noi credevamo regia di Mario Martone Italia, Francia 2010
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noi credevamo (2010)

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locandina del film NOI CREDEVAMO

Titolo Originale: NOI CREDEVAMO

RegiaMario Martone

InterpretiValerio Binasco, Toni Servillo, Luca Zingaretti, Luigi Lo Cascio, Michele Riondino

Durata: h 3.24
NazionalitàItalia, Francia 2010
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 2010

•  Altri film di Mario Martone

Trama del film Noi credevamo

Tre ragazzi del sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche. Sullo sfondo, la storia più sconosciuta della nascita del paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.

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Voto Visitatori:   6,79 / 10 (31 voti)6,79Grafico
Miglior filmMigliore sceneggiaturaMigliore fotografiaMigliore scenografiaMigliori costumiMiglior truccoMigliori acconciature
VINCITORE DI 7 PREMI DAVID DI DONATELLO:
Miglior film, Migliore sceneggiatura, Migliore fotografia, Migliore scenografia, Migliori costumi, Miglior trucco, Migliori acconciature
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Voti e commenti su Noi credevamo, 31 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

daniele64  @  16/11/2018 22:44:10
   6½ / 10
Una personale descrizione dei moti del nostro Risorgimento , visti attraverso gli occhi di alcuni personaggi di fantasia ( ma identificabili con alcune figure reali , anche se di secondo piano ) , protagonisti o comparse dei fatti storici dell' epoca . L'originalità dell' opera sta forse proprio nel fatto che gli avvenimenti narrati siano storie diciamo " minori " del Risorgimento , fatti che , quando va bene , occupano due righe nei testi scolastici odierni . L' arco temporale della narrazione è piuttosto ampio e parte dalla sanguinaria esecuzione dei fratelli Capozzoli , briganti protopatriottici , del 1829 ed arriva sino all' unità d' Italia del 1870 . Tutto ciò , passando attraverso i moti in Savoia del 1834 , le repressioni borboniche post 1848 , l' attentato a Napoleone III del 1858 e l' episodio d' Aspromonte del 1862 . Come già detto , viene dato maggior risalto a personaggi secondari ( come Gallenga , Poerio , Orsini o Castromediano ) , che interagiscono con i protagonisti , mentre i nomi più celebri e celebrati dell' epoca ( come Garibaldi , Cavour e Vittorio Emanuele II ) sono a malapena citati . Gli unici " big " che godono di un po' di visibilità , sono Giuseppe Mazzini , dipinto come un tormentatissimo cospiratore , Cristina di Belgioioso , misconosciuta passionaria della causa italiana , e Francesco Crispi , ritratto come un arrivista voltagabbana . Poi c' è un apparente contrasto che non ho compreso bene : per sottolineare il " verismo " del film , i personaggi parlano quasi sempre nel loro linguaggio dell' epoca ( spesso in dialetto campano semi-incomprensibile ! ) ma poi allora perchè la regia inquadra esplicitamente alcuni palesi " anacronismi "( come le scale di ferro imbullonato della prigione o la struttura in cemento armato ) ? 'Sta storia dei simbolismi infilati dentro ai film è una questione che io non ho mai apprezzato molto , anche perchè sono convinto che metà delle persone che hanno visto la pellicola o non hanno compreso cosa significavano oppure , addirittura , non se ne sono neppure accorti .... Da un regista come Martone non mi potevo certo aspettare una di quelle fiction agiografiche in stile RAI 1 , e molto probabilmente è vero che per tanti decenni il Risorgimento , con il suo alone romantico , è stato enfatizzato e mitizzato fin troppo . Però è arcinoto che non è mai stato un movimento veramente " popolare " , semmai era " borghese " , ed aveva diverse anime . Purtroppo quella repubblicana , esplicitata in questo film , non ha avuto abbastanza forza per imporsi e così alla fine ha prevalso quella monarchica ( più ricca e meno preoccupante per lo status quo europeo ) e l' unità d' Italia è stata portata a termine sotto la tranquillizzante ( ma sciagurata ) egida di Casa Savoia . Molto efficace il cast , dove si apprezzano gli attori con esperienza teatrale , quali Luigi Lo Cascio , Francesca Inaudi , Valerio Binasco , Toni Servillo e Luca Zingaretti , e decisamente ben fatti i costumi e le scenografie . Apprezzabile anche la scelta di utilizzare musica classica dell' epoca come colonna sonora . Pellicola teoretica , pesantuccia e poco avvincente , per la voluta mancanza di epicità , ma che senz' altro merita la sufficienza abbondante : 6,5 .

fabio57  @  18/04/2016 15:29:54
   7 / 10
Affresco corale ed epico del risorgimento italiano, con i suoi eroi, i suoi martiri, le storie di sofferenza e di amor di patria. Bella e suggestiva la ricostruzione storica di un periodo fertile e doloroso, attraverso una fotografia accurata , bei costumi d'epoca, convincenti interpretazioni. Straziante ed angosciante in alcuni passaggi, è nel complesso pesante e un po' troppo lungo.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  05/09/2015 17:43:06
   7 / 10
Buon film sul Risorgimento. Ottimo il cast. Per comprendere appieno tutti gli eventi cui fanno riferimento i protagonisti, è utile una conoscenza di base del periodo storico.

