grizzly man regia di Werner Herzog USA 2006
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grizzly man (2006)

 Trailer Trailer GRIZZLY MAN

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locandina del film GRIZZLY MAN

Titolo Originale: GRIZZLY MAN

RegiaWerner Herzog

InterpretiWerner Herzog, Carol Dexter, Val Dexter, Sam Egli, Franc G. Fallico, Willy Fulton

Durata: h 1.40
NazionalitàUSA 2006
Generedocumentario
Al cinema nel Novembre 2006

•  Altri film di Werner Herzog

•  Link al sito di GRIZZLY MAN

Trama del film Grizzly man

Dopo aver passato la vita a studiare, osservare la vita degli orsi grizzly, Timothy Treadwll, mancato attore e ambientalista, viene ucciso insieme alla sua ragazza proprio da uno di questi. Il film riporta la passione e gli studi fatti da Timothy, con una serie di immagini da lui stesso girate.

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Voto Visitatori:   8,54 / 10 (34 voti)8,54Grafico
Voto Recensore:   10,00 / 10  10,00
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Voti e commenti su Grizzly man, 34 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Sig. Chisciano  @  18/05/2010 22.16.41
   9 / 10
Grizzly Man è fighissimo, ogni scena dopo aver appreso un po' della sua storia diventa inquietante, c'è uno scontro di mondi, l'uomo, la natura e gli animali, si gioca al limite della convivenza fra essi. Le immagini documentano l'incontro impossibile, non si tratta di pacifica convivenza fra uomo e animale, e neanche di Tarzan, si tratta di un imitatore di orsi, un po' come se trovassimo un orso in cravatta in fila alla cassa del supermercato.

1 risposta al commento
Ultima risposta 18/05/2010 22.18.05
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El_Baro  @  13/05/2010 8.34.02
   9 / 10
Assolutamente magico nel suo essere terribilmente inquietante.
Pur non essendo d'accordo con la visione "natura matrigna" che va nella rilettura di Herzog, il suo documentario della vita di un uomo che fugge dalla civiltà per "finire di impazzire" tra gli orsi, riesce a ricreare un'atmosfera tra l'assurdo, l'horror e il dramma incombente.
Esemplificato benissimo il dilemma tra istinto e società, tra impazzire ed essere se stessi fino in fondo.
Davvero un film unico.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR VincentVega1  @  16/04/2010 12.21.22
   9½ / 10
Il sodalizio Herzog-Kinski ci regalò film in cui fiction e realtà si mescolavano come se fossero un'unica naturale entità.
Questo documentario ci parla del tipico eroe herzoghiano, solo che la fiction, qui, è inesistente.
Timothy è l'Aguirre alla conquista dell'Eldorado, è il sogno di Fitzcarraldo nelle foreste amazzoni, è il delirio onirico di Da Silva nella sua rivoluzione. E' l'uomo che sfida la natura, consapevole della sua inferiorità ma accecato dalla sete di gloria.

Comunque vada, lui ce l'ha fatta.

Gruppo COLLABORATORI bulldog  @  15/04/2010 22.19.42
   9 / 10
Ogni commento su questo Docudramma Herzoghiano sulla vita di Timothy Treadwll è superfluo.
Da vivere..

Spietata l'inquadratura finale sullo sguardo dell'orso che trasuda "solamente" istinto di sopravvivenza.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento matteo200486  @  10/04/2010 0.02.12
   9 / 10
L'ho trovato fantastico.
Un omaggio al controverso Timothy Treadwll. Un indagine sull'uomo, sulla sua anima. Una natura selvaggia che da un lato dona un senso ad una vita quasi irrimediabilmente buttata e dall'altro toglie quella fisica, carnale.
Un documentario molto bello dove Herzog bilancia molto bene i diversi punti di vista e perfino i propri.
Un gran lavoro arricchito da immagini fantastiche, emozionante e un'Alaska selvaggia che leva il fiato.
Bellissimo.

wooden  @  29/03/2010 12.31.48
   9½ / 10
Un documentario che ha del miracoloso, scevro da ogni fronzolo o luogo comune, per la prima volta il rapporto tra uomo e natura è affrontato senza mitizzazioni o teatralizzazioni. Indescrivibile, un esperienza mistica. Fantastico.

Senza dubbi il miglior film di Herzog (anche se più di metà film non è suo), assolutamente alla pari con Aguirre.

USELESS  @  08/03/2010 21.21.33
   9 / 10
Documentario nel documentario...
Documentario su un frustrato psicopatico mitomane borderline gay represso ex alcolista e drogato yankee.
Al "Re" dei Grizzly per 13 anni è andata bene nei suoi avventurosi campeggi estivi, solamente perchè gli orsi non abituati alla presenza umana non lo vedevano come preda o predatore naturale.
Non molto diverso in fondo dagli alpinisti della domenica che vanno a morire congelati sull' Everest perchè si annoiano del tram-tram cittadino.

