Recensione shanghai dreams regia di Xiaoshuai Wang Cina 2005
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Recensione shanghai dreams (2005)

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locandina del film SHANGHAI DREAMS

Immagine tratta dal film SHANGHAI DREAMS

Immagine tratta dal film SHANGHAI DREAMS

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Immagine tratta dal film SHANGHAI DREAMS

Immagine tratta dal film SHANGHAI DREAMS
 

Vincitore del premio della giuria al Festival di Cannes 2005, "Shangai Dreams" approda nelle sale italiane, sperando non finisca nel dimenticatoio come spesso accade nel nostro paese per i film orientali che non sono horror.
Il film è diretto da Wang Xiaoshuai che non è nuovo ai festival e che aveva già vinto il Gran Premio della giuria nel 2001 al Festival di Berlino con il film "Le biciclette di Pechino".

La pellicola è ambientata nella Cina del 1983 e racconta le vicende di una famiglia che vive nella periferia del paese. Il padre, in anni passati, era stato costretto dalle nuove normative del governo cinese, che mirava a rafforzare le fabbriche dell’entroterra, a trasferirsi a lavorare da Shangai a una piccola cittadina rurale sperduta nella Cina. Ora, dopo anni di stenti, il suo sogno è quello di riportare la famiglia a Shangai e per farlo si trasforma in un padre padrone frustrato che impedisce alla figlia diciannovenne di vivere la sua vita e i suoi amori, perseguitato dal sogno di ritornare alla sua città natale e di evitare quindi ai figli di rimanere legati a quel piccolo paese.

Wang Xiaoshuai scegli quindi di raccontare una piccola vicenda, persino banale se vogliamo, ambientandola però in un preciso periodo storico e in un’altrettanto precisa zona geografica. Decisamente affascinanti e inconsuete risultano, infatti, le locazioni del film, che esplorano un paesino scalcinato, povero e privo di prospettive. Molto interessante anche l’epoca, che ci racconta una Cina anni ’80 sia dal punto di vista folcloristico e sociale, mostrando persino una festa di giovani ragazzi cinesi con tanto di canzoncina e balli, sia dal punto di vista storico.
Il contesto storico del film, però, viene tenuto decisamente in secondo piano, e il regista sceglie di dare spazio alle vicende della famiglia, in particolar modo della ragazza. Sotto questa prospettiva a mio parere il film è pienamente riuscito e riesce a raccontare una storia forse banale e già vista ma decisamente efficace e toccante, proprio grazie al contesto storico in cui è inserita. Probabilmente sarebbe stato interessante approfondire maggiormente questo aspetto, ma sono sicuro che si tratta di una precisa scelta del regista: è evidente durante tutto il film, infatti, che ciò che interessano a Xiaoshuai non sono tanto le vicende storiche, quanto piuttosto le ripercussioni che esse hanno avuto sulle famiglie coinvolte.

Dal punto di vista narrativo e cinematografico, il film è estremamente lento, e questo non sarebbe un problema se non fosse che tecnicamente la pellicola non regala nulla di partcolarmente interessante. Xiaoshuai mantiene la cinepresa immobile o quasi per tutta la durata del film e sembra limitarsi ad utilizzare l’obiettivo come un occhio che guarda, senza prendere posizioni e senza inquinare la storia con invenzioni visive degne di nota. A tal proposito, ottimi alcuni dialoghi in puro stile teatrale, dove la scena è occupata per intero dagli attori e la telecamera è fissa su di loro, senza stacchi, anche per lunghi periodi.
Siamo ben lontani, insomma, da un tipo di cinema cinese alla Wong Kar Wai, dove la tecnica e la regia si amalgamano alle storie e diventano un ulteriore caratteristica del film. In "Shangai Dreams" il perno principale sono la storia e gli attori che la recitano. Riguardo al cast ottima l’interpretazione del padre (mi sarebbe piaciuto ascoltare i dialoghi e i litigi con la moglie in lingua originale), mentre monoespressiva risulta la ragazza che interpreta la figlia, ma probabilmente lo impone il personaggio: in tal senso la giovane attrice riesce comunque a dare coerenza ed efficacia al personaggio, e non è poco.

Credo che "Shangai Dreams" sia un buon prodotto cinematografico e che film come questo debbano essere sponsorizzati e distribuiti meglio nel nostro paese.
Più che meritato il premio della giuria al Festival di Cannes.

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Recensione a cura di stefano76 - aggiornata al 14/12/2005

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