il caso paradine regia di Alfred Hitchcock USA 1947
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il caso paradine (1947)

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locandina del film IL CASO PARADINE

Titolo Originale: THE PARADINE CASE

RegiaAlfred Hitchcock

InterpretiGregory Peck, Alida Valli, Charles Laughton, Ann Todd, Charles Coburn, Ethel Barrymore, Louis Jourdain, Leo G. Carroll, Joan Terzel

Durata: h 1.56
NazionalitàUSA 1947
Generegiallo
Al cinema nel Maggio 1947

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Trama del film Il caso paradine

Il colonnello Paradine, valoroso e facoltoso ufficiale, viene trovato morto nel suo letto. La vedova è la prima a essere accusata. Nel corso dei ripetuti colloqui con l'imputata, l'avvocato difensore si innamora di lei trascurando la giovane moglie. Studiando il caso, il legale si imbatte in uno strano personaggio, il cameriere del colonnello, rimasto fino allora nell'ombra...

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Voto Visitatori:   7,42 / 10 (19 voti)7,42Grafico
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Voti e commenti su Il caso paradine, 19 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

guidox  @  22/01/2012 20:11:10
   7½ / 10
meno affascinante di tanti altri film del Maestro, per la trama un po' telefonata e in certi tratti un po' forzata; e poco brillante, nonostante il cast sia di prim'ordine.
però sprigiona una gran forza nonostante queste premesse, perchè come al solito l'aspetto psicologico emerge eccome e ci sono dei momenti nel processo che arrivano diretti allo spettatore.
in finale, un'ottima pellicola.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  08/11/2011 00:53:50
   8 / 10
Tra gli incompresi della filmografia del maestro, "Il caso Paradine" è un maestoso melodramma giudiziario attentissimo ai ritratti psicologici dei personaggi: l'avvocato è l'emblema dell'uomo hitchcockiano tipo, inizialmente sicuro nella professione e negli affetti, poi vittima della rete di una donna fatale che lo farà precipitare in un vortice di instabilità; c'è poi l'impercepibile dark lady piena di segreti; e la moglie fedele e virginale, piena di conflitti interiori e di insicurezze (forse la figura meno riuscita da un punto di vista sceneggiativo perché troppo 'complessata').
La storia è molto affascinante ma le sciagurate pressioni del produttore Selznik (che addirittura arrivò ad attribuirsi gran parte della sceneggiatura) smorzarono irrimediabilmente la vena morbosa che unisce difensore e accusata, rendendo a tratti verbose le scene in tribunale. Per fortuna Hitch ripara con una regia di altissimo livello: memorabile come presenta in scena in maniera analoga sia la Valli che Peck, stupefacente l'entrata in aula di Jourdain attraverso una lunga panoramica circolare che pone al centro il volto altero e sprezzante della Valli, geniale la ripresa angolare dall'alto di Peck nel momento in cui ammette alla corte il suo fallimento (noi lo giudichiamo dall'alto come perdente alla maniera di un giudice supremo, la stessa soluzione ritornerà in "Delitto perfetto").
Perfetti gli attori, su tutti la splendida Alida Valli, indimenticabile nella sua algida bellezza, fiera e lugubre come mai era riuscita ad essere nei lacrimosi polpettoni che le facevano fare in Italia (non a caso il ruolo fortemente negativo che interpretò in questo film fu per lungo tempo un onta che in patria non le venne perdonata).
Tuttavia Hitchcock lo terminò tra enormi difficoltà e sull'orlo della disperazione, scontento sia dei divismi del cast (la Valli pretese di non essere mai inquadrata a figura intera, e il regista non fece mai mistero di aver desiderato come protagonisti Laurence Olivier e Greta Garbo) che delle prepotenze di Selznik, col quale ruppe definitivamente ogni rapporto dopo il film.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  26/02/2011 16:45:06
   7 / 10
Il caso Paradine è un film che promette molto ma che mantiene meno di quanto si era ripromesso. Sceneggiato dal produttore Selznick e diretto da Hitchcock, probabilmente il risultato finale è una specie di compromesso tra la visione del produttore (e sceneggiatore) con quella del regista.
Più che il plot di fondo o tutta la parte del tribunale utili alla tensione drammatica, è ciò che gravita intorno ad essere più interessante: i rapporti tra i personaggi e i personaggi stessi, divisi tra una tranquilla e per certi versi anche soddisfacente quotidianeità e il desiderio represso di cambiamento. Il personaggio della Valli con la sua sola presenza fa emergere questa contraddizione, evidente come nel personaggio di Peck. Tuttavia se Maddalena Paradine svolge in pieno la sua funzione simbolica, il personaggio rimane troppo nell'ombra, certamente per eccessiva sottrazione.