Come dice un' nativo nell' intervista:
<Lui aveva provato a diventare un orso. Questo non si fa... Non puoi invadere il loro territorio. E una mancanza di rispetto per gli orsi e per quello che rappresentano Noi evitiamo gli orsi e loro evitano noi. Secondo la mia cultura Tradwell ha superato quel confine invisibile che noi rispettiamo da 7000 anni.>

TheLegend  @  21/02/2010 0.07.19
   7 / 10
Più che un documentario sui Grizzly questo film è il racconto della vita di un uomo che ha dedicato la vita ad essi.
Concordo con l'utente che ha commentato prima di me;questo documentario,in alcune parti,ha un sapore artificiale,così come il protagonista,pieno di contraddizioni.
Nota positiva il fatto che comunque Herzog non cerchi di far passare Timothy come un santo o un conoscitore di verità assolute.

tylerdurden80  @  05/01/2010 4.30.00
   6½ / 10
storia di un uomo che vuole scappare da un mondo che non accetta, e se prima il suo rifiuto verso gli esseri umani lo soffoca con droga e alcol poi lo manifesta nel suo avvicinamento al mondo animale.
ma è proprio quel mondo che lo ucciderà perchè la natura animale è frutto solo di istinto e non di sentimentalismi come crede il protagonista.
la scelta di vivere proprio con gli orsi,animali molto pericolosi,può essere letta sia come sfida per dimostrare il proprio valore(non a caso Timothy filma tutto,sembra che il suo intento non sia quello di vivere con gli orsi per trarne un giovamento ma un voler far vedere al mondo il suo coraggio),sia come una inconscia voglia di morire.
il regista volutamente non crea un mito,anzi spesso e volentieri denigra Timothy mettendo in risalto la sua visione utopica e il suo egocentrismo.

purtroppo il voto poteva essere superiore ma quì c'è l'unica nota negativa del film che però non è una cosa di poco conto...tutte le interviste agli amici-conoscienti-parenti hanno un aria molto artificiale,sembrano quasi pilotate e questo per un documentario è una pecca non da poco,peccato perchè senza di esse il valore del film avrebbe raggiunto apici notevoli.

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Ultima risposta 08/03/2010 23.41.16
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Invia una mail all'autore del commento wega  @  21/12/2009 19.36.08
   8½ / 10
Documentario del Documentario, "Grizzly Man" è forse paragonabile al lavoro di Sean Penn nella ricerca spirituale del suo protagonista. Qui non si discute le gesta e la persona di Timothy Tradwell (tra l' altro un paranoico quasi ingiustificato, ego sproporzionato e tendente alla teatralità, e personalmente antipatico). Ma perché Herzog ha ripreso in mano le oltre 100 ore di filmato per farne un suo film? Perché il protagonista è il tipico eroe herzoghiano, come Kinski lo era per i suoi film di finzione, per fare l' esempio più ovvio. Credo Herzog con questo film sia finalmente riuscito a compiere quel percorso artistico che tentava di sublimare da 40 anni, a restare cioè esattamente sul sottilissimo confine che può separare il Cinema dalla realtà, e il documentario dai film di finzione. Se escludessimo la mediazione del regista tedesco, che narra la vicenda (e come la narra, Herzog sa riempire le immagini con le parole ragazzi!!) non sempre priva di contraddizioni nei confronti dell' ambientalista amante dei Grizzly, questo potrebbe essere benissimo un "Aguirre furore di Dio" o un "Cobra Verde". Grande la colonna sonora di Thompson che ti emoziona sin dal primo frame.

Gruppo COLLABORATORI Ciumi  @  09/07/2009 20.48.24
   8½ / 10
Il problema uomo-natura è uno dei più misteriosi ed affascinanti che si possano esplorare. Se esiste una barriera ideale che divide l’essere umano dalla natura selvaggia, appare, a noi, illusoria e sconosciuta.
Quella di Timothy Treadwll è una personalità fragile e sensibile, che per fuggire da una realtà avvilente, cerca di varcare quella soglia, stabilendo un rapporto diretto con gli orsi grizzy. La sua dedizione sembra motivata da un desiderio occulto, che pare incomprensibile. Ma il suo non è un delirio folle, piuttosto mistico. Come se il varcare quel confine gli garantisse l’illusione di una vita spirituale. La sua simbiosi con gli orsi è quasi un avvicinarsi a Dio. Ad una creatura ambigua e sconosciuta, e, per questo, spaventosa. Ma di fronte a questa visione così romantica ed effimera c’è la vita terrena. La natura selvaggia. La carne. La morte. Ed Herzog ce la mostra in tutta la sua ferocia.
In un finale agghiacciante la cinepresa indugia sull’inquadrare “l’orso assassino”. E i suoi occhi non sembrano altro che quelli di uno dei più temibili predatori.

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Ultima risposta 01/01/2010 21.17.44
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR quadruplo  @  27/12/2008 13.57.30
   8½ / 10
Questo non è solo un omaggio alla controversa persona di Timothy Treadwell ma una riflessione sulla vita e sull'individuo.

La sua scelta di vita e i suoi comportamenti sono potuti sembrare folli, tristi, esuberanti, irresponsabili, gioiosi ma assolutamente rispettabili (a parte quando è andato contro chi cercava di aiutare la popolazione dei Grizzly).

Timothy aveva trovato la sua nicchia nella società proprio cercando di uscirne e mosso da un enorme amore per la natura, ed è questo che probabilmente aveva affascinato Herzog a punto da commuovere lo stesso regista durante la ricostruzione degli ultimi atti della sua vita.

Da vedere e rifletterci.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  10/10/2008 10.25.11
   8½ / 10
Grizzly man è un film che fa riflettere di una tale lucidità e profondità da lasciare senza parole.
Era come me lo aspettavo ed è stato il mio primo positivo approccio a Herzog film CHE BISOGNEREBBE VEDERE PER LEGGE a tutti quelli che hanno dato voti entusiasti a lavori come Into the Wild!

Grizzly man non mitizza il suo personaggio, anzi, Herzog ne è affascinato ma anche in parte ostile, non manca mai di sottolineare quanto fosse paranoico e quanto quella sua "fuga alla natura" fosse dovuta ad una serie di fattori contingenti e non ad un reale disinteressato ritorno allo stato di natura, come colpevolmente Sean Pean ci ha voluto far credere con Into the Wild.

