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Gli ultimi 20

media film 6,69 (13 commenti)I TRE AMIGOS

StIwY @ oggi alle 17:52:10
   5 / 10

media film 6,91 (75 commenti)HOLY MOTORS

CyberWYX @ oggi alle 17:22:20
   7½ / 10
Locandina del film HOLY MOTORSHo visto Holy Motors senza sapere minimamente cosa aspettarmi. Anzi, dalla locandina mi ero fatto un'idea completamente diversa: mi aspettavo qualcosa che avesse veramente a che fare con le macchine, con i robot, magari con una qualche tecnologia utilizzata per parlare d'altro o riflettere su determinate tematiche. Invece non c'entra praticamente nulla.
Anche il titolo del film, in realtà, si svela lentamente.

Quello che emerge poco a poco è una sorta di analisi metaforica del cinema e, soprattutto, della professione dell'attore: una figura estremamente versatile, capace di assumere continuamente nuove identità, ma proprio per questo anche stranamente estraniata dalla realtà. Persone che passano una vita a interpretare altre vite, cambiando volto, corpo, comportamento, emozioni.
Ed è qui che Holy Motors comincia davvero ad acquistare senso.

Il film funziona abbastanza bene. A volte può sembrare persino troppo episodico, quasi estenuante nella continua successione delle situazioni, ma probabilmente è proprio questo uno degli effetti ricercati: farti avvertire la pesantezza del cambiare continuamente approccio mentale e fisico, dell'entrare e uscire senza sosta da una parte, da una vita, da un'identità.

Ed è interessante soprattutto il rapporto che viene a crearsi tra l'attore e questa macchina. L'interprete appare progressivamente consumato dalla necessità di offrire continuamente qualcosa di sé a scene, personaggi e situazioni che magari non appartengono minimamente alla sua indole, che possono perfino diventare emotivamente o fisicamente difficili da sostenere, ma che deve comunque portare avanti perché qualcuno glielo richiede. Proprio come un motore: non decide la destinazione, non sceglie necessariamente il percorso, ma continua a funzionare perché chi guida la macchina ha altre mire, altre necessità, forse persino dimenticandosi di preservare la natura e la resistenza del mezzo stesso.

Tutto è metaforico, tutto sembra concorrere a costruire quella successione necessaria per arrivare lentamente a comprendere quali siano davvero i "sacri motori" che muovono questa macchina chiamata cinema e quanto questi motori possano faticare per portarla a ogni destinazione richiesta.

È chiaramente un film per amanti della settima arte. Non è un film per tutti e non intrattiene perché diverte nel senso più comune del termine: intrattiene soprattutto perché incuriosisce, disorienta e fa riflettere.

Una buona prova di regia di Leos Carax, valorizzata però enormemente dalla prova dei suoi interpreti e soprattutto dalla trasformazione continua di Denis Lavant. E tra le sorprese c'è anche una sempreverde Kylie Minogue, che qui riesce inaspettatamente a farsi apprezzare non soltanto per le doti canore, ma anche per quelle recitative.

Comunque sia, Holy Motors è uno di quei film che lasciano un segno. Non necessariamente perché tutto funzioni alla perfezione, ma perché dietro quella sua struttura assurda, frammentata e a tratti incomprensibile c'è una richiesta di aiuto che vorrebbe trasformarsi in messaggio di speranza verso lo spettatore, chiamato a dare più valore e amore al decadente sistema cinema e a coloro che continuano a farne girare i motori.

media film 8,50 (9 commenti)PASTORAL: TO DIE IN THE COUNTRY

CyberWYX @ oggi alle 16:49:34
   9 / 10
Locandina del film PASTORAL: TO DIE IN THE COUNTRYTra gli apici della produzione di Shuji Terayama, Pastoral: To Die in the Country è una sorta di Amarcord allucinato e profondamente personale, in cui il regista ripensa alla propria infanzia rurale ad Aomori non tanto per raccontarla quanto per interrogarsi sulla realtà ricordata.

Il villaggio diventa così un paesaggio onirico, un dreamscape popolato da memorie, desideri, paure e simboli che sembrano riaffiorare dall'oblio senza mai ricomporsi del tutto. Terayama sembra chiedersi continuamente quanto di ciò che ricorda sia realmente accaduto e quanto, invece, sia stato riscritto dal tempo, dalla fantasia e dal bisogno stesso di dare una forma al proprio passato. Ne nasce quindi un collage di memorie costruito secondo la logica del sogno: rimangono immagini, persone, colori, ossessioni, frammenti che la mente tenta inutilmente di ricondurre a un'unica realtà.

