il posto delle fragole regia di Ingmar Bergman Svezia 1957
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il posto delle fragole (1957)

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locandina del film IL POSTO DELLE FRAGOLE

Titolo Originale: SMULTRONSTÄLLET

RegiaIngmar Bergman

InterpretiVictor Sjöström, Bibi Andersson, Ingrid Thulin, Gunnar Björnstrand, Jullan Kindahl, Folke Sundquist, Björn Bjelfvenstam, Max Von Sydow

Durata: h 1.31
NazionalitàSvezia 1957
Generedrammatico
Al cinema nell'Agosto 1957

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Trama del film Il posto delle fragole

Un anziano e rispettabile professore di medicina, mentre si reca all'università di Lund per ricevere un'onoreficienza si trova a fare il bilancio di un'esistenza giunta al suo crepuscolo e vissuta con troppa freddezza nei rapporti con gli altri esseri umani.

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Voto Visitatori:   8,88 / 10 (201 voti)8,88Grafico
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Voti e commenti su Il posto delle fragole, 201 opinioni inserite

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dragonfly  @  15/10/2004 18:04:49
   10 / 10
E' un onore votare per primo questo grande capolavoro del cinema. Bergman è il regista che più ammiro, per la grande capacità di costruire nel film una relazione molto forte con lo spettatore. I film di Bergman hanno tutti un comun denominatore: la contruzione di un universo famigliare fatto soprattutto di donne (belle, Liv Ullmann in primis, ma anche Bibi Anderson e Ingrid Thulin) in cui l’uomo è l'unico valido protagonista. Questo film riesce a trasmettere sentimenti che nell'arte si credevano perduti: riflessioni sulla vita umana, sul passato, sulla missione dell'uomo sulla terra. Bergman non cerca una giustificazione teologica su chi siamo e cosa stiamo facendo, ma evidenzia la vecchiaia come apice della costruzione di una vita che noi stessi scegliamo e che solo alla fine possiamo scoprire se e come è stata producente o utile. Il film acquista un grande fascino nei momenti surreali, del sogno esistenziale, dove ogni oggetto è la rappresentazione della vita del protagonista. E' forse banale chiamarlo road-movie. Perchè attraverso il suo commuovente viaggio il protagonista ricorda il suo passato, la sua giovinezza. Un viaggio alla ricerca del tempo perduto, dove la solitudine della vecchiaia diventa una sana meditazione sulla vita e la morte. Un intreccio tra realtà, sogno e ricordo.
Il film inizia con le indimenticabili parole del professor Borg " "I nostri rapporti con il prossimo si limitano per la maggior parte al pettegolezzo e ad una sterile critica del suo comportamento. Questa constatazione mi ha lentamente portato ad isolarmi dalla cosidetta vita sociale e quotidiana. Le mie giornate trascorrono in solitudine". Queste parole sono una vera e propria predizione di ciò che succederà nel film. Il viaggio in macchina diventa piano piano anche un viaggio nell' interiore, un cambiamento nella vita del professore. Come direbbe paul, un viaggio nei meandri dell'animo umano e delle turbazioni del protagonista.
Nei sogni, quello iniziale, quello in cui Borg trova se stesso nella bara, la partita di scacchi, il riconoscimento accademico, troviamo un'infinità di simboli, e, per una volta, il mondo simbolico bergmaniano è molto chiaro (anche se non vorrei dargli un'interpretazione rapida altrimenti dovrò polemizzare nuovamente contro le teorie di cash).
Straordinario il "produttore-regista" Victor Sjostrom nei panni del professore, qui alla sua ultima e rimpianta interpretazione. Brave anche le donne, con un'ambigua Thulin e una solare Bibi Andersson. Apparizione fugace di Max Von Sydow, altro grande attore bergmaniano. Un film da primo posto nella top ten, non tanto per l'eccellente livello tecnico (fotografia, scenografia e montaggio sono superlativi, ma per il messaggio e per i tanti sentimenti che riesce a trasmettere anche a distanza di anni.



8 risposte al commento
Ultima risposta 25/10/2004 13.26.50
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