grizzly man regia di Werner Herzog USA 2006
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grizzly man (2006)

 Trailer Trailer GRIZZLY MAN

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locandina del film GRIZZLY MAN

Titolo Originale: GRIZZLY MAN

RegiaWerner Herzog

InterpretiWerner Herzog, Carol Dexter, Val Dexter, Sam Egli, Franc G. Fallico, Willy Fulton

Durata: h 1.40
NazionalitàUSA 2006
Generedocumentario
Al cinema nel Novembre 2006

•  Altri film di Werner Herzog

•  Link al sito di GRIZZLY MAN

Trama del film Grizzly man

Dopo aver passato la vita a studiare, osservare la vita degli orsi grizzly, Timothy Treadwll, mancato attore e ambientalista, viene ucciso insieme alla sua ragazza proprio da uno di questi. Il film riporta la passione e gli studi fatti da Timothy, con una serie di immagini da lui stesso girate.

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Voto Visitatori:   8,43 / 10 (54 voti)8,43Grafico
Voto Recensore:   10,00 / 10  10,00
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Voti e commenti su Grizzly man, 54 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Edgar Allan Poe  @  26/07/2021 19:57:54
   8½ / 10
È stato il primo film di Herzog che ho visto e ad oggi probabilmente uno dei migliori. Un documentario che rasenta la perfezione sotto ogni punto di vista. Anzi, in poche e semplici parole, è come un documentario andrebbe fatto.
E come se non bastasse, emergono fuori anche delle tematiche e punti di vista ricorrenti nell'opera di Herzog.
"Grizzly man" riesce ad emozionare e trascinare lo spettatore dall'inizio alla fine, con ben pochi momenti morti e con alcuni particolarmente intensi oltre che profondi.

Kit Carson  @  19/04/2020 15:59:37
   9 / 10
Se Herzog piazzasse la sua telecamera su una piantina di basilico per 2 ore, riuscirebbe a trovare il modo di emozionarmi e catturarmi ugualmente.

Oskarsson88  @  01/03/2020 22:36:47
   7 / 10
Interessantissimo documentario di Herzog su di un personaggio amante degli orsi completamente fuori dalle righe e dagli schemi, ci fa rivivere la sua passione che è al limite del maniacale facendoci conoscere al tempo stesso gli animali e soprattutto il bizzarro carattere del protagonista. Non do un voto più alto, perchè non mi ha entusiasmato, ma si tratta di un progetto originale e ben svolto.

DarkRareMirko  @  30/06/2019 22:51:51
   9 / 10
Altro filmone documentario per Herzog, su tale ambientalista che viveva con gli orsi; notevoli certe sequenze found footage/amatoriali nelle quali, come dice il regista, entra un'inaspettata magia del cinema.

Per taluni forse sin troppo ricreato, fasullo (sia da parte del naturalista, sia da parte di Herzog), io personalmente l'ho trovato originale ed aperto ad infinite riflessioni.

Di Treadwll esce una figura positiva; inquietante il file audio non fatto ascoltare...

Jolly Roger  @  29/05/2016 22:17:04
   8½ / 10
C'è qualcosa di ironicamente buffo ed immensamente umano in questa storia popolata da orsi giganteschi, che è più grande dell'amore che due orsi potranno mai scambiarsi nel loro mondo animale.
Timothy Treadwell cercava la magnificenza di Dio negli occhi dei grizzly, quando già, senza accorgersene, la riceveva dagli occhi innamorati della sua Amie.

-----------------------alcuni spoiler, ma credo si possa leggere--------------------

"Sono innamorato dei miei amici animali, sono innamorato dei miei amici animali, sono innamorato dei miei amici animali".

Le immagini di questo film sono di una bellezza che ti ammalia e ti annichilisce. Montagne innevate, immense distese erbose, laghi e fiumi, ma soprattutto orsi grizzlies, giganti maestosi, alti tre metri e più, creature bellissime e testimoni dell'esistenza di Dio e della meraviglia della Natura, ma anche potenziali perfette macchine di morte.
Questo non è un film sugli orsi; è un film su Timothy Treadwell, il signore degli orsi, ma più in generale è un film sull'uomo: attraverso la figura di Timothy, Herzog ci parla dell'umanità, delle sue debolezze, delle sue pazzie e dei suoi eccessi. Timothy raccoglie tutto dentro di sé, all'enesima potenza.

Egli era un uomo fuori dal comune, che decise di spendere la propria vita con gli orsi, rischiando (e trovando) la morte, un uomo che sfidò - e forse superò – il confine naturale tra uomo ed animale, spingendosi a raggiungere una visione più ampia di quella umana, ma in un territorio al quale non aveva diritto naturale di appartenere.
"Forse pensava di avere a che fare con delle persone vestite con costumi da orso", dice qualcuno nel documentario, "la ragione per cui riuscì a sopravvivere per ben 13 anni è che gli orsi pensavano che lui fosse un ritardato mentale".
"Poi, un giorno, un orso deve aver pensato che ne aveva abbastanza di Timothy Treadwell. O, forse, uno di loro pensò che Treadwell doveva essere buono da mangiare".