Teatro d'avanguardia, simbolismo ed ermetismo finiscono dentro lo stesso frullatore, ma senza trasformare il film in un semplice esercizio intellettuale. C'è qualcosa di sorprendentemente umano sotto tutta questa stravaganza, soprattutto nel rapporto con la madre, nel conflitto tra appartenenza e desiderio di fuga e nel continuo confronto tra il ragazzo che Terayama era e l'uomo che tenta di ricordarlo.

Registicamente e visivamente è meraviglioso. La libertà espressiva è spinta quasi agli estremi e produce scene e immagini di una potenza tale che molte potrebbero vivere autonomamente come dipinti, fotografie o installazioni. È un film del 1974 che, paradossalmente, trovo ancora modernissimo: fresco, imprevedibile, lontanissimo dalla sensazione di stare osservando un'opera ingabbiata nel proprio periodo storico.

Mi ha ricordato moltissimo Jodorowsky, forse appena meno criptico, appena più interpretabile, ma con una componente autobiografica che rende il suo surrealismo più intimo e, proprio per questo, paradossalmente ancora più difficile da afferrare completamente.

Un film che non mi ha mai annoiato, che continua a stupire mentre lo si guarda e che sembra interrogarsi continuamente sulla propria natura. Un vero capolavoro, grottesco, magico e affascinante, che rivedrei molto volentieri proprio perché dà l'impressione che una seconda visione potrebbe restituire significati completamente diversi dalla prima.

media film 4,00 (2 commenti)BONE LAKE

topsecret @ oggi alle 14:28:39
   4 / 10

media film 6,50 (2 commenti)ROBIN HOOD - IL PREZZO DEL SANGUE

palla78 @ oggi alle 14:11:13
   6 / 10

media film 6,82 (14 commenti)CLASS OF NUKE'EM HIGH

Filman @ oggi alle 12:31:53
   7 / 10

media film 6,00 (1 commenti)BRUCE LEE LA TIGRE INDOMABILE

alex94 @ oggi alle 08:03:02
   6 / 10

media film 6,50 (1 commenti)ASSALTO AL BLINDATO

alex94 @ oggi alle 07:38:14
   6½ / 10

media film 7,53 (16 commenti)I RAGAZZI DELLA PORTA ACCANTO

gianni1969 @ oggi alle 02:10:22
   9 / 10

media film 5,75 (2 commenti)LA SEDIA A ROTELLE

Gruppo COLLABORATORI SENIOR kowalsky @ oggi alle 00:11:23
   6 / 10

media film 7,65 (13 commenti)IL GIGLIO NERO

bleck @ 15/08/2026 23:25:32
   6 / 10

media film 4,00 (1 commenti)LA FINE DI OAK STREET

palla78 @ 15/08/2026 21:34:28
   4 / 10

media film 6,10 (81 commenti)COBRA

CyberDave @ 15/08/2026 21:12:51
   6½ / 10

media film 6,70 (5 commenti)CREATURE LUMINOSE

Setter57 @ 15/08/2026 19:57:56
   7½ / 10

media film 8,00 (70 commenti)TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NELL'AZZURRO MARE D'AGOSTO

BigHatLogan91 @ 15/08/2026 17:28:53
   8 / 10

media film 4,79 (40 commenti)ORE 15:17 - ATTACCO AL TRENO

stratoZ @ 15/08/2026 16:54:10
   4½ / 10
Locandina del film ORE 15:17 - ATTACCO AL TRENOATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Film di Clint assolutamente insipido, nel quale l'autore ricostruisce un fatto di cronaca, come accaduto anche precedentemente, e successivamente nella sua carriera, con l'idea di utilizzare i reali protagonisti come attori, scelta azzeccata visto il poco tempo trascorso tra la realizzazione del film e gli atti di cui narra - nemmeno tre anni - ma a parte questo interessante dettaglio, per il resto l'ho trovato un film totalmente dimenticabile, che fondamentalmente, non racconta nulla se non la storia di questi tre ragazzi, amici da tempo, senza effettivamente mostrare dove vuole andare a parare, lasciando tristemente l'azione soltanto in un piccolo frangente sul finale, smorzando ogni tipo di tensione tramite questi lunghi flashback, che sembrano soltanto allungare il brodo.

