il giovane favoloso regia di Mario Martone Italia 2014
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il giovane favoloso (2014)

 Trailer Trailer IL GIOVANE FAVOLOSO

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locandina del film IL GIOVANE FAVOLOSO

Titolo Originale: IL GIOVANE FAVOLOSO

RegiaMario Martone

InterpretiElio Germano, Isabella Ragonese, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Edoardo Natoli, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Paolo Graziosi

Durata: h 2.17
NazionalitàItalia 2014
Generebiografico
Al cinema nell'Ottobre 2014

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Trama del film Il giovane favoloso

Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo implacabile del padre, in una casa che è una biblioteca. La mente di Giacomo spazia, ma la casa è una prigione: legge di tutto, ma l'universo è fuori. In Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni e Giacomo cerca disperatamente contatti con l'esterno. A 24 anni lascia finalmente Recanati. L'alta società Italiana gli apre le porte ma il nostro ribelle non si adatta.

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Voto Visitatori:   7,00 / 10 (23 voti)7,00Grafico
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Voti e commenti su Il giovane favoloso, 23 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Nameless  @  21/11/2014 01:24:38
   6½ / 10
Fare un film su Leopardi non è per nulla semplice, gran bella prova di Elio Germano che fa un'ottima interpretazione.
Bella l'ambientazione e le scene di ripresa.
Film che scorre ma che a tratti il "pessimismo cosmico" coinvolge e potrebbe appesantire e angosciare lo spettatore.

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  16/11/2014 09:38:51
   7 / 10
Era un film difficile da girare, essendo la vita del poeta priva di eventi rilevanti. è venuto fuori un prodotto onesto. pertanto vale la pena vederlo.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  07/11/2014 22:45:12
   8 / 10
Fare un film su Leopardi non deve essere stata un'impresa facile. Non ha certo avuto una vita avventurosa o piena di fatti. Solitario, chiuso, la sua è stata un'esistenza dedita alla riflessione e all'espressione artistica dell'animo e del destino umano (raggiungendo vette eccelse). Tra l'altro ha sempre cercato di trascendere la sua epoca, cercando di essere il più possibile universale.
Martone aveva già affrontato con "Noi credevamo" la sfida cinematografica di basare un film più che su fatti ed episodi, sull'espressione di idee e sentimenti. Anche ne "Il giovane favoloso" adotta una struttura narrativa che verte sull'approfondimento di due momenti chiave diversi dell'esistenza di un personaggio: il momento giovanile delle speranze e degli entusiasmi e quello adulto fatto di amarezze e disillusioni.
Non è facile esprimere in pochi minuti il senso di soffocamento e di disgusto provocato da anni e anni di prigionia intellettuale e umana in un ambiente chiuso, reazionario e bigotto. Martone ci prova con scene in cui domina il silenzio e il vuoto di un palazzo patrizio, mentre la vita scorre al di là della finestra. L'insofferenza la si deduce più che altro da ciò che il personaggio ci dice (è riportata più che rappresentata), e grazie soprattutto a scene in cui la fantasia, il tumulto interiore di Leopardi si soprappone con montaggio alternato a quello che invece accade. Probabilmente la pena di Leopardi era molto più forte di ciò che le immagini e le scene riescono, secondo me, a trasmettere.
Nella seconda parte invece ci si affida a molti cambi di ambientazione e stile di rappresentazione (dal serio al grottesco), per comunicare lo sradicamento, lo spaesamento, la solitudine e la sensazione di rifiuto che Leopardi percepisce intorno a sé. Anche qui in qualche maniera l'animo di Leopardi viene più riportato che rappresentato. Le scene più efficaci sono quelle di natura fantastica, come ad esempio quella che rappresenta il dialogo fra la Natura e l'Islandese. Tutta l'efficacia del film riposa sulle spalle di Elio Germano, il quale fa di tutto per esprimere i sentimenti e le ragioni dell'esistenza di Leopardi, cercando di dare contenuto e verità visiva alle parole e alle sensazioni del personaggio. E' bravissimo, ma qualche volta lascia trapelare la sensazione di recitato piuttosto che di vissuto.
In qualche maniera Martone non rinuncia a rappresentare anche il Leopardi privato, le cui notizie si devono in larga parte alle cronache spicciole che Ranieri ha riportato in un libro dopo la morte del poeta. E' la parte meno nobile e gradevole di Leopardi (ma anche forse quella meno importante) e tra l'altro nel film si getta un'ombra di ambiguità sul Leopardi intimo. Ne viene forse fuori che lui bramava alla bellezza e all'affetto, indipendentemente dal sesso delle persone.
Tutto sommato un film che rappresenta molto bene l'ambiente in cui è vissuto Leopardi, il senso della sua vita e di come ha vissuto. Viene trascurato forse un po' il lato filosofico ed estetico della sua opera. Probabilmente si potevano dedicare meno scene alle peregrinazioni di Leopardi e di più alla rappresentazione fantastica delle sue opere (i momenti in cui si recitano le sue poesie e la scena della Natura sono i momenti più profondi e suggestivi del film).
Non mi è piaciuta molto la sovrapposizione di musiche moderne (in inglese! perché l'italiano non è musicale ed espressivo?) come sottofondo di molte scene emotivamente intense. C'era qualcosa di stonato.
Visivamente è comunque un film molto bello da vedere. Splendide le ambientazioni.

