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media film 5,50 (1 commenti)L'AMORE STA BENE SU TUTTO

topsecret @ oggi alle 14:38:03
   5½ / 10

media film 6,97 (18 commenti)SILVERADO

stratoZ @ oggi alle 12:56:10
   6 / 10
Locandina del film SILVERADOATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Kasdan realizza un western dalle influenze crepuscolari in un periodo non particolarmente florido per il genere, prima che negli anni novanta qualche perla gli desse uno scossone di vita, "Silverado" presenta tanti omaggi al genere, a partire dai riferimenti all'opera di Ford, con quella sequenze iniziale e la famosa inquadratura attraverso la porta, sviluppando poi il film con una struttura tra road movie e revenge movie, assemblando questa squadra fatta dagli ultimi, ex detenuti, un rapinatore sulla via della redenzione, un uomo di colore costantemente ripudiato dal contesto ancora estremamente razzista, che si andranno a scontrare contro un sistema corrotto ed opprimente, un capitalismo che dissangua la popolazione, spingendo sempre di più sul west, in fondo la struttura ed il significato del film ricordano tanto la storia di Jesse James, mettendo contro i protagonisti una serie di nemici, da una banda di criminali con mire espansionistiche, estirpando le terre dei poveri agricoltori, alla corruzione di uno sceriffo, vecchio compagno di scorribande di uno dei protagonisti, altro elemento crepuscolare che mostra la fine dell'epoca del west più selvaggio, con un vecchio criminale passato dalla parte della legge - e qui è difficile non pensare a "Pat Garrett & Billy The Kid", a proposito di elementi crepuscolari -

Sulla carta tanta roba, considerati anche i grandi mezzi a disposizione, tra un cast di star in cui troviamo Kevin Costner, giovanissimo, nel ruolo del fratellino pazzo che fa una rissa ogni tre per due e ci prova con qualsiasi donna respiri, Jeff Goldblum, una sorta di ludopatico che è arrivato in città dopo aver sposato la sorella del personaggio di Danny Glover e vuole andare scommettere qualsiasi cosa, altri ottimi comprimari come Rosanna Arquette e John Cleese ed il fedelissimo del regista Kevin Kline, delle validissime ambientazioni del far west, una regia ad ampio respiro che regala bei campi larghi e qualche sequenza carina tra inseguimenti e sparatorie, tra cui quella finale in cui i quattro combinano un panico con questo bestiame costantemente tra le scatole, ma il problema del film a mio parere è una parte centrale troppo elaborata, nella quale la narrazione è costantemente divisa nel mostrare le sottotrame di ognuno e perde man mano di pathos ed empatia, andando a spezzettare fin troppo, rendendo quasi difficile seguire ogni dettaglio e smorzando la tensione drammatica.

In ogni caso è un prodotto valido, ma che sa leggermente di occasione sprecata.

media film 7,97 (15 commenti)BERSAGLI MOBILI

stratoZ @ oggi alle 12:53:38
   8½ / 10
Locandina del film BERSAGLI MOBILIATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Boia che bell'esordio questo di Bogdanovich, un film che tramite una metafora semplice ed una scrittura intelligente - il buon Peter ci abituerà a delle grandi sceneggiature - descrive in maniera cinica e senza fronzoli l'America contemporanea, abbracciando il mondo del cinema, dando il punto di vista dell'autore, che inizia la sua carriera come critico e con questo film passa dietro la macchina da presa, prodotto da Corman, il film inizia con la proiezione di "The Terror", uno dei classici del regista, e mischiando finzione e realtà, col buon Boris Karloff che qui interpreta praticamente se stesso, col nome cambiato in Byron Orlok - probabile omaggio a "Nosferatu"? direi di sì - un attore ormai anziano ma ancora attivo, diventato un'icona del cinema di genere, specie l'horror, e che vive una sorta di crisi artistica, nella quale decide di rinunciare a tutto dagli eventi ai prossimi film da girare, con anche un certo risentimento dei produttori, interessanti i dialoghi che nascono da questo contrasto, con Orlok che si sente ormai anacronistico all'interno dell'industria cinematografica, ma anche nei confronti di una società che non trova più nei mostri del cinema il vero orrore, ma nei cruenti fatti di cronaca, ponendo una riflessione anche sul ruolo ormai affibbiato ed impossibile da scollarsi all'attore, venendo riconosciuto solo per quel genere, a tal punto da sentirsi incapace di interpretare personaggi diversi.

