la banda del brasiliano regia di John Snellinberg Italia 2010
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la banda del brasiliano (2010)

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locandina del film LA BANDA DEL BRASILIANO

Titolo Originale: LA BANDA DEL BRASILIANO

RegiaJohn Snellinberg

InterpretiCarlo Monni, Luke Tahiti, Luca Spanò, Gabriele Pini, Alberto Innocenti, Massimo Blaco, Luigi Milo

Durata: h 1.30
NazionalitàItalia 2010
Generepoliziesco
Al cinema nel Gennaio 2010

•  Altri film di John Snellinberg

•  Link al sito di LA BANDA DEL BRASILIANO

Trama del film La banda del brasiliano

Tra le fabbriche della periferia pratese è rinvenuto il corpo senza vita di un bambino di dieci anni, precedentemente scomparso. Il giorno successivo, in un ufficio di Vaiano, un impiegato di cinquanta anni, Massimo Gori, viene rapito. L'ispettore Brozzi, vicino alla pensione, è incaricato di seguire il caso, assieme al giovane e inesperto Vannini. I sospetti cadono sulla "banda del Brasiliano", che ha precedentemente tentato - goffamente - di rapire altri soggetti. I rapitori sono quattro ragazzi sulla trentina: il Biondo, il Mutolo,il Randagio e il Brasiliano. Il movente del rapimento è in realtà decisamente insolito. Soltanto le indagini dell'ispettore Brozzi, perseguitato dai ricordi del passato, e di Vannini potranno far luce sul caso.

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Voto Visitatori:   6,72 / 10 (9 voti)6,72Grafico
Voto Recensore:   8,00 / 10  8,00
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Voti e commenti su La banda del brasiliano, 9 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  19/09/2011 23:20:33
   7 / 10
Il film è divertente e interessante. Si vede benissimo che è un film fatto in economia, quasi artigianale (è costato "solo" 2.000 Euro!), Sceneggiatura, riprese, dialoghi, recitazione, montaggio ne risentono in qualche maniera, si vede infatti che sono molto spontanee e poco professionali. Questo però non disturba affatto, anzi, essendo questo aspetto nel film scoperto e ammesso, lo si accetta e lo si apprezza per quello che è. Non avendo grandi pretese, il tutto riesce a piacere e a fare buona impressione.
Il film si salva inoltre anche per il fatto che cerca chiaramente di esporre e veicolare un particolare messaggio di tipo sociale. Questo intento è esposto in maniera smaccata e quasi didattica, ma ciò è un "difetto" tipico di chi non è esperto e affinato e che si trova quindi a ricorrere per esprimersi all'esposizione diretta, senza tanti fronzoli. Il messaggio è molto interessante perché rivela molto di più di quello che esprime direttamente. La dice lunga sullo stato emotivo e di consapevolezza di se stessi e del mondo, che ha l'attuale generazione giovanile.
Poi io sono particolarmente legato a questo film in quanto è stato concepito e girato nella città che mi ha visto nascere e vivere i miei primi 20 anni di vita: Prato. C'è da dire però che Prato resta comunque abbastanza sullo sfondo, permettendo così a ognuno di noi di identificarsi con i ragazzi della storia.
Gli artefici di quest'opera sono un gruppo di giovani appassionati di cinema di genere italiano anni ‘70 (quello conosciuto come "poliziottesco"), riuniti sotto il nome collettivo di John Snellinberg (americanizzando, proprio come usava una volta nel cinema italiano). La coralità, l'amicizia e la voglia di divertirsi insieme la si percepisce in ogni fotogramma del film e dà il tono di freschezza, vivacità, ironia e gioia di recitare che è uno dei pregi del film. Altra conseguenza è il fatto che non esiste un vero protagonista del film, giusto perché l'intento è quello di dare un ritratto di una generazione.
Usando lo stile tipico di Tarantino, si utilizza un modello fatto di eventi di cronaca eclatanti e di icone artistiche dei film del passato (la base della cultura giovanile attuale) per nobilitare e dare un "valore" al proprio modo di vivere e pensare (in genere tenuto ai margini della società). Questo modello viene un po' scimmiottato e trattato in maniera un po' "sciamannata" (per dirlo alla pratese) ed è forse questo il difetto principale del film. Stride molto nei personaggi il fatto di voler essere gangster con quello che effettivamente appaiono (dei poveri bischeri). Tra l'altro i caratteri non sono mai adeguatamente approfonditi, i personaggi si limitano a dire, a enunciare, ad apparire, non "sono". In ogni caso si riesce a dare loro una sufficiente caratterizzazione.
Spicca il personaggio del Commissario Brozzi (il piccolo-grande attore Carlo Monni), l'unico che fa intravedere inquietudine, profondità, amarezza, fatalismo. Poco, troppo poco comunque e anche qui non abbastanza sviluppato.
Quello che conta nel film è far passare il messaggio di accusa nei confronti della "generazione" degli attuali 50enni (quelli che hanno fatto il '68) di avere "tradito" le nuove "generazioni", di avere pensato solo a loro stessi e ad avere abbandonato i giovani al loro destino, disinteressandosi di loro, addirittura accusandoli di inezia, pigrizia, parassitismo. Il film finisce con un avvertimento: la pazienza dei giovani sta per finire, o si fa qualcosa per loro oppure passeranno a vie di fatto estreme.

