mia madre regia di Nanni Moretti Italia 2015
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mia madre (2015)

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locandina del film MIA MADRE

Titolo Originale: MIA MADRE

RegiaNanni Moretti

InterpretiMargherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Stefano Abbati, Beatrice Mancini, Enrico Ianniello, Anna Bellato, Toni Laudadio, Pietro Ragusa, Tatiana Lepore, Lorenzo Gioielli

Durata: h 1.46
NazionalitàItalia 2015
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 2015

•  Altri film di Nanni Moretti

Trama del film Mia madre

Margherita Ŕ una regista. Sta girando un film sul mondo del lavoro, di cui ha chiamato come protagonista un eccentrico e bizzoso attore americano. Ma Margherita ha anche una madre ricoverata in ospedale, che assiste assieme al fratello Giovanni, fratello e figlio perfetto che Ŕ sempre un passo avanti a lei. La madre di Margherita e Giovanni, dicono i medici, non ha molto tempo. Tra le riprese di un film che si rivelano pi¨ complicate del previsto, una figlia 13enne con problemi col latino (quello stesso latino che insegnava la madre), e il dolore per un lutto che si sa imminente e non si sa come gestire, Margherita confonde realtÓ, sogno, ricordo e deve trovare la sua strada in tutta quella sofferenza.

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Voto Visitatori:   7,22 / 10 (27 voti)7,22Grafico
Miglior attrice protagonista (Margherita Buy)Miglior attrice non protagonista (Giulia Lazzarini)
VINCITORE DI 2 PREMI DAVID DI DONATELLO:
Miglior attrice protagonista (Margherita Buy), Miglior attrice non protagonista (Giulia Lazzarini)
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Voti e commenti su Mia madre, 27 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

enigmista  @  29/06/2015 12:44:24
   8 / 10
Non il mio preferito di Nanni Moretti, ma comunque un ottimo film. L'ho visto con piacere e l'ho trovato emozionante ed in alcune parti anche molto divertente.

Invia una mail all'autore del commento The howling  @  27/06/2015 13:24:30
   3½ / 10
Nanni Mortaretti!

Non vedo l'utilità di questi film...d'accordo che oramai non è più possibile andare al cinema neppure a vedere Jurassic World, in quanto film per dementi, ma in questi film alla cinema d'essai la noia la fa da padrona, al limite della sopportazione umana! Il cinema italiano dei bei tempi andati era n'altra roba...qui premiano la mediocrità, perché non c'è veramente più nulla!!

Il crepuscolo delle idee....

Sua madre....

2 risposte al commento
Ultima risposta 27/06/2015 13.54.54
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wallace'89  @  14/06/2015 18:29:48
   5½ / 10
Applauditissimo a Cannes, è il film più brutto di Moretti.

La Mancuso sul Foglio (l'articolo nel link: http://www.ilfoglio.it/gli-inserti-del-foglio/2015/04/19/cinema-nanni-moretti-mia-madre-lorfanello___1-v-127910-rubriche_c225.htm) ha azzeccato completamente la questione: autobiografico, ma veramente poco morettiano, dove "invece ora il Moretti orfano sessantenne è preso dal "desiderio di essere come tutti", per citare il suo sceneggiatore Francesco Piccolo".

Non discuto la sua capacità di sondare il dolore con la giusta misura e discrezione di sentimenti, che arriva a destinazione. Ma, parere comunque totalmente soggettivo, proprio perché ci ho visto anche molta autocritica del proprio percorso espresso attraverso l'alter-ego della Buy, e che in molti sono stati pronti ad acclamare come indice di maturazione, é invece un involuzione di chi una volta faceva cinema originale con un certo carattere e adesso rinnega ed é lì ad accontentare la stessa classe dirigente che una volta metteva in discussione. Questione molto tipica e ricorrente di un'eterna dialettica anticonformismo- conformismo dai risultati sempre già noti, e di cui sono stanco.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  06/06/2015 11:42:10
   9½ / 10
Mezzo punto in meno perché non sempre la recitazione è all'altezza di questo film.