Trixter  @  09/03/2013 23:27:42
   7 / 10
Nonostante la durata proibitiva, Noi Credevamo è un bell'affresco dell'Unità d'Italia. Straordinari i costumi, le ambientazioni, la fotografia e la scenografia, tutti aspetti curatissimi, il film pecca nella sceneggiatura, un pò scollata, e nello sviluppo della trama, dove a tratti sono presenti dei buchi narrativi un pò indigesti. Ad ogni modo, una pellicola coraggiosa ed intrigante, che senz'altro invita lo spettatore ad approfondire la propria conoscenza di una pagina importantissima della nostra storia. Da vedere.

Tuonato  @  27/11/2012 18:01:46
   5 / 10
Pesante.
Nonostante la qualità presente (musiche di Verdi e Rossini dirette da Abate, Servillo nel ruolo di Mazzini, il gran lavoro svolto sui costumi) ho trovato 'Noi credevamo' difficile e prolisso e sfiancante. Martone ha deciso di concentrarsi su alcuni luoghi, su di un certo tipo di dialoghi, sull'aria rivoluzionaria che si respirava in quel periodo. Ma non ci ha condotto per mano nei vari passaggi, dando per scontato si conoscano situazioni e contesto, e così lo spettatore "impreparato" si sente inevitabilmente un po' perso. Men che meno, pure si abbia a mente un minimo circa il Risorgimento, aiutano i 4 capitoli coi loro salti temporali. Un film fiume che alla fine dice ben poco, lascia poco.
Solo amaro. Per non aver compreso meglio tutte quelle congetture, per non essere cilentano e non capire un'acca del loro dialetto, per non aver manco visto l'indomito Garibaldi in camicia rossa.

charles  @  17/04/2012 20:56:51
   6½ / 10
Un film riuscito per metà... a tratti affascina e seduce, ma non mancano i momenti di noia. Alcune scene sono quasi geniali, altre stupiscono per la loro inutile lunghezza.
Purtroppo rilevo che soprattutto all'inizio la sceneggiatura è lacunosa e concede poche possibilità al povero spettatore di seguire la narrazione, ancor più in quanto numerosi dialoghi sono incomprensibili. Il problema si risolve rivedendo la scene iniziali per la seconda volta, ma che stress!
La scenografia è certamente curata, ma mi domando ancora se le scale di metallo e le strutture in cemento armato sono mostrate intenzionalmente o meno (boh?).
Ad ogni modo, un film certamente toccante e amaro, da vedere, ma con un maggiore sforzo si poteva (e doveva) puntare al capolavoro.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  05/08/2011 06:27:40
   7½ / 10
Nonostante la durata quasi proibitiva che può atterrire lo spettatore questa fatica di Martone è un film che vale la pena vedere e quale occassione migliore se non nell'anno del 150esimo anniversario d'Italia.
Un film solido, crudo che non ritrae il Risorgimento in maniera idilliaca, anzi.
Ottimi attori (fantastica prova di Lo Cascio ma anche gli altri lasciano il segno), bella sceneggiatura, bella fotografia e ottima colonna sonora. Incredibili i costumi, curati in ogni dettaglio.
Un film a tratti un po' scollato, disomogeneo ma comunque una ricostruzione più che valida. Consigliato.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  21/06/2011 00:14:50
   7 / 10
O mamma,cosa devo leggere. Si parla di regia da fiction,di sceneggiatura banale... ma evidentemente chi ha scritto questo non ha mai visto il livello qualitativo della televisione italiana come scrittura e regia.
Noi Credevamo non è un film perfetto purtroppo ma merita di essere visto. Uno dei motivi principali è l'ambizione di Martone di raccontare dell'Unità d'Italia senza concedersi a lacrimoni sentimentali,retorica patriottica o quant'altro. Si concentra invece su episodi più nascosti che hanno portato alla nascita dell'Italia in cui a farla da protagonisti sono i personaggi rimasti sullo sfondo,o rimodellati su figure storiche esistenti (pure se inventati) come il trio di fratelli protagonista,o quasi dimenticati quando si parla della storia d'Italia. Mazzini e Crispi compaiono in veloci comparsate fondamentali,Garibadli è appena sullo sfondo ma impalpabile,di Cavour si sente solo parlare.
La sceneggiatura è ben concepita e strutturata nelle sue 4 parti dedicate a varie fasi e ogni volta a uno dei fratelli,rispecchiando appieno la frustrazione utopistica,la voglia di cambiare e la disillusione finale di chi l'Italia l'ha fatta col sangue e nel sangue,dove Caino assassinava Abele in un impeto di follia fanatica,dove le lotte intestine non mancavano e dove,infine,ha prevalso ancora una volta un ideale diverso da quello che animava i giovani di belle speranze che credevano,davvero credevano.
Regia e sceneggiatura sono intensamente cinematografiche ma purtroppo il film è eccessivamente didascalico e privo di emozioni nella sua lunga durata.
Tecnicamente è fatto benissimo,regia lenta,interpretazioni ottime e rispecchia fedelmente il periodo ma davvero Martone sembra perdersi in un meccanismo troppo complesso in cui non riesce a bilanciare bene il racconto da seguire e le emozioni dei personaggi. Non sempre,in ogni caso.
Merita però perché nell'anno delle celebrazioni è uscito un film che parla dell'Unità in termini di critica e di riflessione,senza voglia di celebrare un bel niente ma di fare appunto riflettere,e i soldi (ben) spesi non sono stati pochini.

