kinds of kindness regia di Yorgos Lanthimos USA 2024
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kinds of kindness (2024)

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locandina del film KINDS OF KINDNESS

Titolo Originale: KINDS OF KINDNESS

RegiaYorgos Lanthimos

InterpretiEmma Stone, Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley, Hong Chau, Mamoudou Athie, Joe Alwyn, Hunter Schafer, Merah Benoit, Krystal Alayne Chambers, Ja'Quan Monroe-Henderson, Susan Elle, Nathan Mulligan, Tessa Bourgeois, Christian M. Letellier, Yorgos Stefanakos, Fadeke Adeola, Jerskin Fendrix, Lindsey G. Smith, Kevin Guillot, Kencil Mejia, Thaddeus Burbank, Suzanna Stone, Jeffrey Riseden, Buddy Jones, Ivy Ray, Kien Spiller, Nikki Chamberlin, Lawrence Johnson, Dominique Shy, Harold Gervais

Durata: h 2.44
NazionalitàUSA 2024
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 2024

•  Altri film di Yorgos Lanthimos

Trama del film Kinds of kindness

Tre episodi, legati tra loro dal cast (ma con personaggi differenti) e da situazioni ricorrenti. Nel primo episodio un impiegato viene incaricato dal suo capo di uccidere un uomo: fallisce nel tentativo ed è costretto ad adottare stratagemmi sempre più assurdi per riparare il danno. Nel secondo un poliziotto è convinto che la moglie, scomparsa per mesi e poi ritornata dopo un viaggio, sia stata sostituita da una sosia. Nel terzo due adepti di una setta sono alla ricerca di una donna che ha il potere di restituire la vita ai morti.

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Voto Visitatori:   7,90 / 10 (10 voti)7,90Grafico
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Voti e commenti su Kinds of kindness, 10 opinioni inserite

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stratoZ  @  10/07/2024 13:05:05
   7½ / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Un buon Lanthimos, in un film ad episodi abbastanza inusuale per i tempi, si sbizzarrisce con le sue tematiche cardine con, come detto precedentemente, un ritorno ad alcune delle sue tematiche delle origini, prima di fare il trasferimento negli USA, è così che ci regala una pellicola in emergono prepotentemente le dinamiche socio-umanistiche viste sotto un aspetto crudo e inquietante, che possono rimandare alle pulsioni più perverse, con questi personaggi che nel loro essere emblematici, una volta che la situazione denegera, agiscono come un libro aperto.

Basti vedere gli aspetti di ogni episodio, dal primo la cui dipendenza di Plemmons nei confronti del suo titolare mi ha ricordato un po' quella struttura coercitiva che vi era in "Kynodontas" col protagonista totalmente inabile nel vivere una propria vita, avendo sempre avuto il capo a dettare ogni singola scelta per lui, dagli aspetti importanti come possono essere partner, figli, casa o macchina ai singoli dettagli come la scelta di un cocktail al bar, venendo a meno questa relazione morbosa il protagonista si ritroverà come privato della sua vita, una sorta di senso di appartenenza estremo e patologico che può metaforizzare diversi aspetti della vita contemporanea, mi possono venire in mente infiniti esempi, dal patriottismo tossico che stiamo vivendo - specie ultimamente, ma c'è sempre stato - oggi, alla devozione totale per l'azienda per cui si lavora, fino ad arrivare alle più banali fidelizzazioni alle squadre sportive, insomma, come se venendo a mancare questo senso di appartenenza la vita perda totalmente significato, come se Plemmons non lavorando più per il suo titolare perda la ragione per vivere, ci si mette pure in mezzo, ovviamente, il culto della personalità, con la ieraticità di Dafoe, imperturbabile dall'alto del suo status eccelso che lo rende estremamente venerabile.

Il secondo episodio, l'ho trovato un po' più difficile da inquadrare, mi è sembrato il classico thriller psicologico in bilico tra la narrazione in soggettiva di una mente malata e una sorta di thriller paranoico complottistico, col solito e continuo ribaltamento di prospettiva, gli indizi che la moglie sia molto diversa dal solito ci sono,ma è giustificato un comportamento del genere? La progressiva discesa nella follia di Plemmons probabilmente fa pensare più alla prima ipotesi, ma sua psiche è martoriata dalla frenetica vita moderna e sicuramente come forza dell'ordine subisce tante pressioni dall'alto, la sua sindrome paranoica è lo sfogo finale, allo stesso tempo la prova di devozione della moglie, va a braccetto con l'attaccamento che aveva il protagonista del primo episodio, che farebbe qualsiasi cosa per una figura a lei cara, fino alle estreme conseguenze.

