springsteen - liberami dal nulla regia di Scott Cooper USA 2025
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springsteen - liberami dal nulla (2025)

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locandina del film SPRINGSTEEN - LIBERAMI DAL NULLA

Titolo Originale: SPRINGSTEEN: DELIVER ME FROM NOWHERE

RegiaScott Cooper

InterpretiJeremy Allen White, Jeremy Strong, Paul Walter Hauser, Stephen Graham, Odessa Young, David Krumholtz, Gaby Hoffmann, Harrison Gilbertson, Grace Gummer, Marc Maron, Matthew Pellicano Jr., Jayne Houdyshell, Jeff Adler, Jimmy Iovine, Chris Jaymes, Bartley Booz, Craig Geraghty, Laura Sametz, Vienna Barrus, Vivienne Barrus, Arabella Olivia Clark, T. Ryder Smith, Clem Cheung, Stephen Singer, Judah L. Sealy, Johnny Cannizzaro, Brian Chase, Charlie Savage, Andrew Fisher, Mike Chiavaro

Durata: h 1.59
NazionalitàUSA 2025
Generebiografico
Al cinema nell'Ottobre 2025

•  Altri film di Scott Cooper

Trama del film Springsteen - liberami dal nulla

Il film segue la realizzazione dell’album “Nebraska” di Bruce Springsteen del 1982, anno in cui era un giovane musicista sul punto di diventare una superstar mondiale, alle prese con il difficile equilibrio tra la pressione del successo e i fantasmi del suo passato. Inciso con un registratore a quattro piste nella sua camera da letto in New Jersey, l’album segnò un momento di svolta nella sua vita ed è considerato una delle sue opere più durature: un album acustico puro e tormentato, popolato da anime perse in cerca di una ragione per credere.

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Voto Visitatori:   7,72 / 10 (9 voti)7,72Grafico
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Voti e commenti su Springsteen - liberami dal nulla, 9 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

stratoZ  @  13/02/2026 13:30:16
   6 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

In linea di massima, è un biopic musicale leggermente sopra la media, nulla di straordinario, ma per fortuna il film in alcuni aspetti riesce a distaccarsi da quella palude di stereotipi tipica di questi film - e guarda caso agli oscar non se lo sono cag4to minimamente, coincidenze? - a partire dallo stesso protagonista, descritto in maniera non agiografica, ma che riesce ad avere una componente umana netta, empatica, a tratti anche divisiva, con dei tratti lunatici che lo rendono più vicino alla realtà, ho apprezzato il suo essere così distaccato, come vengono mostrate le conseguenze dei suoi traumi, il rapporto sentimentale, colmo di incomunicabilità, poi va bene, c'è il solito romanzare i fatti a manetta, per i miei gusti c'è qualche flashback esplicativo di troppo, ma lo capisco.

Il film parla di una ristretta fase della vita di Springsteen, il successo post "The River", che lo stava portando sulla cresta dell'onda con singoli come "Hungry heart", con l'agente e la casa discografica che pressano per nuovi album e singoli per il definitivo successo mondiale, è qui che Bruce invece fa un passo indietro, decide di confrontarsi con i fantasmi del suo passato che si fanno sempre più ingombranti e si isola un pochino nella sua casetta di campagna per comporre dei pezzi molto sentiti, di natura più introspettiva rispetto a quelli del recente passato, che perlopiù avevano grossi sottotesti sociali - che poi io preferisca album come "The wild, the innocent & the e-street shuffle" e "Born to run" a "Nebraska" e "Born in the USA" è un discorso a parte - da qui viene raccontata la genesi delle prossime due opere, inizialmente concepite come un doppio, ma che verranno separate per la differenza stilistica tra i vari pezzi, tutto sommato, il film procede discretamente, incespicando ogni tanto con la narrazione, qualche momento interessante, come le fasi di registrazione in studio, che regalano diversi bei pezzi diventati ora di culto, e una componente drammatica non particolarmente originale, ma che non risulta fastidiosa, certo, il rapporto col padre risulta lievemente didascalico, dato che si intuisce fin dai primi flashback la tesa atmosfera nel tetto familiare, e dei flashback successivi non se ne sentiva la necessità, ma per fortuna il film si salva tirando in ballo altri elementi interessanti, come la depressione, ai tempi trattata come un tabù, con un certo rigetto da parte del protagonista nell'intraprendere il percorso con lo psicoterapeuta, ma anche il rapporto col manager, per una volta non descritto come un totale str0nzo ma che risulta comprensivo ed empatico nei confronti di Bruce - certo, c'è sempre la scenetta col produttore discografico che tratta "Nebraska" come un disco venuto da Marte, non spiegandosi come fosse possibile fare musica del genere, fratello non è il primo disco folk della storia dai, smettila -

