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media film 5,67 (3 commenti)SCREAM 7

fragolo1980 @ oggi alle 19:29:34
   6 / 10

media film 6,50 (2 commenti)ISPETTORE BRANNIGAN: LA MORTE SEGUE LA TUA OMBRA

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt @ oggi alle 19:11:24
   6 / 10

media film 7,00 (1 commenti)THERE'S NOTHING OUT THERE

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt @ oggi alle 19:10:43
   7 / 10
Locandina del film THERE'S NOTHING OUT THEREGiuro che non sapevo dell'esistenza di questo film. Non vedendo un singolo fotogramma e leggendo solo la trama, There's Nothing Out There è il classico slasher movie con una trama che più basica di così non si può: sette ragazzi che si riuniscono in una casa nel bosco per trascorrere lo Springbreak e divertirsi, incuranti della presenza di una creatura aliena con intenzioni non proprio amichevoli. Sembra il classico slasher usa e getta, distribuito anche fuori tempo massimo, considerando che questo genere era in piena crisi di idee nel 1991, anno in cui è uscito passando inosservato. Tuttavia è indubbio che anticipa di cinque anni lo Scream di Craven, perché gioca molto sul citazionismo, sul meta cinematografico e qualche volta sfondando la quarta parete. Il gioco palese di usare tutti i cliché del genere è presente fin dalla sequenza iniziale. Il personaggio di Mike è fondamentale in questo. Irritante a livelli estremi per il nerdismo sui film horror, codifica i segnali e gli stessi buchi della storia a cui stiamo assistendo. Irritante ma anche comico, che offre il lato comedy di questo film. Kanefsky non ha fatto molto in carriera. Ricordo a malapena Nightmare Man in cui tentava, penso a posteriori, in qualche modo di replicare i meccanismi di There's Nothing Out There. Ho letto che è stato girato con un budget di 120.000 dollari in cinque giorni. E si vede. Non è certamente un film perfetto, ma ha avuto, forse, la sfortuna di uscire nel momento sbagliato. Ci andrei piano prima di affermare che Scream è stato il primo film che giocava con i cliché del genere horror.

media film 6,61 (9 commenti)RESISTANCE - LA VOCE DEL SILENZIO

Chemako @ oggi alle 15:20:59
   7 / 10

media film 6,50 (1 commenti)IL MISTERO DEL CONTE LOBOS

topsecret @ oggi alle 15:10:10
   6½ / 10

media film 7,25 (10 commenti)28 ANNI DOPO: IL TEMPIO DELLE OSSA

VincVega @ oggi alle 14:29:34
   7½ / 10

media film 6,44 (26 commenti)SETTE ORCHIDEE MACCHIATE DI ROSSO

BlueBlaster @ oggi alle 14:23:30
   6 / 10

media film 7,68 (96 commenti)QUASI FAMOSI

stratoZ @ oggi alle 11:55:31
   8 / 10
Locandina del film QUASI FAMOSIATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Sarò un po' largo con la valutazione, ma per un film come questo, metto un po' di lato l'obiettività, considerato quanto mi piace quel periodo a livello musicale, l'universo del rock e tutti i fenomeni ad esso correlati, ed in fondo, ho provato anche una certa invidia nei confronti di William Miller nel suo girovagare in tour con questa rock band, vivere i dietro le quinte, toccare con mano il mito, spesso fatto soltanto trapelare ai fan, avere a che fare con le esuberanti personalità delle rockstar, nella loro lunaticità e frenesia, un viaggio che diventa una sorta di percorso formativo per un ragazzino di appena 15 anni, che fino a quel momento la musica l'aveva vissuta solo in casa ed attraverso i suoi scritti, riuscendo a trattare diverse tematiche tramite una discreta gamma di personaggi, tutte propedeutiche all'ambiente.

Partiamo dal contesto, fin dai primi minuti col rapporto che si viene a creare tra genitori e figli, la partenza della sorella da casa per i contrasti con una madre apparentemente troppo asfissiante e con la mania del controllo nei confronti dei figli, che considera la musica rock come una sorta di preambolo ad una vita di eccessi e droghe, già qui viene messo in evidenza il contrasto generazionale, la funzione che ha avuto il movimento a livello sociale, la ribellione vista dalla vecchia generazione con un occhio paternalistico, però il personaggio della McDormand, tra l'altro in un'altra delle sue grandi performance, non è la classica madre bigotta bidimensionale, anzi riesce a trasmettere svariate sfaccettature, una certa impulsività per timore del futuro del figlio ma allo stesso tempo una saggezza di fondo che la distingue dalle macchiette bigotte, facendo prevalere in determinati punti anche il valore stesso della cultura classica, a cui quella del periodo faceva da contraltare.