Herzog è chiaro sopratutto verso il finale che la natura è spietata e quei lati romantici che Timothy Treadwll vedeva, in fondo non esistevano o esistevano solo in parte.
Personalmente ritengo che il mondo degli uomini rispetti la spietatezza dello stato di natura, nello stesso tempo Timothy Treadwill dimostra che quel mondo di sovrastrutture umane può far perdere l'identità di se stessi e quindi il ritorno a quella natura come mezzo di salvezza.

La fine di Timothy può essere vista o come suo perfetto inglobamento nel mondo naturale in cui ha vissuto serenamente ma di cui ne è poi diventato vittima (come poi tanti animali selvatici oggi carnefici domani vittime) oppure come mero istinto autodistruttivo che aveva il suo sfogo in quella splendida isola dell'Alaska, un modo di agnentare se stesso dopo averci provato con droghe e alcool.

Herzog qui non prende posizioni e lascia allo spettatore decidere.

Splendido, non so come votare un documentario quindi metterà il voto in media non avendone visti molti

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Ultima risposta 10/10/2008 10.27.42
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Satyr  @  06/10/2008 11.14.50
   9 / 10
Timothy Treadwell, una figura decisamente controversa, 13 estati passate in Alaska in mezzo agli orsi prima di essere sbranato nel 2003 insieme alla sua compagna....Grizzly Man prende forma propio dalle 100 ore di filmati originali estrapolate dalla telecamera di Treadwell, tra paesaggi straordinari e incontri ravvicinati con animali tanto imponenti quanto estremamente pericolosi: ed ecco la passione che diventa ossessione, la testimonianza di un "diverso" immerso nel suo personale paradiso, la follia di un personaggio convinto di essere il salvatore di una terra in cui la presenza dell'uomo non è prevista e l'incolumità degli orsi non è in discussione. Oltre alle splendide immagini, Herzog alterna interviste ad amici, familiari e semplici estranei, ponendo in risalto le diverse considerazioni sull'operato di Tim: c'è chi lo considera un pazzo esaltato capace solo di mettere in pericolo la sua vita e quella della sua ragazza, o chi più superficilamente crede in un personaggio alla ricerca di soldi e popolarità; Herzog da parte sue rimane ai margini intervenendo raramente fuori campo per prendere le distanze dai deliri finali del suo protagonista (vedi l'attacco gratuito ai guardaparco in una delle ultime spedizioni, oppure il rifiuto al normale corso della natura in occasione della volpe morta). Ma l'intento del regista tedesco non è giudicare, quanto piuttosto analizzare i demoni interiori e il travaglio di un uomo convinto di aver trovato la sua giusta dimensione....che si tratti di un semplice omaggio alla memoria di un "folle" o di una metafora sulla natura e sulla vita, Grizzly Man rimane un pezzo di grande cinema.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  03/10/2008 22.17.58
   8 / 10
Poco da aggiungere a quanto ottimamente commentato dall'amico Luca che mi ha preceduto, la parabola di Thimothy Treadwell raccontata con lo stile impeccabile che contraddistingue i lavori di herzog; fa quasi tenerezza l'incoscienza di Thimothy, il suo vivere borderline, il suo credere di poter oltrepassare il labile confine che separa il selvaggio mondo degli animali con quello dell'uomo, voler proteggere e custodire una forza troppo distante da lui, incontrollabile. Pensava di riuscire a fondere la sua esistenza con quella degli orsi ma i grandi plantigradi questo non lo hanno mai compreso; probabilmente ha ragione Herzog quando, alla fine del film, inquadrando il grizzly che presumibilmente ha interrotto i sogni di Thimothy dice: "In questi occhi vedo solo la travolgente indifferenza della natura, questo sguardo vuoto suggerisce soltanto una meccanica ricerca di cibo!". Agghiacciante.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR amterme63  @  02/10/2008 23.52.04
   8½ / 10
Un'altra perla cinematrafica di Herzog. Anche stavolta lo scopo principale è quello di indagare a fondo il rapporto uomo-natura, mondo civilizzato-mondo selvaggio. C'è anche l'occasione per gettare uno sguardo su un certo modo di vivere e pensare (quello attuale degli Stati Uniti). Arriva a queste considerazioni universali partendo da una storia realmente avvenuta, quella fuori del comune di Timothy Treadwell (un giovane americano che si è eletto a paladino degli Orsi Grizzly dell'Alaska).
Timothy era un ragazzo normale come tanti altri, magari più sensibile e sentimentale. Per questo non era riuscito a inserirsi e a riconoscersi con soddisfazione nel modo di vivere "normale" e civilizzato (cinico, materialista). Era caduto nel vortice dell'alcolismo, soffriva di depressione, aspirava ad avere un'altra personalità, a vivere un'altra vita. Alla fine riesce ad uscire da questa spirale, creandosi una nuova identità, tornando un po' ai sogni della propria infanzia. Diventa così una specie di "guerriero gentile" che tutte le estati parte per l'Alaska alla difesa degli orsi, la sublimazione nella realtà dell'età adulta, delle fantasie infantili quando cercava e trovava affetto e comprensione stringendosi ad un orsacchiotto di pelouche. Si tratta ovviamente di una mia interpretazione, che però risalta abbastanza bene nella parte del film dedicata a raccontare le vicende della vita di Timothy.
Il suo "regredire" arriva a tal punto da attraversare all'inverso quel confine basilare nella storia evolutiva umana che ha separato per sempre il nostro mondo da quello degli animali selvatici. Sta qui la "rivoluzione", l'"eresia", la sfida, la grande impresa di Timothy, il grande valore simbolico della sua vicenda. Vuole dimostrare che il mondo selvaggio, non è il nostro "nemico", né è solo qualcosa da sfruttare e distruggere o da ammirare come turisti. Per lui è la vera essenza della vita sulla terra, quella che l'uomo ha perduto e rinnegato. Bisogna tornare ad avere un rapporto da pari a pari con gli animali, non sentirsi superiori a loro, ma dare alle loro vite lo stesso valore che noi diamo alle nostre. Timothy era così convinto che era pronto a sacrificare pure se stesso per seguire questo ideale.
A fare da contrasto a questo atteggiamento naturalista e primitivista di Timothy, sta il suo agire molto moderno come se stesse recitando un film, come se dovesse apparire su di uno schermo televisivo o condurre uno spot, una trasmissione di intrattenimento. Infatti la cinepresa è stata la sua compagna e la sua testimone di ogni sua impresa come se volesse appositamente vivere per lasciare un messaggio ai posteri. Tanta parte del film è fatta da riprese girate in soggettiva dallo stesso Timothy. E' un indice di come il fittizio si stia sempre più impadronendo del reale. Questo atteggiamento coinvolge un po' tutte le persone del film. La cosa è testimoniata dal fatto che Herzog non ha tagliato le parti precedenti o seguenti le riprese ufficiali, come pure ha lasciato tutto quello che Timothy faceva prima o dopo la sua "trasmissione". Salta quindi agli occhi la diversità di comportamento e atteggiamento di una persona quando si comporta "naturalmente" e quando "recita".
La perla del film sta però secondo me nel montaggio fatto da Herzog. Riesce a dare un quadro completo e oggettivo delle vicende e della personalità di Timothy, dando voce pure a quelli che non apprezzavano le sue imprese. Non scade mai nel sentimentale o nel macabro o nel sensazionalistico. Anche il filo narrativo è mescolato (si sa subito la fine che farà), giusto per focalizzare l'attenzione dello spettatore sulla personalità del protagonista e non sulla storia in sé. Herzog sta molto attento a non esaltare o criticare, alternando scene che mettono in buona luce Timothy ad altre in cui appaiono i suoi difetti. Insomma, ci fornisce spassionatamente tutti gli elementi oggettivi per permetterci a noi spettatori di giudicare con la nostra testa. A volte però trapela bene l'atteggiamento di Herzog verso Timothy: un misto di critica e ammirazione, un po' come aveva con Kinski.
La critica sta nel fatto che Herzog non condivide per nulla l'atteggiamento sentimentale e idealista di Timothy verso la Natura. Per lui in Natura regna l'indifferenza, la lotta, il conflitto – non è un eden perduto. Non capisce poi gli atteggiamenti paranoici e isolazionisti di Timothy anche si deve fermare davanti all'incognita del suo rapporto con la ragazza che gli stava accanto, stranamente tenuta fuori dall'impresa di Timothy anche se ne ha pagate care le conseguenze. Alla fine trapela però l'ammirazione per una persona che ha avuto il grande coraggio di credere in qualcosa, di realizzarlo e di accettare fino in fondo, con tutto quello che la scelta comporta, fino al sacrificio estremo.