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2 risposte al commento
Ultima risposta 20/09/2011 14.11.46
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  23/08/2010 01:14:13
   7 / 10
ATTENZIONE. il commento potrebbe contenere anticipazioni.

" avete spremuto tutto senza pensare al futuro, chè tanto la fortuna và fatto cadè tutto dal cielo: i polizieschi, la macchina, il lavoro in comune. C'avete lasciato i gusci, i gusci ciucciati della RAI, di Cinecittà, dello Stato (...) c'avete dato i soldi per andà al cinema e c'avete tolto i film (...) c'avete dato i mezzi e tolto gli scopi"

Polizziottesco pane e salame (anzi, pane e lampredotto), girato da un gruppo di ragazzi pratesi, "La Banda del Brasiliano" è un "filmettino" poco più che amatoriale che a mio avviso possiede una incredibile forza grezza come quella che un contadino semianalfabeta potrebbe sprigionare al microfono di un convegno politico. In un folle mix tra un "Piano 17" e un " Tutta la vita davanti", con una spruzzata d'atmosfera alla pasticciaccio brutto, il film di Snellimberg riesce a colpire e far riflettere malgrado l'assoluta (presunta) non professionalità che sembra pervaderlo. C'è entusiasmo in questi ragazzi, un entusiasmo che fa bene al cinema e che va solo plaudito. Non si può tacere una evidente mediocrità di recitazione, alcune forzature di sceneggiatura e un pessimo audio in presa diretta, ma tutto passa in secondo piano rispetto alla genuinità, alla voglia di gridare, allo straordinario omaggio a un cinema che fu e che li ha segnati:
-Poster della "Banda del gobbo" e dia altri film del genere nella capannina dove portano l'uomo rapito.
- Escursione dei protagonisti al cinema per guardare "Milano Odia"
( - l'intellettuale: "Tomas Milian è sempre un pò troppo sopra le righe"
- Ma vatte a vedè un film coreano del c.azzo)
- Film nel film di uno dei rapitori di chiaro stampo polizziotesco (con rapito costretto alla visione...)
- Addirittura, interrogatorio finale di uno della banda che confida alla polizia che si vergogna di essere così "moscio" invidiando la generazione kattiva degli anni 70, che menava e uccideva.

Se questo è il mezzo e la cornice, fortissimo è il fine e il contenuto. Questa generazione di trentenni è allo sbando. I nostri padri hanno vissuto l'età dell'oro, il boom, il lavoro sicuro, senza pensare affatto ai propri figli, ragazzi che per la prima volta nella storia appartengono a una generazione messa peggio della precedente. Tanto che i ragazzi si sentono per questo più vicini ai loro nonni che ai loro padri perchè i primi, cresciuti nella povertà e nella disperazione, hanno raggiunto con sacrificio quel benessere poi goduto dai secondi e spremuto fino all'ultima goccia. E qui cade alla perfezione la figura dell'ispettore interpretato da Monni, emblema dei "vecchi" anch'essi, forse, più vicini ai nipoti che ai propri figli. In questo senso il sorriso che fa alla fine dell'interrogatorio al Brasiliano ha un mondo di cose dietro.
E così il rapimento di un impiegato comunale da parte dei 4 precari, a imitazione del cinema che amano, non sarà nè a fini di lucro nè di violenza. Sarà soltanto una maniera per guardarlo in faccia e, con il cuore in una mano e un trattamento fine rapporto nell'altra, urlare la propria disperazione, fargli sentire il proprio fortissimo, forse vano, grido d'aiuto.

4 risposte al commento
Ultima risposta 23/08/2010 21.56.50
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