eden (2025) regia di Ron Howard USA 2024
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eden (2025) (2024)

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locandina del film EDEN (2025)

Titolo Originale: EDEN

RegiaRon Howard

InterpretiJude Law, Vanessa Kirby, Daniel Brühl, Sydney Sweeney, Ana de Armas, Felix Kammerer, Toby Wallace, Richard Roxburgh, Paul Gleeson, Ignacio Gasparini, Jonathan Tittel

Durata: h 2.00
NazionalitàUSA 2024
Generethriller
Al cinema nell'Aprile 2025

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Trama del film Eden (2025)

La crisi del 1929 ha provocato una generale sfiducia nel sistema capitalistico, che ha avuto conseguenze anche in Europa, e in particolare in Germania, dove il tracollo economico ha fornito terreno fertile all'ascesa del nazismo. In questo contesto, il medico e filosofo tedesco Friedrich Ritter diventa una celebrità per aver abbandonato la civiltà ed essersi trasferito in un luogo disabitato della Galapagos, l'isola di Floreana, insieme a Dore Strauch, sua discepola e amante.

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Voto Visitatori:   5,89 / 10 (18 voti)5,89Grafico
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Voti e commenti su Eden (2025), 18 opinioni inserite

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gianni1969  @  09/12/2025 16:28:21
   3 / 10
Noioso,storia gia' trita e ritrita,il cast funziona ma non basta per far sprofondare il film

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  19/08/2025 15:10:00
   5 / 10
Il cinema di Ron Howard è abbastanza classico nel suo incedere, fondamentalmente ottimista nei suoi intenti, ma in questo caso abbastanza atipico nella sua cupezza di fondo. Il concetto stesso di Eden e razza umana è abbastanza paradossale perché la natura primordiale dell'uomo in un ambiente selvaggio, come in quello civilizzato, si mostra in maniera graduale ed inesorabile. Si cerca l'utopia ma il distacco da un contesto civile si rivela per l'incapacità di convivere e condividere pacificamente. Intolleranza, manipolazione ed egoismi vari prevalgono. C'è un bel cast a disposizione ma l'incedere del racconto è statico, tra cui alcune inverosimiglianze abbastanza palesi. Un film non molto riuscito e da ricordare per lo spreco del cast.

Mauro@Lanari  @  26/07/2025 18:27:38
   5 / 10
Darwin estese le osservazioni compiute alle Galapagos su flora e fauna non solo a botanica e zoologia ma pure all'antropologia, applicandovi l'evoluzionismo e la selezione naturale con l'idea spenceriana di sopravvivenza del più adatto ("fittest"). Spencerismo o darwinismo sociale che sia (la seconda espressione fu coniata in chiave critica circa vent'anni dopo "L'origine delle specie" del 1859, dal giurista anglo-irlandese Joseph Fisher nel 1877 e dal giornalista anarchico francese Émile Gautier nel 1879), quest'approccio ha fornito alle dinamiche conflittuali umane una spiegazione più efficace, convincent'e parsimoniosa di quella elaborata da Marx ed Engels: le nostre comunità non fanno eccezione alla piramide (catena) alimentare dove pesce grosso mangia pesce piccolo. In seguito s'è dimostrata l'effettiva realtà anche ominide di tale piramide di sopruso, sopraffazione, sfruttamento, parassitismo, predatorietà, vessazione con lo schema Ponzi del 1920. Un paio d'ipotesi in parte non soltanto mie (Vittorio Renzi, Claudio Gargano): 1) Howard è stato indotto a questo film, il cui working title era proprio "Origin of Species", poiché la vittoria per la fitness maggiore va alla famiglia piccoloborghese, erede degl'eroi di "Tredici vite", e non a misantropi emuli di Nietzsche e Schopenhauer o allo spregiudicato rampantismo d'una prostituta falsoaristocratica; infatti è la trasposizione cinematografica del memoir di Margret Wittmer e non di quello di Dore Strauch, la compagna di Ritter; 2) il mensano (amico di Rask?) ex missino e laurea in teologia Giulio Base, nuovo direttore del TFF, l'ha selezionato come programmatica opera d'apertura poiché ne sottoscrive la tesi: Ritter ed Eloise sono luciferini nell'hybris, mentre i Wittmer sono gl'Adamo ed Eva postlapsari ch'accettano la condanna pur di sopravvivere. Sarebbe stato più potente se diretto da Herzog o Trier, più brutale se girato da Tarantino o Winding Refn, più desolato se firmato da Malick o Weir, più sovversivo se realizzato da Boorman o Peckinpah, ma non ha null'a che fare né con loro né con "Cast Away" (Zemeckis 2000) o "Paradiso Amaro" (Payne 2011). L'ex "Happy Days" confeziona un biopic crudo nei limiti d'Hollywood, subdolamente didascalico, abbastanza squallido nell'ideologia, proponendo se stesso a modello.