E fondamentalmente il film è questa tiritera, i ragazzi che si incontrano da piccoli quando a scuola sono dei ribelli e finiscono dal preside, momento in cui, per via di questo destino in comune stringono una forte amicizia, le fasi della crescita, con ognuno che prende una strada diversa con in mezzo lo sfondo della guerra in Afghanistan, nella quale uno di loro parteciperà sul campo, fino ad arrivare al loro viaggio dei sogni, in giro per l'Europa, ecco questa parte francamente, è il punto più basso del film, non dice nulla, sembra quasi uno spot di qualche pro loco per valorizzare determinati posti, con i protagonisti che passano dal visitare il Colosseo al farsi truffare a Venezia, mangiando un gelato a Piazza San Marco e mangiando in un ristorante di lusso su Canal Grande, passando per le seratone a Berlino ed Amsterdam, fin quando non si arriva finalmente al momento dell'azione, in cui quantomeno, c'è da apprezzare il realismo della messa in scena ed anche un po' di sangue, con l'attentatore che ferisce alla testa uno dei ragazzi.

Diciamo che non mi ha trasmesso nulla, l'ho trovato un mero encomio alle gesta di questi tre ragazzi che eroicamente hanno evitato una tragedia di larga dimensioni, bravissimi, ma facevo prima a guardare un servizio del telegiornale piuttosto che 1 ora e mezza di film.

media film 7,33 (3 commenti)I SWEAR

stratoZ @ 15/08/2026 16:46:36
   6½ / 10
Locandina del film I SWEARATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Interessante biopic che ripercorre la vita di John Davison, trattando efficacemente la Sindrome di Tourette, il film propone un linguaggio semplice, ai limiti del didattico, ma molto adatto al contesto, con una struttura narrativa che divide l'azione in più finestre temporali, andando dagli esordi della malattia, quando John è ancora un ragazzino che frequenta la scuola superiore e gioca come portiere, venendo considerato anche una giovane promessa, purtroppo l'arrivo di questa condizione gli causerà diversi problemi, è qui che il film approfondisce la questione a livello sociale, mostrando le drammatiche conseguenze, dall'incomprensione dei genitori stessi, col padre che arriva ad andare via di casa e la madre stremata psicologicamente, al bullismo subito dai compagni, fino agli stessi rapporti con insegnanti e preside, ancora non del tutto consapevoli di quello che sta passando John, successivamente il film segue un percorso di rinascita, anche grazie al personaggio di Dottie, madre del migliore amico di John che lo prende particolarmente a cuore e lo aiuta ad affrontare le maggiori difficoltà anche senza l'ausilio dei farmaci, andando ad innescare una componente narrativa che mostra gli alti ed i bassi, dai piccoli momenti di felicità ad altri di estrema tensione, piccoli passi che vanno a scontrarsi con una realtà ancora inconsapevole, ancora troppo poco empatica per capire, andando a rimarcare più volte che la sensibilizzazione all'argomento è fondamentale per assicurare una vita normale alle persone affette dalla sindrome.

Il film rimane con uno stile molto in bilico tra il dramma e la commedia, sbilanciandosi raramente, dalle imprecazioni di John, che in certi contesti causano delle amare risate, come nei primi incontri con Dottie, quando le ricorda che ha il cancro, o l'iniziale "Fuck the Queen" - beh ci sarebbero tante persone nel Commonwealth che sarebbero d'accordo con te John -, o ancora, una delle sequenze che mi ha colpito di più è quella quando incontra gli sbirri mentre trasporta quel pacco di droga, alle estreme conseguenze drammatiche, dalla terribile scena dell'aggressione con la spranga, ai momenti in discoteca, che lo porteranno addirittura in tribunale.

Nella parte finale il film lancia un messaggio di speranza, il progetto di John per aiutare altre persone con la Tourette e la costante sensibilizzazione gli fanno prendere un ruolo di rilievo ed utilità sociale, e devo dire, ho apprezzato che lo stile del film non abbia premuto l'acceleratore sulla melensità o sulla retorica.