Poi c'è il protagonista, William, un ragazzino che si appassiona al rock, grazie alla sorella che gli lascia in eredità la sua collezione di dischi, e che dischi, nella scena in cui li sfoglia appena apre la borsa ci saranno diversi dei miei album preferiti, uno più bello dell'altro, William ha il sogno di fare il critico musicale, e ben presto gli viene anche data l'opportunità, un po' per caso, un po' per perseveranza, di andare in tour con gli Stillwater, da qui inizia il percorso di crescita e maturazione, il suo venire a contatto sia con i membri della band, i quali hanno personalità diametralmente opposte, basti vedere il bassista ed il batterista nelle loro secche interviste, a differenza di cantante e chitarrista ben più egocentrici ed esuberanti, la crescita di William passa da diversi aspetti, che sia la perdita della verginità, per via delle groupie in viaggio con la band, che sia la scoperta dell'amore, ma anche per come viene travolto da un contesto che vive di contraddizioni, andando a ricollegare un altro importante cambiamento, quello dello stesso ambiente, il rock che era nato per essere una controcultura che viene progressivamente inglobato nel capitalismo, la metafora è chiara nel viaggio stesso della band, partita dal basso e che pian piano riesce a riscuotere successo, arrivando al cambio del manager che inizia a dargli consigli sia di natura amministrativa che a livello di immagine, perdendo l'essenza del rock stesso e della sua impulsività a favore di visibilità ed ovviamente denaro, il ribelle che viene comprato dal sistema.

E poi c'è il punto di vista di Penny Lane, affermata groupie interpretata da Kate Hudson, lei porta ad una riflessione sulla celebrità, la sua ossessione per i musicisti, il voler vivere sempre in tour con qualcuno di famoso, lo stare sulla cresta dell'onda, diventano presto un elemento dai tratti crepuscolari, andando a rimarcare il suo disagio di fondo, che mostra quest'attitudine alla stregua di una dipendenza, il sapere a memoria tutte le canzoni, una rappresentazione amara del fanatismo che porta all'annullamento della persona stessa, lasciandola con le briciole una volta che la frenesia dell'avventura e della celebrità sono finite.

"Almost famous" è un film che adoro per come rappresenta l'ambiente ed il periodo storico, scritto benissimo - magari Cameron Crowe avesse mantenuto sti livelli, invece dopo si è dedicato a commedie imbarazzanti - stralcomo di citazioni musicali ed ovviamente con una colonna sonora divina, non sto neanche ad elencare i gruppi di culto ed i pezzi che vi sono perché è un elenco infinito, un viaggio da assaporare dal mood agrodolce a forza di schitarrate e qualche scena particolarmente impattante - la festa dove Russell è strafatto "I'm the golden god!", meravigliosa -

Gran film.

media film 5,77 (60 commenti)GRANO ROSSO SANGUE

76mm @ oggi alle 11:54:53
   6 / 10

media film 6,50 (12 commenti)LA VALLE DEI SORRISI

stratoZ @ oggi alle 11:53:59
   6 / 10
Locandina del film LA VALLE DEI SORRISIATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Lo ritengo un film sufficiente ed allo stesso tempo un'occasione sprecata, perché il concept in sé ha un enorme potenziale, la grande metafora psicologica tra le righe di questo horror dai tratti folkloristici, che inevitabilmente ricorda opere come "Midsommar", "The Wicker man" e qualcosina in zona Fulci, funziona benissimo, il film vuole creare un'iperbolica rappresentazione di un paese dalla psiche mutilata, totalmente a pezzi per il disastro avvenuto anni prima nel quale buona parte dei membri della comunità hanno perso qualcuno, generando continui traumi, Matteo, il ragazzo che assorbe il loro dolore tramite gli abbracci, rappresenta un po' quella via facile di affrontare i sentimenti negativi, nascondendo tutto sotto il tappeto, andando verso un appagamento facile, arrivando a creare dipendenza, soprattutto una volta che l'effetto svanisce, si potrebbe sostituire una qualsiasi sostanza psicotropa a Matteo e l'effetto sarebbe quello, ma lo si vede esplicitamente nel fatto che il protagonista stesso all'inizio del film è un ubriacone e dopo aver abbracciato Matteo sembra aver risolto la sua dipendenza, lo si vede anche in quella sorta di astinenza che vivono i personaggi, che iniziano a manifestare prurito e pelle scorticata una volta che l'effetto viene a meno, lo si vede anche in tutto il sistema che vi è dietro, tra padre, prete e tutti quelli che lucrano sopra questo fenomeno, e proprio per questo non è da escludere la religione tra le possibili metafore di dipendenza, d'altronde l'oppio dei popoli è stato per secoli, ed è ancora, una facile soluzione al dolore, basata su dogmi, preconcetti e lucro.