suzuki71  @  07/11/2014 21:28:42
   6½ / 10
Questo film di Martone è un'amante a metà. prima ti seduce e ti rapisce, per poi esporti al ludibrio della banale quotidianità di passanti dozzinali. Non riesco a spiegare altrimenti l'eccessivo passaggio stilistico tra un primo tempo teso, drammatico dove tutto è quasi perfetto: dall'i n a r r i v a b i l e Elio Germano, alle ottime musiche (giustamente premiate a Venezia) di Sascha Ring, elettroniche e suadenti con l'intervento sinistro e perfetto di Soap&skin, sceneggiatura coinvolgente ecc.... poi, arrivati a Napoli, inspiegabilmente il tono diventa macchiettistico, i luoghi comuni la fanno da padrone, le comparse sembrano pigliati da una recita parrocchiale e tu sei abbandonato in quarta fila a vedere una serata qualsiasi di Rai2.... un vero peccato, alcune scene anche del secondo tempo sono memorabilmente fotografate. Ma è vero: è un film a metà. Peccato.

Lavezzi78  @  06/11/2014 22:17:18
   7½ / 10
Film coraggioso sulla vita di un grande poeta italiana. Grandissimo elio germano e molto buona la regia di martone e le musiche. Ottime anche le location. Unica nota dolente, la durata, forse un pó eccessiva e la lentezza del film nella seconda parte. Film comunque consigliato e spero che possa fare incetta di david di donatello, nastri d´argento e magari il prossimo anno gareggiare a hollywood.....

130300  @  05/11/2014 13:35:53
   6½ / 10
Voto incerto e combattuto. Rispetto alla media dei film in circolazione verrebbe da stare più alti visto l'ambizioso e tutt'altro che banale tema trattato.
il vestito rifilato a leopardi vuole essere di buon tessuto, ma talvolta risulta inappropriato nella misura. fatti, musiche e personaggi della seconda parte stridono poi parecchio con la poesia iniziale. lo spettatore viene forse illuso, e poi abbandonato. peccato. a mio avviso è un film riuscito solo a metà.
ma la strada potrebbe essere quella giusta per fare bene.

baronepdg  @  05/11/2014 13:31:10
   4 / 10
il bello di qs film è solo la prova tecnicamente superlativa di Elio Germano.
Per il resto lo consiglio solo agli amanti della letteratura, ai quali io non appartengo. Infatti mi sono addormentato.

