c'eravamo tanto amati regia di Ettore Scola Italia 1974
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c'eravamo tanto amati (1974)

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locandina del film C'ERAVAMO TANTO AMATI

Titolo Originale: C'ERAVAMO TANTO AMATI

RegiaEttore Scola

InterpretiNino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Stefano Satta Flores, Giovanna Ralli, Aldo Fabrizi, Federico Fellini, Marcello Mastroianni

Durata: h 2.04
NazionalitàItalia 1974
Generecommedia
Al cinema nel Settembre 1974

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Trama del film C'eravamo tanto amati

Tre ex compagni di lotta partigiana si dividono dopo la guerra per ritrovarsi di tanto in tanto intorno al tavolo di una modesta trattoria della vecchia Roma che è testimone del loro cambiamento e del cambiamento del Paese.

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Voto Visitatori:   8,48 / 10 (70 voti)8,48Grafico
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO CÉSAR:
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Voti e commenti su C'eravamo tanto amati, 70 opinioni inserite

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stratoZ  @  10/09/2025 15:07:45
   9½ / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

"Volevamo cambiare il mondo, invece il mondo ha cambiato noi"

Capolavoro assoluto di Scola, per quanto mi riguarda è una delle commedie più belle di sempre ed uno degli apici della commedia all'italiana, che bisogna ammettere, ha mantenuto altissimi livelli per parecchio tempo "C'eravamo tanto amati" ad ogni visione mi lascia un vuoto ed una malinconia incredibile, lo trovo forse il film che descrive l'Italia del dopoguerra in maniera più completa, tramite la lunga storia di tre amici, ex partigiani che hanno contribuito alla liberazione dell'Italia dal fascismo e sognavano un futuro migliore.

Prima di tutto bisogna dare merito alla sceneggiatura, perfetta in tutto, soprattutto nella sua descrizione dei caratteri, con i tre amici che intraprenderanno percorsi paralleli ma alla lunga lontani, che mostrano tre modi diversi di approcciarsi agli ideali che tanto conservano, vi è Antonio, interpretato dal mitico Nino Manfredi, che dopo la guerra ha trovato lavoro come infermiere, convinto della proprie idee, risultando comunque una voce fuori dal coro durante il dominio della Democrazia Cristiana, ha sempre svolto il suo lavoro con professionalità, diciamo che il suo personaggio rappresenta l'attivista più moderato, quello che mantiene fede ai suoi ideali ma non si sbilancia per essi, e soprattutto non rinuncia a nulla della sfera privata, magari gli viene negata qualche promozione per via del suo credo politico, ma in linea di massima mantiene una vita dignitosa, a differenza di quello che accade a Nicola, il personaggio più radicale del film, professore appassionato di cinema, fedelissimo ai suoi ideali di sinistra, al punto da litigare con i suoi superiori al cineforum per delle critiche a Ladri di Biciclette, uno dei suoi film preferiti, Nicola è un uomo talmente tanto incollato ai suoi principi che non fa eccezioni, finendo per perdere moglie e figli, trasferendosi a Roma alla ricerca di una nuova fortuna, visto che al suo paese ha fatto terra bruciata, complice anche una marcata mentalità provincialotta, e che finirà in solitudine a scrivere per qualche giornale saltuariamente. L'opposto accade al personaggio di Gianni, avvocato dagli alti ideali che tuttavia rinuncia alla lotta per accasarsi con la figlia di un ricco imprenditore edile, col quale crea una sorta di rapporto di complicità, Gianni si occupa di nascondere e rattoppare tutto il marcio della sua azienda, mentre il vecchio gli fa vivere una vita particolarmente agiata e lo rende suo prossimo erede, una tentazione enorme per Gianni, dal momento che col vecchio lavoro percepiva uno stipendio da fame, Gianni rappresenta l'uomo dagli alti principi che ha trovato il posto a sedere più comodo ed ha rinunciato temporaneamente ad essi, solo che il tempo passa, e tornare indietro diventa sempre più difficile, finendo per restare intrappolato in un matrimonio con una donna che non ama, e rimanendo totalmente solo, nella sua lussuosa villa, una volta che lei viene a mancare.

