le luci della sera regia di Aki Kaurismaki Finlandia 2006
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le luci della sera (2006)

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locandina del film LE LUCI DELLA SERA

Titolo Originale: LAITAKAUPUNGIN VALOT

RegiaAki Kaurismaki

InterpretiJanne Hyytiäinen, Maria Heiskanen, Maria Järvenhelmi, Ilkka Koivula, Aarre Karén, Tommi Korpela, Juhani Niemelä, Matti Onnismaa

Durata: h 1.18
NazionalitàFinlandia 2006
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 2007

•  Altri film di Aki Kaurismaki

Trama del film Le luci della sera

Koistinen è un uomo solo alla ricerca di compagnia e tenerezza. Fa il guardiano notturno, e così, vagando per la città, finisce per cedere al fascino di una seducente donna; non sa però che, di lì a poco, il protettore della donna, approfittando dell'ingenuità di Koistinen, rapinerà una gioielleria facendo ricadere le accuse sul povero guardiano, che così perderà tutto...

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Voto Visitatori:   7,36 / 10 (33 voti)7,36Grafico
Voto Recensore:   9,50 / 10  9,50
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Voti e commenti su Le luci della sera, 33 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

gandyovo  @  05/01/2010 17.28.58
   7 / 10
primo film visto di questo regista. non sapevo cosa aspettarmi. non un film per tutti ma devo dire che alla fine mi ha lasciato un bel vuoto, da analizzare. consigliato.

kierkegaard1000  @  27/11/2009 0.53.45
   9½ / 10
Forse un pò sotto gli altri lavori del regista, ma dal voto lo ritengo pur sempre un capolavoro. Silenzioso, cinico, poetico, l'attore principale romantico, ingenuo e soprattutto buono...

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pollame  @  22/07/2009 0.13.26
   9 / 10
Beeeeeehello.Fotografia IMPERDIBILE. La storia, pura poesia... e GRANDIOSA l'interpretazione dell'attore protagonista.

Sabata  @  29/06/2009 9.48.35
   7 / 10
L'ultimo di Kaurismaki è a mio parere anche il più debole della sua filmografia. Stilisticamente perfetto, un'attenzione manieristica ai dettagli, una fotografia ineccepibile, eppure per me privo di quella genuina poesia e di quel sentimento che animano i film della sua prima decade artistica.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  03/10/2008 11.28.36
   8 / 10
Film come questo ti fanno capire fino in fondo in che razza di mondo di m.erd.a viviamo. Aki Kaurismaki ritrae ancora una volta la realtà degli umili, degli sconfitti, dei reietti della società. Koistinen fa la guardia notturna, un lavoro che peraltro si attaglia alla sua indole, alla sua inclinazione alla fedeltà. Egli è come quel cane che vorrebbe "salvare": sempre fedele, ma sempre solo e maltrattato. Koistinen ha anche un sogno: quello di riscattarsi dal lavoro dipendente per mettersi in proprio, creando un'azienda tutta sua. Questa meta gli consente, in spregio a tutte le umiliazioni e le frustrazioni che subisce quotidianamente, di mantenere vive la speranza e la fiducia nel futuro. E tutto sembra volgere al meglio quando incontra Mirja, una donna che finalmente sembra mostrare interesse per lui. Ma la realtà è, come sempre, più dura di come ce la immaginiamo: Koistinen si troverà a fare i conti con il sistema losco degli affari illeciti, che schiaccia tutti indiscriminatamente pur di raggiungere i suoi fini. Egli si scoprirà, così, essere oggetto di una truffa, un mero strumento finalizzato al perseguimento di un (illegale) profitto. Nel raggiro è coinvolta Mirja ma Koistinen, pur essendo consapevole di ciò, non la denuncia e la protegge fedelmente perché capisce che anche lei è un'altra vittima del sistema corrotto che governa la società. A tal riguardo, sono molto significativi due momenti del film: quello in cui Mirja si chiede perché sta facendo ciò, e l'organizzatore della truffa le risponde che altrimenti sarebbe costretta a lavorare; e quello in cui, dopo il furto nella gioielleria, viene inquadrato l'interno di un lussuoso appartamento, in cui si trovano i malviventi che giocano a carte e dietro di loro la stessa Mirja occupata a pulire il pavimento.
Kaurismaki, dunque, racconta una storia fatta di brutalità e violenza (anche se non vi sono scene esplicitamente violente), in cui dominano le prevaricazioni dei più forti sui più deboli, i quali sembrano non avere la possibilità di emanciparsi dalla loro condizione di miseria e di emarginazione. Ma la brutalità e la violenza non attengono soltanto alla realtà della criminalità, ma riguardano tutta la società: Koistinen è circondato da gente "civile" fredda, insensibile, sospettosa, indifferente; ed è proprio questa gente a rendere la vita del protagonista, a prescindere dal raggiro in cui è stato coinvolto, insostenibilmente miserevole. Dai colleghi di lavoro che lo deridono, agli smargiassi che lo picchiano, al funzionario di banca che gli nega il prestito (quel prestito che gli consentirebbe di realizzare il suo sogno), fino alla cassiera di un supermercato ed alla direttrice di un ristorante che gli fanno pesare (con lo sguardo l'una, con l‘atto del licenziamento l'altra) l'onta di un misfatto che non ha mai commesso, Koistinen viene sopraffatto dalla crudeltà di una società ipocrita, incapace di solidarizzare, ma soprattutto di vedere nelle presunte colpe dell'altro le proprie colpe. Questo clima di ostlità e indifferenza si riflette sulla superba fotografia, nella quale Helsinki è colta preponderantemente nei suoi colori freddi. Il pessimismo che attraversa tutta la pellicola non è tuttavia totalizzante: nel finale, infatti, proprio quando si compie la definitiva sconfitta del protagonista, si riaccende un lumicino di speranza grazie alla imperitura e sincera amicizia con Aila ("non morire", "non morirò"), immortalata simbolicamente nell'immagine conclusiva.
Sono d'accordo con chi afferma che si tratta di un film molto "chapliniano" (fatte le debite distanze, ovviamente): dal titolo (che evoca quel capolavoro che è "Luci della città") alla sostanza del film, Kaurismaki si accosta a quell'indimenticabile "cinema dei perdenti", in cui in ogni momento si fondono sublimamente dramma e ironia.
Quella di Aki Kaurismaki rimane, comunque, un produzione di nicchia che può (comprensibilmente) risultare indigesta a chi è abituato ad un modo di fare cinema più "canonico": come ho scritto nei commenti relativi agli altri due film che compongono la trilogia, lo stile registico eccessivamente asciutto e la recitazione "catatonica" ai limiti del surreale rendono le opere del regista finlandese accessibili a pochi; ma al di là degli stilemi che contraddistinguono le sue pellicole, non si può non riconoscere che c'è in esse della poesia.