Il terzo episodio, dalle impronte più esoteriche, mi è sembrato una bella stoccata a quelle sette pseudo scientifiche e pseudo religiose che sono tanto in voga oggi, con questa continua ricerca di un messia che metta a posto la vita delle persone, qualcosa a cui aggrapparsi, una ragione per vivere, anche qui il senso di appartenenza si fa fondamentale, ed è complementare al progressivo venire a meno delle certezze dell'uomo contemporaneo, quell'incompletezza da colmare a tutti i costi. Lanthimos non va tanto lontano dalla religione stessa, probabilmente il meccanismo la rispecchia molto, così come i principi di purezza che millantano.

Lanthimos si diverte, a modo suo, a dare delle forti stoccate alla società moderna, col suo stile solenne, una colonna sonora che spesso diventa preponderante e le pulsioni umane mostrate con una facilità disarmante, il suo mettere a nudo i corpi così facilmente è uno specchio del mettere a nudo le dinamiche che possono intercorrere tra persona e potere, persona e religione, persona e amore, personalmente sono uscito abbastanza soddisfatto dalla visione.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  02/07/2024 18:01:20
   7½ / 10
Tre storie sulla sudditanza, sulla possessione dell'essere umano come fosse un oggetto e su uomini e donne disposti a tutto, anche alle peggiori umiliazioni, pur di compiacere la parte amata e/o idolatrata. A fare da filo conduttore, oltre alla tematica principale, un gruppetto di attori che interpreta ruoli differenti in ogni segmento e su cui svetta l'interpretazione di un Jesse Plemons che si dimostra una volta di più un attore straordinario.
Delle tre storie quella che più mi è piaciuta è la seconda, piena di ambiguità e paranoia oltre che a tinte quasi da film thriller, anche se il finale della terza è un gioiellino di nichilismo.

"Kinds of Kindness" è un ritorno al passato per Lanthimos che si distacca dalle opere più recenti e più accessibili come "Povere Creature!" per riappropriarsi di quell'anarchia, quell'assurdità e quella cifra autoriale che caratterizzavano i suoi lavori precedenti. Per cui chi ha conosciuto (e apprezzato) Lanthimos con film come "The Lobster" probabilmente non rimarrà deluso.

Tempest78  @  26/06/2024 20:26:22
   5½ / 10
Girato nei ritagli di tempo di povere creature che ho adorato questo film è un trittico di storie assurde ma senza capo né coda... talmente sopra le righe che quando accade un colpo di scena, pensi.. ahhh vabbè... oltretutto dura tantissimo.. ottima sceneggiatura per un episodio de ai confini della realtà

Manticora  @  26/06/2024 09:17:46
   8 / 10
Dopo Povere creature! Lanthimos costruisce un film in neanche 6 mesi e riesce ancora una volta a sapere quello che fà. Poco apprezzato dalla critica, ignorato dal pubblico, kind of kindness comunque è una bella ventata di freschezza in un panorama cinematografico estivo appiattito sul solito remake Disney che salva il botteghino. Tre storie sull'ossessione, in cui i personaggi sono complementari, il train d'union è l'ospedale badate bene. Con un cast superbo, in cui brillano Plemens, Willem Dafoe e OVVIAMENTE la Emma Stone il regista greco sa esattamente dove andare a parare. Le metafore sono tre, la ricerca dell'amore, la ricerca dell'identità e la ricerca del messia.
In tutte e tre le storie i personaggi quasi si incontrano con i loro doppi, cosa non semplice, ma Lanthimos padroneggia la sceneggiatura anche meglio di così.
Il balletto finale della Stone da solo vale tutto il film.
La metafora del mondo dominato dai cani è una genialata.

Sileno94  @  26/06/2024 00:23:48
   9 / 10
Rispetto a quella porcata di Povere Creature, leccata di **** all'America, agli Oscar, e al pensiero unico dominante, BOOM! Lanthimos immenso!