DizionarioFilm  @  01/05/2010 01:48:52
   5 / 10
un Hitchocock decisamente minore, che ha avuto anche la sfortuna di trovarsi immediatamente dopo un colosso come "Notorious". Si possono travare alcuni dei classici spunti Hitchocockiani, ma tutto sommato è poco coinvolgente e decisamente poco incisivo

Gruppo COLLABORATORI elio91  @  14/04/2010 17:28:49
   7½ / 10
Convincente film,un vero e proprio legal-thriller di Hitchcock che,grazie ad una bravissima Alida Valli, riesce ad intrigare fino alla fine pur essendo spesso troppo verboso.
Poche le scene che si ricorderanno per la consueta maestria tecnica del regista,in realtà il film è ottimo specialmente sotto il punto di vista della psicologia dei personaggi,oltre che delle interpretazioni di Peck e quella splendida della Valli. E soddisfa anche nell'apparente happy ending che è in realtà,se ci si pensa,amarissimo.
Troppo macchinoso in più punti,ma sempre di gran classe.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  13/09/2009 16:49:29
   7 / 10
La seconda visione mi ha convinto di più della prima. Resta comunque un film sottotono rispetto agli altri del regista, peccato. Godibile comunque

Neu!  @  22/02/2009 20:37:16
   5 / 10
uno degli Hitchcock più mediocri e inutili

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  05/12/2008 23:20:54
   7 / 10
Nonostante ci siano tutti gli elementi dei film di successo del maestro, questo film non riesce a portarli a grandi risultati. Il fatto è che gli elementi che catturano l’attenzione e avvincono lo spettatore sono un po’ troppo forzati, non risultano naturali e spontanei. C’è un contrastro stridente fra il comportamento dei personaggi e ciò che la storia riesce a farci capire della loro personalità. In altre parole i personaggi agiscono in maniera coinvolgente ma non coerente, chiara o comprensibile.
L’elemento trainante del film è uno dei più tipici: il personaggio centrale del film (la Signora Paradine – un’algida Alida Valli) è o non è colpevole? Il dubbio attanaglia non solo lo spettatore ma anche l’altro protagonista del film, l’avvocato Keane (il solito mediocre Gregory Peck). Nell’altalena dell’incertezza, del mistero, del detto-non detto o fatto intuire, sta tutto il succo e il fascino del film. La signora Paradine è un personaggio positivo o negativo? Senz’altro è un personaggio molto affascinante e misterioso, troppo misterioso, tanto che nemmeno lo spettatore riesce a farsi una ragione di ciò che veramente vuole o ha voluto.
L’avvocato Keane sembra una copia maschile di Rebecca come carattere: convenzionale, modesto ma voglioso di successo, cerimonioso, a volte così candido e ingenuo da sfiorare il ridicolo. Anche lui è vittima del solito amore a colpo di fulmine, scarsamente esplicabile. Stavolta però l’infatuazione rischia di portarlo alla distruzione. L’amore è visto in maniera “americana”, come qualcosa di torbido, pericoloso, che nasconde morbosità. Del resto si tratta di un film ambientato in Inghilterra ma dal contenuto tipicamente americano. Ad aumentare la componente morbosa del film contribuisce anche la figura del domestico Latour. Si tratta di un giovane dalla bellezza maledetta, un po’ luciferina, pieno di reticenze e misteri. Era il servitore personale del Colonnello Paradine, praticamente inseparabile dai tempi della guerra, aveva la camera da letto accanto a quella del padrone. Lui “non serviva mai le donne” come da sua orgogliosa ammissione ed era rimasto interiormente distrutto alla notizia del suo licenziamento, tanto da prenderlo come qualcosa di più di un semplice licenziamento. Sembra un uomo “normale” ma come allontanare l’ombra morbosa dell’omosessualità da questa vicenda?
Altro tema “americano” che viene tirato in ballo nel film è anche quello della giustizia e della natura della pena. La seconda parte del film è occupata dal processo con i suoi riti e colpi di scena che appassionavano molto all’epoca il pubblico. Hitchcock però introduce la figura del giudice impersonato da Laughton che getta una grave ombra sulla serietà, sulla competenza e disinteresse con cui viene amministrata la giustizia. Il sospetto è che spesso ci si faccia prendere la mano dai ruoli e che si goda del proprio potere a prescindere dalle conseguenze che può avere (come ad esempio una condanna a morte). In questo film c’è una delle prime appassionate prese di posizione contro la pena di morte, pronunciate dalla moglie del giudice: “C’è già la vita che pensa a fare del male e a far soffrire le persone, perché devono meritare anche la morte?”. Frase accolta con malcelato disprezzo e mostra di cinismo da parte del marito-giudice.
La conclusione del film è stavolta in tutto e per tutto quella tipica del film americano dell’epoca, con l’uscita di scena dei personaggi “maledetti” (ma così affascinanti) e con la vittoria dell’onestà, del retto amore e della speranza, nonostante i pericolosi sbandamenti, le ingenuità e gli errori.
A parte le incongruenze, le troppe zone d’ombra, i troppi dialoghi, anche in questo film c’è sempre la grande capacità di Hitchcock di catturare l’emozione e di ammaliare con scene di grandissimo effetto tecnico e artistico. Non c’è male quindi.