Invia una mail all'autore del commento INAMOTO89  @  15/08/2008 1.13.22
   6½ / 10
meno male ke ho visto questo film dopo aver vinto alla snai cosi almeno non mi ha intristito al 100 % ! scherzi a parte,questa è la prima pellicola di kaurismaki ke vedo e devo ammettere ke ero partito con delle aspettative molto alte...mi aspettavo 1 capolavoro sotto tutti gli aspetti invece mi sono dovuto ricredere....immagini e inquadrature di pregevole fattura ma la trama è scarna, banale....il protagonista è irritante di quanto è passivo nei confronti della vita...si è vero ke lo scopo del regista è proprio quello di farci riflettere su questo tipo di condizione umana ,ma anke se ogni cosa ha il suo perchè mi da l impressione di cadere nel retorico e nel gia visto....per il momento sul trono dei depressi continuo a collocare il mio pupillo lars von trier....ki sa come mai li al nord non sorridono mai....

Cliff72  @  24/05/2008 10.24.22
   7 / 10
Film asciutto, senza fronzoli, profondamente malinconico e intimista.
La fotografia è ottima, la recitazione meno. I dialoghi sono ridotti all'osso.
E' il primo film che vedo di questo regista finlandese e, seppur di difetti ne ho riscontrati parecchi, tuttavia al termine della visione sono rimasto soddisfatto del messagio di alienazione, solitudine ma anke di speranza che il regista ha voluto trasmettere allo spettatore, seppur attraverso una storia molto semplice, in certi tratti banale, ma comunque ben girata e con un messaggio forte che per quanto mi riguarda è giunto a destinazione.
Film particolare, forse non per tutti, tuttavia buon film!