Bart123  @  20/06/2011 01:02:25
   3½ / 10
Film che ti fa venire voglia di uscire dopo il primo quarto d'ora. Troppo lungo (quasi tre ore). La trama non si capisce per niente. I personaggi si confondono tra di loro. La lingua per quasi tutto il film è in dialetto campano che per chi non è di quelle parti molto difficile da capire. Il film non è per niente avvincente, anzi fa venir voglia di dormire. Il fatto positivo è quello di averci provato a fare un film per i 150 anni dell'unità italiana anche se i risultati sono stati scarsissimi. E' meno soporifero leggere i fatti accaduti dal libro di storia. Sconsigliato assolutamente.

floyd80  @  03/06/2011 21:24:00
   4 / 10
Una pellicola prolissa sotto ogni punto di vista. La sceneggiatura si perde per strada, la regia è televisiva (a tratti sembra una fiction) e le musiche certo non aiutano.
L'unico risvolto positivi poteva essere il soggetto: la visione della storia da parte dei protagonisti e non dalla classica famiglia di contadini travolti dall'orrore dei tempi (vedi Novecento...).
Ma purtroppo il cinema italiano non è ancora pronto ad affontare la propria storia, sia per i budget irrisori (vedi invece la battaglia dei tre regni e gli innumerevoli film americani) sia per le regie piatte e televisive.

emir  @  17/05/2011 12:41:03
   7½ / 10
Martone si immerge nelle contraddizioni che hanno accompagnato il Risorgimento e le rappresenta attraverso i personaggi che ruotano attorno ai 3 patrioti repubblicani, che sono il fulcro del film. Un bel film, che ti lascia al tempo stesso amarezza e speranza. Potrebbe costituire un tassello di quella "religione civile" che in Italia non ha mai trovato ampli spazi di rappresentazione.
ciao, emir

piripippi  @  13/05/2011 15:36:58
   10 / 10
io credo davvero ch questo film sia un capolavoro, poco valutato rispetto ad altri film banali.uno specchio e una forte riflessione sull'unità d'italia. crudo e amaro ma terribbilmente reale.questo film dovrebbe essere proiettato nelle scuole.dal punto di vista artististico gli attori sono stati bravissimi, scene ben curate, da sottolineare il linguaggio dialettale a volte difficile da capire ma si immedesimava perfettamente nei tempi. bellissimo anche se lascia spazio a riflessioni e tantaamarezza

Gruppo REDAZIONE Pasionaria  @  26/04/2011 10:07:26
   7½ / 10
Film durissimo, bello da vedere ed approfondire proprio nell' anno dell'anniversario di una parte della nostra Storia da sempre poco conosciuta o peggio mal interpretata, ma che ci dice molto sulla nostra nazione , ancora di più sugli Italiani di oggi. Film attualissimo, dunque, dalla struttura granitica in cui si mescolano teatro, letteratura,lirica, pittura e grande cinema in un quadro profondo ed emozionante, tratteggiato dall'interiorità dei personaggi più che dagli eventi di cui sono protagonisti.
Due lievi difetti: la disomogeneità , per la quale a tratti lo spettatore può , salvo un'attenzione meticolosa ai dettagli, disorientarsi; l'intento non consapevolmente didascalico, al quale Martone , ogni tanto, si appoggia.

Ciaby  @  04/04/2011 16:09:25
   5 / 10
Ricostruzione storica meticolosa e ben riuscita. Purtroppo è il livello cinematografico ad essere carente: lento, e non è quella lentezza ipnotica tipica di certi film che ti fa tenere gli occhi aperti anche quando non dormi da tre giorni; ha una regia televisiva e ci sono dei punti irrisolti a livello di sceneggiatura. Un'occasione mancata.