Gruppo COLLABORATORI paul  @  22/05/2008 14:53:28
   9½ / 10
Interpretato magistralmente e diretto come sempre in maniera geniale dal grande Maestro. Un film da gustarsi tutto d'un fiato. Lo collocherei di mezzo punto sotto colossi hitchcockiani quali "Psycho" , "Il delitto perfetto" o "L'uomo che sapeva troppo", ma si tratta comunque di un imperdibile capolavoro.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  05/03/2008 13:12:07
   9 / 10
"Il caso Paradine" è una di quelle pellicole del maestro che collocherei in mezzo tra i suoi minori ed i più riusciti.
Io credo sia un film che fa da cerniera alla maturazione artistica di Alfred Hitchcock, per una sceneggiatura priva dei classici tocchi di genio, le trovate, ben isolate tra loro, che secondo me contraddistinguono i suoi "minori", e da una regia che mette suspance con le inquadrature, il montaggio, con un preciso uso della macchina da presa e la direzione degli attori.
Il film è tutto questo, è un film stupendo, con un tocco di noir che coinvolge fino in fondo lo spettatore.
Si sa Alfred non era un regista dei messaggi, ma da puro intrattenimento e questo film, nei suoi sapienti incastri ne è la prova lampante.
Tuttavia traspare quella che era una diffidenza, secondo me, nei confronti del sistema giudiziario, "vedrai che uomo, le giurie se innamorano subito", ed è l'unico motivo per cui mi spiego le continue inquadrature della particolare figura del giudice, ed i suoi ammiccamenti, non avendo quest'ultimo un ruolo decisivo ai fini della trama, se non mi è sfuggita..
Infine il compito ingrato degli avvocati, l'inseguimento di una verità irrazionale, giocata sulle apparenze, e in particolar modo sui sentimenti, un vero pericolo per la società.
Bellissima e perfetta per il ruolo Alida Valli, non amo invece Gregory Peck, mi dispiace non averlo apprezzato per la fotografia a causa di una pessima edizione del dvd (ERMITAGE Bologna).

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento Giordano Biagio  @  25/11/2007 13:59:32
   8 / 10
Grande cura e buona atmosfera drammatica funzionale al gusto per lo spettacolo dell'epoca. Film lento, tutto costruito a tavolino nei minimi dettagli, recitazioni seriose e prive di umorismo tipiche del primo Hitchcock.

Tasselli che si incastrano a sorpresa lasciando soddisfatto il gusto per le soluzioni degli enigmi apparentemente impssibili.

Pink Floyd  @  20/11/2007 17:22:56
   9 / 10
Alida Valli.

Il film è lei.

Una pellicola incentrata sulla volontà di un individuo.
Un prodotto particolare, avulso dall'abituale thriller di stampo Hitch, che partorisce il suo personaggio più complesso e maledetto (forse alla stregua di La donna che visse due volte).
Alida Valli è la donna in grado di soggiogare a se chi desidera; Hitch ci dipinge il volto di una donna che, a modo suo ama con passione travolgente, eppure resta impassibile, conscia del suo peccato dinanzi alla legge.
Il giudizio è l'altro elemento, rappresentato da un lato dai volti della gente e dell'altro dal cinismo del magistrato -un biblico C.Laughton -

Non va ricercata la suspence, ne tantomeno l'azione.
Le scene sono lente, ma poco importa con un'analisi sulla protagonista così interiore e un sibolismo talmente fitto.

