grandi speranze regia di David Lean Gran Bretagna 1946
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grandi speranze (1946)

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locandina del film GRANDI SPERANZE

Titolo Originale: GREAT EXPECTATIONS

RegiaDavid Lean

InterpretiJohn Mills, Valerie Hobson, Finlay Currie, Jean Simmons, Alec Guinness

Durata: h 1.58
NazionalitàGran Bretagna 1946
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 1946

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Trama del film Grandi speranze

Allevato dalla cupa Miss Havisham, il giovane Pip riesce ad entrare nella migliore societÓ grazie al lascito di uno sconosciuto benefattore. Ritrova qui Estella, conosciuta ai tempi della sua disgraziata infanzia, ma soprattutto scopre chi Ŕ il suo angelo custode: un forzato che lui aveva aiutato anni prima. Ancora una volta cerca di soccorrerlo, ma la polizia, allertata da una denuncia, uccide l'uomo. Prima di morire questi rivela a Pip di essere il padre di Estella.

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Voto Visitatori:   7,93 / 10 (7 voti)7,93Grafico
Miglior scenografiaMiglior fotografia
VINCITORE DI 2 PREMI OSCAR:
Miglior scenografia, Miglior fotografia
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Voti e commenti su Grandi speranze, 7 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  15/01/2020 00:25:13
   7½ / 10
Trasposizione di uno dei pochi romanzi di Dickens che non conoscevo.
Questa verisone di David, la prima in assoluto, mi ha convinto e coinvolto.
Le vicissitudini del giovane Pip, di questa dubbia eredita' e soprattutto il ruolo di Estella, un personaggio particolare scritto benissimo.
Qualche dubbio invece su alcune scelte del galeotto che prende piede soprattutto nella seconda parte del film.
Resta comunque un ottimo melo-dramma ottimamente diretto e fotografato.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  05/06/2014 15:50:43
   8 / 10
Trasposizione encomiabile di un testo famosissimo (a ragione) di Dickens.
L'attore principale dimostra la propria anzianità, ma non è una grande pecca.
Alcune cose sono state modificate ma nulla che disturbi. L'unica parte davvero differente è il finale, nel caso di Lean del tutto positivo mentre in Dickens restava aperto.
è una storia sulle grandi speranze, su come una persona sia rimasta cieca nonostante gli avvertimenti che gli dava la vita e la coscienza, di come paghi in prima persona per la sua ambizione di essere ciò che non è, della sua espiazione e colpa.
Non mancano le critiche di Dickens, rielaborate da Lean, al mondo degli adulti. Nel romanzo di Dickens il tutto era però molto più forte.
Film classico, datato si potrebbe dire, e anche per questo sempre affascinante.

7219415  @  16/02/2014 23:34:54
   7 / 10
Sente il peso degli anni...tuttavia ottima trasposizione cinematografica!

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  17/10/2012 18:33:18
   7½ / 10
David Lean è un grande riproduttore di testi letterari. Il meglio di sé l'ha dato senz'altro con "Breve Incontro" (un capolavoro assoluto) in cui ha dato vita a una rappresentazione profonda e perfetta (perché normale) dell'animo umano, basandosi su di un testo contemporaneo di Noel Coward.
Alle prese invece con la letteratura classica, ha optato per uno stile classico. Il problema di questo film è il fatto che è forse "troppo" classico. La recitazione ad esempio è molto convenzionale e non rende giustizia della personalità dei personaggi. Ma qui non si deve dare la colpa a Lean, è il testo di Dickens che generalizza e tipizza. Lean poteva però fare uno sforzo in più ad esempio per caratterizzare socialmente l'ambiente. Preferisce invece concentrarsi sulla storia e sulla trama, la quale scorre come se al mondo ci fossero solo i personaggi ritratti.
Insomma, si tratta secondo me di un film datato dal punto di vista stilistico.
Comunque è solo questo il difetto del film. Per il resto la messinscena, la creazione della suspence, la presa emotiva sullo spettatore rivela grande arte e capacità. Certo "Breve incontro" mostrava soluzioni più fantasiose e innovative, ma Lean evidentemente con questo film ha mirato più che altro ad emulare il cinema americano di Hollywood ("Breve incontro" non fu un successo commerciale). Infatti le riprese in interni, le ricostruzioni in studio superano quelle in esterni. Peccato, perché sono proprio le scene girate in esterni (vedi l'inizio) quelle più belle e sublimi.
Ottimo film da vedere, comunque.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  02/11/2010 12:51:28
   8 / 10
Esemplare trasposizione di un classico di Dickens, perfettamente controllato e valorizzato dalle mani di un grande regista come Lean.
Il film conserva tutta la passione e la poesia umana del romanzo e regala alcune inpennate gotiche (l'incipit notturno e tempestoso al cimitero, la descrizione certosina del salone dei ricordi/orrori di Miss Havisham) da antologia. Realizzazione impeccabile, interpreti sublimi (anche se anagraficamente fuori parte), messaggio sociale di profetica modernità.
Mi accodo agli utenti che mi hanno preceduto: un tempo la Rai trasmetteva questi bei film anche con un certo orgoglio, oggi invece abbiamo Terra ribelle...

dobel  @  21/11/2009 17:24:54
   9½ / 10
Un film fantastico che dovrebbe essere riproposto spesso dalla Tv servizio pubblico. Una trasposizione del romanzo di Dickens da antologia. Veramente una grande storia messa sullo schermo da un grande maestro ed interpretata in modo impeccabile. E' inutile dire quanto sia importante il testo di Dickens e quanto ancora oggi ci interpelli (del resto è prerogativa dei classici parlare a tutte le epoche dicendo cose sempre contemporanee). Allo stesso modo questo film è un classico.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  17/04/2007 01:32:55
   8 / 10
I primi quindici minuti, dotati di una fotografia visionaria e sinistra, sono da antologia del cinema. Il fatto poi che questo film sia il frutto (felicissimo) di un matrimonio tra cinema e letteratura (è tratto del resto da quello che viene giustamente considerato il capolavoro letterario di Dickens) e sia diretto da David Lean dimostra dopo tantissimi anni quanto sia ancora tremendamente bello e profondo.
Se dico che era uno dei film preferiti della mia infanzia, significa soprattutto che la Rai degli anni Settanta trasmetteva questi film "vecchi" come fossero contemporanei: quanta nostalgia per un modo tanto antitetico di ricorrere (al contrario) le mode...
i temi di Dickens, la sua requisitoria sociale, ci sono tutti, anche se a rivederlo oggi perde forse lo smalto di un tempo.
E' anche l'esordio di Guinness, un anno prima di diventare Fagin nell'Oliver Twist (sempre Dickens e sempre Lean)

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