Bello il finale. Ottima la fotografia.

The Deep Ocean  @  21/03/2011 20:20:13
   6 / 10
Il film di per sè è molto ben fatto, ottima ricostruzione storica, ottimi costumi, ottima scenografia, buona recitazione. Ma ci sono anche delle pecche. Un po' troppe pecche. A cominciare dalla trama, estremamente ingamburgliata e imperniata quasi totalmente su tre personaggi fittizzi immersi in un contesto storico ben preciso, che a volte non si capisce proprio dove vogliano andare a parare. Poi ci sono i dialoghi, che, essendo quasi totalmente o in dialetto o arrancanti in una fortissimo accento meridionale, risultano incomprensibili, per un piemontese come me. E infatti ho a malapena compreso un 20% dei dialoghi, il che, si può facilmente intuire, non rende la visione ne piacevole ne scorrevole.
Poi, e questo non richiedeva un grosso impegno, si sarebbero potute almeno mettere delle date per indicare quando avvenivano le maggiori ellissi temporali, in quanto dopo un po' davvero si faticava a capire in che periodo ci si trovava. Ulteriore difficoltà, che ha reso la visione alquanto spicevole e confusionaria, è il cambiamento radicale della fisionomia dei personaggi nel passaggio tra l'adolescienza e l'età adulta, problema che li ha resi irriconoscibili, almeno per un certo periodo di tempo.
E poi, la misteriosa presenza di ecomostri e luci al neon, quantomai assurda, se non addirittura folle. Io e i miei amici abbiamo tentato di darne una spigazione, e in effetti una l'abbiamo trovata anche se un po' forzata, ma così va a scatafascio la tanto accurata e minuziosa ricostruzione storica, che era uno dei pochi punti forti del film.
Insomma, un film che aveva le basi per essere eccellente, ma che secondo me è stato fatto un po' troppo grossolanamente. Se proprio si volevano mettere i dialoghi in dialetto, va bene, ma mettere dei sottotitoli almeno, non mi sembra chiedere tanto, e avrebbe reso tutto più semplice.

Rockem  @  19/03/2011 12:47:13
   7 / 10
E' una bella rievocazione storica, da ammirare soprattutto l'esattezza e la raffinatezza dei costumi degli attori, veramente ottimi, e una colonna sonora emozionante. La trama risulta però spesso troppo complessa e ingarbugliata per una persona di cultura media, troppo lunga e con poche spiegazioni per decifrare le azioni dei protagonisti. Ad ogni modo, una buona occasione per riflettere sulle nostre radici risorgimentali. Viva l'Italia!

David94  @  26/01/2011 20:25:55
   4 / 10
Roberto 66  @  03/01/2011 21:00:41
   7 / 10
Eccellente ricostruzione storica, soprattutto l' episodio sull' attentato a Napoleone III. L' unico difetto forse e' che si e' puntato eccessivamente su personaggi minori e sconosciuti al grande pubblico, mentre il Risorgimento e' pieno di eroi e personaggi popolari.