1 risposta al commento
Ultima risposta 30/07/2025 02.26.46
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stratoZ  @  10/05/2025 11:51:42
   5 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Fondamentalmente "Eden" è nella media dei film di Ron Howard, autore che penso abbia avuto qualche altino, ma anche tanta mediocrità, di cui non vedevo un film dal 2018, quando uscì lo spin off su Ian Solo, essendomi ampiamente stufato del suo cinema, ecco questo non fa eccezione, "Eden" è un film fortemente derivativo, a cui si può riconoscere il merito di essere ben più cupo rispetto alla restante produzione del regista ma di certo manca di originalità, creando un calderone particolarmente variegato in cui viene mostrata la più tipica e banale critica alla società occidentale e al capitalismo, quel capitalismo invadente che arriva anche in un'isoletta sperduta delle Galapagos, grazie ai media che già al tempo stavano ingranando tanto - ricordiamo l'ascesa dei totalitarismi fu favorita da una massiccia campagna mediatica - con la storia del dottor Ritter che diventa di interesse mondiale e attira gente curiosa, tra cui questa coppia, venuta per seguire le loro orme, che fin da subito ripudieranno sperando non riescano ad adattarsi alla vita selvaggia, e questa baronessa, una sorta di arrampicatrice sociale con i suoi schiavi e il grande sogno di costruire un Hotel di lusso nel mezzo di questa isoletta totalmente incontaminata, la metafora è chiara fin da subito, il resto del film aggiunge relativamente poco, tirando in ballo svariati argomenti senza mai dare una visione approfondita, dalla storia della baronessa col nome lunghissimo che potrebbe essere un personaggio di Fantozzi, il suo controllo sugli uomini grazie all'enorne bellezza - ed in effetti, dagli torto con Ana De Armas - e le sue bugie pur di riuscire ad imporre la sua visione, la tematica dell'uomo che nella natura torna ai suoi istinti più selvaggi, con l'etica del dottor Ritter che progressivamente si spegne, passando dall'essere vegetariano convinto al mangiare anche animali per necessità, fino a quella critica intrinseca riguardante lo stesso Ritter sull'apparenza in contrasto con la loro scelta di voler vivere lontani dalla società borghese, accennando al fatto che Ritter stesso invia le sue lettere ai giornali per acquisire una certa notorietà e ammirazione, mentre filosofeggia sull'isola nella scrittura del suo libro a detta sua rivoluzionario.

Ma il tutto è trattato in maniera così superficiale che lo spettatore non ha il tempo di metabolizzare, la sceneggiatura mostra tutte le sue falle in una scrittura che presto si impantana su se stessa e diventa una sorta di faida tra queste famiglie per la sopravvivenza sull'isola, con continui contrasti, momenti di pura crudeltà gratuita - la baronessa che arriva ad ordinare ai suoi uomini di non aiutare la donna che sta partorendo e loro che le obbediscono nonostante le sue urla di dolore e i cani randagi che la vogliono sbranare mi sembra francamente eccessivo e caricato - che alla fine puntano più ad una polarizzazione dei personaggi per dare una soddisfazione di pancia allo spettatore piuttosto che farlo ragionare sulle tematiche, tipica scelta furbetta di Ron Howard per accalappiare il pubblico.

Mediocre.

alberto1234  @  21/04/2025 18:06:05
   3½ / 10
Ma cosa sono andato a vedere a cinema? Tornato da due giorni di mare stanco del viaggio, la sera decidiamo di andare a cinema nonostante la stanchezza, vedere un film tipo cast away o robinson crosue ho pensato ne potrebbe valere la pena. Avevo 10 anni mio padre mi regalò una telecamera e giravo film a casa mia o nel cortile, imitando terminator e compagnia bella....beh che dire siamo lì come qualità e recitazione. Non ho parole, si salva solo perche' e' una storia vera e la parte piu' bella e' la fine con le immagini di repertorio. Miglior attore burro, dialoghi inesistenti tutto inverosimile, ripeto se dovete buttare i soldi così siamo messi male, meglio film senza budget che queste schifezze. Spesso le cose semplici sono le migliori ma qui siamo a livello demenziale, tutto bocciato fotografia montaggio tutto.

Filman  @  15/04/2025 11:16:57
   4½ / 10
E' inquietante l'idiozia che può accomunare alcuni film distanti tra loro decadi, seppur con ambientazioni simili come un'isola tropicale in cui protagonisti vogliono diventare dei rudi pionieri "in reverse" (ovvero abbandonare la civiltà per ritornare ad uno stato più selvaggio). Certamente Mosquito Coast e The Beach, a cui si fa riferimento, erano molto più folli, ma la sensazione che anche questo sia stato scritto in un mix di vodka e allucinogeni è forte e presente.
Non si tocca mai quel tipo di trash fortunatamente (o sfortunatamente), ma i personaggi sono così inspiegabilmente cangianti che le loro azioni sono randomiche e le loro reazioni sono del tutto patetiche e privano di senso la chimica che esiste o dovrebbe esistere tra un personaggio X e un personaggio Y (chimica che dovrebbe essere alla base di un racconto di questo tipo, con un microcosmo che sfocia nell'idea di homo homini lupus).
Non può essere certo il "tratto da una storia vera" a giustificare il delirio concettuale e l'assenza di costruzione delle pochissime dinamiche narrative che esistono in questo film.
La verità è che bisognerebbe iniziare a storicizzare la figura di Ron Howard, uno dei padrini di Hollywood, e iniziare a raccontarlo per quello che è, ovvero un regista così abile nell'auto-produzione che è riuscito ad avere successo anche con film insopportabili (Cocoon e Cindarella Man). Per carità, allo stesso modo parliamo di un mestierante così tanto abile nel suo lavoro da ottimizzare la godibilità di alcuni suoi film, come Rush. Eppure il tempo ci sta mostrando come A Beautiful Mind stia invecchiando teneramente, dimostrazione della forza che i suoi film hanno sul brevissimo tempo ma non sul lungo. Perché alla fine parliamo del regista di Splash e del Grinch, non certo il più illuminato degli artisti americani, col tempo diventato colui che ha trasposto i libri di Dan Brown, creandosi una fan base di complottisti, e di Elagia Americana, scritto da JD Vance.
Ron Howard è la cattiva Hollywood.
EDEN è la cattiva Hollywood.

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