Beefheart  @  21/03/2008 19.39.32
   8 / 10
Non male. Come al solito, molto efficace nel tracciare i tratti dell'emarginato che affoga nella mediocrità di una vita frustrante, ripetitiva, solitaria, in mezzo ad una società ostile ed ottusa. Sostanzialmente si tratta di un giallo atipico, nonostante il soggetto classico e la sceneggiatura molto semplice, con una moderata drammaticità negli eventi che si mitiga nella solita atmosfera sospesa, fatta di silenzi e sguardi che dirottano la sensazione dello spettatore da una leggera suspence ad un consistente disagio; frustrazione, appunto. Leggermente inverosimile nell'eccesso di auto-mortificazione del protagonista ma, nel complesso, funzionante, scorrevole ed appassionante. Da vedere.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  09/12/2007 11.13.24
   8 / 10
Koistinen, il protagonista di questo interessantissimo film, è la materializzazione di quello che nessun essere umano dovrebbe sopportare: il fallimento della propria esistenza; quando la vita non offre sorrisi, abbracci, calore, amore, è una non-vita, nell'uomo questa situazione a volte è cosciente altre volte no; Koistinen fa parte di quelli che questo squallore lo vivono coscientemente ma, paradossalmente, ne traggono forza, speranza, coraggio. Non c'è disperazione ad accompagnare l'animo del triste metronotte, neanche quando, a più riprese, la dura legge della vita gli presenta il conto. Koistinen vive in solitudine nel freddo grigiore di una Helsinky tanto affascinante quanto malinconica, una solitudine che lo accarezza suo malgrado, l'uomo non sfugge agli stimoli che gli giungono dall'esterno, cerca invano l'amore (da una donna malvagia), l'amicizia (dai colleghi di lavoro che lo deridono), e lo fa con quella dignità che è propria di chi non cede in nessun modo alla violenza, ai suprusi, all'arroganza dei forti, ma non lo fa ribellandosi, egli ne rifiuta il contatto, ed è proprio qui che Kaurismaki gioca le sue carte, su questo equilibrio, il film fa perno proprio su questo aspetto psicologico; quella che apparentemente sembra una debolezza in realtà è una forza, Seneca sarebbe orgoglioso di Koistinen, l'imperturbabilità con la quale affronta i drammi che lo perseguitano è filosoficamente tipica degli stoici; la bassezza morale di Mirja, la ragazza che meschinamente lo inganna, è tale da far risultare una sconfitta, soprattutto etica, quello che per lei è un trionfo che al contrario è solo materiale.
L'unico raggio di sole che trapassa la cupezza dell'esistenza di Koistinen è l'interesse che nutre per lui Aila, una ragazza che gestisce un piccolo bar ambulante che, nonostante corrisposta con freddezza dall'uomo gli sta costantemente vicino fino al malinconico ma bellissimo epilogo.
Bella e molto suggestiva la fotografia, ombre e luci si inseguono ed i colori penetrano il grigiore diffuso togliendo parzialmente un'oppressione altrimenti troppo gravosa, l'attore principale è molto bravo a rappresentare la solitudine, la monoespressività del suo volto non fa trasparire nè gioia nè dolore; ancora una volta il regista Finlandese affronta temi che trattano i disagi dell'anima derivanti dai disagi della società; In Finlandia non esiste criminalità ma l'alcolismo è estremamente diffuso (Kaurismaki ne sa qualcosa), ed è il paese Europeo con il maggior numero di suicidi. Ci sono stato ad Helsinky ed è bellissima, ma non è tutto oro quel che luccica.

viagem  @  18/09/2007 22.28.36
   7 / 10
Film che racconta una storia molto semplice, quasi banale, di un individuo vittima predestinata, ma che regala una lezione di stoicismo e dignità fuori dal comune. E proprio quando il protagonista è oramai giunto al fondo capisci in realtà che è qualcun altro ad aver perso.
Fotografia come al solito superba. Giudizio sull'opera che migliora a distanza di tempo dalla visione.

andreapau  @  05/07/2007 10.41.50
   4 / 10
la caricatura del nordismo glaciale,la continua riproposizione dell'anti-splatter,il sistematico abbassamento della temperatura onde ghiacciare il sangue nelle vene e i sentimenti nel cuore,ricalcare la lezione del neorealismo sostituendo la trabant alla bicicletta,puo' essere un esercizio affascinante una tantum,ma la ripetizione sistematica non giova affatto alla carriera di kaurismaky,che per mia opinione personale ha dato il massimo nel film Juha,ultimo film muto del millennio,per giunta senza colori.ecco,in quell'ambito,con la storia legata a parametri temporali rigidissimi,il perdono all'ingenuità è di rigore,ma ora occorre una svolta nel linguaggio,una immersione nel mondo moderno,se l'intento è quello di comunicare e non di isolarsi.la trama si dipana in un canovaccio molto semplice,che vede l'umile e illuso protagonista,cadere nelle grinfie della malavita attraverso le grazie non consumate di una cattiva d'altri tempi.forse è la solitudine.forse è il desiderio inconscio di abisso.forse è il desiderio di partecipare ad un gioco,qualunque esseo sia,sempre meglio della solitudine anche se estremamente pericoloso.io c'ero,anche se di sfuggita?forse è l'uomo che tra bene e male sceglie il secondo.magari è il tentativo di dispensare amore attraverso il proprio annullamento,a sublimare il proprio fallimento.o forse è il credersi migliori,che ci porta a rifiutare il bene a portata di mano.la sequenza finale,la stretta di mano ha una duplice lettura:la speranza che vince o il certificato del fallimento?l'accettazione della donniciola buona a fronte della Virago.il lavoretto al grilli contro la società di vigilanza