Quello che tiene uniti questi tre personaggi, oltre che l'esperienza in guerra, è anche Luciana, donna di cui inizialmente si innamora Antonio, ma che diventerà anche compagna di Gianni ed avrà un breve rapporto con Nicola, scandagliando le vicissitudini nel corso degli anni, il film propone un montaggio pieno di salti temporali, che mostra un veloce scorrere del tempo in una finestra temporale che va dall'immediato dopoguerra agli anni settanta, passando dal boom economico e varie tensioni politiche del tempo, l'opera diventa presto una descrizione minuziosa e romantica del cambiamento dei tempi nella nazione, e prende, soprattutto verso la fine, una svolta crepuscolare che personalmente ho adorato, aumentando esponenzialmente l'amarezza, ma si distacca dalle semplici questioni sociali e politiche, che comunque sono un ottimo pretesto e si concentra su concetti più universali, lo scorrere del tempo che pian piano affievolisce gli ideali, mostrato da tre punti di vista diversi, quello che lotta con le unghie e con i denti, quello che accetta quasi passivamente il - non - cambiamento e quello che è disposto a far parte del sistema per stare più comodo, Scola propone una scena più bella dell'altra, mi viene in mente la lunga sequenza a Lascia o raddoppia, con la partecipazione di Mike Bongiorno, che mostra tutta la voglia di rivalsa di Nicola, la sua fame di giustizia sociale e la divulgazione culturale che vuole proporre per assicurare all'Italia un futuro migliore, tutte cose che si scontrano col format di un programma superficiale verso il quale Nicola non riesce a comunicare efficacemente, sbagliando l'ultima fondamentale risposta per il suo essere logorroico ma anche per aver interpretato male la domanda, ecco questo momento potrebbe essere la metafora perfetta della comunicazione politica di sinistra, magari dalle nobili intenzioni ma che si va a scontrare con dei media che non rendono giustizia ai suoi valori, causando anche qualche malinteso, il tutto reso in maniera anche comica dalla reazione di Nicola, che arriverà a fare causa al quiz per cinque volte e vedrà anche ripetere lo stesso aneddoto anni dopo dallo stesso De Sica, quando oramai la sua voglia di cambiamento sembra essersi totalmente spenta, lasciando spazio alla disillusione.

Altro grande momento, è la cena in cui si riuniscono i tre, con Gianni, l'unico ricco, che tramite una riflessione accende la polemica in una serata fino ad allora tranquilla, causando una forte lite tra Antonio e Nicola, che arrivano anche ad avere una colluttazione, ecco la scena in cui Antonio e Nicola si menano mentre Gianni prova a dirgli che è ricco sfondato e devono prendersela con lui è un'altra metafora sociale enorme, che denuncia la guerra tra poveri che si ammazzano per qualche discrepanza di ideali mentre i ricchi che ci speculano sopra ne sono totalmente immuni.

Poi c'è anche la componente sentimentale, la storia con Luciana e le varie relazioni dei tre amici, vista soprattutto dal punto di vista di Antonio, uomo semplice a cui l'amata viene portata via da Gianni, che tuttavia la lascerà per mettersi con la figlia del ricco e sporco imprenditore edile, una tentazione troppo forte per resistere, ma anche il più grande rimpianto della vita di Gianni, che soltanto dopo vent'anni capirà di non aver vissuto con la donna che amava, ma di essersi accontentato per una buona posizione ed una marea di soldi, il rapporto tra Antonio e Luciana invece è ben scandagliato dagli anni che passano e dai continui salti temporali in cui i due si incontrano abbastanza casualmente, nei quali Scola regala sequenze splendide, mi viene in mente il fortuito incontro sul set de "La dolce vita" alla Fontana di Trevi, in cui tra l'altro sono presenti anche i veri Fellini - scambiato per Rossellini in un momento particolarmente esilarante - e Mastroianni, ma anche la scena pre finale, mentre Luciana fa la fila per iscrivere il figlio più piccolo a scuola, l'ennesimo momento di solidarietà e lotta sociale che nonostante tutto sembra continuare.

Che dire, ce ne sarebbe da parlare per giorni, "C'eravamo tanto amati" in ogni sequenza, in ogni dettaglio, mostra l'Italia ed il vissuto dei protagonisti sotto una lente romantica, malinconica, disillusa, personalmente mi lascia gli occhi lucidi ad ogni visione, una di quelle commedie perfette che racchiude la quintessenza dell'amarezza e dell'analisi sociale del grande cinema italiano del periodo, con un cast clamoroso che da il meglio di sè, da Manfredi a Gassman, che penso sia quasi scontato che recitino alla perfezione, dalla Sandrelli a Satta Flores, nel suo personaggio macchiettistico ma estremamente credibile - che meraviglia è la scena in cui narra ogni inquadratura della Corazzata Potemkin sulle scalinate di Piazza di Spagna? - arrivando anche a Fabrizi nel ruolo dell'imprenditore approfittatore - vi è anche un piccolo cameo di Sora Lella, nel suo ruolo più tipico -

Film semplicemente straordinario.

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