Nel complesso, è un biopic guardabile che riesce a trattare diversi argomenti pragmaticamente, dal successo ai traumi familiari, dalla depressione all'incomunicabilità, il tutto visto attraverso gli occhi di un artista che ha fatto la storia della musica popolare americana, sufficiente.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  03/01/2026 11:17:16
   7½ / 10
Nella sostanza è un biopic, ma raramente vediamo Bruce Springsteen durante le performance dal vivo. E' presente l'eterna diatriba tra la creatività e la libertà dell'artista con le esigenze delle case discografiche pronte a mungere la vacca fino all'ultima goccia di latte. Liberami dal nulla è un film cupo e doloroso che indaga nel profondo il privato dell'artista, arrivato al top con The River e sfociato nel progetto Nebraska, forse l'album più intimo ed importante di tutta la carriera del Boss. Cooper si adegua al tono di quelle canzoni che rappresentano l'essenza di un uomo disperato e solo, legato profondamente alla provincia americana ma dalla quale vorrebbe fuggire. Di conseguenza la paura di perdere la base stessa dal quale si ispirano le sue canzoni, quindi condannato a rivivere i dolori del passato ed in particolare il tormentato rapporto con il padre. Un film non agiografico, anzi un film che non nasconde le debolezze dell'uomo (bravissimo Jeremy Allen White) dietro l'artista.

Jumpy  @  31/12/2025 08:38:44
   8½ / 10
Non è un vero e proprio biopic in quanto si concentra sull'epoca della registrazione di Nebraska.
Comprai questo cd in promozione intorno ai 16-17anni, era considerato (in Italia almeno) un album "minore" di Springsteen... in effetti si trova dopo tre disconi uno dietro l'altro: Born to Run, Darkness on the Edge of Towne the River che lo portarono al successo in America e prima Born in the USA che lo avrebbe lanciato definitivamente anche nel resto del mondo.
E' un lavoro grezzo, diretto, intimo e personale nei testi, l'artista scava a fondo nelle sue angosce e paure, nel suo rapporto col padre e nel film questo aspetto viene reso molto bene.
Due ore di film che sono volate... mi è sembrato durare un'oretta scarsa, c'è un equilibrio perfetto tra lo sviluppo della storia, flashback in bianco/nero, momenti di vita personale anche con la fidanzata di allora (parte che mi è sembrata forse un po' romanzata) e musica (tra cui la prima versione di Born in the USA, solo chitarra e voce).
Commento un po' di parte in quanto Springsteen fu tra i primi artisti "veri" che iniziai ad ascoltare da appena adolescente, lo considero un lavoro imperdibile non solo per i fan di Bruce Springsteen ma per chiunque si interessi di musica.

TheLegend  @  29/12/2025 10:55:20
   7 / 10
Non è il classico biografico, si concentra su un periodo specifico e su alcuni aspetti in particolare della vita di questo artista.
Un film riuscito.

christopher2003  @  08/11/2025 08:05:31
   8½ / 10
Continua l'era dei Biopic sui miti rock.Quest'ultimo narra un pezzo di vita del superbo Bruce Springsteenla e della nascita dell'album "Nebraska" nonché un periodo molto difficile per la depressione che lo affligeva. Il ritratto di "The Boss" è interessante poiché ne rivela sia aspetti umani che artistici. Le due ore scorrono via veloci. L'ex star di Shameless,Allen White interpreta mr. "Born in the U.S.A." immensamente bene ed è stupefacente quando dal vivo riproduce il timbro di Springsteen.

Wilding  @  06/11/2025 17:26:11
   8 / 10
Un pezzetto piccolo della Vita di una leggenda del rock, ma un pezzetto fondamentale. Intenso, bellissimo, e ovviamente una straordinaria colonna sonora.

BlueBlaster  @  03/11/2025 16:19:47
   7 / 10
E' un bel film drammatico ma non è il classico biopic!
Mi ha lasciato qualcosa ma non è ciò che avrei sperato di vedere ossia una trama sulla storia completa di Bruce Springsteen.
Bravo Jeremy Allen White.

AleWiseGuy  @  03/11/2025 10:19:25
   8 / 10
Una pozza di sudore nei camerini, qualche goccia si stilla dalla fronte di uno Springsteen esausto dopo l'ultimo concerto del River Tour. Il film si apre con questa immagine, come se l'ultima lacrima di energia vitale si donasse quale vittima sacrificale di un'identità che va disperdendosi. Springsteen è vicino alla vetta, arrivano riconoscimenti, stadi pieni, inviti. Ma arriva anche la paura: chi sono io? Cantautore di rabbia e vigore, profeta della working class, vicino ai salariati sfruttati e ai senza lavoro, cantore delle tristi cameriere ragazze-madri? Oppure la rockstar che risiede nell'olimpo del successo, persa nelle vuote liturgie delle celebrità mondiali, distante da se stesso e da chiunque?