Invia una mail all'autore del commento piernelweb  @  16/06/2007 11.29.16
   4 / 10
Asettico film del regista finlandese Kaurismäki incentrato sul tema della solitudine e dell'emarginazione sociale. Se la buona fotografia ben si adatta a materializzare la disperata desolazione del protagonista, la regia distaccata e impersonale e soprattutto la mediocre recitazione e la debolezza dei dialoghi rendono del tutto inconsistente il lirismo e l'analisi introspettiva ricercata dall'autore. Classico esempio di cinema impegnato e ben congegnato nelle intenzioni non tradotto in un film all'altezza delle premesse per la scarsa attenzione rivolta al realismo e alla densità del racconto. Il vuoto esistenziale di Koistinen non desta emozioni ma solo indifferenza in chi guarda. Cinema povero. In tutti i sensi.

Invia una mail all'autore del commento signor_kappa  @  11/04/2007 18.35.31
   9 / 10
Quello che irrita in Koistinen è, come da molti rilevato, la sua sconcertante remissività e passività, anche quando la via naturale per uscire da una brutta situazione è molto semplice. Mi pare di rivedere, al contrario, "Match point" di Woody Allen: un personaggio (Chris) che ha una via direttissima per risolvere un problema (lasciare Nora) sceglie la più terribile, l'uccisione di Nora stessa. Solo che là il protagonista era carnefice, qui è stupidissima vittima. Entrambi i comportamenti aggressivi di Koistinen nel film (contro un collega e contro il mafioso che gli rende la vita impossibile) finiscono in un fallimento. Perché Koistinen è solo e la solitudine è il tema principale di Kaurismaki. Koistinen sorride una volta sola nel film, in carcere. E quel sorriso vale l'intera pellicola.

Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  05/04/2007 14.31.26
   8 / 10
Aki Kaurismaki è uno di quei pochi registi che grazie ad un'immagine,una parola o un'inquadratura riesce a trasmettere con grande semplicita' il messaggio che ha in testa, senza inutili ghirigori narcisistici o simbolismi da quattro soldi.
Dopo “Nuvole in viaggio” e “L’uomo senza passato”,il regista finlandese chiude la “trilogia dei perdenti” ,cosi’ definita da lui stesso, con una pellicola essenziale ,minimalista ma al tempo stesso emozionante e ricca di significati.
La storia di Koistinen è tremendamente triste,è la storia di un uomo che ha come unica compagna la solitudine,condizione che lo riduce perennemente ad occupare un posto decisamente anonimo nel mondo.
Attorno al lui si muovono svariati personaggi con i quali non riesce ad entrare in contatto,gli unici punti in comune sono le sigarette e l'alcol che tutti quanti consumano in grande quantita' ,a rappresentazione del pensiero di Kaurismaki che non hai mai nascosto il suo amore per qualche vizietto.
Il bisogno di sentirsi umano e considerato portera’ Koistinen alla rovina ,ma anche alla consapevolezza di poter rinascere dalle sue sconfitte.
Il suo personaggio trasuda tenerezza e pessimismo ,come tutta la pellicola,che risulta comunque permeata da una certa verve ironica che alleggerisce il tutto senza far diventare anche per lo spettatore insopportabile il fardello che gia ' deve portarsi dietro l'uomo…commedia e dramma si uniscono sino al raggiungimento di un finale bellissimo ,dove un’unica inquadratura vale da sola tutto il film.
Non poteva mancare ovviamente la solita colonna sonora davvero ottima e una fotografia decisamente notevole divisa tra il grigio/blu degli ambienti esterni ,freddi e piuttosto lugubri e gli interni che, seppur miseri ,trasudano calore grazie ad un notevole utilizzo del colore rosso.
Grande conferma da parte di Kaurismaki che si conferma regista dal tocco lieve ma profondo.