Invia una mail all'autore del commento francescofelli  @  04/11/2014 09:03:00
   4 / 10
Inizierò col dire che il film mi ha lasciato perplesso, come quando contemporaneamente si assaggiano un sapore squisito ed uno raccapricciante.
Perchè in queste lunghe e ripetitive due ore e trenta ci sono pari virtù e difetti; una contemporanea connivenza cui non ricordo di aver assistito altre volte.
Non mi riferisco solo all'eccellente recitazione di Germano cui fanno da contrappeso le incapacità di molti e molti altri, ma anche la fotografia è incoerente e discorde.
Macchina a mano senza alcuna giustificazione e con una totale noncuranza delle luci si oppongono a ritratti sapienti e movimenti ben curati.
Idem per le musiche, che spaziano tra generi esageratamente discorsi e non sempre (anzi quasi mai) azzeccati
La sceneggiatura, infine, è così sfilacciata da rendere impossibile il definire questo film come il racconto di una storia, ma seppure una lente su alcuni passaggi del vivere quotidiano di Leopardi, dove gli obiettivi raggiunti (attesi e condivisi dal pubblico per il resto del film) sono inspiegabilmente oscurati, a favore di voli pindarici a macchia di leopardi (o a cavolo di cane) senza un disegno (a me) manifesto.
Insomma nonostante un fantastico Elio Germano, nonostante la bellezza di poter ascoltare numerose canzoni del Leopardi e nonostante qualche paesaggio meraviglioso, il resto è null'altro che scorci mal raccontati di una vita assai più interessante.

Invia una mail all'autore del commento albatros70  @  02/11/2014 12:42:11
   7½ / 10
Sicuramente un ottimo prodotto, da vedere assolutamente, Forse non sviscera a fondo la tematica del pessimismo leopardiano lasciando alcuni punti un poco oscuri ma sicuramente resta un prodotto di altissima qualità, con una fotografia spettacolare (specie in quel di Recanati e Napoli), costumi sontuosi e un'interpretazione di Germano da oscar.

osservator2000  @  01/11/2014 15:27:14
   7½ / 10
Grande atto d'amore verso il sommo Giacomo Leopardi e grandissima, straordinaria interpretazione di Elio Germano. Non facile rappresentare la poesia nel cinema, il film di Martone ci riesce in alcune sequenze memorabili. Bellissime ambientazioni in angoli intatti di paesaggio storico italiano e perfetti anche i costumi. Un film da andare a vedere sicuramente.

pak7  @  31/10/2014 09:35:55
   6 / 10
Io non so in quanti abbiano provato a portare sullo schermo la vita di un poeta, probabilmente in pochi, quindi non so confrontare questa pellicola con altre simili. Vidi Amadeus di Forman tempo fa, ma la vita di un compositore è senza ombra di dubbio diversa da quella di un poeta, forse più vibrante. E' proprio questo che manca alla pellicola di Martone: una certa vibrazione.
La pellicola parte bene, ma nella seconda parte diventa piuttosto pesante e le quasi due ore e mezza si fanno davvero sentire.
Cosa che non mi è piaciuta è la scelta del regista di "fotografare" solamente due momenti della vita di Leopardi, infatti ci sono 10 anni che non vengono raccontati, ma che si possono intuire dal proseguio del film. Riesco ad arrivare a una striminzita sufficienza perchè comunque l'eperimento di Martone è stato davvero coraggioso (raccontare in pellicola la vita di un poeta è difficilissimo e non so se si sarebbe potuto fare in maniera diversa) e perchè l'interpretazione di Germano è davvero convincente. Bella inoltre la fotografia. Non lo consiglio ma ci troviamo di fronte a un tipo di cinema particolare e molto soggettivo.