Se questa grande metafora funziona bene, il film si perde nei dettagli, nelle piccole sottotrame che aggiungono fin troppa roba distraendo lo spettatore e penalizzando la tensione, lo stesso rapporto tra Matteo ed il professore prova ad introdurre una superficiale analisi sociale che sembra portare a poco o nulla, altri personaggi di contorno, come quel tuttofare che si schiaffeggia da solo e poi perde tre dita della mano, ma lo stesso vicino di casa del protagonista, aggiungono un sacco di fuffa che mi è sembrata ridondante, la questione riguardante i rapporto di Matteo col resto dei compagni, il bullismo, la velata attrazione nei confronti del suo amico, tutti elementi che mi sono sembrati di troppo, ad arzigogolare una narrazione che non ne aveva il minimo bisogno, e soprattutto a levare attenzione magari a qualche scena di stampo più horrorifico, di fatti la tensione latita, o comunque sembra arrivare a sprazzi, qualche momento particolarmente inquietante c'è, come la prima volta che vanno a trovare Matteo e si vede l'abbraccio col professore, ecco lì i tempi sono gestiti splendidamente, riuscendo a creare curiosità ed immedesimazione, o ancora, il tentato omicidio nei confronti del protagonista, riesce ad essere angosciante e genera una certa paranoia nel sapere le intenzioni di quel popolo di matti, ma diventano casi isolati all'interno di una narrazione troppo esigente nei confronti della stessa scrittura.

Sufficiente.

media film 6,63 (8 commenti)SEND HELP

Filman @ oggi alle 10:56:46
   6½ / 10
Locandina del film SEND HELPNon si discute: SEND HELP è un film veramente divertente: Il personaggio stro*zo è veramente stro*zo; la protagonista goffa è veramente goffa; la scena dello schianto dell'aereo è veramente ben fatta; vomito, sangue e moccio di cinghiale schizzano su tutto lo schermo (l'effetto 3D è un po' l'exploitation del nuovo millennio).
Sam Raimi lo si riconosce dai rallenty che definiscono una sospensione fantasy (creata da zero), dagli incubi, dai jump scare, dalla maniera di rendere la morte e la violenza così assurde da farle diventare divertenti, ma mai ironiche. Fino a raggiungere lo sfiguramento fisico e psicologico di Rachel McAdams e farla diventare una strega a tutti gli effetti.
Aggiungiamoci un Danny Elfman che si adatta ai nuovi gusti musicali per questo genere di film.
Tutto ciò è bello assai.
Ma la trama...
Nella sostanza sembra scritta da due persone diverse, che mentre scrivevano non solo erano ubriache ma erano anche in due posti diversi del mondo. E in più queste due persone non si sono mai né viste né sentite prima.
Perché da una parte il film vuole essere di critica sociale all'infamia umana e all'essere viziato del benestante medio ma dall'altra vuole essere una specie di hostage movie vendicativo, che però ribalta la condizione precedente, vanificandola. Perché a quel punto lo stro*zo non è più tanto stro*zo.
Sono tante le cose che rovinano una più auspicabile semplicità del racconto, tipo lei che si innamora invece di compiere una vendetta psicopatica fatta e finita o lui che la avvelena per scappare quando ancora non c'era una vera situazione di "se provi a scappare ti uccido". Alla fine tutto viene così complicato che lo stro*zo, da donnaiolo, diventa magicamente un romantico profondamente innamorato del personaggio di Zuri.
Questo film è la dimostrazione che alle volte quella semplice è la migliore delle vie.