suzuki71  @  05/04/2007 11.43.16
   7½ / 10
"Quello è fedele come un cane. E' uno stupido romantico!" Con queste parole i balordi del film apostrofono e descrivono il protagonista Koistinen e insieme l'universo da stigmatizzare nel mondo dei vincenti di oggi. In un film dove la bruttezza esteriore è direttamente proporzionale alla corruzione interiore di tutti gli attorii (anche la bella esca, a guardarla, è vittima essa stessa di una situazione di ricchezza ma di assoluta aridità), il protagonista insegue le luci della sera, scoprendo solo all'ultimo che forse il segreto per un fottuto equilibrio al mondo era proprio sotto il suo naso.
Tecnicamente, mi permetto di osservare che il film gode di una sceneggiatura molto buona, in cui il protagonista è perfettamente descritto nel suo borderline sociale, sempre al limite della decenza ma sempre inesorabilmente "squallido". Solita fotografia molto potente nel cogliere il quotidiano, elegantissima. Lunghezza giusta, nessuna scena inutile, a mio parere, trama molto ben svolta. Le luci della sera forse è bene non inseguirle a tutti i costi se non ci appartengono, le luci ci sono già, basta avere gli occhi adatti a coglier segnali. Non è un film cui ci si affeziona, ma resta come un piccolo monito, freddo come la città rappresentata.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  04/04/2007 13.14.32
   8 / 10
Il volto triste e l'assoluta passività di Koistinen sono l'immagine del pessimismo di Kaurismaki.
Il regista ha costruito un Noir disilluso e pieno di malinconia, dotato di una fotografia straordinaria.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Amira  @  30/03/2007 22.40.07
   6 / 10
Il principale punto debole secondo me è la storia, che trovo troppo banale, certi aspetti andavano approfonditi, almeno per renderla meno noiosa... delle scene invece andavano proprio tolte, o perlomeno accorciate, perchè inutili.
Rimane poi per me un punto interrogativo l'interpretazione degli attori, sembra che ci abbiano proprio messo impegno a essere inespressivi per tutto ma proprio tutto il tempo.
L'unica cosa che però sicuramente traspare da questo film è l'immagine di un paese freddo e spento.

1 risposta al commento
Ultima risposta 30/11/2008 15.10.07
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento mkmonti  @  25/03/2007 14.41.44
   7 / 10
Forse il meno riuscito della trilogia dei predenti,ma kaurismaki rimane sempre kaurismaki........pessimismo,solitudine,ingiustizia sociale........in 80 minuti il regista condensa tutti i mali della società odierna e lo fa con l'occhio crudo di chi sa che solo un miracolo potrà mutare lo stato delle cose.....crudelmente reale!!!

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  09/03/2007 11.29.40
   6½ / 10
Una famosa battuta di un produttore americano recita più o meno così: “In Europa la prima scena di un film inizia con un aereo che decolla. Si alza in volo. Il tramonto lo incornicia deliziosamente mentre attraversa le nuvole leggere. In un film americano, invece, un aereo decolla e dopo trenta secondi esplode!”. Io non sono per l’eccesso americano, ma è pur vero che molti registi europei ormai colmano di una fotografia splendida le loro pellicole, dimenticando a casa la storia; come questo “Le luci della sera” che mi ha annoiato da morire. Bellissima la fotografia, straordinarie le scenografie curate fino all’ultimo dettaglio (da applausi l’uso del cromatismo nella casa del protagonista con scala e cappotto gialli poggiati su una parete blu, mentre lui, col vestito scuro, si poggia su un muro rosso), ma la storia si poteva riassumere in trenta, quaranta minuti, senza dilungarsi inutilmente con scene vuote e prive di significato (ad esempio il concerto, o la partita a poker che superano i cinque minuti ciascuna). Ad infastidirmi non è stata la lentezza, ma l’assoluta inutilità di determinate scene, ed il fatto che i momenti salienti, invece, sono stati sviluppati frettolosamente.
E’ però innegabile che il film riesca a trasmettere una certa angoscia e che vi siano elementi di grande interesse come ad esempio il protagonista (anche se nella sua ostinata passività diventa alla fine tedioso) e l’aria gelida, densa di angoscia cinica, che il film emana.
Il mio voto perciò sarebbe stato 10 se si fosse trattato di un cortometraggio, ma solo 6 ½ per un film a tratti irritante e autocompiaciuto.

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Ultima risposta 13/03/2007 10.18.45
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benzo24  @  04/02/2007 20.14.22
   10 / 10
poetico, brillante, ironico, pessimista. un capolavoro.

Delfina  @  02/02/2007 19.30.02
   8 / 10
Il mistero "Finlandia" raccontato al massimo della visionarietà, nella fotografia di quest'ultimo film di Kaurismaki.
La storia di per sé non è molto importante: una trama noir con criminali professionisti da una parte e il classico perdente, proletario e sognatore, dall'altra.
La suspense si stempera nell'osservazione malinconica dell'inadeguatezza del protagonista, stoico resistente minimale alle asprezze e ai ricatti della società.