JOKER1926  @  28/10/2014 01:38:42
   5 / 10
"Il giovane favoloso" è la figurazione di un personaggio di massima fama, parliamo di un classico della letteratura, Giacomo Leopardi.
La sensazione, però, che avvertiamo, e che il soggetto poco si adatti alle prassi del Cinema, quest'arte ha vissuto sempre nel segno della adrenalina o perlomeno nelle gesta d'autore. Di cose simili qui non notiamo nulla.
Leopardi appartiene, legittimamente, al mondo della letteratura e quindi ad un'arte che professa da seduta, nell'ottica di un film il personaggio perde smalto e inoltre, come se non bastasse, la durata lunga del film di Mario Martone è un'altra terribile beffa, quasi nevralgica.
"Il giovane favoloso" alberga in ritmi sconcertanti e in una ripetizione imbarazzante, in effetti intorno alla vita di Leopardi non esiste trama particolare. Diciamo che gran parte dell'avventura narrativa può "esistere" fino all'addio della citta natale di Recanati, poi il declino fisico del letterato.
Non avviene praticamente nulla, Mario Martone sfodera qualche buona inquadratura ma nel settore tecnico spicca poco altro, fotografia non all'altezza della situazione, si respira spesso un'aria da fiction.
Volendo, nel discorso della confezione, razionalizzare ulteriormente, salviamo il lavoro musicale forse persino inappropriato e troppo moderno rispetto al contesto, parliamo di una non corrispondenza.

Non vogliamo criticare ulteriormente il film ma siamo nella situazione, di coerenza e di criticità, idonea per poter dire che "Il giovane favoloso" è una pellicola di scarso mordente che ritrae uno scrittore di scarso mordente. Leopardi fu un talentuoso, forse il più grande, ma ricade solo fugacemente nel discorso della genialità.

Invia una mail all'autore del commento logical  @  27/10/2014 00:09:09
   8 / 10
Mario Martone è un regista teatrale che costruisce i suoi film come parabole da comprimere in uno spazio. E questa volta la storia è perfetta, provoca gli stessi sintomi di soffocamento, claustrofobia e dolore alle ossa anche a chi si si trova annegato nello proprio posto ad osservare Giacomo Leopardi trasformare lo spazio della scena in quello della mente che disegna la realtà. Elio Germano supera ampiamente se stesso, esplode, si accartoccia, si piega a imbuto su un gelato, perde forma e diventa voce narrante, tra Carmelo Bene e il diavolo del Faust di Sokurov (anche lui deriso tra le donne, anche lui steso accanto ad uno specchio d'acqua, anche lui fotografato con una cura antica e preziosa) mentre la poesia diventa esaltazione della parola e mondo che si adegua. Film di rara cura e compattezza, non si perde in ricami inutili o in facili polemiche terrestri, si guarda e si ascolta con la prevista malinconia di un'opera che vale.

Lory_noir  @  25/10/2014 12:49:31
   7 / 10
L'ho apprezzato perché è un vero e proprio affresco di un mito. Germano è stato di una bravura magistrale. L'unica pecca è che è più un istantanea del protagonista che un film dinamico sulla sua vita.

polbot  @  24/10/2014 18:33:38
   8½ / 10
L'avessi visto prima di iniziare le elementari forse avrei capito di più Giacomio. Un Elio a tutto gas.. da premiare. PS Ho apprezzato molto la scelta musicale.. atmosfere moderne calate nel primo ottocento..

valis  @  21/10/2014 18:22:32
   6½ / 10
il film non è male, ma non mi ha convinto.
lento, a volte pesante, con poco ritmo, che non riesce a coinvolgere.
Ci sono delle parti splendide, come il dialogo con la naura, reso mirabilmente, come pure la prova di elio germano, attore che oramai è una garanzia di bravura.
Nel complesso da vedere, anche se avrei evitato la citazione di interi brani delle opere di leopardi, che secondo me, gusto personalissimo, hanno reso la pellicola un pò ingessata.