3 risposte al commento
Ultima risposta 01/12/2008 00.07.23
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ivan78  @  16/09/2008 18.05.30
   8½ / 10
In questa pellicola è di fondamentale importanza sottolineare in primis la presenza di immagini di una bellezza incorrotta e misteriosa così come quella di immagini tremendamente nude e feroci.
Già questo ingrediente rende la visione immensamente affascinante. Herzog non accenna minimamente all’elemento sorpresa, ma fonda l’intero film sull’analisi a posteriori di una morte probabilmente annunciata. Una tragica fine quella di Treadwell, dalla quale si sviluppa una profonda analisi del suo universo, soprattutto quello psicologico. Il ritratto che ne deriva è molto interessante. Il regista, attraverso continui commenti fuori campo, sembra porsi in modo imparziale, non prende una decisione precisa. Vaga tra la celebrazione e la condanna senza però giudicare l'amore di Treadwell per gli orsi, ai limiti del patologico se non oltre, e non mette in discussione l'odio per la civiltà derivante principalmente da un'incapacità di comunicare, di accettarsi e di mettersi in gioco nella società. Unica nota negativa la evidente forzatura in alcune testimonianze degli intervistati. Un lavoro, più che sulla meraviglia della natura, sull’enigma dell’essere umano.

Max78  @  24/05/2008 20.01.24
   9 / 10
La natura così beffarda nei confronti di Timothy Treadwll, lui l'amava, provava tenerezza per le sue volpi e i suoi orsi in libertà,
voleva vivere come quegli animali ,senza la sporcizia che trascina il genere umano, ma propio da uno di loro arriva la punizione + esemplare, la morte.

Timothy dopo aver toccato il fondo, precipitando nel baratro dell'alcolismo, raggiunge la pace dei sensi in quel limbo di terra tra i suoi feroci grizzly, forse era semplicemente un folle senza speranze.
Ma noi chi siamo per giudicare quell'uomo? siamo forse tanto migliori?

Herzog sforna un fantastico documentario, toccante e coinvolgente, senza facili compromessi e cadute di stile, tipo non aver fatto ascoltare l'audio della disgrazia.