"se l'è cercata" "se l'è meritata" "ha trovato il suo destino"

Parole spesso impietose che non considerano, però, che Timothy sapeva benissimo il rischio che correva di fronte a quei giganti ("I can smell death all over my fingers"), ma soprattutto…non aveva nessuna intenzione di morire!
Lui annusava, in ogni momento, l'odore della morte sulle proprie dita, ma era come se la bellezza di questi mostri esorcizzasse la loro pericolosità. "That's what I'm talking about - That's what I'm talking about – That's what I'm talking about": la bellezza. E' questo quello di cui lui ci sta parlando, con quel curioso modo che ha di ripetere sempre le cose per tre volte: la bellezza della natura, anche laddove mostra il suo lato più possente e crudele.

Inoltre, aveva una certa dose di autostima e di sicurezza. Attore fallito nella vita precedente, in Alaska interpretava una parte mai interpretata da alcuno: il Gentil Guerriero che combatte per gli Orsi. Il Kind Warrior, una creatura che, laddove fosse stata puntata o sfidata da un orso, doveva fingere di essere strutturalmente in grado di difendersi, anzi, fingere di mostrarsi sicuro di poter vincere la sfida contro l'orso. Il Gentil Guerruero, se sfidato, "deve diventare cosi formidabile, così senza paura della morte, che egli vincerà". "Deve essere così potente, che persino il grizzly crederà che lui è in grado di vincere la sfida".
Perché in quei momenti "the Kind Warrior must – must - must be a samurai" (anche qui 3 volte). Il Guerriero Gentile non invade l'ambiente degli orsi, non commette azioni sgradite, osserva e non interagisce, ma laddove la sua presenza venga messa in discussione e sfidata da un orso, egli deve-deve-deve difendere il proprio territorio.
Ora, noi possiamo anche pensare che quelle fossero un cumulo di caz.zate, che egli si ripeteva solo per farsi coraggio. Fatto sta che egli è sopravvissuto là per 13 anni, perciò non era un pir.la e il suo approccio doveva in qualche modo funzionare. Inoltre, nelle immagini del film ci sono almeno un paio di occasioni in cui egli viene sfidato dagli orsi e risponde proprio difendendo la posizione, senza arretrare.


Comunque, al di là del fatto che si rendesse conto dei pericoli e che avesse maturato esperienza e metodo per affrontarli, non si può mettere in dubbio che egli avesse seri problemi dal punto di vista emotivo: era un ex alcolizzato, fallito nella carriera di attore, egoista ed egocentrico ai massimi livelli e con un desiderio di protagonismo irrefrenabile. La sua vita non erano gli orsi. Nella sua vita c'era spazio solo per lui, il Re degli Orsi. Quella che inizialmente era la fuga dal mondo sociale di uno psicotico, diventò poi un'avventura mediatica in cui egli era l'attore principale ed unico. I suoi disturbi emotivi e la rabbia verso la società civile influirono anche sulla sovrastruttura filosofica delle sue convinzioni. Il suo credere ad un equilibrio naturale dove regna l'armonia, il suo negare gli aspetti più crudeli della natura, sembravano idee più figlie del suo tormentato bisogno di serenità che vere e proprie considerazioni ragionate. Quando espone i suoi pensieri più intimi, la sua voce, di stampo fortemente elettronico (come tutte le persone che nascondono un animo ferito in profondità), diventa tenue come quella di un bambino piccolo e personalmente mi mette i brividi:

"Non so se ci sia un Dio ma se c'è non può che essere contento con me per quello che faccio. Per quanto li amo (gli orsi). Per il rispetto che porto per loro, per i video che faccio e le fotografie, per il fatto che diffondo tutto ciò nel mondo gratuitamente. Spero di riuscire a continuare. Mi sento bene a farlo".
"E se non sarà così…sappiate, Io morirei per questi animali. Morirei per questi animali. Morirei per questi animali".