Che dire. Era da tempo che non mi commuovevo così. Neanche per "Amour", a cui quest'ultima fatica morettiana è intimamente legata. Nanni invidia positivamente la cura maniacale di Haneke nella descrizione dei meccanismi del dolore. Il dettaglio della psicologia introversa delle relazioni sottoposte allo stress della perdita. Ogni personaggio del film è uno spazio che confligge con altri spazi. Come metaforicamente il film di Margherita sembra suggerirci. Ho trovato questo film scritto meglio di quello di Sorrentino. Entrambi cercano di parlare della semplicità, della dimensione diacronica della vita interiore, della difficoltà di portare in arte ciò che invece alla mente è perfettamente chiaro, limpido. Di riflettere sull'arte come meccanismo di rappresentazione (e per i registi, di autorappresentazione) di dinamiche emozionali, di sentimenti in maniera al contempo artefatta e immediata, come se dovessimo scivolare su due superfici, una ruvida che ci dica che si tratta di un film, in cui c'è sempre qualcosa di più, e al contempo di una liscia, che ci permetta di identificarci e piangere su dolori nostri, che si producono in noi. Nanni ricerca esasperatamente, dolorosamente la generosità dei sentimenti filiali, quel senso di rispetto e di aggressività, quel venir meno della sicurezza più profonda e potente che si può esperire nell'unica vita che ci è data. Per questo alcune immagini potentissime, come il colloquio dimissionario di Giovanni:
"So che non è elegante ricordarglielo, ma alla sue età trovare un altro lavoro non è facile"
"Lo so, lo so"
Di fronte alla perdita di mia madre ("Mamma sta morendo") la sicurezza lavorativa ed economica non è nulla. Si è di nuovo i bambini irresponsabili e impermeabili alle logiche ordinarie della realtà, alle logiche della vita "seria" (e di un secolo che si ostina a rimanere "serio", come i film inattuali di Margherita); e in mezzo a questo destreggiarsi, dobbiamo prenderci tempo per curare i dolori di tutti. Della figlia, del fratello, del fidanzato, dell'ex-marito, dell'attore protagonista ormai completamente ammattito, intrappolato nel meccanismo illusionistico del mestiere del cinema.
E allora si comincia, con un movimento psicologico piuttosto acerbo, ma che personalmente mi tocca nel profondo, a vivere nel ricordo e nella immedesimazione la vita della propria madre. Si comincia a pensare a quanto siano stati eccezionali loro, a come accidenti abbiano fatto a coinvolgere così gli altri nelle loro cose assurde, di cui lo studio del latino diventa una sapida e ironica metafora. Moretti come al solito sa cogliere i migliori stereotipi del nostro paese e universalizzarli in una forma sempre più generosa - la nostra cultura, trattata con il dovuto rispetto. Pur nello studio cieco e matto, fuori tempo, inattuale, remoto, annichilito dalla stereotipia ("Non mi ricordo esattamente a cosa serva, ma serve!" dice Margherita alla splendida figlia), simbolizzato da quei bei libri anni Cinquanta, la biblioteca ordinatissima, i pochi concetti didattici incollatisi alla nostra persona fino a cogliervi una sorta di strana verità che si ripete come un nastro trasportatore, le milioni di versioni con cui abbiamo costruito un individuo, un modo di fare il proprio lavoro privo di retorica, privo del necessario teatrino, privo di criticismo, premiato da una vecchiaia in cui le poche cose che servono sono rimaste intatte e con l'aggiunta di un qualcosa che, tristemente, capisce solo l'anziano. "E' divertente che ti credano più stupido, e invece capisci di più". L'anziano assapora in modo autentico i concerti di musica classica lungamente amati, regalati peraltro da una nipote che sembra più intelligente e sensibile dei suoi adulti (la cura dei figli si manifesta invece nel regalo di cibi "più buoni di quelli dell'ospedale", altro cliché), assapora il legame col dizionario, il controllo sulla materia, il rispetto della propria "troupe" scolastica, cosa che invece Margherita non sembra in grado di fare, pur nell'immane sforzo di bontà che caratterizza il suo tentare di fare cinema civile nell'oggi (si pensi alla straordinaria scena della conferenza stampa, il pensiero extradiegetico sulla comprensione della realtà). Margherita definisce se stessa come "una ******* a cui permettete di fare tutto". Eppure la circonda un rispetto simile a quello che sopravvive alla morte di sua madre. Forse perché la mamma tramanda un sapere, "a domani", al domani, un sapere morto, e crocifisso quotidianamente dai professionisti del progresso, senza bene capire il perché in realtà, un sapere che a parere di tutti contrasta l'anima messianica della formazione scolastica, una formazione che dovrebbe proiettare tutti quanti nella creazione di un mondo le cui proprietà emergenti non contemplano lo spazio dell'io, e soprattutto quello altrui, che si manifesta solo ed esclusivamente nell'interesse. "Ti faceva sentire importante, perché per lei lo eri, importante". Questo sembra l'unico vero valore che traspare dal film. Che ciò che conta è interessarsi alla storia degli altri, persino quella inventata di una mai avvenuta collaborazione con un grande regista.