Gruppo COLLABORATORI The Gaunt  @  14/02/2008 23.37.33
   8 / 10
In questo documentario Herzog racconta la vita di un ecologista che vive a stretto contatto con gli orsi, all'inizio un po' bizzarro ma che lentamente ci svela la sua progressiva deriva verso quel mondo che si è ritagliato. La paranoia verso il genere umano si fa più accentuata, un mondo in cui non si riconosce più e dove non ha mai trovato nella sua vita una reale dimensione. Il senso della sfida contro se stessi e contro la natura sono sempre stati presenti in Herzog specialmente Aguirre e Fitzacarraldo. L'inizio del film è palpitante con gli orsi che si avvicinano pericolosamente alla telecamera. Riesce a rendere l'idea di come la Natura sia affascinante da una lato e terribile al tempo stesso.

superfoggiano  @  13/02/2008 20.09.37
   9½ / 10
Un film del genere ti lascia qulacosa dentro ed accende la mente....
inquadrature e riprese SPETTACOLARI
tutto bellissimo, un pò forzate alcune scene xò nel complesso è un film riuscitissimo......

LEMING  @  08/02/2008 13.51.43
   7 / 10
Film di grande fascino, certo Herzog ha partecipato in parte, in quanto più di metà film è basato sui filmati del protagonista. Certo che questo Thimoty era davvero fuori di testa, e non solo per le sue idee, molte delle quali (sopratutto l'amore viscerale per i grizzly) condivisibili, ma proprio nel modo di muoversi, di parlare, si capisce che ha avuto grossi problemi di droga in passato. Non so se certi personaggi debbano essere considerati geni oppure dei semplici pazzoidi.
E l'invito finale alla sua compagna a scappare è la dimostrazione (come in Into the Wild, del riconoscimento del fallimento di certe utopie.
Comunque una bella testimonianza
Lemming

Gruppo REDAZIONE Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  23/12/2007 1.47.39
   9 / 10
Come nei suoi infiniti viaggi, continuo a conoscere Herzog a poco a poco e ad amarlo alla follia. Al tempo stesso, però, l'amante che è in me percepisce i contrasti che appartengono al suo cinema, al suo modo di girare, al suo personalissimo senso temporale che invita a svelare molto lentamente (o cautamente?) ogni sfumatura dei personaggi, ogni particolare delle sue storie.
In questo modo rischia di sconcertare, affidandosi a una narrazione che non è mai lineare ma costituisce il perno umorale di ogni "cadenzato" passaggio.
Una riserva riguarda le interviste: almeno in un paio di casi il confine tra fiction e cinema è labilissimo, e si percepisce una sorta di riserva autoriale dei personaggi intervistati (su tutti, il medico). Insomma, ho avuto la netta sensazione che "recitassero la parte in un film".

"E' strano, quando ti accorgi quanto sei solo" (cit.)

Al di là di queste lievi riserve, il film è ovunque grandissimo: TESTAMENTO e TRIBUTO, un dilemma irrisolto, o la corriva empatia del regista verso un personaggio tanto blasonato, discusso, affascinante ma anche particolarmente egocentrico (in uno dei suoi sfoghi contro l'umanità H. ricorda gli esagitati isterismi di Klaus Kinski) e ossessivo.
La storia dell'uomo che "voleva diventare un orso" invadendo un habitat protetto, convinto egli stesso di poter domare la forza "animale" della natura o anche di se stesso (cfr. il capitolo sul suo difficile passaggio all'età adulta), colui che solo "nel dramma della sua morte avrebbe potuto toccare con le sue parole tante persone".
Anche "Grizzly man", come "Fitzcarraldo" e tanti altri di Herzog diventa una riflessione anche filosofica sull'utopia (cfr. una sorta di Noè contemporaneo) e sull'impotenza umana davanti a una natura che ha, al contrario di quanto pensava Treadwill, la bellezza primordiale della violenza e dell'istinto bestiale.

Diverse immagini straordinarie (su tutte, quella dell'orso che si immerge sott'acqua a caccia di pesci, da vero nuotatore esperto) e la splendida chitarra acustica di Richard Thompson a sorvolare su un "altro mondo" di commovente bellezza

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Ultima risposta 28/12/2007 22.43.24
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Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  19/11/2007 16.00.04
   9 / 10
Opera estremamente affascinante e molto coinvolgente, un documentario che attraverso immagini bellissime di una una natura selvaggia e rigogliosa presenta la storia di Timothy Treadwell, eccentrico ambientalista che per tredici estati visse a stretto contatto con i grizzly dell'Alaska per poi finire divorato, insieme alla fidanzata Amy Huegenard, dai plantigradi che tanto amava.
Herzog, come spesso ricorre nella sua filmografia, presenta un personaggio controverso e fuori dagli schemi, che tramuterà la sua passione più grande in un'ossessione devastante e distruttiva che lo porterà all'inevitabile tragedia.
Il divertente e simpatico Tim che ci viene presentato inizialmente, animato dalla forte volontà di tutelare una specie in pericolo, muta con l'andare della pellicola, l'uomo si trasforma in un fanatico esaltato, convinto di essere il protettore degli orsi dalla follia distruttiva dell'uomo ed in particolar modo dei bracconieri (che risulteranno fenomeno rarissimo nella zona).
L'alienazione di Timothy dal mondo civilizzato avviene in maniera graduale ma inesorabile, le brutture della società moderna sono lontanissime, Tim si trova a suo agio in mondo che non gli appartiene, che non richiede la sua presenza, la sua utopia di diventare a sua volta un orso è ben riportata e sottolinea l'incapacità di Tim di relazionarsi con il mondo degli uomini, un mondo che ha vissuto sempre ai margini, come un reietto, dedito all'uso di droghe ed alcol per fuggire da una realtà con la quale non riusciva ad interagire.
Il regista utilizza simbolicamente Treadwell ed il suo (bellissimo)girato al fine di presentare l'indifferenza della natura e la sfida pericolosa ed inutile per tentare di piegarla ai propri voleri, praticamente un paradosso se accostata ai principi iniziali di Treadwell che confermano le contraddizioni che albergavano in quest'uomo.
Herzog esprime il proprio parere, narra e appare direttamente nella pellicola, condivide alcune idee altre le boccia, il suo lavoro è comunque sempre delicato, preciso e non influenza lo spettatore.
Treadwell viene ricordato da amici, parenti, collaboratori, ma anche da gente che non comprendeva il suo operato, questo sempre in maniera garbata e mai eccessivamente enfatica, basti pensare che Herzog tralascia volutamente di mostrare le foto dei corpi smembrati e di farci sentire il sonoro di quei drammatici minuti che significarono la fine per i due ambientalisti.
Il regista è fondamentalmente poco interessato dalla storia che ci presenta, il suo è un modo per dimostrare la potenza della natura e l'istinto di sopravvivenza estremamente feroce che rende illusorie le aspettative di Tim ed ovviamente la sua angosciosa ed innaturale fuga dai suoi simili.
Veramente bello, mai noioso, con una bellissima colonna sonora, un lavoro eccellente di un autore assolutamente da consigliare a chi non lo conoscesse.

