime inquadrature, illividite peraltro dalla grigia luce dell'alba). Se infine quello era addirittura esuberante nella sua ricchezza di tematiche affrontate o solamente accennate (il rapporto tra giovani e adulti, l'amore, la sessualità, il passato, la malattia, la morte), questo è algidamente e maniacalmente ripiegato sul semplice racconto di un'ossessione amorosa.
Quanto tutto ciò incida in termini di qualità artistica e di valori estetici è presto detto. Lo stile di Bertolucci è sempre elegantissimo e formalmente ineccepibile (semmai si nota un adeguamento ai più moderni canoni della grammatica cinematografica, che prevedono un montaggio singhiozzante e sincopato e inquadrature spesso e volentieri instabili e traballanti), ma, a forza di ambiguità, di simbolismi e di ellissi, la storia (che peraltro si basa su uno spunto interessante, metà cristiano e metà buddista, la convinzione cioè che bisogna spogliarsi di tutto per poter dare amore, bisogna saper rinunciare alla vita per poter vivere) non riesce mai a essere davvero coinvolgente. Del personaggio di mister Kinski e del suo passato, ad esempio, non si sa nulla, ma questo, anziché conferire pathos o mistero, sembra solo un espediente funzionale all'esplicitazione di un'idea astratta. Così, la sua sorprendente e inattesa dichiarazione d'amore a Shandurai cade fatalmente nel ridicolo, apparendo più un capriccio infantile o il desiderio di un maniaco che lo sbocco inevitabile di un amour fou. Anche la prova d'amore di mister Kinski, che culmina nella vendita dell'amato pianoforte, ci lascia inspiegabilmente freddi e distaccati, come il pubblico di bambini che lo ascolta distratto nell'ultimo concerto, forse intuendo che l'uomo (così come, forse, il regista) non sta suonando per loro.
Insomma, da qualunque parte lo si guardi, c'è sempre un qualcosa, non necessariamente esprimibile a parole, che suona falso o stonato. Una patina di algido e sterile estetismo avviluppa tutto il film in spire talmente strette da soffocarlo, e in fondo i momenti migliori risultano essere quelli in cui la ricerca di un'autorialità a tutti i costi appare meno evidente, come in alcune violente dissonanze sonore (la musica di mister Kinski sovente interrotta dallo squillo di un telefono o di un campanello, o coperta dal suono di un aspirapolvere o di una radio che suona rock africano) o in sequenze di gratuita libertà creativa (il liberatorio gioco funambolico con le arance e le mele).

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  30/10/2011 21:22:15
   7½ / 10
Potrà sembrare retorico, ma L'assedio è uno di quei film dove i silenzi e gli sguardi sono più predominanti di qualsiasi parola. Un assedio condotto attraverso una partitura musicale avvolgente di musica classica europea e ritmi africani. culture diverse che si incontrano, si scrutano e si amano. Un piccolo grande film di Bertolucci.

Rand  @  31/01/2010 19:23:54
   10 / 10
Qua non c'è ma che tenga, l'assedio è qualcosa che il nostrocinema ha dimenticato da taaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaato tempo!
Thandie Newton esprime la sua sofferenza, la sua diversità, in maniera forte, la ragazza è veramente brava e bella, meriterebbe molto di più, fortuna che ci sono registi come Bertolucci che hanno questo intuito.Santamaria in una parte atipica. Mentre il maestro di musica volto sconosciuto risulta veramente perfetto.
La musica si intreccia in questa storia d'amore atipica, con un finale semplice ma corretto, niente false speranze.
Bellissime le location, palazzi antichi, scale di ardesia grigia, porte e porticine, strumenti musicali.
Dialoghi quasi del tutto assenti, il resto del mondo rimane fuori mentre i protagonisti assediati si confrontano con le propie paure e debolezze.
Uno spaccato semplice ed essenziale ma necessario.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  05/01/2009 16:20:54
   7 / 10
Ennesima pellicola di pregevole fattura firmata Bernardo Bertolucci.
Storia di una lentezza assoluta, come ci ha da sempre abituati il maestro.
Ottima recitazione, grande regia ovviamente e buone anche le musiche.
Difficile da raccontare, meglio apprezzarlo guardandolo.

DarkRareMirko  @  07/09/2008 23:41:24
   9 / 10
La classe e la finezza dei film di Bertolucci, davvero un signor regista, è inimitabile ed impareggiabile.


Ritengo inoltre questo suo L'assedio come il migliore, assieme ovviamente a The last Emperor, film tra tutti quelli, buonissimi, relativi agli ultimi suoi 20 anni di carriera.
Da un inizio eccelso (La commare secca, La strategia del ragno, Novecento, Last tango in Paris, ecc,) Bertolucci è infatti arrivato ad una fisiologica fase di carriera relativa a film "solo molto buoni", talvolta addirittura mainstream o per bambini (come il bel Piccolo Buddha).
Tra queste produzioni, come già detto, spiccano L'ultimo imperatore e questo L'assedio.


Attori perfetti (la brava Newton, o anche il sempre più bravo Santamaria) sono parte integrante di un opera girata in modo originale, profondo che tratta in modo originale e profondo una storia tutto sommato trita, quasi cattiva, con precisi ed incisivi parallelismi tra Italia e Africa.
Grande fotografia inoltre.


Io, davvero, amo questo L'assedio, che è un film eccellente.
D'accordissimo con chi lo definisce come pura poesia.
Straconsigliato.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  23/06/2008 18:12:46
   5½ / 10
come spesso mi capita quando mi trovo di fronte a un film di Bertolucci,io non riesco a trovare quella "poesia" o "magia" che riescono a vedere gli altri...
A mio avviso questa è una normale storia di un amore difficile e che viene raccontato con la solita lentezza comune al regista...la solita lentezza che stanca lo spettatore meno paziente...
che ci posso fare?

sonhador  @  25/10/2007 20:50:47
   8 / 10
il solito film di classe firmato Bertolucci..pura poesia. Consigliatissimo

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