Nella sua visione, gli orsi gli hanno salvato la vita, altrimenti sarebbe morto alcolizzato.
"Grazie mille (Dio?) per lasciarmi fate questo. Non avevo una vita, non avevo una vita. Ora ho una vita. Grazie."
In alcune momenti, però, la dolcezza infantile lascia spazio alla rabbia, così si rivolge alla telecamera e ai possibili spettatori con enorme disprezzo: "io ho imparato a stare qui, Voi qui sareste morti, voi qui sareste morti, voi qui sareste f.ott.tutamente morti!".
Ora, questi possono sembrare dei deliri, ok. Ma anche qui, non si può negare che, in un certo senso, gli orsi glie l'hanno salvata sul serio, la vita, o almeno glie l'hanno prolungata di 13 anni, perché lui una ragione di vita non ce l'aveva e ha davvero rischiato di morire alcolizzato.
Herzog entra in modo troppo deciso nel documentario: le interviste sono tutte recitate a copione, si vede che alcuni leggono (il coroner praticamente scimmiotta un attore), il pathos che si crea puzza di artificialità in un modo evidente. Quello che però mi ha dato fastidio, è proprio l'entrata a gamba tesa in un paio di occasioni, quando critica apertamente la filosofia di Timothy.
Mente viene ripreso lo sguardo di un orso, ad esempio, Herzog entra con i piedi sporchi nel tempio, con una frase agghiacciante, che fa apparire l'altro come un povero incosciente, oltretutto considerando che l'altro non ha facoltà di replica: "Quello che più mi opprime è che in tutte le facce di tutti gli orsi che Treadwell ha filmato, non ho trovato alcuna amicizia, alcuna coscienza, alcuna pietà. Vedo soltanto la schiacciante indifferenza della natura. Per me, non esiste alcun mondo segreto degli orsi. In questo sguardo vitreo, leggo soltanto una mezza noia e la brama di cibo. Ma per Timothy, quest'orso era un amico, un salvatore".

Herzog entra prepotentemente sia nel footage che nel proprio documentario, manipolandolo in due direzioni, con il medesimo scopo di smorzare la figura di Treadwell. Da una parte, demolisce le sue intime convinzioni, per evitare di esaltare questo personaggio controverso, per evitare di dipingerlo come un eroe. Dall'altra parte, smussa gli aspetti più terribili della sua vita, per evitare l'effetto opposto di etichettarlo alla storia come un pazzo imbecille. Tutto ciò si capisce nelle scene più terrificanti del documentario, quelle che mi ha fatto salire la pelle d'oca per l'alterazione e la deformazione emotiva che scuotono il personaggio: dapprima, Treadwell vede le ossicine di cuccioli di orso – c'è siccità, non piove, la poca acqua non basta a trascinare i salmoni a valle e gli orsi affamati cominciano a divorare i loro cuccioli. La voce di Treadwell diventa un sibilo sofferente, mentre constata la violenza della natura animale, che in caso di necessità non risparmia nemmeno i propri piccoli. Poco dopo, Timothy, nella propria tenda, ha una crisi di nervi quasi visionaria. Si rivolge a Gesù, ad Allah, alle divinità indù, invocando la pioggia perché gli orsi hanno fame. La sua voce stridula, le sue urla sconnesse ed il suo delirio mistico mi hanno fatto gelare il sangue nelle vene.
Egli non è un eroe temerario che lotta ed interagisce con gli dei per i suoi orsi. Non è nemmeno un pazzo che vaneggia sfoghi religiosi.
Herzog glissa, per interesse o per rispetto, sulla verità vera.
La verità vera è che Timothy Treadwell, in quel momento, ha una paura fott.tuta (giustamente).
Se ne sta chiuso nella tenda.
Lui lo sa. Nella catena alimentare degli orsi ci sono i salmoni. Se mancano i salmoni, gli orsi più feroci divorano i cuccioli. Il passo successivo della catena alimentare degli orsi, se continuerà a non piovere, sarà lui: Treadwell in persona.
Toccherà a lui, prima o poi.

Anche la terribile tragedia finale della sua morte insegna qualcosa.
Timothy era un bambino cresciuto, un eccentrico, e come tale esercitava un certo fascino sul mondo femminile. La sua ultima compagna si chiamava Amie. Lei era con lui quando un orso lo attaccò.
La cosa terribile è che Amie non voleva più condurre questa vita. Non le piacevano gli orsi, ma per amore era rimasta con Timothy fono a tarda stagione.
E lo difese durante l'attacco. Mentre l'orso gli stava mordendo la testa, strappandogli il cuoio cappelluto tra le mascelle, Amie combatteva contro l'orso, picchiandogli una padella sulla testa nella vana speranza di metterlo in fuga.
Non abbandonò Timothy fino a morire lei stessa.
Poteva scappare, ma restò a combattere per salvarlo.
Quanto è buffo, dicevo prima...