syugi  @  27/10/2007 14.57.41
   7 / 10
Herzog ci guida in un viaggio che ambisce non solo alla scoperta del personaggio di Timothy, ma mira a rivelare le tappe del percorso esistenziale intrapreso attraverso la permanenza in terre tanto incontaminate e seducenti, quanto pericolose e terribili. Dal documentario traspare il grande fascino che la storia di quest'uomo esercita sul regista, semplicemente folle e scriteriato? Herzog cerca di andare oltre la visione superficiale dei più, Timothy aveva trovato uno scopo per cui combattere, una causa alla quale dedicare completamente corpo ed anima, alla quale consacrarsi. Gli orsi l'avevano salvato dalla disperazione e da una non-vita, adesso toccava a lui proteggerli. Il pericolo, del quale era ben conscio, alimentava la sua forza vitale e la sua passione per una creatura aggressiva e meravigliosa. Un uomo profondamente motivato rischia di andare oltre quello che è il buon senso, è in grado di affrontare rischi improponibili alla gente comune.. pian piano diventa un tutt'uno con il suo ideale. La Natura di Timothy è una madre benevola che cerca di proteggere-io direi, convinto di poter proteggere- nei suoi delicati equilibri. La crudeltà non è contemplata all'interno della sua visione romantica e la morte dei più deboli, che permette di ristabilire quell'armonia ed equilibrio che Tim respira così avidamente.. è ripudiata.
Un documentario sulla capacità di abnegazione dell'uomo in nome di uno scopo che metta fine alla ricerca di senso.

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Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  19/10/2007 0.07.13
   9½ / 10
Signori, leviamoci il cappello e inchiniamoci al cospetto del maestro Werner Herzog.

Questo documentario è di una intensità unica, ma è anche un pugno nello stomaco.
L' unicità dell'esperienza di un uomo, che ha deciso di abbandonare la "crudele" civiltà degli uomini per intraprendere una nuova vita a contatto con la natura e gli orsi, viene utilizza da Herzog per trasmetterci il suo pensiero lucido, amaro e disincantato sull'esistenza dell'uomo.
Timothy Treadwll aveva preferito al mondo dei suoi consimili, considerati vili, e spietati, quello armonico e sereno degli orsi. Ma proprio su questo punto interviene lo sguardo impietoso del regista, che invece si sofferma su altri aspetti della natura, mostrandocela come una realtà caotica, conflittuale ed animata da un primordiale istinto famelico di sopravvivenza.
Herzog, tuttavia, non giudica la scelta di vita di Timothy, che anzi viene ammirato per il fatto di aver trovato la giusta dimensione per la propria esistenza (egli, pur consapevole dei rischio e dei pericoli cui andava quitidianamente incontro, aveva coscientemente deciso di intraprendere questo nuovo modus vivendi, perchè più adatto alla sua intima natura). Il regista si limita a esporci il proprio punto di vista, il quale fa da contraltare a quello del protagonista: l'uno guarda alla realtà (sia a quella dell'uomo che a quella della natura) come a qualcosa che tende alla disgregazione ed al disfacimento; l'altro tende idealizzare il mondo degli animali, ravvisando in esso qualcosa di armonico che viene perpetuamente minacciato e contaminato dalla "bestialità" dell'uomo. Purtroppo l'epilogo di questa vicenda esemplare sembra dare ragione al cineasta tedesco.

Film dall'impatto visivo devastante.
Straordinario il tema musicale di Richard Thompson.

1 risposta al commento
Ultima risposta 03/09/2009 18.22.27
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  30/06/2007 17.31.11
   9 / 10
Un altro bellissimo documentario tipicamente herzoghiano, in cui Herzog racconta la vita di un uomo "folle", come tanti dei personaggi del regista (Fitz e Aguirre e lo stesso Kinski). Ne racconta la vita, "le imprese", la storia, intervista amici intimi, i parenti e persino gente che non lo conosceva direttamente e che lo riteneva un semplice "pazzo".
Ma come è facile intuire in qualsiasi film del geniale regista, specie in questi "documentari", la vicenda degli orsi è il modo + semplice per esporre la visione herzoghiana del mondo caotico e la natura distruttiva.
Treadwill pensava di poter vivere armoniosamente vicino agli orsi. Herzog mostra gli orsi che lottano, che si sbranano tra di loro per la mancanza di cibo, con Timmy che invoca pateticamente l'arrivo delle pioggie.