Nel complesso l'ho apprezzato, l'ho trovato capace di trasmettere una forte empatia, di coinvolgere, di arrivare dritto al punto, non male.

media film 8,65 (184 commenti)PRINCIPESSA MONONOKE

stratoZ @ 15/08/2026 16:26:38
   8½ / 10
Locandina del film PRINCIPESSA MONONOKEATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Grandissima opera di Miyazaki, una delle sue più celebri, e per quanto mi riguarda, una di quelle più mature, ben più oscura dei suoi tipici prodotti, con dei messaggi forti e ben visibili ed allo stesso tempo un estro straordinario nel mettere in scena una storia così colma di mito e attualità, andando a riproporre le sue tematiche più care, come l'ecologismo e lo scontro tra uomo e natura, ma anche andando ad analizzare cinicamente una natura umana guerrafondaia, un eterno conflitto, che sia con la natura stessa, che sia tra le stesse popolazioni in competizione per qualcosa, senza tuttavia scadere in uno sterile manicheismo, quanto mostrando il tutto da un'ottica che lo pone all'interno di uno schema selvaggio come la natura stessa, tracciando un solco tra sopravvivenza e cattiveria nemmeno troppo netto.

L'incipit mostra l'arrivo di questo cinghiale gigante che è diventato una creatura maligna, ad attaccare il villaggio del protagonista, che verrà colpito da una maledizione che lo porterà inevitabilmente alla morte, è così che decide di andare nelle terre di provenienza del cinghiale alla ricerca di una cura, da qui arriva nelle foreste dell'ovest dove vi è in corso questo contenzioso tra gli umani, che hanno fondato una vera e propria città dove estraggono il ferro e producono armi, e gli animali, che si ribellano all'uomo che ha invaso il loro territorio, da qui il protagonista approfondirà questo rapporto venendo a contatto con entrambe le realtà, dalla cittadina comandata dalla Signora Eboshi alle creature della foresta, la stessa Principessa Mononoke, una ragazzina cresciuta dai lupi che prova un forte astio verso gli umani ed il mitico dio bestia, almeno secondo il doppiaggio originale curato da Germano Mosconi, un essere sovrannaturale considerato il dio della foresta che ha il potere di guarire o di assorbire la vita, dall'approfondimento dei contesti si vede come nessuna delle due parti sia realmente cattiva, quanto in realtà sia la paura a dominare le menti delle fazioni, gli abitanti della città del ferro spesso sono degli emarginati, lebbrosi o gente rifiutata dalla civiltà, anche le stesse donne lavoratrici, che tirano avanti la fabbrica, sono considerabili come outsider, almeno per il tempo, tuttavia la poca conoscenza degli esseri della foresta, inevitabilmente porterà ad una faida dalle conseguenze tragiche, come mai nella filmografia del regista il film prende una piaga pessimista, salvo poi finire con un concetto tendenzialmente universale, quello della natura che rinasce sotto altre forme, seppur diversa da prima.

Il film presenta diverse scene straordinarie in cui Miyazaki scatena il suo talento creativo, tra i momenti nella foresta, come la prima comparsa del dio bestia nel laghetto a curare il protagonista, o i vari momenti in cui sono presenti i Kodama, i piccoli spiritelli della foresta, estremamente suggestivi, arrivando ai momenti di lotta che presentano un forte pathos, nei quali le atmosfere si fanno più cupe, una delle scene cardine, ovvero la sottrazione della testa al dio bestia, con questo essere gigante che è formato da liquido nero che tenta a tutti i costi di recuperare la testa, rappresenta l'incubo di una natura distrutta dall'uomo che ne subisce le conseguenze dell'estrema ribellione, non credo sia una coincidenza l'affinità visiva col petrolio, così come il design degli animali indemoniati, con quei vermiciattoli schifosi che sembrano usciti da "Shivers" di Cronenberg, altro elemento oscuro che rende il film un prodotto più orientato ad un pubblico maturo.

