il tempo che ci rimane regia di Elia Suleiman Belgio, Francia, Italia, USA 2009
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il tempo che ci rimane (2009)

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locandina del film IL TEMPO CHE CI RIMANE

Titolo Originale: THE TIME THAT REMAINS

RegiaElia Suleiman

InterpretiElia Suleiman, Saleh Bakri, Ali Suliman, Amer Hlehel, Menashe Noy, Nati Ravitz, Lotuf Neusser, Avi Kleinberger, Ziyad Bakri, Ehab Assal, Alon Leshem, Lior Shemesh, Daniel Bronfman

Durata: h 1.45
NazionalitàBelgio, Francia, Italia, USA 2009
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 2010

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Trama del film Il tempo che ci rimane

Attarverso la storia di Fuad, membro della resistenza palestinese, dalla creazione dello stato d'Israele nel 1948 ai giorni nostri, si traccia la ricerca dell'identità di suo figlio. L'esistenza stessa di questo sconvolgimento politico porta Elia Suleiman, attore nel suo stesso film, a chiedersi: è lui a portare la Palestina con sé o è la Palestina ad estendersi al resto del mondo?

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Voto Visitatori:   7,57 / 10 (7 voti)7,57Grafico
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Voti e commenti su Il tempo che ci rimane, 7 opinioni inserite

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Crimson  @  06/06/2010 23:54:07
   7½ / 10
A quasi otto anni di distanza dal suo film-rivelazione 'Intervento divino', Elia Suleiman torna a non proferire parola (espediente raro, originale e funzionale): è il suo sguardo allucinato il mezzo attraverso il quale ogni silenzio del film genera una potenza comunicativa superiore al linguaggio parlato.
La cifra stilistica è maturata, l'architettura del film interseca con abilità i tratti surreali a-la Tati con una trama più composita e scorrevole, che prende spunto da numerosi episodi autobiografici.
Il film così ripercorre la storia della famiglia Suleiman a partire dalla nascita dello Stato d'Israele (1948). Il padre Fuad fabbrica armi clandestinamente e si distingue per la sua umanità (salva la vita a due persone) e resistenza all'occupazione dell'esercito israeliano. Anche se Elia non è ancora nato, questa è la parte più autobiografica e meno avvincente; ma un punto di partenza indispensabile affinchè tutto il resto della narrazione cominci a nutrirsi dell'elemento della Ripetitività, strumento-cardine del cinema di Suleiman.
E' attraverso la ripetitività tambureggiante delle situazioni (le migliori riguardano il vicino di casa e l'impossibilità di pescare in pace) che la descrizione si sposta al 1970 (con Elia che a dieci anni viene ripreso a scuola per aver definito l'America dapprima 'colonialista' e successivamente 'imperialista'), anno in cui muore il presidente egiziano filo-palestinese Gamal 'Abd al-Naser, che segna profondamente le speranze palestinesi. Ogni riflesso politico e sociale è sempre filtrato attraverso episodi apparentemente di poco conto, intimi, famigliari.
E' a partire dalla descrizione dei primi anni '80 che il film lievita. Elia parte per gli Stati Uniti lasciando una situazione profondamente lacerata e quando torna il tempo non ha minimamente scalfito le stesse condizioni che lo avevano costretto a partire. In un incrocio sempre più geniale tra elementi onirici e realtà, lo stile trova un'armonia singolare, trasmette un senso di prigionia sadica; al linguaggio parlato subentra quasi definitivamente un silenzio straniante. Le sequenze più belle sono quelle in cui E.S. cerca di scuotere la madre semi-inferma, o assiste impotente al suo decadimento. E' il medesimo senso di scoramento che prova osservando, fuori dal proprio contesto famigliare, una convivenza con la guerra e l'odio ormai radicata tanto da impregnare il tessuto sociale stesso.
Molte sequenze restano impresse, dal fantomatico salto con l'asta del muro di Gaza alla lotta tra militari e infermieri per accaparrarsi un ferito.
La sequenza del carro armato è sufficiente per esprimere il senso del film e della capacità del regista di far confluire il surreale nel reale, e viceversa - perchè in fondo, il messaggio è che ormai il limite è talmente invisibile che i due piani sono equivalenti.

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Ultima risposta 15/06/2010 21.14.06
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