aitante68  @  21/10/2014 14:08:59
   8½ / 10
mi piaciuto molto. Grande Elio Germano, belle le musiche, suggestiva la fotografia soprattutto nei momenti in cui Germano recita qualche poesia di Leopardi. Personalmente ho preferito leggermente di piu' la prima parte ambientata a Recanati, l'ho trovata piu' emozionante

gringo80pt  @  20/10/2014 17:04:30
   6½ / 10
Eccezionale a tratti la prova di Elio Germano.
Tuttavia dopo l'interessante cornice iniziale, il film non decolla, anzi..alla seconda ora subentra un pò di pesantezza ed anche il finale non è proprio convincente.
Il regista ha espresso il pessimismo cosmico di G. Leopardi in modo mirabile.. c'è riuscito pienamente, anche su di me.

MEGLIO LA DONZELLETTA

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  19/10/2014 23:49:38
   8 / 10
No, non ho mai amato o capito Leopardi. Forse anche per questo il film mi ha rapito completamente, lasciandomi l'essenza di quella poesia tanto equivocata del dolore e non solo, ma della rappresentazione del se' anarchico. Martone e' ora grandissimo erede di Visconti ma soprattutto del Rossellini "didattico" che andrebbe riscoperto, visto che finora e' piu' citato del suo splendido passato neorealista. Ha qualche difetto di forma specialmente quando descrive una Napoli simil-decadente da viaggio Felliniano, ma trasmette un senso epico e struggente di bellezza davvero raro nel cinema italiano. E Germano qui e' semplicemente grandioso, regge la patte fino a fagocitare e abnegare migliaia di inutili proseliti dei vetusti testi scolastici. Cosi antico, ma anche arditamente moderno