Da rilevare la passionale prova di Gregory Peck ma va resa giustizia: quanto di suo abbia messo in questa pellicola Alida Valli è un atto d'amore per l'arte.
Quanto poco sia stata considerata questa attrice nello scenario cinematografico internazionale lascia dubbi e perplessità.

2 risposte al commento
Ultima risposta 29/05/2008 22.23.33
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Dick  @  06/11/2007 16:22:36
   8½ / 10
Melodramma giudiziaro che attraverso la sua vicenda mette in mostra un gioco di passioni davvero ben orchestrato.

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento Jellybelly  @  24/09/2007 22:16:42
   8½ / 10
Hitchcock prende a prestito dal noir la femme fatale e le costruisce attorno un giallo giudiziario atipico, detrutturandone la carica sensuale: Alida Valli - bellissima - seduce con la sola personalità, in maniera drasticamente lontana dalla lascivia di una Hayworth o dalla peccaminosa diabolicità di una Stanwyck. Nessuna occhiata maliziosa, nessuna sigaretta tra le dita, nessuna volontà di piegare gli uomini al proprio volere: semplicemente una carica centripeta innata, cui fa da necessario effetto un'ineluttabile potenza distruttrice.
Il vortice disegnato dalla Sig.ra Paradine non risparmia neppure Il "buono" Gregory Peck, in un ruolo che può considerarsi l'antesignano di quello che interpreterà ne Il buio oltre la siepe.
Fondamentale.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  06/01/2007 16:15:13
   7 / 10
ci sono molte cose che mi sono piaciute,altre un po meno...comincio da quello che mi è piaciuto:
l'effetto "gabbia"...non so se avete notato le sbarre che caratterizzano alcune sequenze,in gabbia è il protagonista che ama una donna che non puo amare anche perche è ingabbiato dal suo lavoro e dal fatto che è una persona sposata...due scene su tutte:la prima dove peck parla in maniera morbosa della sua assistita e la moglie ascolta il discorso(proprio dietro alcune "sbarre")
poi quando il protagonista entra nella camera della donna abbiamo una sequenza in prima persona dove gli occhi di peck guardano il letto della donna assistita ma questa visione viene in parte ostacolata dalla presenza di queste sbarre!solo un sogno impossibile(sopra il letto abbiamo proprio un ritratto della donna desiderata)...
tutto il suo modo di fare durante il processo per salvare la donna anche quando tutto sembra compromesso è davvero enigmatico...
non per forza il maestro deve fare dei film thriller,perche da altri commenti vedo come tutti cercano la tensione...questo è un giallo ed è quasi perfetto...
dico quasi perche come finisce la storia mi ha un po deluso...

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Ultima risposta 05/03/2008 13.24.51
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Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  10/05/2006 18:47:37
   6 / 10
Probabilmente il peggiore di Hitchcock, con la tensione che rimane bassa per quasi tutto il film. Lo salva parzialmente la morale. Ho qualcosa da ridire anche sull'attore protagonista, non all'altezza (di solito gli attori dei film di Hitchcock sono bravissimi nei loro ruoli).

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Ultima risposta 05/03/2008 13.26.41
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Crimson  @  26/03/2006 11:11:02
   6½ / 10
"Il caso paradine" è uno dei film che apprezzo di meno di Hitchcock. Non è un film brutto, e sicuramente ha una morale di fondo interessante, ma non è proprio il massimo. Le scene in tribunale sono anche belle, ma ci sono parti poco coinvolgenti, su tutte la lunga visita alla casa del defunto, in cui l'avvocato conosce il misterioso cameriere.
Insomma è un Hitchcock un pò diverso. Oltretutto i film giudiziari di per sè mi attirano poco.
L'elemento migliore del film è Alida Valli: bellissima, e conferisce al proprio personaggio un fascino esemplare.