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Ultima risposta 29/05/2016 23.11.20
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-Uskebasi-  @  04/05/2016 13:00:32
   7 / 10
Mi odio quando non riesco a cogliere la grandezza riconosciuta quasi da tutti, eppure non posso certo andare contro la mia stessa opinione. Ho trovato il film di Herzog notevolmente sopravvalutato. Momenti cinematografici eccellenti li ho visti anche io, ma si contano su una mano, non che questo aspetto sia così determinante in un documentario, fatto sta che non mi ha mai catturato. Alcune interviste non sembrano nemmeno naturali, c'è addirittura chi guarda in strane direzioni come per seguire indicazioni su cosa fare e dire. E poi c'è il punto principale: il personaggio ovviamente.
Ragazzi, io non me la sento di elevare troppo questo Timothy Treadwell, sedicente paladino degli orsi. Purtroppo ho avuto un'altra sensazione. Quest'uomo è finito là dopo il fallimentare tentativo di diventare un attore, dopo problemi con alcol e droga se ho capito bene, quest'uomo cercava un posto nel mondo e non l'ha trovato. Non l'ha trovato come molti di noi del resto, ma a differenza di noi il suo egocentrismo lo ha portato a tuffarsi in un altro mondo, quello degli orsi, a difesa di queste creature che francamente non sembrano avere questo grande bisogno del suo "aiuto". Grazie alla telecamera e a 2 palle enormi (questo glielo riconosco) è arrivata la fama; qui è il punto di non ritorno, ormai Tim ha trovato la sua dimensione, perché a mio parere è questo che determinava la sua vita, non la passione per i grizzly. Il continuo ostentare l'amore per loro quasi ad ogni ripresa, o i suoi animati sfoghi, non fanno che dare sostanza al mio pensiero. Tutto questo mi porta ad una considerazione finale sul personaggio: la mia sensazione, la mia paura, è che Timothy Treadwell fosse un uomo triste. Spero di sbagliarmi, ma non riesco ad immaginarmelo in altro modo a telecamere spente, rancoroso nella sua tenda verso un'umanità che non ha saputo dargli quello che voleva veramente. Il riprendersi, lo scherzare, l'autocompiacersi, il ripetere che lui ce la faccia quando gli altri invece morirebbero, tutto sembra funzionale a nascondere un malessere derivato, non esistenziale. Fosse vero quello che dico, parodassalmente renderebbe la storia ancora più bella, lo stesso documentario ne avrebbe giovato se avesse mostrato il lato umano piuttosto che quello fanatico o propagandistico. Non è stato così.
E' un discreto film comunque, non ci piove. Ho apprezzato molto la scelta di Herzog di non inserire la registrazione della morte di Timothy e Amie, anche perché sarebbe stata di un'incoerenza unica viste le parole pronunciate all'ex fidanzata. L'audio è effettivamente straziante, fa impressione persino il solo sentire i versi dell'orso, quei versi già uditi in una delle scene più belle del documentario, mi riferisco al combattimento tra i due maschi per la femmina Saturno.

Conclusione:
Ahimé, non ho visto come gli altri una storia di rinuncia e di amore, piuttosto di sconfitta e disperata rivalsa. Va raccontata, non esaltata. Sono convinto che se avessero scelto lui in quel provino, al posto di Woody Harrelson, degli amati amici pelosi se ne sarebbe sbattuto altamente le grosse palle che aveva e, magari, noi avremmo ammirato un grandissimo attore.
Non c'è nessun San Francesco qui. Nessun Christopher McCandless.

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Ultima risposta 05/05/2016 10.56.11
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Vax87  @  14/12/2015 22:33:30
   8½ / 10
Commovente crudo e straziante, destabilizza l'idea cinica ma vera dell'orso sbranatore piuttosto che alla visione dolce e favolistica del povero Tim che ne ha pagato le conseguenze, ti sembra quasi di salire in un paradiso naturale e poi..SBAM! All'improvviso precipitare all'inferno in una realtà rovinosa e destabilizzante.
Scordatevi 'orsacchiotto amico dell'uomo giocoso e scodinzolante, questa è una visione pessimistica ma purtroppo realistica. Meravigliose le colonne sonore.
" ..e Treadwill non c'è più..."

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  30/01/2015 21:33:17
   8½ / 10
La filmografia di Herzog si divide in due: fiction e non-fiction. Grizzly man è non-fiction, documentario o docu-film sarebbero termini riduttivi.
Grizzly man è un film su un uomo che rifiutava di essere uomo, un uomo disgustato dall'umanità a tal punto da vedere solo due alternative: essere un orso oppure morire.
Tutti vorrebbero cambiare macchina, casa, lavoro, moglie, paese, ecc. Tim Treadwell è solo più radicale di tutti noi, lui voleva cambiare specie, essere un maestoso e possente orso. Il suo sogno di commovente follia è stato splendidamente mostrato al grande pubblico da questo bellissimo film di Werner Herzog.