marcodinamo  @  23/12/2010 18:38:31
   7½ / 10
Da far vedere ai ragazzi in età scolare.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  05/12/2010 19:56:46
   7½ / 10
Bravo Martone. La materia non era facile e infatti avrei molte cose da ridire sull'impostazione che ha dato al film e su ciò che ha raccontato e che non ha raccontato del Risorgimento.
Se si guarda quest'opera semplicemente come film allora tanto di cappello: splendida fotografia, scenografia e ambientazione da 10 e lode, colonna sonora bellissima, recitazione di alto livello, pathos espresso egregiamente. L'unico appunto è forse quello di avere voluto mescolare in parti uguali storia e interiorità umana, finendo per non approfondire a dovere né l'una né l'altra.
Io ho il sospetto che per seguire adeguatamente tutto il film sia indispensabile conoscere in maniera abbastanza dettagliata la storia italiana dal 1821 al 1870. Certo, il fatto che uno non conosca la spedizione in Savoia, Orsini oppure la Principessa Cristina di Belgioioso può essere un grande stimolo ad approfondire. Molto del contesto generale però sfugge e sarebbe stato senz'altro d'aiuto per capire meglio le scelte obbligate ed estreme dei protagonisti.
Tanto più che il film si focalizza proprio su questo, cioè sulle conseguenze esistenziali di una vita totalmente dedicata a un'idea politica collettiva. Anche da questo punto di vista l'opera è secondo me fin troppo sbilanciata sul lato problematico e fallimentare di tale scelta. Il film in poche parole fallisce nello spiegare =perché= tanti giovani di tutti i ceti sociali si sono sacrificati per costruire una nazione con forti requisiti etici e politici. Evidentemente viviamo in un epoca in cui non riusciamo quasi più a concepire una causa determinante per vivere in maniera idealistica, o almeno l'abbiamo semplicemente cristallizata e data "per dovuta", così come viene superficialmente spiegato nei programmi scolastici. Avere perso cognizione del perché (preminenza dell'ideale etico generale sul gretto materiale, partecipazione attiva e diretta del singolo cittadino al bene collettivo, in piena libertà e uguaglianza) spiega molto della crisi attuale.
Il film quindi cerca di colpire lo spettatore non con il perché ma con il come. Come dire: guardate cosa hanno fatto certe persone per il bene dell'Italia. Il tutto è reso credibile dal fatto che non si usa retorica e non si vuole nascondere niente di tutto ciò che di negativo (per se stessi per gli altri) ha comportato una tale scelta. La grande onestà fa sì che i patrioti alla fine non facciano per niente bella figura: troppo idealisti e staccati dalla realtà, troppo divisi fra di loro, preda del vizio italico della rivalità reciproca. Non basta quindi la loro grande forza d'animo, il coraggio, la fermezza per riscattarli. Il povero Mazzini non viene per niente messo in buona luce, certo ha molti morti sulla coscienza, ma ha sempre agito in perfetta buonafede e non ha mai tratto alcun tornaconto personale dal suo agire. Nella sua imperfezione per me rimane una figura tutto sommato positiva, con tanti aspetti ancora attuali e da imitare.
La presenza di Luigi Lo Cascio mi ha portato alla mente quello che insieme a "Il vento che accarezza l'erba" è il modello del film: "La meglio gioventù". Il Risorgimento è fatto passare quindi come l'ennesimo tentativo fallito di creare un'Italia "migliore" e in effetti così è stato. Il suo lascito è stato comunque determinante per l'ascesa del fascismo, come pure ha dato vita alle idealità portanti espresse nella nostra Costituzione (l'unico momento veramente costruttivo della nostra storia nazionale recente) e infine ha animato interiormente molti giovani del '68, fino alla tragica scelta del terrorismo. Insomma quel periodo e quei sacrifici non sono poi stati del tutto vani. Solo che adesso se ne vede ben poco di quello spirito.

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Da notare la grande importanza del personaggio secondario di Cristina Belgioso (una Donna con la D maiuscola; sono rimasto a bocca aperta leggendo la sua scheda su wikipedia), sicuramente la portavoce delle idee del regista (un lunghissimo e faticosissimo processo di educazione ed integrazione).

2 risposte al commento
Ultima risposta 06/12/2010 23.07.54
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Niko.g  @  05/12/2010 11:27:31
   8 / 10
Mi astengo dal giudizio storico ma il film è ben fatto e le tre ore scorrono via grazie ad un ritmo azzeccato e senza tempi morti. E' da apprezzare la colonna sonora e la scelta del regista di concentrare la storia su tre personaggi seguendoli nei loro percorsi. Ottime tutte le interpretazioni, in particolare vorrei sottolineare quella di Valerio Binasco nella parte di Angelo, che mi ha colpito particolarmente.

forzalube  @  03/12/2010 18:09:33
   7 / 10
Prima di andare in sala è meglio ripassare la storia del risorgimento italiano altrimenti poi si rischia di ritrovarsi spaesati come il sottoscritto e di non capire i fatti dell'ultima parte (se non dopo essere tornato a casa ed aver letto un po' di pagine di storia).
Il film mi è sembrato ben fatto e racconta il risorgimento dal punto di vista meridionale attraverso avvenimenti meno noti al grande pubblico.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  01/12/2010 01:37:34
   8 / 10
Miglior modo per descrivere "l'air du temps" in cui si festeggia il 150° dell'Unità d'Italia non poteva esserci: questo incredibile filmone del grande regista napoletano è di una cupezza e di una disperazione rare, ma ha il terribile pregio di dire tante, troppe verità sull'"alba della (nostra) nazione". Una nazione che non ha esitato a sacrificare il miglior umanesimo meridionale, il miglior liberalismo, le migliori aspirazioni laiche e repubblicane in nome di una ostinata realpolitik e di sentimenti religiosi troppo profondi per essere estirpati da un Napoleone qualsiasi. Una nazione formatasi per annessioni successive a uno dei tanti piccoli regni -in questo caso quello piemontese- senza che "gli italiani venissero mai fatti". Un albero che "comunque è nato, sia pure da radici contorte e malate".

Commenti ben più colti del mio e la magnifica recensione di Stefano Santoli hanno ampiamente espresso pareri e giudizi su meriti e demeriti storico-ideologici del film, io mi limito -come quasi sempre faccio- a esprimere ciò che emotivamente e tecnicamente mi ha colpito nella visione.