massapucci  @  18/10/2014 19:49:59
   7 / 10
Allora, che dire?!
Anzitutto il film lo consiglio. Non mi è dispiaciuto. Cos'è che non va? Beh, in primis avrei preferito un film più essenziale, più diretto, più perforante. Mentre il Leopardi del Martone a tratti sembra essere un po' dispersivo, come se perdesse di vista l'obiettivo. E a proposito: qual è questo obiettivo? Cioè della figura molto complessa di Leopardi cosa ha voluto trasmetterci Martone? Questo per me resterà un dilemma, almeno fino ad una eventuale prossima visione. Perché se Martone voleva mostrare proprio questa complessità, non è che abbia centrato in pieno tale fine.
Il film si può dividere in due macro parti: la prima è quella della prigionia in recanati; la seconda è quella col ranieri, e dell'affezione della mancanza dell'amore e del sesso. La prima è la migliore. La seconda la tira per le lunghe, e solo a sprazzi sa essere potente, come si addice a leopardi (vedi, ad esempio, le sequenze della ginestra o del pastore errante dell'asia). Ma si doveva proprio così insistere sulla storia d'amore fallita con fanny e sulla gelosia segreta? Mah, io ne dubito. E inoltre la scena del "s'agapò" era proprio necessaria? Anche qui non saprei; mi è sembrata un pochetto fuori luogo.
Mi pare, non vorrei sbagliare, che il film finisca con questi versi tratti da "la ginestra": << E tu, lenta ginestra, Che di selve odorate Queste campagne dispogliate adorni, Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai. >> Questa conclusione mi ha lasciato perplesso. Leopardi era certo un nichilista; ma era anche un immenso poeta. E proprio la poesia, e le illusioni sono le uniche cose che per leopardi ti permettono, per la breve durata che la caratterizza, di vivere la vita nella consapevolezza, ma anche nell'oblio - ed è qui che sta la poesia - della nullità di tutte le cose. Ma la poesia nell'ultima scena dov'è? Non solo, dov'è nel film la poesia? O meglio, è filo conduttore del film, ma solo come trovata stilistica, tecnica: che sicuramente rende piacevole il film, ma che raramente va oltre, essendo tali poesie (a parte l'infinito) tutte spezzate, recitate non integralmente.
Ora mi si potrà rispondere: si, ma questo è un film. Eh, lo so!, ma nella misura in cui sul genio di recanati sono state scritte migliaia e migliaia di pagine, non c'è tutto questo bisogno di farne un film se il film non tenta il più possibile di avvicinarsi alla grandezza di leopardi, di coglierne l'essenza.
Quindi per riassumere: film fatto tecnicamente bene. Ottimo Elio germano: sicuramente nota positiva. Ma si poteva fare meglio. Film comunque, come detto, piacevole.
Forse lo rivedrò.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  18/10/2014 14:57:34
   7½ / 10
Infinito è l'orizzonte che si dispiega oltre la siepe che la piccola vita di provincia di Recanati sembra occludere lo sguardo di un uomo che vuole ampliare i suoi desideri di conoscenza, soddisfatta parzialmente dai libri dell'immensa biblioteca di un padre che ama profondamente suo figlio ma altrettando profondamente non riesce a comprenderlo. Nel film di Martone si respira quella stessa aria di inadeguatezza che pervadeva il professor Cacciopoli nel Morte di un matematico napoletano, individui che non apparteneveano alla loro epoca e venati dalla stessa malinconia. La deformità fisica non è il motivo fondante, semmai accresce il proprio disagio esistente, dalla consapevolezza crescente che il piccolo borgo di Recanati non è dissimile da città come Firenze o Napoli, lo sguardo sempre limitato, barriere che limitano un orizzonte più vasto. Martone offre un buon ritratto del poeta ed in questo Elio Germano si conferma lo straordinario attore che è con un personaggio ingombrabte e pericoloso nelle possibili derive al macchiettismo. Offre la propria voce all'opera leopardiana ed in questo il film, a mio parere, eccede nel calligrafismo ma senza dubbio la sequenza finale della Ginestra è uno dei momenti migliori di un'opera tecnicamente riuscitissima dal punto di vista tecnico con un ottima ricostruzione d'epoca sia dal punto di vista fotografico, scenografico e di costumi.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  18/10/2014 01:30:50
   9 / 10