Nel solitario ritiro in una villetta sul lago, Bruce dà inizio al rito iniziatico-purificatorio della composizione di un nuovo album acustico e intimista; ma come in ogni vera iniziazione si trova a un bivio: essere elevato o abbattuto, in questo caso dalla sua stessa arte. La casa inizia a popolarsi dei fantasmi dell'infanzia: i litigi dei genitori, un padre anaffettivo e abusante. La solitudine estrema e l'impossibilità di instaurare un rapporto aperto e autentico con l'altro sesso fanno il resto: si apre il buco nero della mancanza di senso. L'album prende vita a fatica, Springsteen sa che deve impuntarsi sulla diffusione anomala di quella cassettina registrata malamente in casa, vuole l'essenziale e la profondità, è un grido di aiuto: sto male.

L'impresario-amico gli tende la mano e lo manda in terapia, ma anche dopo un iniziale pianto liberatorio Bruce sa benissimo che toccherà a lui trovare la giusta corda espressiva, sia nell'arte che nella vita: due cammini paralleli che si intrecciano continuamente, mettendo alla prova l'equilibrio di ogni grande poeta e musicista.

Ottima prova del protagonista Jeremy White, il film scorre bene grazie a un montaggio denso ed equilibrato, qualche lungaggine nel finale ma nel complesso veramente un bel film.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  02/11/2025 19:29:14
   9 / 10
We're all Frankies
We're all Lying in hell
[Suicide, Frankie Teardrop]

"Arrivavo da The river e finalmente avevo abbastanza soldi da pagarmi i debiti, una cosa che mi rendeva unico nel mio piccolo quartiere. Vivevo ancora lì. Per cui stavo affrontando la cosa, i miei sentimenti parecchio contrastanti sull'essere così distante dalla gente con cui ero cresciuto e della quale scrivevo. Stavo cercando di capire come affrontare tutto questo. E per moltissimo tempo ho vissuto il tutto con senso di colpa". [Liberami dal Nulla, Warren Zanes]
Deliver Me From Nowhere è l'anti biopic per eccellenza, rovistato nell'abisso delle viscere di Bruce, la genesi di "Nebraska" del 1982, registrato in una stanza in affitto predisposta per le discese agli inferi, una star senza colla e collanti se non le oscure profondità interiori e interiora che Scott Cooper metaforicamente ci mostra non curandosi di fare il classico biopic sulla "star" (vedi il Dylan di Mangold etc.). Siamo all'inizio degli anni Ottanta e Springsteen chiuso in sé stesso affronta una crisi profonda (e la depressione, poi scopriremo) a Colts Neck dopo aver affittato una ranch house immersa in un bacino idrico. Non si riconosce più, se non nei pezzi che andranno a comporre Nebraska, l'anti-disco considerato "ora" uno dei suoi capolavori che viene da questa voragine emotiva: niente hit e singoli, niente registrazione in studio, niente tour, niente faccia in copertina, niente stampa: queste le regole che impone Bruce per l'album, riportato direttamente da una musicassetta Maxell senza custodia registrata nella stanza da letto di Colts Neck. "Sono il frutto di un'incisione casalinga datata 3 gennaio di quell'anno, registrata su un Tascam quattro piste nella camera da letto della nuova casa, con la complicità del suo tecnico delle chitarre, Mike Batlan. Ed è l'unica copia esistente […] La copertina, decisamente non da disco di una rockstar, mostra un cielo cupo visto dalla prospettiva del parabrezza di un'auto (scatto in bianco e nero di David Michael Kennedy, risalente al 1975) e l'inconfondibile lettering rosso e nero inventato da Andrea Klein. È l'unica nella discografia di Springsteen – assieme al debutto e a Western Stars – in cui non compare il Boss" (Lorenzo Barbieri, 10/10/25).
Scott Cooper dopo lo splendido affresco di Crazy Heart con l'autore folk alcolizzato interpretato da Jeff Bridges sceglie Jeremy Allen White, perfetto nel ruolo del Boss e che nulla ha del Boss, se non le fragilità familiari peculiari e politiche che diventano crepe nelle sue rughe, nelle sue espressioni, nei suoi attacchi di panico nei suoi sempiterni malcalcolati silenzi. Tra un bianco e nero per rappresentare i ricordi e un tessuto a colori vintage per tutto il resto Cooper confeziona un prodotto che non ti saresti aspettato, e noi, felicemente ingannati non possiamo che ringraziarlo, perché questo cinema, come lo è stato Nebraska nel panorama discografico non è che un atto di lucida follia su uno stato d'animo perennemente ai margini (cinematograficamente i rimandi sono alla Rabbia Giovane di Malick, ai dischi di Alan Vega dei Suicide ascoltati compulsivamente (Frankie Teardrop), ai testi di Flannery O'Connor) figlio di una società americana completamente scollata tra chi ce l'ha fatta e i disperati, i sottoproletari (He's working from seven to five - he's just tryng to survive), i chiamati alle armi, che annaspano, gli oppressi diseredati che giacciono all'inferno (Frankie's lying in hell): fotografia di un'attualità (great again?) ancor più disarmante.
Ogni atto - è un atto politico.
Grazie Bruce, grazie Scott.

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