Invia una mail all'autore del commento franx  @  05/06/2015 10:04:13
   6 / 10
Non regge il confronto col suo passato cinematografico ivi comprese le pellicole più recenti nonostante alcuni sprazzi di luce qui e lì. Forse ha scelto un tema troppo personale e fresco, quindi non si è distaccato quel tanto che bastava per riuscire a mandare qualche messaggio più generale sui temi trattati che sono al solito di una certa importanza. Manca quella forza che spesso riesce a far trapelare da un'inquadratura o un'espressione, mi è sembrato di assistere ad un interessante documentario, come nel caso di HABEMUS PAPAM. John Turturro...Perchè? Perchè si trovava in Italia? E' bravo, ma sta dentro al film come un ottimo formaggio su una torta e l'unico momento di prova d'attore nel parcheggio degli autobus, quando credo si voglia far comprendere che l'attore ha capito la sofferenza del regista (e bravo John ci riesci benissimo) non compensa tutto quel che resta del suo vagare sulla scena, compreso il balletto. Nanni se proprio ti piace il musical, fallo e basta, magari "cambia musica" non nel senso "di rompere uno schema su 100", ma mi riferisco proprio al sottofondo musicale di quella scena, già sentita. Una tragedia familiare è affrontata ne LA STANZA DEL FIGLIO, splendido, qui purtroppo, manca la forza, come sopra.

TheCineMaster  @  30/05/2015 17:40:23
   6½ / 10
Film che ha scatenato la polemica per il suo mancato trionfo a Cannes. Sinceramente non capisco i motivi di questa polemica. E' un film senza dubbio sufficiente, alquanto intenso e delicato, ma troppo poco per essere un film di Nanni Moretti (lo stesso che ha diretto un filmone quale Ecce Bombo) e troppo poco per andare a un festival prestigioso come Cannes.

fabio57  @  27/05/2015 11:30:35
   7½ / 10
Per quanto osannato dalla critica e dal pubblico,devo dire che questo lavoro di Moretti non mi ha particolarmente entusiasmato.Il tema trattato,per quanto nobile è decisamente deprimente,torna il regista della "stanza del figlio" per intenderci.Abbandona dunque la corda ironica e brillante, a favore di una vena malinconica,nostalgica e struggente. Il film è ben fatto.La Buy notevole, ma il racconto è pesante e troppo aderente ad una realtà in cui , ahinoi, quasi tutti prima o poi si sono inbattuti.

