le fate ignoranti regia di Ferzan Ozpetek Italia 2001
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le fate ignoranti (2001)

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locandina del film LE FATE IGNORANTI

Titolo Originale: LE FATE IGNORANTI

RegiaFerzan Ozpetek

InterpretiMargherita Buy, Stefano Accorsi, Serra Yilmaz, Andrea Renzi, Gabriel Garko

Durata: h 1.51
NazionalitàItalia 2001
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 2001

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Trama del film Le fate ignoranti

Antonia e Massimo sono sposati da piů di dieci anni, vivono in una bella villetta nella periferia residenziale di Roma e sono una coppia felice. Massimo muore all'improvviso in un incidente di macchina. Antonia sprofonda in un lutto totale, assistita dalla madre Veronica e dalla domestica filippina Nora. Antonia non riesce a riprendersi, non va a lavoro, trascura le amiche e le colleghe, si chiude nel suo dolore. Finchč non scopre per caso che Massimo aveva da sette anni un'amante.

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Voto Visitatori:   7,08 / 10 (144 voti)7,08Grafico
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Voti e commenti su Le fate ignoranti, 144 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Niko.g  @  02/07/2013 17:38:44
   4½ / 10
(Leggeri spoiler)

La prima mezz'ora è ben realizzata, scandita da un'ottima progressione narrativa e da una sensazione palpabile di mistero e drammaticità. Ottimo cinema.

Il seguito è tutt'altra pasta, un totale disfacimento della verosimiglianza e di contenuti.
Va premesso che "Le fate ignoranti" è solamente in apparenza un film sulla realtà omosessuale. Si tratta piuttosto di un pretestuoso incontro/scontro tra il mondo dei cosiddetti "diversi" (rappresentato in modo macchiettistico e superficiale) e il mondo normale o delle cosiddette "convenzioni sociali".
Va considerato che è sempre più diffusa, soprattutto tra gli omosessuali (non tutti per fortuna), l'idea che la famiglia naturale e l'amore coniugale tra uomo e donna, siano delle mere convenzioni sociali e questo Ozpetek non perde occasione di ricordarlo attraverso il percorso narrativo e il profilo psicologico disegnato per la protagonista femminile (una donna forzatamente ingenua e predestinata alla rottura del proprio sistema valoriale).

Il fatto che la Buy sappia conquistare lo spettatore con il suo indiscutibile talento e i suoi occhioni, non può distogliere l'attenzione da quanto inverosimili siano il comportamento e le reazioni a certe situazioni del suo personaggio.
Prendiamo ad esempio la figura materna, da sempre connotata da una marcata identità sessuale col suo ruolo biologico e relazionale primario. Agli occhi del regista, tale figura appare un evidente ostacolo per la "conversione" di Antonia e infatti Veronica è glaciale e cinica da fare spavento (quale madre parlerebbe così ad una figlia appena violentata nell'anima?). E' chiara la ragione per cui Ozpetek decide di caratterizzare in questo modo il personaggio interpretato da Erika Blanc. Nel sottotesto di quel dialogo fra madre e figlia, perfettamente collocato all'ombra del manifesto omosessuale e anticonformista del regista, Antonia viene umiliata e fatta passare per un'emerita cretina, vissuta nella convinzione e nella convenzione del suo ottuso concetto di famiglia e del suo perbenismo (eccoci alle immancabili formulette ideologiche: perbenismo = ipocrisia, anticonformismo = onestà). Questa grandissima cretina di Antonia non immagina nemmeno quanto sia dura la vita dell'amante (???). Ciò è quanto gli viene sardonicamente fatto notare dalla madre in questo dialogo raccapricciante.
E sì che Ozpetek ha sempre ammesso l'importanza delle donne nel suo cinema, dichiarando che esse sono state fondamentali nella sua formazione e che se tutti dessero più retta al lato femminile che c'è in ognuno, ad un approccio più positivo verso la vita, le cose andrebbero meglio.
A parte il fatto che non si capisce la correlazione tra il lato femminile e l'approccio positivo verso la vita, ma Ozpetek dimentica che le donne sono anche e soprattutto mogli e madri, ruoli che evidentemente gli procurano qualche turbamento, visto che li distorce sia sul piano etico che sociale.
In questo caso la sceneggiatura fa terra bruciata attorno ad Antonia, a cominciare dalla persona a lei più vicina. Antonia deve uscire dal suo guscio limitato e limitante, emanciparsi e capire che l'infedeltà non è poi tutto questo dramma, se non per gli amanti che tanto soffrono e tanto si sacrificano, poverini.

Una volta declassata la figura materna a cinico mostro postmoderno con tanto di pernacchia narrativa alla famiglia tradizionale, la deviazione sessuale del defunto marito diventa strumento per l'avvicinamento di Antonia ad un mondo dove finalmente vigono regole di vera unione, vera solidarietà, vero amore, vera libertà (ohh finalmente!).
Con un debole escamotage, Antonia entrerà a far parte della "famiglia" allargata di Michele (un carosello di buffe macchiette), approcciandovi in modo tanto automatico quanto superficiale.
Al dolore per la perdita del proprio marito e allo shock per la scoperta della vita parallela dell'uomo, segue l'umiliazione dell'assistenza psicologica e materiale offerta dagli amici di Michele, della quale Antonia ringrazia. Ora, passi pure la commovente solidarietà domestica con annesso taglio delle cipolle, ma qui bisognerebbe domandarsi quale donna, in quello stato psicologico, sarebbe disposta a perdere dignità fino a quel punto! Ma non è finita. Michele, sconvolto e addoloratissimo per la recente scomparsa dell'amato compagno, si lancia allegramente in un'orgia notturna (scena schifosa quanto inutile). Antonia lo sgrida forte, anzi fortissimo e vorrebbe fargli le tottò (scena davvero strong), ma poi come d'incanto finirà

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Il film è ben confezionato e fotografato.
Oltre alla conferma della brava Buy, che mette in buona luce anche lo starnazzante Accorsi, va notata la prova della turca Serra Yilmaz, un misto di simpatia e malinconia in versione soft, trasmesse in modo autentico.
Si chiude con i titoli di coda sulle immagini del Gay Pride di Roma. C'era da aspettarselo.

5 risposte al commento
Ultima risposta 28/05/2014 17.09.04
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