sin city regia di Frank Miller, Robert Rodriguez USA 2005
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sin city (2005)

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locandina del film SIN CITY

Titolo Originale: SIN CITY

RegiaFrank Miller, Robert Rodriguez

InterpretiBruce Willis, Jessica Alba, Clive Owen, Mickey Rourke, Brittany Murphy, Rosario Dawson, Nick Stahl, Elijah Wood, Benicio Del Toro, Jaime King, Devon Aoki, Alexis Bledel, Michael Clarke Duncan, Carla Gugino, Josh Hartnett, Michael Madsen, Rutger Hauer

Durata: h 2.06
NazionalitàUSA 2005
Genereazione
Al cinema nel Giugno 2005

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Trama del film Sin city

Sin City è infestata da criminali, poliziotti corrotti e donne sexy, alcuni cercano vendetta, alcuni redenzione e altri entrambe le cose...

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Voti e commenti su Sin city, 591 opinioni inserite

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Gruppo REDAZIONE amterme63  @  09/07/2011 12:17:15
   6 / 10
Se visto dal punto di vista del puro divertimento, “Sin City” è un film che può piacere, soprattutto a chi è appassionato del mondo dei fumetti. E’ anche molto interessante ed efficace la particolare tecnica visiva impiegata. Direi che da questo punto di vista è un esperimento riuscito. La stilizzazione scenografica e ambientale è infatti assai funzionale allo spirito della storia, dandole la giusta atmosfera.
Il film però si ferma qui, ai pregi tecnici e recitativi. Il resto è una riproposizione manierizzata e decadente di stereotipi e tipologie usate, riusate, strasfruttate. Non bisogna farsi fuorviare dal contenuto estremo e violento, dall’aspetto esteriore apparentemente anticonvenzionale delle storie; le tipologie caratteriali, i meccanismi narrativi, la logica dei valori in gioco (lotta bene-male) sono più o meno le stesse dei film di cassetta “politically correct”, tipo quelli di Spielberg. Semplicemente i termini in gioco vengono rivisti e a volte rovesciati (dalla parte del “bene” ci stanno categorie - vedi prostitute, avventurieri, spogliarelliste - che in un film vecchio stile starebbero dalla parte del male e viceversa nel male assoluto ci sono categorie che in passato avrebbero rappresentato il bene - polizia, politici, legge, famiglia) ma il trattamento è il medesimo (l’eroe è forte, duro, deciso, non ha paura, è scaltro, audace, corre pericoli gravissimi, è sempre sul punto di cedere o morire, viene ferito e sembra sconfitto, ma poi viene sempre baciato dalla fortuna o salvato dal sempre presente trucchetto dell’ultimo secondo). Lo svolgimento finisce per apparire in tutti gli episodi come già previsto e prevedibile.
Del resto il formalismo, la stilizzazione è l’anima di questo film. L’intenzione è infatti quella di creare una specie di canone del genere pulp, di portarne le caratteristiche a essere evidenti, a diventare l’oggetto unico della rappresentazione, a essere in qualche maniera celebrate.
Il Pulp è per sua natura vampiresco, vive appropriandosi e rielaborando forme altrui. Ricicla schemi, forme e rappresentazioni di forte impatto violento ed estremo con il solo scopo di intrattenere lo spettatore annoiato e in cerca di forti emozioni. E’ costretto sempre a superare se stesso, ad andare sempre oltre, se vuole raggiungere tutte le volte lo scopo prefissato. Il tutto si riduce quindi a un discorso di forme e meccanismi atte ingenerare emozioni estreme e a suscitare identificazione e ammirazione per l’eroe/i. Per questo “Sin City” è un’opera molto formalista, manierista e stilizzata. Non c’è assolutamente alcun briciolo di realismo, persino dal punto di vista esistenziale. Tutto è idealizzato, filtrato da schemi. Non c’è storia, sviluppo, rimando. Tutto è fisso e cristallizzato in ruoli.
Stranamente questo film mi ha fatto venire in mente il cinema americano degli anni 40-50. L’atmosfera chiusa, artificiosa di “Sin City” mi ha ricordato i film che si svolgevano interamente in uno studio, riproducendo in maniera fittizia ambienti esterni. Anche i film di quel periodo seguivano uno schema ben preciso e prefissato, in cui si stava attenti a lasciare fuori ciò che era sconveniente e proibito. In “Sin City” lo schema si rovescia, si sta assolutamente attenti a non far entrare qualcosa di umanamente normale o regolare, tutto deve essere rigorosamente estremo, sconveniente, macabro, sadico, cattivo. Nondimeno esiste un bene e un male ben delineati, anche se non si distinguono più per i mezzi usati. Uno schema formale rovesciato, ma sempre di schema formale si tratta.
Intrattenimento, divertimento, distrazione, evasione e basta? Sì e no. Sì perché formalmente e contenutisticamente lo è, no perché nella società in cui viviamo l’intrattenimento è diventato il principale mezzo con cui si diffondono valori etici e sociali. Questi film qualche effetto collaterale lo hanno. Ad esempio creano abitudine e assuefazione alle storture sociali e interesse morboso verso ciò che è estremo. Contribuiscono a far perdere la nozione di contesto, di causa-effetto. Il mondo, l’essere umano viene visto come fisso, ineluttabile, guasto e negativo di suo. Non c’è nulla da fare, non vale la pena occuparsene, l’unica cosa da fare è vivere la propria vita in maniera individualista e chiusa, autodifendersi e fregarsene, non occuparsi del mondo esterno irrimediabilmente guasto e corrotto. I rapporti interpersonali (al di là della ristrettissima cerchia delle persone a cui si tiene) valgono poi solo per il taglio estremo che prendono. “Sin City” asseconda e diffonde in qualche maniera (anche se indirettamente) questo atteggiamento.

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