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Ultima risposta 27/05/2015 13.04.05
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  24/05/2015 17:40:19
   7½ / 10
Film sensibile, delicato, angoscioso; sapendo fare il suo mestiere (perché lo sa fare) Moretti abbonda anche in sequenze comiche ben riuscite alternandoli a frammenti onirici di valore.
Ne esce fuori un film con un'ottima Margherita Buy, un Moretti attore che ha trovato la sua dimensione (parla poco, non invade ogni spazio), Turturro esilarante...
"Mia madre" riprende i temi di Amour, pellicola che deve aver colpito molto Moretti, e rielabora il tema della malattia alla sua maniera: il risultato finale è un film normalissimo, anche troppo, ai discreti livelli di Habemus papam.
Non proprio indimenticabile.

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Ultima risposta 14/06/2015 18.24.31
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Invia una mail all'autore del commento Jason XI  @  06/05/2015 09:28:08
   6½ / 10
Dunque, due scene DUE, veramente Morettiane, Margherita che incontra se stessa tra la fila infinita fuori dal cinema in occasione della prima del suo film, e il suo vagare quasi nel vuoto nell'area del set del suo film con i collaboratori interdetti che la seguono a distanza..... caruccia anche la scena di Turturro in auto con le macchine da presa sul parabrezza che segue la troupe sul camion..... per il resto film normale, evidente l'omaggio di Nanni alla madre ma in conclusione non ha picchi di poesia o genialità, caratteristiche ormai estinte dal cinema attuale del regista (forse ultimi barlumi in Habemus Papam). Voglio dire... alla fine non ti lascia niente il film.... a meno che tu non ti immedesimi con i protagonisti, magari ti ricorda la tua esperienza con un familiare..... Nanni usa Turturro per compensare i momenti tristi e anche qui non sorprende.... la sceneggiatura risulta prevedibile..... ospedale, set del film, dialogo tra margherita e Giovanni, ospedale.. e via dicendo..... bene il cast ma a mio parere.... troppo poco per Cannes

polbot  @  05/05/2015 23:34:58
   8 / 10
NanniMoretti non fa mai nulla tanto per fare, può piacere o meno, ma lo fa sempre bene, con cura, sebbene quasi sempre di sponda. E per quanto racconti un fatto personale, per quanto sia un raccontare se' stesso.. il film è efficace e riesce a farsi "compatire" dal pubblico (quantomeno da me). Una Buy un po' diversa, perfettamente morettiana. Un Turturro che non c'entra nulla ma ci sta bene. Mi attendo un riconoscimento per l'interpretazione della Lazzarini. E mi aspetto altri film da Nanni !!!

Invia una mail all'autore del commento marlamarlad  @  01/05/2015 18:45:51
   8 / 10
Bel film. Mi ha riportato in pace col mondo. Mi ci sono immedesimata e in alcuni momenti persino riconosciuta. Carina la parte prestata da Turturro, non dico nulla per non spoilerare. Margherita nel film dice 'non amo la retorica', pero' voglio scriverlo lo stesso: 'Studiate il Latino!'.