Nel complesso è una splendida avventura, tra mito, ecologia, ma anche introspezione, una scrittura ispiratissima accompagnata da una componente visiva di altissimo livello, film stupendo.

media film 6,82 (11 commenti)PROVA SCHIACCIANTE

stratoZ @ 15/08/2026 16:21:03
   5 / 10
Locandina del film PROVA SCHIACCIANTEATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Thriller di inizio anni 90' che riprende goffamente diversi archetipi del noir e li adatta ad una sceneggiatura francamente rivedibile, che punta tutto sul plot twist finale sacrificando la verosimiglianza, ma anche la tensione, venendo penalizzato da una parte centrale macchinosa, che porta i personaggi a rimbalzare da una parte all'altra dovendo costantemente dubitare della realtà e delle persone, tirando la corda a tal punto dal mandare all'aria quel poco di pathos che si era creato.

Il soggetto narra di questa coppia che ha subito un grave incidente, con la moglie che è riuscita ad uscire illesa ed il marito che ha dovuto subire numerosi interventi chirurgici per ricostruire il proprio aspetto ed ha perso la memoria, dal momento in cui viene dimesso dall'ospedale, un po' per casualità, un po' per qualche suggestione lanciata da altri personaggi, inizia una fase investigativa nella quale emergono elementi della vita della coppia, dalla presenza di amanti, da parte di entrambi, a quella di un investigatore privato inizialmente ingaggiato per pedinare la moglie, fino alla misteriosa scomparsa di quello che si ritiene sia l'amante della moglie, il film quantomeno ha il merito di riuscire a sviluppare un'atmosfera torbida, molto vicina al noir, con la moglie che rientra nell'archetipo della femme fatale, ammaliante e di bell'aspetto, che cerca di persuadere il marito e convincerlo di essere dalla sua parte, con una narrazione che pian piano svela diversi retroscena tra adulteri, sospetti e dichiarazioni che sembrano non tornare perché confutate dai fatti.

Il problema di fondo del film è prima di tutto la poca originalità, l'intreccio è tra i più classici possibili e risulta parecchio anacronistico per i primi anni novanta, la messa in scena si attesta sulla mediocrità, il film alterna una componente erotica, vista la natura del rapporto tra i due personaggi principali, ma anche per via del rapporto con l'amante del marito, ad una tensione di fondo che sembra non riuscire a detonare mai.

Abbastanza deludente.

media film 6,00 (1 commenti)GRANDMA'S BOY

stratoZ @ 15/08/2026 16:17:38
   6 / 10
Locandina del film GRANDMA'S BOYATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Simpatica commedia con Harold Lloyd, in cui interpreta un po' quel personaggio che lo ha caratterizzato per buona parte della carriera, il ragazzo timido ed introverso, che deve avere a che fare con un mondo più rude del quale non si sente all'altezza, già la prima immagine è emblematica, il protagonista ancora lattante che ha i suoi classici occhiali tondi, e non è da escludere abbia influenzato Woody Allen, visto il suo usare spesso e volentieri gli occhiali come elemento comico, specie nei contesti più inusuali, il film segue un arco narrativo che passa attraverso il cambiamento del personaggio, dall'iniziale scontro con questo bulletto, contendente della ragazza amata, al compito di scovare e catturare questo pericoloso criminale che minaccia la città, il cambiamento del protagonista passa attraverso l'incontro con la nonna, che lo motiva con un aneddoto sul nonno, durante la guerra di secessione - con annesso flashback in cui il nonno è interpretato sempre da Harold Lloyd, alle prese con i soldati sudisti - e gli dona forza tramite questo amuleto, una sorta di effetto placebo che farà trovare sicurezza all'impacciato protagonista, portandolo ad atti coraggiosi impensabili fino a poco prima, trasmettendo un significato motivazionale su quanto conti la forza di volontà e la predisposizione psicologica per raggiungere determinati obiettivi nella vita.

Il film ha uno stile comico che ricorda i prodotti slapstick del periodo, senza particolari picchi di regia, ma con qualche sequenza tutto sommato carina, come la cattura di "Rolling Stone", il pericoloso criminale, in cui il personaggio, un po' per astuzia, un po' per motivazione, un po' perché aiutato dalla fortuna, riesce a diventare un eroe agli occhi degli altri e soprattutto dell'amata, con anche diverse trovate carine nel percorso che deve fare per portare il criminale alle forze dell'ordine, tra equivoci e goffe cadute, con la macchina che si ritrova ad inseguire il criminale senza conducente, ricordando molto, come in altri prodotti, lo stile di Keaton.

Tutto sommato, non epocale, ma simpatico.
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