media film 6,86 (25 commenti)I PECCATORI

76mm @ oggi alle 10:04:14
   6½ / 10

media film 7,98 (32 commenti)IL VERDETTO

daniele64 @ oggi alle 10:00:53
   7½ / 10
Locandina del film IL VERDETTOUn attempato avvocato in crisi umana e professionale si trova per le mani un grosso caso di risarcimento danni .... Un dramma legale scritto da David Mamet , diretto da Sidney Lumet ed interpretato da Paul Newman . Basterebbe questo per farci capire che dobbiamo aspettarci un gran bel film . Ed infatti questo non sarà un capolavoro assoluto ma è senz' altro un film notevole , a dispetto di una lunghezza superiore alle due ore e di una certa lentezza . Purtroppo però , nonostante tante candidature agli Oscar ed ai Golden Globe , questa pellicola non si portò a casa nessun premio . Come ho già detto il ritmo non è proprio l' aspetto migliore , sia nell' antefatto che nell' iter processuale , ma probabilmente la lentezza serve a farci comprendere meglio la difficile situazione psicologica di questo avvocato in disarmo che decide di aggrapparsi a questo caso per riscattarsi . Un classico esempio di Davide contro Golia , con il potere forte delle lobbies che pian piano gli scava la terra sotto ai piedi lasciandolo schiacciato tra l' incudine del giudice prevenuto ed il martello della difesa manipolatrice . Ed è così che la toccante arringa finale dell' avvocato ( privato dei suoi appigli legali ) per una volta non farà riferimento a prove ed a testimonianze certe ma solo appello alla coscienza dei giurati ed alla loro voglia di giustizia . Paul Newman offre un' interpretazione superba che forse avrebbe meritato l' Oscar , con questo avvocato alcolizzato che passa il tempo a bere ed a giocare a flipper nei pub e cerca clienti infiltrandosi ai funerali ! Il suo contraltare è il bravo James Mason , avvocato di lusso , superbo e rigoroso , ma che non disdegna di ricorrere pure a mezzi sleali per vincere . E questi mezzi scorretti hanno l' aspetto della sensuale Charlotte Rampling . Ottime parti per caratteristi di classe come Jack Warden ( mentore e fedele amico del protagonista ) e Milo O' Shea ( giudice per niente imparziale ) . Il grande Sidney Lumet torna a girare nelle aule di un tribunale un quarto di secolo dopo il suo capolavoro di esordio " La parola ai giurati " , e dirige con mano ferma una pellicola che miscela il dramma umano alla denuncia sociale . Stavolta non raggiunge quelle vette altissime ma confeziona comunque un bel film , che si merita un ottimo 7,5 .

media film 7,75 (2 commenti)IL FILO DEL RICATTO - DEAD MAN'S WIRE

Gruppo COLLABORATORI SENIOR kowalsky @ oggi alle 01:09:32
   8 / 10
Locandina del film IL FILO DEL RICATTO -  DEAD MAN'S WIREQuando assisti a un buon (ottimo) film americano, di quelli che ti ricordano Lumet ma anche Mulligan e Pollack, ti viene quasi voglia di avvolgerti nella bandiera degli Usa, magari pure amare John Wayne (citato e visionato in immagini di repertorio) o votare perfino Trump...non esageriamo, ma a parte uno script impeccabile che non teme nulla, tantomeno di sfiorare un esilarante parossismo - specialmente nei dialoghi tra sequestratore e vittima - "Dead man's wire" ha una forza visiva e morale incredibile. Per Tony Kiritsis, folle coraggioso reazionario anarchico uno che come molti americani crede pur(e)troppo in una Nazione che riconosca i suoi errori e ne faccia proseliti - errore perché cmq l'America assolve ma non si assolve. Grande prova attoriale di Skargart compresa. Per l'Uomo sequestrato, che assiste passivamente al cinismo del padre al telefono ma sa di essere costretto ad assolvere quel Sistema per tornaconto personale e familiare. Per la voce della Notte, un dj afroamericano che sarebbe piaciuto molto a Spike Lee o a Oliver Stone. Per la capacità visiva - cfr. Il montaggio del film alternato s immagini di repertorio e con Epilogo finale è straordinario e mostra che Van Sant è sempre un Numero Uno, un cineasta immenso. Per gli esterni e le location, un luna park da Voglio da videoclip, forse esagerato ma necessario. Per la capacità di raccontare un'America di Sogni bruciati molto davvero molto attuale - ci si spinge Oltre citando Dog day ma anche lo scoop di una società maschilista che non sfrutta doverosamente il potenziale femminile. Perché coinvolge, in tutto, e sa soffocare e a volte divertire con appunto il nonsense, e il dolore l'angoscia è di tutti, malgrado lo Street food nella Cronaca faccia pensare all'ennesima patata militare o una Campagna Elettorale. Ha solo il difetto di essere talvolta enfatico e cinematograficamente tanto o troppo derivativo.
Senza dimenticare la splendida colonna sonora e il climax di quegli anni. Credevamo di essere nel 1977 e ci ritroviamo nel 2026 di Trump e delle forze di polizie cfr. Più rassicuranti quelle di "ieri"

media film 7,71 (75 commenti)IL COLORE VIOLA

BigHatLogan91 @ oggi alle 00:51:24
   8 / 10

media film 6,40 (216 commenti)IN TIME

cort @ 01/03/2026 22:18:13
   6½ / 10

media film 7,50 (5 commenti)ANNI DIFFICILI

Goldust @ 01/03/2026 21:48:46
   7 / 10

media film 7,63 (8 commenti)L’ULTIMO TURNO

Goldust @ 01/03/2026 21:39:18
   8 / 10

media film 7,50 (2 commenti)TASK - STAGIONE 1

Goldust @ 01/03/2026 21:32:17
   7 / 10

media film 6,17 (9 commenti)FRINGE - STAGIONE 1

Jan Skipper @ 01/03/2026 21:20:16
   8 / 10
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