l'anno scorso a marienbad regia di Alain Resnais Francia 1961
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l'anno scorso a marienbad (1961)

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locandina del film L'ANNO SCORSO A MARIENBAD

Titolo Originale: L'ANNÉE DERNIÈRE À MARIENBAD

RegiaAlain Resnais

InterpretiDelphine Seyrig, Giorgio Albertazzi, Sacha Pitoëff

Durata: h 1.30
NazionalitàFrancia 1961
Generedrammatico
Al cinema nell'Agosto 1961

•  Altri film di Alain Resnais

Trama del film L'anno scorso a marienbad

Tentata dalla corte incessante di uno sconosciuto, che sostiene di averla già incontrata un'altra volta, una donna è contesa fra la possibilità di una evasione sentimentale e la precarietà del rapporto con il suo attuale compagno, che non ne avverte i turbamenti. Lei sembra lasciarsi persuadere dallo sconosciuto, ma la partita rimane aperta....

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Voto Visitatori:   8,67 / 10 (12 voti)8,67Grafico
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Voti e commenti su L'anno scorso a marienbad, 12 opinioni inserite

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BulimicDream  @  11/03/2012 10:18:40
   9½ / 10
Ai confini del distacco linguistico, della perdità del contatto fisico e di un tempo inesistente ma padrone della vicenda, si materializzano personaggi addormentati nel loro sogno aristocratico e apatico. Incredibile l'ambientazione, un capolavoro che va oltre la storia, esprimendosi anche attraverso l'architettonica e un senso di desing lussuosamente spoglio ma vivo.

denial  @  28/09/2010 20:10:38
   9 / 10
Alain Resnais, con la sceneggiatura firmata da Alain Robbe-Grillet, concepisce un film che pone sullo schermo le tecniche letterarie del "nouveau roman". Lo scrittore francese, già autore del capolavoro "La jalousie" in cui il lettore diviene parte integrante del romanzo in quanto spettatore-voyeur, nascosto dalle stecche della gelosia, accompagna Resnais in questo esercizio di stile accurato ed elegante. Freddo.
La storia, semplice ed essenziale, è attraversata dalla suggestione delle parole che hanno il compito di traghettare in una realtà altra da quella del vissuto, in un sottile gioco nel quale sta all'ossessività delle stesse il compito di creare il ricordo. All'interno di un albergo, quanto mai barocco e ricercato, si muove il misterioso protagonista maschile, senza nome e senza storia, che riecheggia un passato mai vissuto (forse solo sognato o desiderato), ad una donna che, come lui, sosta fra quelle stanze. In mezzo a loro personaggi altrettanto enigmatici oppure totalmente insignificanti che si scorgono appena.
La cinepresa è il nostro stesso occhio e con essa, percorriamo infiniti corridoi, "tra i muri carichi di intarsi, stucchi, sculture, quadri", in cui le parole si perdono o si odono appena, senza che esse abbiano un reale significato, come i discorsi captati involontariamente e di cui ci scordiamo immediatamente il senso ma che restano come suoni che si ripetono senza sosta.
Le inquadrature sono tutte essenziali a creare l'atmosfera lugubre e priva di respiro, a rendere il tutto pesante e insopprimibile. Fotogrammi su fotogrammi che accompagnano le parole e con esse si confondono per darle un sostegno d'immagine da cui far scaturire il vissuto, tramite l'ossessione, che alimenta il dubbio che siano invece i nostri ricordi ad essere inesistenti.
Personalmente, mi trovo in difficoltà a tradurre attraverso un voto le forti impressioni destatemi dalla pellicola, tuttavia non posso fare a meno di assegnargli un nove. Ogni altro aggettivo, anche elogiativo, risulterebbe superfluo.

Invia una mail all'autore del commento Steppenwolf  @  07/09/2010 13:21:25
   7½ / 10
L'inizio del film ben avvia lo spettatore verso l'immersione completa nel film, grazie all'uso di ripetizioni e di voci che si accavallano.
Si tratta innegabilmente di un film molto particolare ed affascinante che ha in qualche modo inaugurato un nuovo tipo di cinema. Molti l'hanno paragonato a INLAND EMPIRE, ma i punti in comune non sono così tanti: allo sfasamento temporale di Marienbad corrisponde uno sfasamento narrativo(concernente non solo l'atemporalità della narrazione che in realtà si svolge su più piani distinti)ben più complesso. In Marienbad il passato si fonde con il presente e il futuro e alla fuga dei due amanti(l'uomo e la donna che dice di non ricordare)si oppone l'enigmatica figura di un uomo dal volto cadaverico ed inquietante, un marito o un amante la cui specialità sembra essere un gioco, il gioco dei fiammeri, in cui è - se non imbattibile - imbattuto.
In INLAND EMPIRE non si tratta di fusione di vari tempi narrativi, ma si tratta piuttosto di una compresenza di diversi livelli narrativi, spaziali e temporali, tutti correlati dall'esistenza di elementi comuni che tracciano paralleli(tra l'altro interattivi, come si vede verso il finale e nei titoli di coda)tra i vari piani della narrazione. Il discorso è dunque chiaramente più complesso.
Il fascino misterioso di questo film però è fortemente minato a mio avviso dalla sperimentalità troppo fine a se stessa per non indurre lo spettatore a pensare che si tratti di un complesso esercizio di stile(come molti l'hanno definito), per quanto illustre.
Anche i dialoghi sono estremamente ricercati e fini e questo direi che gioca molto a favore dell'estetica del film, pur correndo il rischio di renderlo troppo conchiuso nel campo estetico.
In secondo luogo la noia. La sontuosità di questo splendido esercizio di stile è minata da una ossessiva ripetività che potrebbe annoiare moltissimi spettatori(parliamo sempre di cinefili, non consumatori di mainstream, quelli dovrebbero evitare i film sperimentali come la peste!).
Io sono stato in parte scoraggiato da questo genere di narrazione, pur dovendo ammettere che non ero forse ben predisposto a guardare una pellicola del genere. Quello che è certo è che è un film un po' datato e certamente unico nel suo genere... ed è molto complesso e difficile da seguire a tratti.
Che molti lo considerino un capolavoro direi che è corretto, considerando il valore storico del film, però preferisco non sbilanciarmi e togliere mezzo punto al film. E' cmq una visione obbligatoria per i veri cinefili a mio avviso ed è un esperimento molto, molto interessante. Bisogna però vederlo ben predisposti. Molto stile, poca sostanza, ma in fondo essendo il cinema un'arte l'estetica è forse più importante che veicolare un messaggio.
Poi che il film possa annoiare è un altro discorso. Nessuna persona sana di mente sceglierebbe consapevolmente Marienbad per una serata di relax con gli amici... a meno che non si abbia per amici Greenway e Lynch!