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Ultima risposta 05/03/2008 13.30.46
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Ch.Chaplin  @  21/03/2006 21:00:07
   7 / 10
tante belle parole ma secondo me resta il film meno riuscito del maestro della suspense, e - a parte i primissimi - li ho visti quasi tutti. le cs ke dici kowalsky sn assolutamente assodate, ma sn cs ke + o meno ci si aspetta qnd c si accinge a vedere una pellicola del grande genio del thriller..nn c'è nulla ke mi faccia dire note d alto gradimento, tt abbastanza nella norma..e, diciamola tutta, è anke parekkio noioso in alcuni punti, nn a caso si tratta d un dramma/giallo giudiziario..se nn c fosse gregory peck kissà ke dormite ke c sarebbero sate nelle parti del tribunale

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Ultima risposta 05/03/2008 13.32.38
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  06/05/2005 19:34:04
   8 / 10
(Londra... non molto tempo fa)
Uno dei film più incompresi di Hitchcock. E invece è un'opera di grande interesse visivo teologico psicologico e persino "spirituale". Con un sarcasmo senza precedenti, Hitch si beffa dell'alta società, mostrano - nell'arco di pochi minuti - prima la ricca protagonista nella sua fastosa dimora, e poco dopo consegnata alle maglie della giustizia mentre si aprono porte e serrature di un lugubre carcere. Hitch e il suo personalissimo
"giudizio universale" : tutto nel lasso di un breve tempo, fra l'altro filtrato da un prologo che sembra già aver sondato il tempo in precedenza. Ha un respiro classico, il film, da pamphlet giudiziario, ma in realta' è davvero ben poco tradizionale. Il tempo sonda un crimine già in atto, e Lady Paradine osserva il ritratto del marito scomparso come se tutto fosse già scritto. Hitch ha creato un dipinto apparentemente incompiuto, ma ha preteso di farlo così. La storia, dunque, inizia abbastanza insolitamente come se esistesse già un primo, inesistente film. Poi, è un film di donne (e mariti), anche contro chi lo accusa da sempre di misoginia. Donne che esibiscono gioielli, che parlano dei rispettivi consorti, lo status che ingloba l'eterea e dolce Ann Todd nella Grande Famiglia della Giustizia. Di cui fanno parte un giudice abbietto e laido come Laughton - magistrale emblema dell'assolutismo giuridico e della più indomita crudeltà - e la moglie tuttavia idealista ("sì ho pietà. E chi se lo merita più di una donna che ha peccato?") o delusa ("intelligente...anche mio marito lo è ma non è che mi diverta"). Ma presto il film prende una piega ben diversa: la requisitoria da trail-movie è un pretesto, fin quando che si racconta l'esplorazione di un moderno Adamo tentato dalla "sua" Eva. Frutto proibito di una femminilità altera e raggelante, un'Alida Valli d'oltreoceano nel suo breve esilio hollywoodiano (non infelice come si disse allora), che finalmente si prende la sua bella rivincita davanti alle tante lacrimose vittime designate dei film precedenti girati in Italia (quelli che "parlano al vostro cuore" coniava uno slogan). A modo suo è perfetta, non filtra altra emozione che l'abuso del fascino di sè come strumento tentatore. Ma non c'è moralismo in Hitch, ma la consapevolezza di un dramma comune a molti uomini tentati dalla bellezza altrui: l'imputata diventa ossessione e immagine perenne, davanti a cui l'integrità morale del brillante avvocato Peck subisce- per sua stessa ammissione -una discesa negli inferi e la caduta definitiva dei vivi sui morti, la fine ineluttabile del finto "paradiso terrestre" dell'innocenza presunta. Nonostante la vischiosa relazione del personaggio Lefevre - personaggio infelice del film di cui Hitch sembra volersi liberare - lo spettatore finisce per parteggiare per entrambi i "contendenti", strumenti di diverso ceto sociale e natura della stessa tentazione carnale (è abilissimo e spietato il modo in cui Hitch sa quanto le donne abbiano il potere di mettere l'uno contro l'altro soprattutto nei contesti previsti dalla storia) Insolito del resto è anche l'epilogo: Eva svanisce nel nulla e il suo destino è segnato, mentre Adamo è condannato a vivere e redimere quanto puo' la sua debolezza. Uno dei temi prediletti di Hitch: la colpa non è soltanto quella dei presunti rei ma anche di chi - presunibilmente - offende la sua dignità.
Forse solo Hugo nella letteratura è riuscito a dar vita a una giustizia implacabile e repellente quanto quella del giudice impersonato da un Laughton tanto inquietante quanto indimenticabile

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Ultima risposta 06/03/2008 09.37.39
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