Poi c'è la storia parallela di Bobby, che converge all'inizio ed alla fine con quella di Orlok, Bobby è un giovane reduce del Vietnam, che vive in una di quelle famiglie perfette, con la moglie, i genitori ed il fratello, che si riuniscono per pranzare e fanno la preghierina, appassionato di armi, andando spesso a caccia col padre, un giorno Bobby inizia a dare di matto e con le sue decine di fucili e pistole ammazza tutti, è qui che viene mostrata un'America dilaniata dalla violenza, senza un particolare motivo, l'orrore mostrato da Orlok sullo schermo è diventato innocuo per una società che ha vissuto dei grossi cambiamenti ed è arrivata all'orlo, Bogdanovich non si sbilancia mai, non trova un colpevole per questo, anche se la descrizione della famiglia conservatrice, la facilità nel reperire queste armi e il passaggio dal Vietnam, danno dei forti indizi, ma preferisce proporre un confronto col mezzo cinematografico, ed in fondo, la splendida parte finale nel drive in con la proiezione di "The Terror", mostra questo, i castelli di carta del set del film, il trucco abominevole, l'aspetto tumefatto di Orlok, sono diventati innocui, è il fucile di Bobby che invece causa una strage, una sorta di superamento della finzione, che sfocia in una realtà peggiore, non pittoresca, non diluita in quel gusto tetro e kitch del film di Corman, quanto secca, come un proiettile che non lascia scampo.

Una regia grandiosa, una gestione della tensione incredibile, mi vengono in mente gli svariati momenti nella parte centrale, poco prima che Bobby esploda, in cui questo disagio è sintomatico, la scena in cui gioca col padre con le lattine, poi mirandolo, regalando una soggettiva da togliere il fiato, i momenti quando torna la fidanzata a tarda notte con quella luce spot che illumina solo la mano mentre fuma una sigaretta, la successiva esplosione di violenza dentro casa, un sapiente uso dei tempi che tiene lo spettatore con una tremenda inquietudine prima di travolgerlo ed ovviamente, quella lunga scena finale al drive in, un continuo alternarsi dei campi d'azione, con un montaggio serratissimo che narra parallelamente gli arrivi delle ignare vittime e la preparazione di Bobby, con anche qualche momento equivoco vista la difficoltà a realizzare un accadimento del genere.

Grandissimo esordio di Bogdanovich, un film fresco, originale, crudo e con numerosi spunti, tratto tra l'altro da un fatto di cronaca realmente avvenuto, tra le prime perle della New Hollywood.

media film 7,50 (1 commenti)RETURN TO RETURN TO NUKE 'EM HIGH AKA VOL. 2

Filman @ oggi alle 12:27:32
   7½ / 10

media film 6,88 (21 commenti)LA DONNA DELLA DOMENICA

Wilding @ oggi alle 11:03:46
   7 / 10

media film 4,50 (3 commenti)GLI OCCHI DEGLI ALTRI (2026)

Wilding @ oggi alle 10:58:31
   4 / 10

media film 7,70 (5 commenti)PORTOBELLO

Wilding @ oggi alle 10:55:34
   8 / 10

media film 6,00 (3 commenti)THE FRONT ROOM

Wilding @ oggi alle 10:53:17
   5½ / 10

media film 6,42 (6 commenti)LA RIUNIONE DI CONDOMINIO

Wilding @ oggi alle 10:50:35
   6½ / 10

media film 7,15 (17 commenti)SIRAT

Light-Alex @ oggi alle 09:28:11
   7½ / 10
Locandina del film SIRATUn padre si mette alla ricerca della figlia, le cui ultime tracce sono nei pressi di un rave in Marocco. "Scomparsa", però, non è forse la parola giusta: la figlia si è semplicemente allontanata, e il padre sembra non riuscire ad accettare di lasciarla andare. La insegue, dunque, come se attraverso quella ricerca potesse ancora ricucire qualcosa.