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Misialory  @  29/04/2015 22:42:02
   7½ / 10
"Mia madre" è il dodicesimo film che Nanni Moretti dirige e co-interpreta con la sempre brava Margherita Buy, sorella nella finzione e suo alter ego femminile a cui affida il ruolo di regista alle prese con la realizzazione di un film su uno spaccato della crisi economica in Italia.
Al centro della vicenda, la malattia della loro madre che sul letto di ospedale appare indifesa e sempre più incapace di contrastare il male che sta per portarla via. I due figli, spaventati all'idea di perderla, si scoprono confusi e inadeguati, soprattutto Margherita che in più occasioni si domanda se è in grado davvero di capire e interpretare quello che succede nella realtà (inevitabile pensare che siano insicurezze dello stesso Moretti).
Il pensiero di perdere la madre, induce Margherita ad uno stato di profondo smarrimento proprio nel momento in cui dovrebbe essere più padrona di sè, con un cast e una troupe alle sue dipendenze che al culmine della frustrazione rimprovera dicendo "perchè mi assecondate sempre nelle mie scelte? Non dovreste mai farlo".
Strappa più di un sorriso la presenza del bizzarro e stizzoso attore italo-americano, interpretato da John Turturro, che in più occasioni fa perdere le staffe alla già provata Margherita con una serie di errori e dimenticanze che metterebbero qualunque regista a dura prova.
Giovanni-Moretti è invece un personaggio defilato come nei suoi precedenti due film ("Habemus papam" e "Il Caimano") e solo in una scena porta su di sè l'attenzione dello spettatore: quando rassegna le proprie dimissioni al datore di lavoro, compiendo un gesto estremo e apparentemente senza logica. Significativo il discorso del titolare che lo esorta al ripensamento con una frase tristemente vera e del tutto coerente con la tematica della crisi economica sfiorata nel film: "non si offenda ma alla sua età sarà molto difficile per lei trovare un'altra occupazione"
Per Giovanni però la madre viene prima di tutto e merita la completa attenzione soprattutto quando il destino sta per compiersi e anche l'accanirsi per una cura alternativa (magari in una clinica specializzata, in un'altra città) alla fine non ha più senso.
La madre rivivrà nel ricordo e nelle azioni compiute in vita, come insegnante molto aprrezzata e stimata dai suoi studenti proprio come l'amata madre del regista Moretti che le rende omaggio con questo toccante film che presenterà al prossimo Festival di Cannes.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  29/04/2015 10:03:26
   7 / 10
Dopo le preveggenti situazioni politiche e clericali dei due precedenti film, Moretti torna sul tema della morte che aveva lasciato con "La stanza del figlio". (E torna nuovamente a Cannes!). Ovviamente non c'è solo questo tema.
Il protagonista è una regista in crisi costretta a dividersi tra lavoro e crisi familiare con annessa malattia della Madre. Il personaggio dell Buy è ovviamente la controfigura dello stesso Moretti e la passeggiata al cinema in stile "Io e Annie" ce lo dimostra.
Un film toccante ,ma che non lascia mai spazio ad inutili sentimentalismi, intelligente e riflessivo.
Ottima davvero l'interpretazione della Madre, cosi accomodante, sincera e buona da poter essere accomunata a qualsiasi delle nostre nonne...

Lavezzi78  @  28/04/2015 19:55:41
   6½ / 10
Film che non aggiunge nulla di nuovo alla carriera cinematografica di moretti.La storia non emoziona, ed è lontana anni luce dell'ottimo la stanza del figlio..... La buy, come al solito sempre nevrotica, si contrappone al personaggio del figlio perfetto interpretato da moretti....divertente turturro!!

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Ultima risposta 02/05/2015 12.19.17
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suzuki71  @  28/04/2015 18:01:11
   6 / 10
Borghesissimo, un po' scontato, senz'anima.
Moretti irritante, come la Buy (ma sono miei personalissimi giudizi, riconosco che la Buy qui è brava, anche se il personaggio è come sempre nevrotico, pare sappia fare solo quello). Dicotomia falso\vero accennata, irrisolta.
Un film senza centro, che non colpisce se non a tratti, nelle ultime due scene, ad esempio:
"A cosa pensi, mamma?"
"A domani!"
E l'angoscia finale, com'è vera!