Azzecattissima è la scelta soggettistica di incentrare tutta la narrazione intorno alle vicende di tre personaggi che rappresentano i tre approcci possibili alla rivoluzione che porterà alla nascita del Regno d'Italia: quello puramente e ingenuamente idealistico (Salvatore), quello politico (Domenico), quello terroristico (Angelo). Questo espediente consente un coinvolgimento emozionale notevole dello spettatore che si trova a identificarsi con i vari personaggi secondo la propria indole. E consente altresì di non dover necessariamente conoscere a priori le vicende storiche che si susseguono in quegli anni così concitati creando anzi una universalizzazione del messaggio che vuol dare.

Notevolissima da un punto di vista cinematografico la scelta di fare un film crepuscolare, a tratti buio, dove le uniche irruzioni di luce accompagnano o introducono sempre vicende tragiche (si pensi alla sequenza del ghigliottinamento o all'ora d'aria nel fortino dove Domenico era rinchiuso o ai magnifici paesaggi campano-pugliesi che accolgono i cadaveri straziati delle varie repressioni che colpiscono puntualmente le popolazioni cilentane o ancora l'abusivismo che imperversa sopra il Golfo di Napoli...); le scenografie in cui le vicende si dispiegano sono sempre decadenti, rovinose e rovinate, ci sono macerie ovunque: in questo sono stato rimandato al Derek Jarman di "Edoardo II" di cui questo film riprende in pieno l'atmosfera e l'irruzione della modernità qui rappresentata dal rudere in cemento armato che si staglia all'interno di una messa in scena altrimenti molto rigorosa nella creazione e nella ricostruzione d'ambiente (notevoli trucco, costumi e acconciature, a tal proposito). Il simbolismo del film diventa potentissimo: "l'alba della nazione" (titolo del 4°capitolo in cui è diviso il film stesso) in realtà non ci sarà mai, solo una lunga, infinita notte dalla quale non stiamo uscendo neanche oggigiorno. Anzi, che semmai si è incupita ulteriormente: i vizi che hanno da subito caratterizzato l'unità d'Italia (divisioni feroci tra cospiratori, tradimenti per clamorosi cambi di fronte, trasformismo dilagante, clientelismo, familismo) non hanno fatto che incancrenirsi nel tempo mentre la Storia veniva mossa dai "soliti noti" e da un pugno di onesti loro avversari talvolta acciecati dalle loro stesse idee. Un "Gattopardo" del 2010, insomma.

Da vero e proprio orgasmo il commento musicale affidato ad alcune arie di Rossini, Bellini e Verdi eseguite da un'Orchestra Sinfonica della RAI in stato di grazia, diretta da un Abbado jr. altrettanto superlativo. Il sapiente uso delle musiche, insieme al montaggio, sono tra le cose più pregevoli di questa già pregevolissima pellicola.

Un plauso agli attori che hanno dato il meglio di sé in un progetto nel quale evidentemente credevano: Martone, che viene dal teatro, li sfrutta fino al limite delle loro possibilità regalando a Lo Cascio la più bella interpretazione della sua carriera, senza peraltro disdegnare nessun altro o nessun'altra nel cast.

Questa coproduzione italo-francese (arte France, benemerito canale televisivo culturale al suo 20° compleanno al quale dobbiamo un altro piccolo capolavoro italiano misconosciuto: "Nuovomondo" di Crialese) riporta ai fasti il cinema d'impegno italiano come accadeva negli anni sessanta o settanta: volti al crepuscolo i lunghi anni dell'estetica televisiva della "finzione reale", forse sembra proprio che si cominci a privilegiare il realismo della finzione tenendo ben alta la barra della tensione morale e ideologica. Grande Martone, qui alla sua prova migliore di sempre insieme a "Morte di un matematico napoletano" ormai un cult.

Una piccola nota di costume: la sala della mia città dove proiettavano il film era piena per oltre tre quarti. Ed era un martedì. La gente, di tutte le età, è arrivata munìta di sacchetto di plastica con pizze, tramezzini, patatine e bibite, attrezzatissima per una visione così lunga. Erano anni e anni che non assistevo a scene del genere in sala. Un pubblico attento, partecipato, per nulla annoiato a fine proiezione: anche questo un piccolo segno dell'"air du temps" (qui change, enfin!)? Auguriamocelo, forse ce lo meritiamo.

4 risposte al commento
Ultima risposta 06/12/2010 22.11.54
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  29/11/2010 17:04:53
   7 / 10
Il film è impegnativo, ma di enorme interesse - sia squisitamente cinematografico, sia storico, politico e sociale.

Parzialmente ispirato a un omonimo romanzo (molto bello) di Anna Banti, del 1967.

