nashville regia di Robert Altman USA 1975
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nashville (1975)

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locandina del film NASHVILLE

Titolo Originale: NASHVILLE

RegiaRobert Altman

InterpretiRobert Arkin, Barbara Baxley, Richard Baskin, Ned Beatty, Karen Black, Ronee Blackley, Keith Carradine, Geraldine Chaplin, Shelley Duvall, Henry Gibson, Scott Glenn, Lily Tomlin, Michael Murphy, Jeff Goldblum, Elliott Gould

Durata: h 2.45
NazionalitàUSA 1975
Generemusical
Al cinema nel Gennaio 1975

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Trama del film Nashville

A Nashville si sta tenendo l'annuale festival della musica country. Star affermate e stelline in cerca di fama si affannano per trovare il successo o per non perderlo, mentre John Triplette, portaborse del candidato alla Casa Bianca Hal Phillip Walker, organizza un grande spettacolo in vista delle elezioni.

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Voto Visitatori:   8,88 / 10 (34 voti)8,88Grafico
Miglior canzone (I'm easy - Keith Carradine)
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior canzone (I'm easy - Keith Carradine)
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO DAVID DI DONATELLO:
Miglior film straniero
Miglior canzone originale (I'm easy - Keith Carradine)
VINCITORE DI 1 PREMIO GOLDEN GLOBE:
Miglior canzone originale (I'm easy - Keith Carradine)
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Voti e commenti su Nashville, 34 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  22/09/2009 23:02:38
   9½ / 10
Questo film mi ha affascinato fin dai primi fotogrammi. Eppure è un film che non ha nessuna caratteristica che potrebbe attirare lo spettatore cinematografico comune. Non ha un protagonista, non racconta una storia in maniera linerare, non c’è progressione drammatica o suspence. E’ tutta una serie di scene in montaggio alternato che raccontano banali episodi di vita di una serie di personaggi naturali e caratteristici allo stesso tempo. Se non c’è unità d’azione c’è comunque unità di luogo (la città di Nashville, nel sud degli USA) e anche temporale (i preparativi di un comizio politico).
Ciò che colpisce pure adesso a distanza di oltre 30 anni è la netta sensazione di realtà diretta, non filtrata, che emana fortissima dalle immagini.
Lo specchio è qualcosa di particolare che attira; non possiamo fare a meno di guardare e di meravigliarci della nostra immagine riflessa. Nashville possiede questo effetto. E’ come se avessimo davanti, invece dello schermo, uno specchio che riflette in continuazione realtà diverse, rinnovando ogni volta la nostra meraviglia e la nostra curiosità.
La rappresentazione diretta, non filtrata della realtà è stata una novità stilistica della Nouvelle Vague (A bout de souffle, 400 coups), applicata però a singole storie. Altman cerca invece ambiziosamente di rappresentare TUTTA la realtà nelle sue mille sfaccettature e nelle sue stridenti contraddizioni. Secondo la mia opinione ci riesce quasi perfettamente. Il continuo spezzettamento e l’effetto “specchio” creano distacco da parte dello spettatore e aiutano così a vedere in controluce i personaggi e giudicarli spassionatamente. Nonostante la varietà c’è una misura e possiamo così seguire agevolmente le varie vicende nel loro intrecciarsi. In genere i personaggi sono colti nella loro vita pubblica o in rapporto con altri. Il fine è quello di dare un quadro ben preciso di umanità americana anni ‘70. Qualcosa che rimarrà eternamente vivo.
Ne viene fuori infatti una testimonianza molto chiara di una nazione in crisi etica e civile, dove il vecchio sistema di valori non ha più la forza e il significato di una volta e dove nessun nuovo sistema è riuscito a prendere il sopravvento.
Nashville è sempre stato il simbolo dell’America più tradizionalista e conservatrice, legata ai valori fondanti di religione, patria e famiglia. Nella realtà del film si fa vedere che i vecchi valori sono ridotti ormai a delle formalità. La famiglie non sono così salde (la tentazione del tradimento è dietro l’angolo), i bianchi non hanno più l’esclusiva. Sotto sotto impera la sete di potere e denaro, l’ipocrisia e il sesso (lo spogliarello davanti a tanti “benpensanti”). Anche la politica è ridotta a una lotta fra interessi; non c’è più la visione complessiva che aveva Kennedy.
Il nuovo sono i giovani capelloni e anticonformisti, i quali però hanno solo una visione edonista e disinteressata della realtà e della propria vita. In generale tutta la società è rappresentata come inebetita dallo “spettacolo” e dal divertimento. Un attentato, un fatto civilmente grave è subito scordato e assorbito grazie al proseguimento dello spettacolo; del resto “it don’t worry me”, i fatti collettivi non interessano, conta il piacere personale.
La protagonista del film è però la musica (nella sua variante country). Nessuno come gli statunitensi a cavallo fra ’60 e ’70 sono riusciti a raccontare tramite la musica. Così bella, così naturale e spontanea, così affascinante, è un grande piacere dell’orecchio oltre a essere fondamentale per il significato del film.
Un’ultima cosa (e poi non rompo più): senza volerlo Altman è stato l’iniziatore di due colonne portanti del divertimento televisivo degli ultimi 30 anni. Con MASH ha fornito il modello per le sit-com demenziali, mentre con Nashville ha ispirato formalmente le telenovelas con tante vicende che s’intrecciano fra di loro. Del suo stile è stato preso solo il guscio mentre si è tralasciato il succo che è l’intelligente sguardo impietoso e approfondito sulla nostra problematica realtà.

5 risposte al commento
Ultima risposta 21/06/2010 08.27.18
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