il settimo sigillo regia di Ingmar Bergman Svezia 1957
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il settimo sigillo (1957)

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locandina del film IL SETTIMO SIGILLO

Titolo Originale: DET SJUNDE INSEGLET

RegiaIngmar Bergman

InterpretiMax von Sydow, Bengt Ekerot, Gunnar Björnstrand, Nils Poppe, Bibi Andersson, Inga Landgré, Åke Fridell, Inga Gill, Maud Hansson, Gunnel Lindblom, Bertil Anderberg, Anders Ek, Gunnar Olsson, Erik Strandmark, Lars Lind, Benkt-Åke Benktsson, Tor Borong, Gudrun Brost, Harry Asklund, Ulf Johansson, Sten Ardenstam, Gordon Löwenadler, Karl Widh, Tommy Karlsson, Siv Aleros, Bengt Gillberg, Lars Granberg, Gunlög Hagberg, Gun Hammargren, Uno Larsson, Lennart Lilja, Monica Lindman

Durata: h 1.36
NazionalitàSvezia 1957
Generedrammatico
Al cinema nell'Agosto 1957

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Trama del film Il settimo sigillo

Un cavaliere torna dal campo di battaglia solo e trova ad attenderlo una terra devastata dalla peste, e la Morte che lo reclama. Riuscirà a prolungare la propria esistenza impegnando la Mietitrice in una lunga partita a scacchi che sa di non poter vincere.

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Voto Visitatori:   8,87 / 10 (260 voti)8,87Grafico
Voto Recensore:   10,00 / 10  10,00
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VINCITORE DI 1 PREMIO AL FESTIVAL DI CANNES:
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Voti e commenti su Il settimo sigillo, 260 opinioni inserite

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JOKER1926  @  04/09/2008 16:30:03
   8½ / 10
Siamo nel remoto 1956… Un regista di nome Ingmar Bergman "estrae" dalla sua profonda mente un film abissale…
Un cavaliere e pronto a morire, la Morte è vicina, questa Icona primitiva e raccapricciante si presenta in vesti nere…
Ma l'uomo (reduce dalle crociate) temporeggia e sfida La Morte in una partita a scacchi pressoché infinita…
Il regista introduce molti personaggi sulla scena, molti di essi hanno pesantissime funzioni metaforiche, la purezza della famiglia con un bambino piccolo, la cattiveria del "sistema" che fa rima con degrado, dubbio e miseria…
Il cavaliere è una persona piatta, senza valori, dubita di D.io e si perde inesorabilmente nell'incertezza eterna…