Molto bello. Grande Herzog.

Gruppo COLLABORATORI paul  @  19/03/2007 23.45.17
   8½ / 10
Eccezionale, più un film impergnato sulla figura di Timothy Treadwll e il suo modo di credere, che sugli orsi in particolare. Dopo problemi con donne, lavoro, droga e alcolismo un uomo ritrova sè stesso e, probabilmente, anche la felicità: in contatto con la natura. Ho più volte avuto la sensazione, assistendo al "Documentario" che Treadwill fosse davvero realizzato e felice. Ma anche pazzo (o forse lo siamo noi?). Alla fine oltre agli animali il protagonista si accorge anche di amare l'umanità (invita Amie, la sua ragazza, a scappare e non essere divorata dagli orsi).

Beefheart  @  18/02/2007 13.49.26
   8 / 10
Grizzly Man è un documentario che racconta della triste vicenda di Timothy Treadwell un ecologista-attivista, fondatore del movimento GrizzlyPeople, talmente "innamorato" degli orsi dell'Alaska, al punto di desiderare di viverci insieme, trasformarsi in uno di loro e morire tra loro, lontano dalla realtà di una società che rifiuta e che lo ha rifiutato. Il destino tragico e beffardo ha voluto che Tim venisse ucciso, insieme alla sua ragazza, nonchè aiutante, proprio da uno degli orsi che tanto amava. Herzog non perde l'occasione di riproporre il travagliato rapporto uomo-natura ed in questa occasione lo fa montando i filmati girati dallo stesso Treadwell insieme ad interviste e riflessioni personali. Con la sua voce fuoricampo ci racconta Treadwell e la sua storia, soffermandosi a commentare solo gli aspetti registici del lavoro del naturalista, lasciando quelli tragici, umani, morali o spirituali direttamente ai documenti audiovisivi lasciatici dal protagonista: "...nonostante tutto ciò che Timothy poteva scorgere negli occhi di quegli orsi, io, da mero regista, non ci vedevo altro che lo sguardo vuoto di una creatura affamata..." Nonostante il protagonista del film fosse da molti criticato per il suo modo d'agire scriteriato ed inopportuno, Herzog si mantiene imparziale, non giudica. Lo lascia fare allo spettatore. Lascia che a raccontarci le cose siano lo stesso Timothy, le sue amiche volpi, le lande ventilate e selvagge abitate dagli enormi Grizzly. Molto bello.

benzo24  @  18/02/2007 12.47.15
   10 / 10
un documentario su un uomo che si credeva un orso, per Herzog diventa il pretesto per una delle riflessioni più profonde e poetiche sul cinema e sul caos e la violenza della natura.
p.s. la colonna sonora di richard thompson è portentosa!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Andre85  @  12/02/2007 19.27.46
   9 / 10
Werner Herzog torna al cinema con un nuovo documentario che racconta la vita, la battaglia e la morte del giovane Tim Treadwll.

per la realizzazione del film il regista tedesco seleziona una mola impressionante di filmati del giovane "ambientalista" aggiungendo poi testimonianze fatte a parenti, amici, che raccontano chi è stato il Tim prima della conoscenza dei suoi orsi, e quella molto impressionante al dottore, herzog è sicuramente turbato dalla vicenda infatti è lui stesso che narra la vicenda e prova ad ascoltare la registrazione audio del momento tragico, consigliandone poi la distruzione.

Tim riesce a trasmettere tenerezza ogni volta che compare sullo schermo, con quel suo modo di parlare ai suoi “amori” e allo stesso modo come li difende “strippando” sia contro la stupidità della società sia con la natura (quando è dentro la tenda).

Alcune sequenze sono di una bellezza unica, dove la natura (il tema preferito da herzog) diventa la vera protagonista

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  06/02/2007 0.34.29
   9½ / 10
Forse il miglior film del 2006. “Grizzly Man” è un capolavoro autentico: un film caldo, mai superficiale, ammaliante, commuovente, carico di emozioni e sentimento. Sentimento che è riscontrabile in ogni cosa: nel lavoro (e nelle riprese) di Timothy, nella regia di Herzog, nelle splendide immagini che rendono "Grizzly Man" un'esperienza visiva davvero unica. Werner realizza un capolavoro senza pretese di botteghino; il motto sembra essere: bando alla retorica e alle smancerie, qui si fa sul serio! Herzog dipinge il suo protagonista evidenziandone pregi e difetti; non ha una visione unilaterale e sopratutto non si esenta dal fornirci i suoi pareri, né tantomeno ad evidenziare quando egli si trova in disaccordo con Treadwell. Più volte Werner sottolinea le debolezze del "protagonista": Tim ha una visione del mondo assolutamente "distorta", Herzog invece è decisamente più pragmatico. A un certo punto della pellicola TT mostra tutto il suo sbigottimento quando trova una volpe uccisa: egli sembra quasi non voler ammettere la natura degli animali. Herzog, invece, sottolinea il suo distacco dal pensiero del protagonista. Il giovane "Grizzly man" vive la sua vita come un utopia e, in un certo senso, egli ha trovato il Paradiso. Herzog questo ce lo fa capire chiaro e tondo ed egli prova ammirazione per il suo protagonista. Il film, oltretutto, è analizzabile in moltissime vie e ognuno di noi ha il dovere di trarre le proprie conclusioni sul protagonista della pellicola: Treadwell era semplicemente un folle utopista o una mente libera dalle convenzione che la società attuale pretende? E' innegabile che Herzog non è timido nel mostrarci le “ossessioni” e i “complessi” del nostro “eroe”, ma ognuno di noi può ugualmente osservarlo come più ritiene opportuno.
Poi, sotto il punto di vista visivo, “Grizzly Man” è un'esperienza assolutamente indimenticabile. La magia del cinema, per una volta, diventa tutt’uno con la potenza visiva della natura creando così scene di rara bellezza artistica che possono perfino farci commuovere. In un cinema come quello attuale, che riesce solo a proporre i soliti effetti speciali, vedere delle immagini simili diventa davvero una gioia nella gioia.
Infine gli ultimi minuti sono davvero splendidi e coinvolgenti.

