centochiodi regia di Ermanno Olmi Italia 2005
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centochiodi (2005)

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locandina del film CENTOCHIODI

Titolo Originale: CENTOCHIODI

RegiaErmanno Olmi

InterpretiRaz Degan, Luna Bendandi

Durata: h 1.30
NazionalitàItalia 2005
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 2007

•  Altri film di Ermanno Olmi

Trama del film Centochiodi

Coinvolto in una difficile indagine un giovane professore dell'università di Bologna decide di mollare tutto e cambiare completamente vita. Si trasferirà in un casolare abbandonato sulle rive del Po e qui instaurerà una serie di rapporti d'amicizia e amorosi con la comunità del posto.

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Voto Visitatori:   6,60 / 10 (68 voti)6,60Grafico
Premio dei critici (Ermanno Olmi)
VINCITORE DI 1 PREMIO DAVID DI DONATELLO:
Premio dei critici (Ermanno Olmi)
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Voti e commenti su Centochiodi, 68 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  30/03/2007 23:02:33
   8½ / 10
In realtà esistono ancora i film in grado di far meditare e riflettere, e con questo rispondo a un lettore che ha scritto di "Stalker" , e se posso azzardare di dirlo ce ne sono piu' del passato, solo che la gente raramente va a vederli.
Il mio voto non è solo a un grandissimo autore del cinema italiano, ma al senso di questo film, che ha la forza di proporre un messaggio universale invitando chiunque a comprendere che la vera ragione della Vita sta in noi.
Credo che possa smuovere gli animi di quei vescovi e sacerdoti che dovrebbero farne proseliti per comprendere che non esiste ragione spirituale senza prima aver conosciuto la ragione e la Dimensione Umana della vita.
Con questi presupposti, lo splendido film di Olmi ambisce a un recupero etimologico e filosofico anche dei vangeli, facendoci riscoprire quanto l'essenza della metafora sia indispensabile anche per qualunque laico o ateo, colto a conoscere la Vita attraverso non la Parabola di C.r.i.s.t.o. ma nella dimensione individuale che la colloca.
E' probabile che all'inizio tutto sembrerà risibile, insolitamente grottesco: cosa significa quest'Olmi così farsesco, queste sequenze che sembrano riportare ai fasti di un fenomeno à la Dan Brown? E' questione di pochi minuti, e non abbiamo ancora metabolizzato il film.
Nella dimensione del protagonista ("La felicità del vivere è falsa... in una simile epoca, è forse la follia la soluzione della nostra esistenza?" ) viviamo le tappe ultraterrene che lo conducono al suo esilio, a tratti primordiale (come in Castaway cfr. Zemeckis) ma vicinissimo - è questa la novità - alla vita terrena ben piu' dell'eremo chiuso nei suoi pensieri in una realtà monastica.
I Cento chiodi del titolo trafiggono pagine di testi sacri e so benissimo quanto le parole "c'è piu' verità in una carezza che in tutte le pagine dei libri" possa suscitare perplessità in chi preferisce a volte - come me del resto - rifugiarsi nella lettura per scordare certe realtà quotidiane (lo stesso Olmi ha dichiarato "a cosa sono necessari i libri? a renderti consapevole che un caffè con un'amico è piu' importante" parafrasando una celebre frase del film.

Suggerisco un'altro contrasto: per quanto la sua figura sia (volutamente lo so) iconostasi(izza)ta Raz Degan diventa il Messia, in quanto portatore di un "verbo" che tutti sono in grado di raggiungere e individuare.

L'ultimo Olmi non propone alfine un messaggio "rivoluzionario" ma soverchia un tradizionalismo di imposizioni prive di vero dogma (quindi di vera fede) riuscendo mirabilmente a esprimere allo spettatore proprio tutti quei parametri che avrebbe dovuto già interiorizzare come "propri".

Non è nella Fede in D.i.o. che noi ritroviamo l'amore per gli altri, la capacità di privarci del materialismo, la dimensione quasi arcaica di un'interazione nella collettività, il voler brindare "con amici e nemici" allo stesso modo, ma nella ricerca di una dimensione libera e individuale verso il mondo che ci circonda.

Per questo la frase "chi non ricomincerà dal principio non potrà mai conoscere la verità" mi sembra emblematica quanto il finale: tutti abbiamo bisogno di una risposta, che è dentro di noi.

L'uomo, il viandante, il misterioso "ospite" parla a loro come se fosse realmente il nuovo Messia: il film è profondamente religioso e al tempo stesso contro la stessa etica che produce le guerre e gli odi tra popoli. come insegna la coraggiosa frase "Sarà D.i.o. nel giorno del giudizio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo"

Le splendide ambientazioni del paesaggio del Po, con la sua gente privata di una dimensione ancora popolare e populesca (certi retaggi nostalgici al mondo rurale dell'"albero degli zoccoli") e le minacciose ruspe atte a danneggiare l'ambiente sfociano nel sociale-ambientalista, quasi fossimo sul set del discusso "Still life" vincitore a Venezia e uscito da pochi giorni nelle sale.

Per certi versi un film piu' affine a un Soldini che allo stesso Olmi, decisamente sobrio e accorato, mai pedante e artificioso, come una struggente forma di resistenza (non proprio ribellione) alla visione Materialista del Mondo, attraverso cui l'osservazione degli elementi della terra (acqua vento fuoco, pure la pioggia) porta il concetto di "spirituale" alla forza estrema e rara di un'abbraccio universale con il bisogno di "recupero", a nome di uno dei piu' acuti osservatori di una società evolutiva regredita nella propria sterile sopravvivenza.

p.s. sarebbe straordinario, poi, che certe adolescenti cerebrolesi vedessero questo film senza pensare che c'è Raz Degan e senza abbandonarsi ai suoi verdi occhi languidi, sic

13 risposte al commento
Ultima risposta 16/04/2009 16.53.14
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