ferzbox  @  08/09/2014 18:55:15
   6½ / 10
Timmy Treadwell è stato un'uomo dall'indiscutibile coraggio,questo è certo; vivere in mezzo all'habitat degli orsi Grizzly senza essere armato e rischiando la vita avvicinandosi a loro a distanza zero richiede una dose di sangue freddo da non sottovalutare.
Sono anch'io un grande amante della natura,odio la violenza gratuita verso gli animali,detesto i bracconieri e penso che l'uomo non sappia rispettare il regno animale come il regno animale rispetta noi; tutto ciò ci rende inferiori a qualsiasi altro essere vivente,nonostante la nostra tanto stimata evoluzione e civilizzazione.
Tuttavia la filosofia di Timmy Treadwell era alquanto paradossale.
Rispettava gli orsi,ne difendeva la loro libertà e sopravvivenza,cercava di essere come loro,però non comprendeva l'equilibrio dettato dall'esistenza della vita e la morte.
In natura esistono anche i predatori,è una legge universale e immutabile; quando trovava la carcassa di qualche animale ucciso non ne comprendeva la crudelta....come si può non comprendere la regola fondamentale della natura?...da questo punto di vista non mi trova di certo d'accordo; per la stessa ragione ho reputato insensata la sua decisione di non portarsi dietro alcun tipo di arma; si vantava di essere stato l'unico uomo a sopravvivere in una situazione così estrema di pericolo senza essere armato,ma proprio per questo è andato incontro ad una tragica fine....
Se un'orso ti attacca dici alla tua compagna di fuggire? e perchè?...se avevano fame falli mangiare,o magari difendeti come farebbe lui o qualsiasi altro essere vivente....un tipo di fanatismo che non digerivo molto e comprendevo poco....
Amare la natura ok; cercare di farne parte direttamente ok....ma gli esseri viventi cercano sempre di difendersi per quanto possano....ecco perchè lo ritengo un paradosso.
Si lamentava con Dio perchè c'era siccità e gli orsi non potevano mangiare; imprecava e diceva che non era giusto farli morire così(si va bhè,fa sempre parte della natura questo mio caro Timmy...altro paradosso amico mio)...
Ammetto che tutto il documentario ricostruito da Herzog è stato molto interessante per le immagini suggestive girate da Treadwell e per il messaggio di fondo che quest'ultimo voleva lasciare agli uomini,ma sinceramente mi è sembrato anche troppo idolatrato considerando la strana e contrastante filosofia che aveva...
Ma sono punti di vista,ci mancherebbe....con questo non voglio mancare di rispetto,però posso non condividere...

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Ultima risposta 08/09/2014 20.30.04
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Lillipuzziana  @  20/04/2014 01:18:28
   9 / 10
Nienta da dire, Herzog è pazzo e fantastico come al solito, e come al solito ha trovato qualcuno di pazzo e fantastico alla sua stregua.
Montaggio egregio. Colonne sonore perfette.
Forte, commovente, persino divertente come Herzog sa essere. Fa pensare, senza però imporre nessun giudizio o via d'interpretazione.
Magistrale!

vittorioM90  @  23/03/2014 21:26:41
   8 / 10
"Bevevo così tanto che, o smettevo o morivo. Ma non c'era verso di farmi smettere, niente. Ho seguito programmi di recupero, ho cercato di smettere da solo. Facevo di tutto per non bere e poi facevo di tutto per bere.
Mi stava uccidendo, finché non ho scoperto questa terra degli orsi e mi sono accorto del pericolo che correvano. Avevano bisogno di qualcuno che li proteggeva, ma non certo di un ubriacone, di uno incasinato come me.
Così ho promesso agli orsi che mi sarei preso cura di loro. Se mi avessero aiutato in cambio ad essere una persona migliore. Mi hanno ispirato a tal punto, loro come le volpi, che ho smesso di bere, è stato un miracolo. Questi animali sono il vero miracolo."


Fino ad ora non c'è stato documentario di Herzog che non mi abbia emozionato (e li sto recuperando tutti a ritmi forsennati), ma quello che ho più amato è sicuramente questo "Grizzly man".

Qui Herzog ci presenta un personaggio straordinario, pieno di fascino. Mezzo perdente, mezzo eroe...sicuramente matto da legare. E che quindi si inserisce benissimo nella filmografia del regista tedesco. Un tizio che ha vissuto per tredici anni nel parco naturale di Katmai in Alaska con lo scopo di studiare da vicino gli orsi, riprenderli con la telecamera e soprattutto proteggerli (dai bracconieri, dalle guardie forestali, dagli uomini in generale), fino a quando non è morto assieme alla sua compagna Amie Huguenard , sbranato da uno di quegli animali che tanto amava.

Dalle 100 ore di riprese realizzate da Timothy in Alaska, Herzog ha tirato fuori il meglio, lo ha montato insieme e ci aggiunto interviste e le sue immancabili riflessioni. Quel che ne è venuto fuori, però, non può essere definito semplicemente un documentario, sarebbe davvero troppo riduttivo. E' vero, le immagini sono reali, la storia è reale, i personaggi intervistati sono veri... ma l'atmosfera creata dal regista tedesco ha un non so ché di epico. E lì sta la forza di questa pellicola.