Una cosa che però fa incaz.zare a morte è il trattamento che “Grizzly Man” ha ricevuto nelle sale: io, nella mia provincia, non ho trovato un solo cinema che lo trasmettesse (e tenete conto che a qualche km dal posto in cui abito c’è un multisala con circa 8 schermi). Neanche male che il film è stato pubblicato in DVD in tempi brevi.

Invia una mail all'autore del commento goat  @  05/02/2007 22.58.10
   8 / 10
grande documento di indagine di herzog, puntato su timothy treadwell, ma soprattutto sull'interna lacerazione del suo animo, sconvolto e incapace di risolvere la guerra che si svolge al suo interno. una guerra che non riesce a ridurre a unità l'eterna dicotomia della civiltà contro la natura, vista come il luogo in cui ricongiungersi con la pace atavica dell'era pre-industriale e forse anche pre-sociale. merita davvero.

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Ultima risposta 06/02/2007 13.53.05
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piernelweb  @  24/01/2007 11.29.19
   7½ / 10
La natura come via di salvezza, o semplicemente il miglior posto dove morire. Questo in sintesi il pensiero dell'americano Tim Treadwell che si tira fuori da una gioventù difficile segnata dalla dipendenza all'alcool e alle droghe isolandosi nell'Alaska dei Grizzly. La sua ammirazione per questi animali cresce spasmodica attraverso 13 estati trascorse in completo isolamento nel bel mezzo dei loro territori, a stretto contatto ravvicinato, infrangendo ogni regola di sicurezza. E via via alienandosi dalla realtà Treadwell, in compagnia di una telecamera confessa la sua follia: "voglio essere come loro, preferisco stare con loro che con gli uomini, se morirò quì sarà perchè l'ho voluto io". Herzog attingendo dal materiale personale di Treadwell, arrichito dalle testimonianze di famigliari e conoscenti, ci racconta il delirio esistenziale del personaggio, scandagliandone le autoconfessioni e i viscerali convincimenti. Viene evitata però ogni celebrazione: Herzog dà spazio alle critiche, contrappone la sua visione della natura selvaggia, ricostruisce lucidamentela tragedia senza enfatizzazioni. Non mancano come sottolinea lo stesso Enrico Ghezzi (nello speciale al film allegato al DVD), alcuni passaggi da fiction (in particolare nelle interviste agli amici) ma il rigore e lo spessore della pellicola sono davvero notevoli.

Invia una mail all'autore del commento logical  @  17/12/2006 14.40.16
   7½ / 10
Werner Herzog è come l'Angelo della Morte; apparentemente disoccupato in attesa dell'Apocalisse, decide di concentrarsi su quanto sulla Terra abbia promiscuità con il grande disegno, con l'apoteosi, con il sacrifcio supremo. Io amo moltissimo la sua entità romantica, il suo "induista" spirito fluttuante che lo aiuta, da sempre, ad individuare la storia perfetta, la parabola da raccontare. La sua presenza è enorme anche in questo film. La sua voce, negli anni, mantiene una contenuta freddezza, come se venisse dallo stomaco o dalla schiena; con la bocca infatti trattiene la storia e con gli occhi la guarda scoprirsi e concludere. La sua invadenza è quella di un padre antico e accentratore e di cui si spera indifferenza piuttosto che attenzione, come se le storie che ha inghottito fino ad ora fossero servite a renderlo sempre più immortale e sempre più vicino a Dio.
"Nell’al di qua non mi si può afferrare, ho la mia dimora tanto tra i morti quanto tra i non nati, più vicino del consueto alla creazione ma ancora non abbastanza vicino. " dice Paul Klee e sembra scritto per lui.
Ma la vita altrui, quella terrestre, ha anche il difetto di lasciare tracce e testimoni e questa attitudine alla concentrazione per rapire, questa volontà assoluta di possedere la storia a qualunque costo e che fonda il suo alibi nell'averla scelta come paradigmatica e necessaria, questa volta lascia un po' troppi indizi.
Se questa amata concentrazione e questo condivisibilissimo disprezzo per la vita sociale si lascia circondare da troppi dettagli, allora il patetico, il morboso, il feticcio della morte tragica perdono quell'icona irreale della lotta tra l'ente e il caos che tanto ci piace e si rischia, da vicino, la tragedia televisiva, il death show da RealTV. La sua consapevolezza e la sua storia da highlander ovviamente gli impediscono di cadere in questa trappola troppo vistosamente e i suoi commenti a ciò che vede, che ha visto e che ha sentito, insomma a tutto quello che ha inghiottito, sono più importanti di quelo che si vede.
Ma la morte vera, tragica, cercata e voluta, è ancora troppo fresca per l'astrazoine del suo archivio del Bene e del Male, ha ancora troppa vita dentro. Esci dal buio con addosso gli occhi delle volpi e delle mani che gli accarezzano la testa.
Umano, troppo umano.

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