1 risposta al commento
Ultima risposta 17/02/2011 02.30.05
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Doinel  @  30/05/2010 17:35:04
   9 / 10
Claustrofobico e inquietante.
Un film che fa del senso dell'attesa la sua massima forza. E' come oltrepassare i limiti e arrivare al valore più basso della soglia, per poi inorridere e retrocedere immediatamente per la paura dell'ignoto.
Affascinante e straordinaria la prova della fotografia e degli attori.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  02/07/2009 20:11:31
   7½ / 10
Uno scorrere lento, lungo la memoria, lungo i saloni d'un lussuoso albergo, sensuale, lungo i saloni abitati da anime vuote, alienato, lento, molto lento.
Alla lunga però, la raffinata seduzione di questo film rischia di risultare
stucchevole, ma è comunque difficile non restare ipnotizzati dal suo fascino misterioso.

kingdrone  @  24/12/2007 15:25:54
   10 / 10
un film che non si dimentica

quaker  @  01/02/2007 23:38:33
   7 / 10
No. Antifilm. Robbe-Grillet firma la sceneggiatura. Resnais dirige un'opera datata, che non fa più parlare di sé, come l'antiromanzo, la dissoluzione della trama, lo straniamento. Solo per cinefili.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  24/07/2006 22:01:47
   7 / 10
Ne ho un ricordo sfocato. Lo slogan "ogni riferimento a luoghi e persone è puramente casuale" è diventato un classico quando si affronta un classico del genere. Diciamolo, un po' accademico e ridondante di simbologie.
Tuttavia l'altera, bellissima Delphine Seyrig suscita un fascino che va oltre l'immaginario onirico-surrealista del film, e i richiami a Renoir ("la regola del gioco"), specialmente nella magnifica sequenza delle persone immobili sul giardino, "non sono puramente casuali".
Fra il rifiuto e il capolavoro, direi che è giusto tagliare a metà

Gruppo COLLABORATORI paul  @  20/03/2006 10:42:50
   10 / 10
Stupendo film, che incanta o irrita. Personalmente appartiene a quel genere di pellicole che adoro. Certo, un esercizio di stile, ma raramente la poesia e l'uso del cinema in funzione delle emozioni (sullo stile joyciano de "L'Ulisse") ha raggiunto una tale perfezione. Ancora non ho risolto il gioco degli shangai (o stechetti)? Chi di voi ha capito il gioco?

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  17/01/2006 22:07:41
   7½ / 10
Film a metà tra il sogno e la realtà, tra il ricordo e la vita, tra il passato ed il presente.
Resnais affresca con sagacia tecnica una storia difficile, quasi infilmabile, sospesa in un limbo temporale in cui le persone appaiono alienate muovendosi meccanicamente e parlandosi teatralmente.
L’immagine è perfetta e la ricerca dello stile maniacale:movimenti di camera sinuosi accarezzano personaggi immobili o gelidi nelle espressioni.
Ma il film è tutto qui. Si involve in un complesso esercizio di stile che lascia aperto il senso allo spettatore. Forse la gioia per un critico, ma non per me.
La noia sopraggiunge inevitabile e la meraviglia per l’immagine si tramuta in stucchevolezza per le stesse.
Freddo, calcolato, per molti, proprio per questo, capolavoro.
A mio avviso è solo uno splendido esercizio di stile, che merita di essere visto dai registi (praticamente un campionario di inquadrature e movimenti di camera) e da giovani (e vecchi) critici per i quali il film offre spunto alla loro verve creativa per critiche piene di filosofia (ma quanta voluta dall’autore non si saprà mai.....).
Un plauso particolare agli attori, davvero bravissimi ed intensi.

Invia una mail all'autore del commento Nobody9205  @  09/01/2006 14:17:23
   10 / 10
il voto parla da sè... raffinatissimo gioco di specchi, di continui rimandi al passato, al futuro, al presente, una storia d'amore sospesa nel vuoto.

Invia una mail all'autore del commento Funeralopolis  @  13/09/2005 13:54:39
   10 / 10
Il ricordo, il déja-vu, un viaggio all'interno della mente, della memoria che, multiforme e sfuggevole, si nega al dominio di una coerente visione d'insieme. E la sfida alla verità è già persa in partenza.

Visivamente a dir poco elegante.

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