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Ultima risposta 03/05/2015 12.01.34
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Rollo Tommasi  @  27/04/2015 18:39:04
   7½ / 10
Leggo che è il film più intimo ed intimista del repertorio di Moretti perchè è autobiografico.
Infatti, nella locandina campeggia l'immagine in sovrapposizione tra la protagonista (Buy) e Moretti, come se fossero un dolente corpo unico.
La Morte, che serpeggia lungo tutto il film come una presenza latente, era già stata esplorata dal regista ne La Stanza del Figlio, che però non mi aveva convinto, soprattutto per la freddezza e la recitazione sotto tono del giovane protagonista (Giuseppe Sanfelice).
Stavolta, Moretti non sbaglia: si affida ad attrici fuoriclasse, come Margherita Buy (non più solo un'eccezionale caratterista nevrotica) e Giulia Lazzarini (che sceglie di recitare con un filo di voce per incarnare la sofferenza), e cerca di smorzare il lugubre tono del film con alcune situazioni comiche create dall'estroso Turturro (un giullare con un'anima anch'essa lacerata da un segreto).
Dolcissima anche se malinconica Beatrice Mancini nella parte della nipotina un pò coatta a cui Moretti affida il compito di esternare con genuinità il punto di vista del bambino.
Il messaggio è criptico, perchè affoga tra realtà e finzione in un fluire quasi indistinguibile tra i due concetti (il sogno, la veglia, i ricordi, il set cinematografico si alternano in un ciclo continuo). Forse, più che un film intimista, Mia Madre è quello più psicanalitico...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  24/04/2015 22:41:55
   8 / 10
Mia madre rivela una certa complementarietà a La stanza del figlio. Il lutto è improvviso ed inaspettato come repentina è la perdita di certezze e la difficoltà di elaboralo. In Mia madre il lutto, la perdita è ineluttabile e certa ed il film è una lunga praparazione e una dolorosa elaborazione dell'inevitabilità. Una certezza che crea disorientamento, produce dei flash onirici che si ripercuotono sul quotidiano, smarrendo sicurezza dei propri mezzi. Nella sua ricerca di rappresentare la realtà nell'opera di finzione tutto sembra finto e smorzato, non si vuole andare dentro la realtà per non spettacolarizzarla ma anche l'eccessivo distacco, il "rimanere a fianco", risulta altrettanto artificioso dove il guitto Turturro galleggia come un alieno, più finto del finto, maschera che trascende il reale inventando curriculum fasulli per nascondere le sue insicurezze.
E' un film sulla perdita, non solo degli affetti, ma la perdita di ruoli e funzioni, di codici e linguaggi, a cui bastano pochissimi frammenti di scaffali vuoti e libri inscatolati a far percepire sulla pelle il senso proprio della perdita. Ho avuto l'impressione che Moretti stesso si sia sdoppiato nei personaggi di Margherita e Giovanni (intepretato da lui stesso). Se Margherita è il suo alter ego principale, da un certo punto di vista lo è anche Giovanni, una versione più consapevole e matura di Margherita stessa (e probabilmente del Moretti reale) della perdita imminente ("Margherita, mamma sta morendo). L'accettazione dell'inevitabile.

marimito  @  21/04/2015 21:49:37
   6 / 10
Un film che mi ha angosciata dall'inizio alla fine; certo il tema non è semplice e non è allegro e Moretti lo affronta con lucidità anche se alla fine Margherita Buy appare la solita isterica e lui, anche se di sfondo, il solito personaggio pieno di paturnie. La sufficienza per il tema ed anche le modalità con le quali lo sviscera, ma ovviamente lungi dall'essere il Moretti di "Caro Diario". Sarà pure un Moretti più maturo, ma manca di slancio e passionalità.

minut  @  20/04/2015 19:18:38
   5½ / 10
Che dire... certamente il contenuto del film non permette dinamiche effervescenti, ma è anche vero che sembra di assistere, afflitti, a quelle dolorose quotidianità familiari dentro cui si muovono le persone in esse coinvolte.
Lontanissimo, (seppur per alcuni aspetti diverso), da quell'affresco splendido che fu "La stanza del figlio", quest'opera di Moretti si trascina stancamente nell'attesa, vana, di qualche effetto che ne possa scuotere l'irreversibile dolorosa conclusione.
Moretti, che sembra partecipare come spettatore, forse avrebbe svolto meglio lui la parte della Buy.