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Ultima risposta 06/02/2007 11.18.09
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Gruppo COLLABORATORI paul  @  02/02/2007 14.52.09
   9 / 10
Stupendo, uno dei migliori di Kaurismaki e a mio giudizio il più bello finora del 2007. Un pessimismo cosmico e al contempo un ottimismo universale pervade tutta la pellicola e nello specifico nella persona di Koistinen, la cui passività porta quasi ad irritare, ma al contempo la sua voglia di sognare e vivere lo porta ad essere amato dallo spettatore. Stupenda fotografia che disegna una Helsinki cupa e spietata, così come i volti dei protagonisti trasmettono un male di vivere che spiazza e sgomenta.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Giordano Biagio  @  28/01/2007 18.57.03
   9½ / 10
Koistinen è un falso debole, in realtà è forte, fortissimo perché rifiuta le logiche di sopraffazione dei clan, rifiuta di integrarsi in negativo con i balordi "normali" che incontra in varie situazioni e che fanno gruppo.
Ha una sua sensibilità, una sua autonomia che non danneggia gli altri. Crede nella bellezza femminile ma paga lo scotto dell'inesperienza d'amore, Koistinen incontra la donna sbagliata e non a caso perché il suo essere fuori gioco eccita chi lo osserva dall'esterno ed è pronto ad approfittarne usando anche l'arma femminile. Kaurismaki mette sotto accusa la società finlandese, la sua incapacità a comprendere e ad intervenire in certe situazioni, il suo non ammettere eccezioni nei comportamenti di gruppo, il non saper valorizzare lo "straniero bianco" interno alla sua "gente".
Una società dominata da vili e pigri amministratori, uomini scialbi, prima di tutto impegnati nella difesa del proprio giardino peccaminoso. Amministratori bruti, anch'essi malati e e vittime dei meccanismi irrazionali che fanno funzionare male una società ormai preda di una deriva di morte.
Una società , essa si debole di fronte al potere dei soldi sporchi e macchiati di sangue.
Finalmente un film che ha un senso, pulito di ogni additivo e conservante, di ogni ingrediente finalizzato alla bellezza gonfiata e al divertimento spicciolo. Biologico puro: bello ed emozionante.

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Ultima risposta 02/02/2007 07.59.58
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marco86  @  28/01/2007 11.09.13
   6½ / 10
Interessante non tanto per quello che racconta,ma per come lo racconta.
L’intreccio infatti di per sé scorre via come nulla fosse,trattandosi della storia più vecchia del mondo senza neanche un minimo colpo di scena.ma l’intento è evidentemente quello di soffermarsi sui personaggi,descritti in maniera essenziale,fredda,distaccata,con poche parole e poca azione.e in questo il fascino che Kaurismaki apporta al film si sente.
Il finale è spiazzante come pochi.
insomma,il film,nella sua difficilissima semplicità, è bello,descrive un mondo carnefice e un protagonista vittima (un romantico)pronto a porgere l’altra guancia e destinato miseramente a fallire in uno dei pochi tentativi di ribellione.

norah  @  25/01/2007 11.59.02
   8 / 10
Mi piace la capacità che ha Kaurismaki di dipingere situazioni in apparenza banali rendendole uniche .
La storia é semplice e complessa allo stesso tempo,le ambientazioni tragiche e assurde rendono il melodramma stilizzato.


Economia dei gesti,nessun contatto fisico:nel loro quadro statico i personaggi non si muovono, i loro sguardi fissi si perdono nel vuoto,sembrano volersi inabissare nella profondità della loro anima;definitivamente assenti,come congelati in un mondo che non ha bisogno di loro.
In questo mondo astratto nessuno riesce ad esteriorizzare le proprie emozioni,ci troviamo davanti a delle macchine umane fredde e metalliche,ma allo stesso tempo eroi romantici che continuano ad assecondare il loro destino irreversibile.
Una bella poesia nera.

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Ultima risposta 26/01/2007 09.31.40
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patt  @  25/01/2007 11.02.52
   7 / 10
..non è facile commentare questo film, sicuramente quello che colpisce è la figura del protagonista, fortemente espressivo nello sguardo e nei tratti di quel viso "corrucciato" in bilico tra il buffo e il triste.
E la sua personalità: passiva, imperturbabile, che lo fa muovere quasi come un automa, un sacco apparentemente vuoto, ma che contiene tutto il male di vivere..
bello il personaggio, ma il ritmo e la storia rende tutto troppo triste..

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Ultima risposta 22/02/2007 11.13.10
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forzalube  @  24/01/2007 13.23.22
   5 / 10
Ero curioso di vedere questo film (non avevo mai visto film di Kaurismaki) anche per via di parecchie critiche positive e devo dire che sono rimasto deluso.
Sì la fotografia è suggestiva ed il personaggio di Koistinen (che avete già ben descritto) è interessante; però il film, con una trama piuttosto scarna, nonostante una regia che riduce tutto all'essenziale sembra risultare a tratti piuttosto artificioso e calca decisamente troppo la mano sul patetico/ridicolo.
A dirla tutta è pure piuttosto noiosetto.