Siamo spinti banalmente a riflettere sul rapporto uomo/natura, perché ci è presentato un tizio che ha provato a destabilizzare questo equilibrio...ma non è solo questo. Ci si concentra soprattutto sull'uomo, la natura fa da da sfondo. Al centro c'è l'umanità con le sue debolezze e le sue potenzialità. Vediamo soprattutto come un uomo può cadere in basso e risalire grazie alla forza dei sogni.
Perché quel Timothy Treadwell, in fondo, è soltanto l'emblema del sognatore folle (come Fitzcarraldo, come Herzog). Un disadattato nella vita di tutti i giorni. Alcolizzato. Drogato. Disperato. Fallito in mezzo agli uomini.
Mi ha ricordato da vicino l'albatro della famosa poesia di Baudelaire. Quel bellissimo uccello, così elegante e maestoso in aria, con quelle sue ali immense. Eppure così goffo, in terra, in mezzo agli uomini, proprio per colpa di quelle sue ali grandi.
Esattamente così è Timothy, troppo sensibile e quindi troppo fragile, per vivere in mezzo agli uomini "normali."


Ma dedicandosi a quella che è la sua più grande passione, riesce a trovare una nuova forza vitale, una nuova energia. In quella sua missione, riscopre la propria purezza e la ragione per andare avanti, per smettere di bere, per ricominciare a vivere. E ci commuoviamo nel vederlo dichiarare amore a quelle bestie feroci. Le chiama ognuna per nome, ci parla come fossero sue amiche. E pensa, erroneamente, che questo amore sia ricambiato. In realtà a quegli animali di lui non gliene frega assolutamente niente. Questo noi spettatori, compreso Herzog, lo vediamo chiaramente. Timothy no, invece. Lui non ce la fa... ha una visione molto più ottimistica nei confronti della natura. Ed è così romantico in questa sua ossessione.
Talvolta però, l'apparente coraggio lascia spazio alla debolezza... ed allora viene fuori il lato più umano del nostro Grizzly-man e sono proprio quei momenti quelli più intensi ed emozionanti... dove la distanza fra lo spettatore e Timothy diventa sempre più piccola.
Ed in tutto questo... quindi, chi se ne frega se mentre si dedica a proteggere quegli animali dagli uomini, assomiglia tanto a un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento, chi se ne frega se arriva persino a tentare di invertire l'ordine naturale andando a creare con dei massi un "canale preferenziale" per i salmoni per farli finire dritti nelle grinfie degli orsi, chi se ne frega se appare come un personaggio "sbagliato"...
<<Morirò per questi animali>> dicevi sempre Timothy...
Ci sei morto alla fine,
ma senza di loro eri già morto molto tempo prima...
ti chiameranno folle, ti chiameranno fallito... Ma chi se ne frega.

Poche pellicole sono riuscite a "riempirmi" così tanto. Non so nemmeno bene di cosa, ma è stata una sensazione fantastica.

Ciaby  @  15/11/2013 16:19:04
   7½ / 10
La poetica del regista (natura meravigliosa quanto letale e desiderio di filmare l'infilmabile) è tutta qui. Minaccioso e simpatico, coinvolgente e commovente, mescola registri e raggiunge il suo apice nella magnifica scena di sottrazione in cui Herzog ascolta la morte dei protagonisti e si rifiuta di renderci partecipi a quell'incubo, intimandoci, anzi, a rinunciarci totalmente.

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  26/05/2013 22:40:52
   9 / 10
La tragedia di un uomo solo a metà tra il mondo degli uomini e quello degli orsi, incapace di vivere nel primo e destinato a morire nel secondo. Non è propriamente un documentario visto quanto Herzog si fa sentire in questa pellicola (anche in modi forse discutibili) ma è una intensa ricostruzione della vita di Timothy Treadwell attraverso le sue stesse bellissime riprese. Un eccezionale ritratto di un uomo autodistruttivo (e forse per questo caro ad Herzog) che, apparentemente, è andato incontro alla sua morte. Notevole anche la colonna sonora.

Badu D. Lynch  @  06/02/2013 20:18:46
   9 / 10
Da tanti è considerato il suo film-documentario più sopravvalutato.. A parer mio è una delle opere realisticamente più emblematiche del regista.. C'è parecchio della sua poetica portata all'esasperazione.. La natura indomabile, meccanica.. La follia umana, l'alienazione del singolo individuo nei confronti della società "estremamente" umanizzata.. Non c'è poesia in questa pellicola, non c'è armonia tra l'uomo e la natura.. Con questo film è come se Werner trascendesse il cinema stesso..