Mi ha semplicemente entusiasmato. Mario Martone (con la sua co-sceneggiatrice Ippolita di Majo) è riuscito a vincere almeno tre sfide: come rendere coinvolgenti la noia, la melanconia e il mal di vivere; come rendere cinematografica la poesia; come evitare di tratteggiare un Leopardi stereotipato, persino macchiettistico, narrandolo in tutta la sua complessità di uomo consapevolmente irrisolto e inquieto. In quest'ultimo punto è stato grandemente aiutato da un immenso Elio Germano che, oltre ad aver plasmato il suo corpo, il suo volto e la sua voce con una intensità raramente vista sullo schermo (tra le tante che potrei citare, scelgo di segnalare la sequenza in cui Leopardi reagisce al rifiuto della nobildonna fiorentina accasciandosi sul greto dell'Arno: da brividi), sembrava uscito direttamente dalla scuola di Carmelo Bene (osservate bene la scena in cui il giovane Leopardi traduce Omero al Monsignore nella biblioteca del padre, per esempio). Ma l'intero cast (davvero stellare) ha dato il meglio di sé: l'impostazione teatrale di Martone ne è uscita in tutta la sua potenza, ha cavato fuori dai suoi attori ogni minimo gesto, ogni minima sfumatura, ogni minima intonazione possibile, ha usato i dialetti, l'italiano aulico, l'italiano colloquiale.
Ciò che mi ha colpito in assoluto è la traduzione potentemente cinematografica della Poesia (maiuscola d'obbligo, in questo caso!) che Martone è riuscito a dare: con pochi colpi di montaggio analogico (di Jacopo Quadri) il regista napoletano contestualizza, illustra e penetra l'essenza dei testi recitati con straordinaria empatia e com-passione da un Elio Germano "posseduto" dalla capacità di "essere" quelle poesie... Davvero un exploit raro!
Ma tutta questa meraviglia non sarebbe stata possibile senza la straordinaria fotografia di Renato Berta: penso che Kubrick sarebbe stato fiero di lui (guardate bene la sequenza del colloquio tra il padre e lo zio di Giacomo, tutta girata a lume di candela... vi ricorderà senz'altro un certo Barry Lyndon!). I luoghi filmati (quelli marchigiani li abito e quindi li conosco bene) sono stati resi in modo al contempo realistico e "favoloso", nel senso etimologico di "fiabesco", contribuendo così in maniera determinante alla riuscita della traduzione in immagini della poesia e del travaglio poetico della sua creazione.
Da citare il gran lavoro di costumista (Ursula Patzak) e scenografo (Giancarlo Muselli) entrambi davvero meticolosi fino alla pignoleria (in questo Martone ci aveva già abituati, qualcuno ricorda "Noi credevamo"?).
Ma tre cose sono davvero da omaggiare in questo film: il trucco (Maurizio Silvi), gli effetti speciali (Rodolfo Migliari) e la musica (Sascha Ring). Se è immediatamente comprensibile il trucco, decisamente strano (dato il genere) sembrano i secondi. E invece questo film è zeppo di effetti speciali, alcuni davvero spettacolari, nonché di rielaborazioni digitali straordinariamente realistiche e ben riuscite (una su tutte: godetevi il passaggio dal volto di Elio Germano verso il firmamento e lo spazio profondo nell'ultima, intensissima sequenza dedicata alla "Ginestra", oppure la sequenza del terremoto e dell'eruzione del Vesuvio, per non parlare delle notti di luna piena). Nota a parte merita una azzeccatissima, in molti momenti spiazzante colonna sonora: accanto ai brani di Rossini e di altri autori classici, Martone ha lasciato il commento musicale al 36enne tedesco Sascha Ring, specialista in musica elettronica cross-genere, una scelta azzeccatissima che ha saputo esaltare emotivamente tutti gli stati d'animo mostrati nelle varie situazioni realistiche e poetiche (c'è persino un brano in inglese, ma, vi assicuro, non stona affatto nel contesto in cui è inserito). Mi ha pienamente convinto e coinvolto.
Last but not least, una parola su come è stato reso Giacomo Leopardi: lungi dall'essere un film biografico in senso classico, questo "giovane favoloso" racconta anzitutto l'anima e il corpo di Leopardi non tralasciando nulla e non cedendo mai a possibili, facili agiografie. Del grande poeta recanatese vengono descritte le sofferenze fisiche, i tormenti interiori, i conflitti e l'oppressione familiari, le ribellioni, lo spleen, la più che probabile omo o bisessualità, le sue emozioni più profonde in ogni minima sfaccettatura, il tutto con tratti molto decisi e realistici ma sempre delicati e rispettosi (e anche qui determinante il lavoro mimico di Germano insieme all'appoggio degli altri colleghi, a cominciare da Michele Riondino e Massimo Popolizio, passando comunque per tutti gli altri, tra i quali cito Sbragia e Iaia Forte). Da notare infine che tutto il film, poesie comprese, è stato girato in presa diretta senza doppiaggio in post-produzione: sentite con quali risultati lasciandovi cullare dal suono delle voci attoriali...
Insomma: quando cultura, sensibilità, preparazione ed esperienza si fondono producono risultati come questo. Auguro a questo film di godere in tutta Italia e all'estero del grande successo che sta avendo qui nelle Marche.

marimito  @  17/10/2014 21:56:04
   8½ / 10
Elio Germano si è superato, superlativo.. Fotografia mozzafiato ed una regia impeccabile. Martone è stato capace, complice uno straordinario Germano, di creare tutte le condizioni per trasportare il suo pubblico in un altro tempo.. Poesia nella poesia.. dalle immagini, ai dialoghi, alla sceneggiatura.. Assolutamente meraviglioso!

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