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  25/06/2024 12:51:11
   8½ / 10
Meraviglioso ritorno alle origini di Lanthimos dopo le orge visive di Favorita e Povere Creature: Kinds of Kindness si colloca dalle parti di Dogtooth, beandosi del suo ermetismo e delle sue atmosfere malate.

Dei tre episodi che compongono questo trittico di miserie umane e desideri di controllo (lavorativo, affettivo e religioso), il primo è quello che mi ha convinto di più: ma si tratta di dettagli in un film monumentale che ovviamente sta dividendo il pubblico come è ovvio che accada per un autore di nicchia assurto al grande pubblico per film diversi rispetto ai suoi standard soliti.

Wilding  @  24/06/2024 22:08:17
   7 / 10
Il seguito di "Povere creature" in un certo senso; sembra quasi girato insieme, come la seconda parte di un libro di favole.

matt_995  @  24/06/2024 09:57:30
   7½ / 10
Diversi tipi di gentilezza? No, non stiamo parlando di niente di buono. Più che di gentilezza qui si parla di prostrazione e sottomissione, adorazione e assuefazione, in tre variazioni sullo stesso tema originale.
Il primo episodio è il più semplice ma forse quello di maggior impatto. Plemons e Dafoe sono una sorta di versione dark e allucinata di Ugo Fantozzi e il Mega Direttore Galattico, Homer Simpson e il signor Burns (c'è un episodio in effetti molto simile, quello della "Bertuccia").
Il secondo è quello che colpisce effettivamente di meno. Buono lo spaesamento che si crea nello spettatore, incapace di capire per la maggior parte del tempo da che parte siano i buoni e i cattivi, la verità e l'allucinazione. Eppure è l'episodio decisamente più scontato.
Il terzo infine è quello che ha maggiormente il respiro da lungometraggio. Entra in scena a gamba tesa la Stone (secondaria nelle altre storie) e si butta in questa storia di culti e follie umane, davvero affascinante.
Geniale, infine, la figura misteriosa e buffa di R.M.F., collante a sua insaputa di queste storie.
Plemons davvero pazzesco sempre, la Stone per una volta passa in sordina. E tra il Lanthimos commerciale e quello art house quale preferire? Non saprei, mi vanno bene entrambi, alternati, e adoro sia la scrittura pungente di Tony McNamara che quella folle di Filippou.

neverhood  @  23/06/2024 12:24:18
   9 / 10
Opera mastodontica e potentissima.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  22/06/2024 15:04:01
   9½ / 10
Unica opera, sacra e trina, legata insieme con ago e filo, R.M.F. sia, fino in fondo, anche in mezzo ai titoli di coda. La summa cinematografica fatta a iperbole grottesca e magnifica dell'opera del regista greco, tutta insieme, specialmente quella teatrale, assurda, paradossale, sadica al limite del divertimento nerissimo, dispiegata in inquadrature fisse, teatri di posa, amputazioni di circo/stanze, sesso dentro-fuori come atto meccanico da avanspettacolo serale show, attori reinventati a più ruoli in questi tre capitoli, e in mezzo emma che balla e che si mutila, jesse che, oh my god, è ovunque per sottrazione, william che sollazza e comanda a sua volta comandato dallo script, margaret corpo-multiuso che si raddoppia insieme viva e insieme morta, e quella scena in macchina con i cani che bellezza che goduria, opera omnia e coerente di yorgos questo vestito di gentilezze ricucite su un manichino di carne, senza sconti, senza evasioni, con una pulsione ménage di eros e morte come rumore bianco onnipresente, come a dire, conoscerete la nostra velocità, eh, sì, di rovinose inchiodate in mezzo alla vasta autostrada greca che asfalta concessioni, veloce e imminente, a tre corsie assolate, sulle gerarchie e dipendenze e livelli del paradosso applicati ai rapporti e modelli di potere dall'urbanistica ridisegnata da efthimis filippouin e costruita nella terra delle povere creature sul tracciato fra psicosi e fascinazione. Piacevolmente e solennemente insostenibile. Daccene ancora.

[kinds of kindness ovvero lo stile «strong/disturbing violent content, strong sexual content, full nudity and language» innalzato ad arte, USA, Regno Unito, Irlanda, 2024 - 9,5/10]

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