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  02/01/2013 01:21:17
   7½ / 10
ste 10  @  22/07/2012 22:28:21
   8 / 10
Docu-film di straordinaria intensità; sfruttando riprese originali inframezzate da interviste a parenti e amici Herzog ricostruisce la vita di un personaggio fuori dal comune che si presta a essere metafora della condizione umana e del suo rapporto con la natura e l'ignoto

Fratuck89  @  20/11/2011 23:45:48
   7½ / 10
è un film - documentario, storia reale e immagini vere, un uomo un pò matto il cui universo ruoto intorno agli orsi, si erge paladino di queste bestie e ne difende i confini dagli umani di cui lui non sente più far parte, triste e ironico il finale ma prevedebile.

cort  @  16/10/2011 19:22:20
   8 / 10
un film che supera into the wild sia come storia che come attore (che e il vero protagonista della storia) che come profondita di contenuto. forse il voto e un po alto ma premio il regista che si e rivelato all'altezza.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  29/07/2011 20:45:50
   9 / 10
Con Grizzly Man Herzog ribadisce il limite, ovvero il fascino, del cinema: l'inevitabile trasfigurazione della realtà. Mosso da questa convinzione plasma un documentario tutt'altro che canonico, un'opera poliedrica che è insieme saggio sull'umanità, trattato filosofico, romanzo di vita. Ma anche, in un certo qual senso, autobiografica artistica, confessione di estetica e di weltanschauung. E' evidente la volontà di raccontare e di raccontarsi, di elevarsi a psicologo e a narratore, ancor prima che a regista. A sfolgorare stavolta è un'altra sensibilità cinematografica: Timothy Treadwill. Un personaggio carismatico e insolente, irritante e commovente, splendidamente delineato, diciamo pure profanato, dalle parole di Herzog prosatore. Come director è invece molto più discreto, anche se puntuale. Le interviste soprattutto sono decisamente predisposte, studiate, recitate. Un'operazione che potrebbe apparire mistificante, disonesta, eppure…eppure nel cinema quel che conta non è il reale ma l'interessante, questo sosteneva Kubrick. Sta allo spettatore accogliere o meno la lezione.

carriebess  @  09/08/2010 16:22:03
   9½ / 10
Un uomo che non riesce a trovare pace nella società si rifugia tra gli orsi, che diventano per lui una vera e propria terapia che lo aiuterà a ritrovare un motivo per vivere.
La sua salvezza però sarà anche la sua dannazione: il mondo animale, per quanto possa sembrare più genuino e 'netto', risulta, proprio per questa sua autenticità, più difficile, quindi più votato all'istinto di sopravvivenza che ai sentimentalismi.
Quest'uomo pagherà caro l'aver oltrepassato il confine tra il mondo degli uomini e quello degli animali, nonostante si sia completamente fidato di loro considerandoli più calorosi degli umani, e lottando senza limiti, senza remore, senza ripensamenti (e senza scopo di lucro) per difenderli e stare a stretto contatto con loro cercando il più possible di vivere secondo le leggi del loro ambiente comportandosi sempre più come un vero e proprio orso.
E' morto facendo quello per cui viveva, la sua ragione di vita.
Una delle cose più strazianti ed emozionanti che abbia mai visto.

Sig. Chisciano  @  18/05/2010 22:16:41
   9 / 10
Grizzly Man è fighissimo, ogni scena dopo aver appreso un po' della sua storia diventa inquietante, c'è uno scontro di mondi, l'uomo, la natura e gli animali, si gioca al limite della convivenza fra essi. Le immagini documentano l'incontro impossibile, non si tratta di pacifica convivenza fra uomo e animale, e neanche di Tarzan, si tratta di un imitatore di orsi, un po' come se trovassimo un orso in cravatta in fila alla cassa del supermercato.

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Ultima risposta 18/05/2010 22.18.05
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El_Baro  @  13/05/2010 08:34:02
   9 / 10
Assolutamente magico nel suo essere terribilmente inquietante.
Pur non essendo d'accordo con la visione "natura matrigna" che va nella rilettura di Herzog, il suo documentario della vita di un uomo che fugge dalla civiltà per "finire di impazzire" tra gli orsi, riesce a ricreare un'atmosfera tra l'assurdo, l'horror e il dramma incombente.
Esemplificato benissimo il dilemma tra istinto e società, tra impazzire ed essere se stessi fino in fondo.
Davvero un film unico.

Gruppo REDAZIONE VincentVega1  @  16/04/2010 12:21:22
   9½ / 10
Il sodalizio Herzog-Kinski ci regalò film in cui fiction e realtà si mescolavano come se fossero un'unica naturale entità.
Questo documentario ci parla del tipico eroe herzoghiano, solo che la fiction, qui, è inesistente.
Timothy è l'Aguirre alla conquista dell'Eldorado, è il sogno di Fitzcarraldo nelle foreste amazzoni, è il delirio onirico di Da Silva nella sua rivoluzione. E' l'uomo che sfida la natura, consapevole della sua inferiorità ma accecato dalla sete di gloria.