Invia una mail all'autore del commento stefano  @  20/04/2015 10:35:00
   5 / 10
Questa volta Moretti gira un po' a vuoto. Certamente il film riveste per lui un'importanza notevole , ma per lo spettatore?? La dicotomia realtà/finzione cinematografica è poco approfondita , il personaggio di Margherita (che dovrebbe essere un alter ego di Moretti stesso, ma risulta una parodia anche simpatica della Buy reale) non ha un percorso evolutivo, Il personaggio di Turturro (che poteva portare ad interessanti svolte narrative) rimane invece fine a se stesso, avulso dal resto del film (regala qualche sorriso e la consueta grande interpretazione), Moretti regista è "antico" , non ha un sussulto, un guizzo di vivacità che serve sempre pur in un contesto di trama dolente. Verso la fine si avverte un senso di ripetitività e si accusa l'eccessiva lentezza. Solo per morattiani incalliti.

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Ultima risposta 04/05/2015 15.29.30
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giannip62  @  20/04/2015 08:54:31
   8 / 10
intenso,delicato,profondo,Moretti ci regala una perla e una Margherita Buy superlativa,e i francesi ......dovranno applaudire

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  19/04/2015 10:43:57
   7½ / 10
Moretti più maturo della "stanza del figlio" affronta con più aderenza alla realtà la perdita. Perdita di un genitore, di un affetto, di un'insegnamento e di una capacità di accudire ed accudirsi che ormai non ci appartiene. Ada, il personaggio della madre, splendidamente interpretato da Giulia Lazzarini, è quello più completo e più lucido perché ha coscienza di se stessa. Il personaggio di Giovanni è quello del fratello apparentemente solido ma che non ha ancora fatto i conti con la propria individualità e la propria vita. Quello più complesso è quello di Margherita che regge molto bene la gran parte del film. Alter ego del regista capace di esprimere al meglio il disagio e l'inadeguatezza del suo esserci. Ottima Buy. Turturro regala le scene più divertenti ma non mi ha convinta.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  19/04/2015 02:11:18
   8 / 10
Si apre con una sequenza antitetica a quella dei rassicuranti Hare Krishna delle prime immagini de "La stanza del figlio", quella degli operai che lottano contro il licenziamento, ed e' anzi NON e' "solo un film". Moretti si congeda dalla militanza (davvero?) ma racconta un mondo che non infonde speranza, che non e' piu' l'illusorio universo quotidiano della borghesia progressista. Un film che anziche' raccontare un lutto, lo elabora, lo previene, per molti versi lo rifiuta in un disarmante esorcismo. Ma i drammi esorcizzati vengono rispecchiati nel mondo di Margherita, nel suo rischioso conflitto nel filmare la Realta' Sociale che agli occhi di Moretti regista diventa retorica di una presunta, irritante integrita' morale. E in questo circolo vizioso dove realta' e apparenza vivono di pari passo, il pensiero va, non senza nostalgia, al caro vecchio Insegnamento, quando professare una vita di studio poteva dare i suoi frutti duraturi nelle nuove generazioni svogliate e confuse (emblematico il personaggio - perno di Giulia Lazzarini). Pensando a Bellocchio ma anche a Zavattini e sicuramente al Truffaut di "Effetto notte" per quanto riguarda il burrascoso set del film della Buy, Moretti ricava un'opera che mi ha emozionato meno rispetto a "La stanza del figlio", che non si libera del tutto di certi referenti monolitici nella prova della Buy (mai troppo diversa da se stessa) ma che riesce mirabilmente a dividere, confondere, aggredire proprio il nostro intimo, forse stupido rapporto con la morte. E tutto cio' che accade e' un meschino bisogno di annientare l'idea stessa di equilibrio, di lucidita' mentale - cfr. L'episodio di Margherita che strappa la patente scaduta dalle mani della madre, e altre conseguenti reazioni - come se il tutto sia il frutto di un declino prestabilito e per questo remissivo da parte dell'altro. Anche il personaggio di Turturro entra in una sfera simile. Essendo "l'attore" non ha la capacita' cognitiva di comprendere il suo personaggio, essendo per lui pura fiction che aggira gli ostacoli dell'identita' sociale. E' un film che parla ancora una volta di abdicazioni - al ruolo materno, alla professione, al fulcro familiare che gia' in passato e' stato spezzato, di meccanismi che lottano da una vita, contro il dissenso conciliante di una verita'.