Nonostante l'assoluta alterità del film rispetto ai gusti commerciali e alle tendenze dominanti, non mi è parso tuttavia un film destinato a segnare una data nella storia del cinema italiano. E' un film disomogeneo negli esiti.
Opera di grande ambizione, sostenuta da una messinscena rigorosa (ed -essa- quasi sempre molto omogenea, che rimanda più a film come "San michele aveva un gallo" dei Taviani, oltre che al Rossellini "didattico", che non a un'estetica "viscontiana"), si compone di diversi nuclei narrativi all'interno dei quali non c'è sempre compattezza; ed è fitto di temi, figure e personaggi secondari non tutti approfonditi e ben amalgamati.

Il film dunque è in bilico fra un corpo formale duro come un sasso, e il rischio della ridondanza (di cui è probabilmente responsabile il co-sceneggiatore De Cataldo).
Migliora nettamente man mano che procede.

Ardita - e discutibile - la scelta di mostrare in alcuni punti, con intento simbolico, elementi architettonici contemporanei.

Altrettanto arditi gli interrogativi che vengono lasciati aperti sul labile confine tra rivoluzione e terrorismo. Essi rimandano più che mai all'oggi e al passato prossimo: ma aprono un discorso non maturato fino in fondo, che mi è parso sospeso.

Il voto è un'indecisa media fra i risultati estetici raggiunti dalle parti più "alte" (da 8 almeno) e i difetti e punti deboli che vi ho ravvisato.

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Rand  @  28/11/2010 11:08:52
   7½ / 10
Certo il film è di una lunghezza inusuale, ciononostante parlerò prima dei pregi: buoni attori e una colonna sonora classica apprezzabilissima, la regia è attenta e misurata, basata su una sceneggiatura "inusuale" che non mostra le "battaglie" che portarono al'unità d'Italia, ma piuttosto alcune sconfitte che pesarono molto su quel processo, e soltanto di striscio, così come invece mostra la metodica preparazione ed esecuzione dell'attentato a Napoleone III, evento foriero del successivo intervento in favore del Piemonte per aiutarlo nella conquista della penisola, nelle riprese della macchina da presa si coglie una ricerca e uno studio dell'inquadratura dovuta anche alla necessità di escludere elementi "contemporanei" dalla scena, cosa di per se difficile, e qui arrivano i punti dolenti che citerò negli spoiler. Complessivamente il film è un buon film, l'analisi politica dello Stato italiano "creato" dai piemontesi, la repressione spietata dei nuovi dominatori, la distanza tra "signori" e "cafoni" specie del sud, e tutti i germi dei problemi che affliggono ancora questo "stato unitario" sono ben evidenziati anche solo di sfuggita (mafia e Camorra, sottosviluppo del sud, razzismo del nord, beghe politiche, particolarismi, menzogne, repressione degli idealismi, autoritarismo, populismo, bigottismo dei ceti medi e alto borghesi...) Però nonostante i Lo Cascio e i Servillo, Zingaretti e Binasco, immagini corali, spesso simboliche e brutali, il film è difficile, pretende attenzione, non è scontato e certamente non per il pubblico "generalista" che lo va a vedere perchè parla dell'unità d'Italia, un opera matura, troppo matura e a volte anche ridondante in alcuni "episodi" che pare perdersi dietro personaggi secondari a mio parere meno importanti, senza approfondirne altri (non appare mai Garibaldi se non in controluce sul cavallo al buio) come Mazzini, nei suoi pregi e difetti, il Conte Cavour, e gli altri protagonisti delle "macchinazioni" che portarono all'ottenimento di un territorio oggi denominato da 150 anni "Italia" nella sostanza un film complicato da fare, e questa era solo una possibilità di realizzazione ,c'erano certamente altre strade, martone ha scelto una delle più difficili e di questo contro il pubblico "generalista" gli va dato atto e gli va fatto onore. I problemi organizzativi ed economici di un film di tali proporzioni erano certo tanti (si parla di 6 milioni di euro...) con comparse, costumi e vestiti d'epoca, attrezzature e soprattutto location da trovare, perciò è certamente qualcosa di apprezzabile