Creando assi immaginari nella psiche umana viene a realizzarsi un'inesorabile linea di confine fra Bene e Male…
Essi sono la retorica della vita umana, il Male è l'ente "pericoloso" temuto e odiato dalla massa…
Il Bene è il "paradiso" ma esso non è certo, la sua bellezza e purezza si intersecano beffardamente con il Niente con il sogno…
Ovvero prende vita un complesso concetto di " rifrazione "…
L'ente del Bene è composto dal "tassello" perfezione, questo "nobile" "tassello" paradossalmente scredita il Bene, la Perfezione Celestiale e sconfitta dal suo astrale riflesso, o meglio l'uomo non riesce a comprendere la Luce, essa si nasconde e si esalta lontano dal conscio umano bensì in dimensioni ignote…
I Dialoghi compongo l'enfasi di questo film, essi sono "poetici" ma dietro la massima retorica si nasconde la Vita, la sostanza, i fatti…
Ingmar Bergman si supera e confeziona un' Opera con varie allegorie, piccole grandi metafore…
La storia si svolge in un periodo buio, l'uomo è vittima della Superstizione ed è vittima della morte e soprattutto della vita…
Il regista "sbalza" sontuosamente da un argomento all'altro con Somma, Suprema Eleganza…
La "danza della Morte" raffigurata anche in chiesa da un artista è significato di paradossale liberazione "gettonata" dalla prigionia eterna ovvero dalla Morte…
Gli uomini spensierati e liberi da ogni male terreno si allontanano da questo mondo e guidati dalla Morte raggiungono un qualcosa di inedito… (ma il viaggio di Ingmar Bergman si ferma qui ovviamente solo sul piano tecnico, cinematografico, resta allo spettatore "varcare" il "concetto conclusivo" ragionando e generando interpretazioni su un ipotetico nuovo mondo, nuova dimensione ove si "innalzano" due immaginarie strade: Il Bene e Il Male…)
E' difficile "collocare" L'Opera di Bergman in un solo contesto, il film generato dalla metafora della Morte si fa strada in altri "spazi concettuali"…
La scena teatrale rappresenta praticamente il disegno della vita dell'uomo in modo altamente banale, ma questo siparietto "addolcisce" le inevitabili conseguenze della vita…
E quindi la Vita è tutta da interpretare, tutte queste concezioni si "incrociano" violentemente con teorie Luminose e Oscure (ovvero Vita e Morte)…
La "pedina" nel film è Il cavaliere, l'uomo compie un atto di fratellanza, salva la famiglia di giocolieri dalla Morte…
Bellissima la scena della partita a scacchi ove il Cavaliere lascia cadere volontariamente le pedine, la Morte con cinismo e cattiveria (e questa "cattiveria" è una metafora, calandoci nel concetto metaforico essa è la "Stazione dei Sensi"…) "risolleva" i pezzi e "bluffando" vince la partita…
La Morte ha vinto, ma paradossalmente è stata soggiogata!!!
La scena sul piano cinematografico certamente non è il Top assoluto ma in questo caso bisogna "sormontare" il concetto tecnico e penetrare in profondità nel concetto della Retorica e della falsa Solennità che è presente anche nell' "Angelo Oscuro" ovvero la Morte…
Il film è un "cantiere aperto", l'uomo è in lotta contro tutto e tutti, odia la Morte, non crede in D.io e non trova luce ma solo profonda oscurità…
Dio esiste?
E' la domanda allegorica dell'intero film, il regista come accennato prima non definisce niente, la luce (ovvero D.io) è una metafora, esso compie Miracoli e gioia grazie ad un "mezzo di passaggio" ovvero il Cavaliere, esso indirettamente rappresenta D.io in un determinato momento e in effetti batte la Morte (un uomo non batte la Morte)…
La domanda "mordace " composta da solo due "paroline" (D.io Esiste) genera migliaia di interpretazioni, esse a volte si scontrano e si "mescolano"…
La scacchiera potrebbe nascondere diversi messaggi metaforici, il nero della Morte potrebbe allegoricamente rappresentare l' "Oppressione visiva" ovvero l'inutile retorica che condiziona mortalmente l'uomo…
Il bianco invece rappresenta la purezza troppo delicata, essa a volte è "coperta" dal nero (ovvero la Morte) ma nonostante ciò essa (ovvero la purezza) simboleggiata dalla pedina bianca si muove per prima nel lungo calvario della vita, queste concezioni si rispecchiano metaforicamente sulla scacchiera "domata" dalla "sfera" immaginaria dell'uomo: La morte e L'uomo (ovvero la salvezza)…
"Il Settimo sigillo" nasconde significati abissali, il regista si supera su questo piano ma lascia pecche riguardo la fotografia e il ritmo del film (ma in questi casi, come detto prima le cose importanti sono ben altre…).
Non mancano belle scene, alcune davvero macabre, beffarde e "grottesche", la Morte rappresentata in modo Divino "incombe" nelle menti della massa spettatrice; era difficile raffigurare questo "scuro" Personaggio in modo così "solare" ed elegante… Lode a te Ingmar!
Buone le interpretazioni, complimenti all'intero cast, drammatiche, buie le atmosfere (il "bianco e nero" gioca in questo caso una funzione primaria), il regista compone uno splendido "Mosaico", esso "Imbandisce" il tutto con (innumerevoli) temi profondi e religiosi che il più delle volte sono nascosti…
Il finale è terribilmente drammatico e Supremo sul piano della concezione "Dio-Morte"…
La Morte "gode" da una parte ma dall'altra c'è l' amore di Dio che non ha bisogno di celebrazioni…
E' questa l'essenza del film, l' "emisfero" del Bene si confronta con l'altro e addirittura si mescolano!!!
Infatti il "cammino" dei morti nel finale potrebbe rappresentare anche la liberazione, la felicità…

Ingmar confeziona l' Apoteosi, il "Settimo Sigillo" è il doloroso finale della visione apocalittica…
La pellicola milita nei baratri del possibile, dell'immaginabile e glorifica, emoziona a tratti (purtroppo non sempre!) l'animo dello spettatore, Opera a tratti delirante, immensa, "ambigua" e Immortale…

10 risposte al commento
Ultima risposta 22/11/2008 16.22.18
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