Truman84  @  18/04/2015 19:12:31
   9 / 10
Mi è picuto molto. Film intenso, sentito. Margherita Buy è bravissima, il suo smarrimento è doloroso come del resto lo è l'accettazione della morte. Ma la sequenza finale, bellissima, è un messaggio di speranza che il Cinema, ancora oggi, è in grado di consegnarci.

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Ultima risposta 01/05/2015 18.56.16
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Fidelio52  @  18/04/2015 13:13:38
   9 / 10
Apparentemente superficiale nella trattazione di un evento così drammatico come la morte della madre, caratterizzato da un ritmo lento e da improvvisi scatti di commedia (affidati al personaggio di John Turturro), è un film incredibilmente stratificato e complesso, in cui Moretti riassume la sua poetica di uomo e regista. Un vero harakiri (anche commerciale, dal momento che non indugia a facili e retorici sentimentalismi). La regia indugia su scene che sembrano inutili dal punto di vista drammaturgico, e taglia netto su altre più importanti prima ancora che queste raggiungano un qualche climax di emozione. È un film di fantasmi e proiezioni fantasmatiche. Il Moretti attore compare in scena quasi sempre con la Buy, e l'unica scena che lo vede senza di lei è intrecciata a una fantasia-paura (la madre che scappa dall'ospedale in camicia da notte), che potrebbe appartenere all'uno come all'altra. I due personaggi coincidono, ma tutto il cast artistico è frutto della parcellizzazione dell'Io del regista, che trova la sua personificazione più compiuta in Margherita. Tanti i rimandi alle opere precedenti, un finale secco, sospeso, da brividi. Ottimi gli attori, efficace la fotografia che ritrae una Roma qualunque in notturna, lontana dalle cartoline sorrentiniane che piacciono tanto agli americani (mezza stoccata gliela rifila il personaggio di Turturro che urla dal finestrino nomi di grandi registi del passato e cita Via Veneto). Ottima la Lazzarini.

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anthony  @  18/04/2015 12:41:27
   9 / 10
Nanni Moretti realizza il suo miglior lavoro dai tempi di "Caro Diario".
Come ha scritto l'utente nel commento precedente al mio..in questa pellicola il Moretti-attore si tira indietro per lasciare spazio al sè proiettato su una grande Margherita Buy (che, per una volta, lascia da parte il solito personaggio mezzo esaurito e nevrotico..); "Mia madre" sfiora le note più profonde e nascoste dell'anima..e lo fa con una semplicità, una sincerità e un tocco davvero rari..rari, appunto, anche per lo stesso Moretti che, abbandonati i panni del protagonista e la retorica lacrimevole de "la stanza del figlio", dona allo spettatore una pagina intimista, di vita reale..fatta di avvenimenti, pianti, risate, sogni ad occhi aperti, viaggi mentali, amore, ricordi, rabbia e affetti.
L'ottimo montaggio rende fumosi e sottili i confini tra i ricordi, i sogni e la realtà della protagonista Margherita..una donna (perfettamente caratterizzata) che si sente inadeguata, non all'altezza degli eventi e delle 'sfide' che le si parano dinnanzi nella sua esistenza: la malattia incurabile della madre su tutte.
Un film in un film su un film "Mia madre", una pellicola sincera ed essenziale, un vero regalo al cuore, all'anima, alla speranza di un domani, alla vita stessa.
Bellissimo.

FABRIT  @  18/04/2015 12:11:14
   9 / 10
Pellicola profonda,solo in apparenza intimista, dove un Moretti riservato, lascia spazio a una grande Margherita Buy.
Un film sul cinema,sul rapporto tra realtà e finzione,sul lento prepararsi alla morte più dolorosa. Capolavoro

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