Invia una mail all'autore del commento emmepi8  @  23/01/2007 11.54.11
   8 / 10
Film che mi ha attratto fin dal cartellone, che fa direttamente riferimento agli anni'50. Premetto che non ho visto il film precedente, e quindi nessuna critica per una ripetizione come ho sentito da altri; qui l'operazione è immersa in una glaciale atmosfera, dove i rapporti di una società abituata ad un benessere ben programmato, sono ridotti al niente, dove l'esclusioni di chi fa emergere i suoi sentimenti viene schiacciata da una realtà chiusa ed impenetrabile. Un film breve, ma che riesce a contenere la sua atmosfera e a renderla urlante, con un personaggio giobbesco, ma che rimane sempre in linea con i suoi ideali, senza vittimismi. Un film che mi richiama un Antonioni di annata: vedi IL Grido.
Una regia scarna. ma che riesce ad arrivare al suo discorso complesso nella maniera più semplice

Gruppo COLLABORATORI gerardo  @  18/01/2007 16.33.02
   8 / 10
Koistinen, protagonista dell'ultimo film di Kaurismaki, è un monumento alla sconfitta. Perseguitato fino all'inverosimile, Koistinen non muta espressione, mai. La sua sconfitta è scritta nel codice genetico, eppure il nostro "eroe" non si scompone, persevera, continua a sperare nella fatidica svolta (che non arriverà mai), come fanno tutti gli sconfitti. Fondamentalmente è un sognatore, con l'aria nichilista. A volte la sua prerogativa a perdere ricorda quella dell'italico Fantozzi, ma Kaurismaki, pur mantenendo una certa leggerezza narrativa ed emotiva, nonché la carica grottesca e tragicomica del "fallito", lo priva della cattiveria strisciante del personaggio di Salce e lo ammanta di speranzosa passività. Koistinen è un bellissimo personaggio, dall'espressione sempre uguale e catatonica, impassibile qualsiasi cosa gli accada: mai uno scatto di entusiasmo, un pianto su se stesso. Soltanto uno scatto d'ira gestito e finito, ovviamente, male: la speranza e l'ideale nell'animo, l'atarassia sul volto e nelle movenze. Stoicamente, come scriveva prima di me Kowalski, egli affronta ogni situazione - sfavorevole - col coraggio di un eroe senza paura. Naturalmente l'omaggio a Chaplin è più che evidente, anche nella parte dell'amorevole assistente e (unica) amica fidata della donna del chioschetto. Il cinema dalla parte degli umili e degli ultimi, dei reietti e dei marginali, languide e scintillanti esistenze della periferia di Helsinki. Ma la speranza e i sogni non sono ancora morti...

"Ma non c'è niente che sia per sempre,
perciò, se è da un po' che stai così male,
il tuo diploma in fallimento
è una laurea per reagire.
Puoi fingere bene,
ma so che hai fame."

3 risposte al commento
Ultima risposta 25/01/2007 18.15.35
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very  @  17/01/2007 12.01.48
   6½ / 10
Aki Kaurimaki è da tempo uno dei miei registi preferiti. Mi era capitato di vedere "Tatjana" (1994) senza sapere nulla del regista e del suo cinema e il non riuscire a capire dove e in che epoca fosse stato girato, quelle atmosfere surreali, quei personaggi rassegnati, disperati eppure ancora vivi, nella speranza e loro malgrado buffi... ero rimasta folgorata.
Da allora non me ne sono persa uno. Riuscendo a vederne anche alcuni precedenti come "Ho affittato un killer", "Vita da Bohème". E seguendo tutte le uscite: "Nuvole in viaggio" (1996), "Juha" (1999), "L'uomo senza passato" e infine questo.
A mio parere questo film è minore rispetto agli altri (come già per "L'uomo senza passato"): i personaggi sono delineati con precisione, e ancora una volta sono fedeli a se stessi, i dettagli perfetti nel loro squallore (la casa di lui, gli uffici, gli spogliatoi, i bar) e la trama si svolge senza sorprese in un Kaurismaki in pieno stile, che arriva ad essre manierista nella persezione di ogni fotogramma.
Per me un sei e mezzo anche se avrei preferito poter dare un otto o un dieci.