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Ultima risposta 06/12/2010 22.31.48
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento agentediviaggi  @  27/11/2010 14:35:10
   8½ / 10
Per me è un grande film italiano, un affresco che racconta come avvenne il processo unificatore raccontato dalla parte dei cospiratori, nelle due fazioni dei monarchici e dei repubblicani (mazziniani e non). E' evidente che Martone parteggia per i secondi commettendo l'errore (secondo me) di non rimanere equidistante come dovrebbe, ma bisogna dargli atto che l'ambientazione in quell' epoca che oggi sembra lontana anni luce visti i revisionismi in atto è riuscita alla perfezione, grazie ad una straordinaria ricostruzione dei costumi, alla suggestiva colonna sonora che prende a piene mani dal melodramma italiano dell'Ottocento, e ad una bellissima fotografia che ritrae i paesaggi vergini e selvaggi del nostro Sud. Molto convincenti le interpretazioni (il meno in parte paradossalmente il grande Servillo nel ruolo di Mazzini). Sicuramente i suoi difetti sono la lentezza da sceneggiato televisivo e il confuso alternarsi tra ricostruzione storica vera e l'impiego di personaggi inventati di sana pianta e ho la vaga idea che questo film può essere seguito perfettamente solo da chi è fresco di studi storici, perchè troppe vicende si danno per conosciute per chi si appresta a vedere il film.
L'ultima parte (intitolata mi pare l'alba di una nazione) è la più attuale, nella esatta riproduzione di come avvenne l'unificazione reale, ossia una vera e propria colonizzazione piemontese dell'ex Regno di Napoli che ha provocato più vittime tra i contadini (e gli stessi garibaldini) che tutte le guerre risorgimentali prese assieme e che ha lasciato insieme alle politiche economiche successive cicatrici che ancora oggi non si rimarginano affatto.

polbot  @  24/11/2010 17:04:33
   7½ / 10
Non sarà un capolavoro, difetti ce ne sono (sembra un po' una moderna superfiction..se ciò dev'esser considerato un difetto..). Però affronta in modo nuovo un periodo importantissimo della nostra storia: dall'interno dei gruppi rivoluzionari, che sembrano assomigliare ai gruppi rivoluzionari armati d'ogni tempo. Ottime interpretazioni, musiche sublimi.

kerkyra  @  15/11/2010 17:54:01
   3 / 10
Forse sono troppo poco oltre per capirlo ma è di una lentezza e di una noia insostenibile. E' veramente un'occasione persa...

Lavezzi78  @  14/11/2010 12:22:50
   7½ / 10
Pensavo fosse un polpettone, invece siamo di fronte a un ottimo film, ben diretto da Mario Martone, e con un cast importante. Una pagina importantissima di storia italiana ben rappresentata sul grande schermo.
Resto basito, sulla distribuzione di sole 30 copiedel film in tutta Italia!
Spero che il passaparola, permetta a questo film di ottenere il successo che merita. DA VEDERE!!!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  12/09/2010 21:38:33
   8½ / 10
"Abbiamo fatto l'Italia, bisogna fare gli italiani".

Il film che non ti aspetti o almeno di cui ti attendi pochissimo ed invece alla fine è quello che mi è rimasto più impresso nella mente. Sebbene la durata sia piuttosto proibitiva, questo affresco per niente celebrativo del Risorgimento riesce ad incuriosire ed attraverso le vicissitudini dei tre protagonisti si sviluppa la nascita di una nazione, nel senso geografico del termine, ma non quella di un popolo.
Leggermente ingessato nella primissima parte, figlio forse di un'accentuato taglio teatrale, decolla dal momento in cui il racconto si sposta nella detenzione a Montefusco. Lo Cascio offre una delle migliori intepretazioni della sua carriera: un'idealista sempre coerente con il proprio pensiero, senza travalicare nel fanatismo, come avviene contrariamente per Angelo. Attraverso il suo sguardo vediamo un meridione occupato e vessato dalle forze piemontesi, la disillusione di fronte a giochi politici ancora e purtroppo molto attuali.
Complimenti ancora a Mario Martone.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  09/09/2010 14:19:26
   8 / 10
Roberto Rossellini riposa sugli allori del Risorgimento Italiano esattamente come fa un ritrovato Martone adattando un affresco storico un pò al cinema didattico del suo modello principale e un pò a certe sfumature Pasoliniane.
Alla fine, le oltre tre ore di questo film-fiume ci riportano con i piedi per terra, analizzando - senza sterili agiografie nè inutili enfatizzazioni - un Paese che probabilmente non è neanche mai nato (!?). A tratti, però, questa scelta stilistica antispettacolare e tuttavia lirica - mi ricorda l'operazione-Che di Siodelbergh - rischia di raffreddare le emozioni con un distacco quasi "partecipe" (non so se mi spiego), o una forte predisposizione teatrale che vive più di rappresentazione che di istinto.
Ma sono difetti marginali per un'opera che vanta momenti di grande cinema, come la lunga parte dedicata al carcere - con quella passione divisa e/o condivisa che viene deflorata dagli eventi prossimi (futuri?).
Notevole interpretazione di Locascio, finalmente denutrito della sua professionalità un pò altezzosa.
Persino l'epilogo, davanti a quell'idealismo tardivamente imploso, si chiude in un punto interrogativo.
Emblematico il personaggio "sovversivo" chiamato per nome prima di chiudere per sempre le sue divergenze con la vita e i suoi ideali

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