Questo è l'incipit e, almeno apparentemente, il filo conduttore di Sirat. Ma ben presto il film si trasforma in qualcosa di diverso: un road movie dal sapore surreale, in cui le tappe del viaggio sono intervallate da sequenze quasi oniriche di paesaggi desertici e da musiche rave ipnotiche, avvolgenti, estranianti. Il deserto diventa uno spazio mentale oltre che fisico, e il viaggio sembra progressivamente perdere la sua dimensione realistica.

Per buona parte del film ci si aspetta che questo percorso conduca, in un modo o nell'altro, a una catarsi del protagonista. Il ritrovamento della figlia, magari; oppure l'accettazione del fatto che se n'è andata. O ancora, più semplicemente, una scoperta di sé. Ci aspettiamo insomma una crescita, uno sviluppo, una traiettoria: non necessariamente un lieto fine, ma almeno l'approdo a qualcosa che dia un senso al viaggio.

E invece no.

A partire dalla seconda metà, e soprattutto dalla tragedia che avviene durante il viaggio, Sirat ci trascina progressivamente in un abisso nichilista. Ed è forse proprio qui che il film trova la sua forza più spiazzante: ci fa capire che non ci sarà nessuna catarsi. Non tutte le esperienze dolorose producono una crescita, non tutte le perdite nascondono una lezione, non tutti i viaggi conducono da qualche parte.

Talvolta le cose vanno semplicemente male. Talvolta la vita ti punisce senza che tu abbia fatto nulla per meritarlo e ti fa precipitare nell'abisso. E per alcuni, anche senza colpa, non ci sarà alcuna rinascita, nessuna presa di coscienza, nessuna possibilità di trasformare il dolore in qualcosa di positivo. Ci sarà soltanto l'abisso e la pena.

Da quel momento in poi, il film diventa un progressivo pugno nello stomaco. E il finale, invece di ricomporre ciò che abbiamo visto, allarga ulteriormente la prospettiva. I pochi superstiti salgono su un treno insieme a dei migranti, in un accostamento che sembra voler ricordare come l'esperienza nichilista e apparentemente assurda vissuta dai protagonisti non sia poi così diversa dagli orrori, spesso altrettanto assurdi e soprattutto altrettanto privi di colpa, che molte persone sono costrette ad affrontare ogni giorno nel tentativo di raggiungere un luogo migliore.

Anche per loro il viaggio non garantisce alcun approdo. Non è affatto detto che il luogo verso cui stanno andando sia quello che speravano di raggiungere.

Ed è forse questo il gesto più amaro di Sirat: negare allo spettatore la consolazione di un senso, di una crescita o di una redenzione, e ricordargli che a volte il viaggio non trasforma nessuno. A volte si parte per ritrovare qualcuno, o per trovare un posto migliore, e semplicemente si finisce nell'abisso.

media film 6,65 (10 commenti)IL GIORNO PIU' CORTO

Gruppo COLLABORATORI SENIOR kowalsky @ oggi alle 01:10:13
   6 / 10

media film 6,42 (6 commenti)TESTAMENT

DankoCardi @ 31/08/2026 23:27:31
   7½ / 10

media film 8,21 (38 commenti)BANDITI A MILANO

Gruppo COLLABORATORI SENIOR kowalsky @ 31/08/2026 22:55:46
   8 / 10

media film 7,51 (61 commenti)ODISSEA (2026)

Memento mori @ 31/08/2026 22:27:53
   4 / 10

media film 7,66 (25 commenti)DRAMMA DELLA GELOSIA, TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA

alex25 @ 31/08/2026 22:22:36
   8½ / 10

media film 8,92 (744 commenti)2001 ODISSEA NELLO SPAZIO

Memento mori @ 31/08/2026 22:22:00
   10 / 10

media film 6,29 (7 commenti)FELICITA'

Memento mori @ 31/08/2026 22:21:08
   4½ / 10

media film 8,00 (1 commenti)THE INVITE - IL PIACERE E' TUTTO NOSTRO

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt @ 31/08/2026 21:12:43
   8 / 10

media film 7,00 (1 commenti)MEMORABILIA - UNA STORIA DI FAMIGLIA

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt @ 31/08/2026 21:12:11
   7 / 10

media film 6,50 (1 commenti)KILER 2

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt @ 31/08/2026 21:10:56
   6½ / 10
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