semosole  @  17/01/2007 6.33.01
   6½ / 10
questo film, appena finito, non mi ha dato nessun tipo di emozione, cosa che spero sempre di trovare in qualsiasi film, però questo Koistinen rimarrà nella mia mente perchè la sua speranza di riuscire lo stesso a creare qualcosa di suo, sebbene attorno a lui sembra non esistere nessuno, fà tenerezza. E' il primo film di Kaurismaki che vedo, conosco di fama 'l'uomo senza sonno', ce l'ho registrato ma mai visto, trovo la sua regia molto asciutta, cruda e da un impatto molto realistico, è il classico film d'autore che fai fatica a consigliare agli amici, ma sono contento di averlo visto. Vorrei finire facendo i complimenti a Kowalsky per il suo ottimo commento

2 risposte al commento
Ultima risposta 19/01/2007 21.15.14
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lucadf  @  15/01/2007 11.01.16
   6 / 10
Bellissimo e completo il commento di kowalsky al quale mi associo quasi interamente, anche se non riesco a farlo con il voto.
Solo per amanti del genere.

Gruppo REDAZIONE Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  15/01/2007 1.42.34
   8 / 10
Il mondo è violento ma non c'è bisogno di Mel Gibson per spiegarcelo.
Obiettivamente il cinema di Kaurismaki rischia di incupire anche il piu' giulivo degli spettatori, ma per qualche oscura ragione è un tunnel di disperazione a cui volenti o nolenti si entra volentieri, per certi versi quasi impotenti (come i protagonisti dei suoi film) e sempre con la speranza che accada qualcosa che puo' infondere speranza...

Neanche il finale di "le luci della sera" dà sollievo perchè il bisogno d'amore (per l'autore, l'unica ragione di vita eppur foriera anche di percorsi ostili come nel caso di questa storia) appare come un conforto tardivo, epilogo di una bruciante realtà.

Beh comincio a dire che questo terzo e ultimo capitolo della trilogia (inaugurata dal magnifico "Nuvole in viaggio" e proseguita con "L'uomo senza passato") è forse il meno riuscito: lo script è fin troppo identificabile con l'opera dell'autore finlandese, non ci sono sorprese o particolari innovazioni nello stile dell'autore, tutto resta esattamente come prima.

I personaggi, fatalisti e passivi, hanno l'espressione di un Buster Keaton e vivono la loro realtà con uno stoicismo che inquieta e spesso annichilisce

Forse l'unica eccezione è rappresentata dalla musica, che passa con estrema disinvoltura da arie d'opera a canti portoghesi ("Volver" già di Gardel e già del film ononimo di Almodovar) al rock tirato à la Hellacopters della scena nordica.

Ma ancora una volta io sono umanamente grato a questo grande autore per avermi introdotto in un mondo che superficialmente fingo di non conoscere.

Sarà che recentemente mi sono sentito parecchio bistrattato (non proprio come Kotstinen) ma credo di comprendere benissimo cosa significhi vivere in una dimensione di estremo rifiuto e indifferenza.

Poi, chiaramente, è chiaro che non provo piu' alcuna empatia per lui, per la sua passività, l'incapacità di reagire (tranne una sequenza) al senso dell'affronto, davanti al modo meschino con cui dei balordi si accaniscono contro di lui.
Mi torna in mente il caro proverbio "chi pecora si fa il lupo se lo mangia" , emblematico in un mix malinconico tra Charlot e i personaggi di Gogol come di fatto sembra essere il protagonista della vicenda.
Nel suo disperato bisogno d'amore, che in certi casi è terribilmente letale, credo di poterlo anche condividere.
Del resto anche Mirja, con i suoi dubbi e l'assenza totale di sentimenti, rappresenta fors'anche una vittima, anche se indubbiamente privilegiata dalle sue sporche azioni rispetto all'uomo che avrebbe potuto/voluto anche amarla.

Ancora una volta il cinema di Kaurismaki segna un realismo tragico, ai confini col nonsense: è insolita la passività del protagonista come del resto inconsueto e doloroso l'accanimento nei suoi confronti.
Fotogrammi brevi, quasi flashback metafisici, squarci di colore in un'esistenzialismo incombente, la sua capacità (dote rarissima) di essere glamour pur essendo - come cineasta - tutto il contrario del glamour

Si apre, il film, con due uomini che parlano di letteratura russa mentre la guardia notturna Kotstinen li ascolta da lontano.

Film sulla debolezza del sentimento piu' puro, davanti a una realtà che esalta soprattutto l'indifferenza.

E lo spettatore che lascia il cinema di "le luci della sera" medita sui propri privilegi.

Cinema la cui identità troppo spiccata favorisce il richiamo di un'innovazione già nota e vista, ma che è un piacere enorme ritrovare

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Ultima risposta 23/01/2007 01.04.53
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