Comunque vada, lui ce l'ha fatta.

bulldog  @  15/04/2010 22:19:42
   9 / 10
Ogni commento su questo Docudramma Herzoghiano sulla vita di Timothy Treadwll è superfluo.
Da vivere..

Spietata l'inquadratura finale sullo sguardo dell'orso che trasuda "solamente" istinto di sopravvivenza.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento matteo200486  @  10/04/2010 00:02:12
   9 / 10
L'ho trovato fantastico.
Un omaggio al controverso Timothy Treadwll. Un indagine sull'uomo, sulla sua anima. Una natura selvaggia che da un lato dona un senso ad una vita quasi irrimediabilmente buttata e dall'altro toglie quella fisica, carnale.
Un documentario molto bello dove Herzog bilancia molto bene i diversi punti di vista e perfino i propri.
Un gran lavoro arricchito da immagini fantastiche, emozionante e un'Alaska selvaggia che leva il fiato.
Bellissimo.

wooden  @  29/03/2010 12:31:48
   9½ / 10
Un documentario che ha del miracoloso, scevro da ogni fronzolo o luogo comune, per la prima volta il rapporto tra uomo e natura è affrontato senza mitizzazioni o teatralizzazioni. Indescrivibile, un esperienza mistica. Fantastico.

Senza dubbi il miglior film di Herzog (anche se più di metà film non è suo), assolutamente alla pari con Aguirre.

USELESS  @  08/03/2010 21:21:33
   9 / 10
Documentario nel documentario...
Documentario su un frustrato psicopatico mitomane borderline gay represso ex alcolista e drogato yankee.
Al "Re" dei Grizzly per 13 anni è andata bene nei suoi avventurosi campeggi estivi, solamente perchè gli orsi non abituati alla presenza umana non lo vedevano come preda o predatore naturale.
Non molto diverso in fondo dagli alpinisti della domenica che vanno a morire congelati sull' Everest perchè si annoiano del tram-tram cittadino.

Come dice un' nativo nell' intervista:
<Lui aveva provato a diventare un orso. Questo non si fa... Non puoi invadere il loro territorio. E una mancanza di rispetto per gli orsi e per quello che rappresentano Noi evitiamo gli orsi e loro evitano noi. Secondo la mia cultura Tradwell ha superato quel confine invisibile che noi rispettiamo da 7000 anni.>

TheLegend  @  21/02/2010 00:07:19
   7 / 10
Più che un documentario sui Grizzly questo film è il racconto della vita di un uomo che ha dedicato la vita ad essi.
Concordo con l'utente che ha commentato prima di me;questo documentario,in alcune parti,ha un sapore artificiale,così come il protagonista,pieno di contraddizioni.
Nota positiva il fatto che comunque Herzog non cerchi di far passare Timothy come un santo o un conoscitore di verità assolute.

tylerdurden80  @  05/01/2010 04:30:00
   6½ / 10
storia di un uomo che vuole scappare da un mondo che non accetta, e se prima il suo rifiuto verso gli esseri umani lo soffoca con droga e alcol poi lo manifesta nel suo avvicinamento al mondo animale.
ma è proprio quel mondo che lo ucciderà perchè la natura animale è frutto solo di istinto e non di sentimentalismi come crede il protagonista.
la scelta di vivere proprio con gli orsi,animali molto pericolosi,può essere letta sia come sfida per dimostrare il proprio valore(non a caso Timothy filma tutto,sembra che il suo intento non sia quello di vivere con gli orsi per trarne un giovamento ma un voler far vedere al mondo il suo coraggio),sia come una inconscia voglia di morire.
il regista volutamente non crea un mito,anzi spesso e volentieri denigra Timothy mettendo in risalto la sua visione utopica e il suo egocentrismo.

purtroppo il voto poteva essere superiore ma quì c'è l'unica nota negativa del film che però non è una cosa di poco conto...tutte le interviste agli amici-conoscienti-parenti hanno un aria molto artificiale,sembrano quasi pilotate e questo per un documentario è una pecca non da poco,peccato perchè senza di esse il valore del film avrebbe raggiunto apici notevoli.

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Invia una mail all'autore del commento wega  @  21/12/2009 19:36:08
   8½ / 10
Documentario del Documentario, "Grizzly Man" è forse paragonabile al lavoro di Sean Penn nella ricerca spirituale del suo protagonista. Qui non si discute le gesta e la persona di Timothy Tradwell (tra l' altro un paranoico quasi ingiustificato, ego sproporzionato e tendente alla teatralità, e personalmente antipatico). Ma perché Herzog ha ripreso in mano le oltre 100 ore di filmato per farne un suo film? Perché il protagonista è il tipico eroe herzoghiano, come Kinski lo era per i suoi film di finzione, per fare l' esempio più ovvio. Credo Herzog con questo film sia finalmente riuscito a compiere quel percorso artistico che tentava di sublimare da 40 anni, a restare cioè esattamente sul sottilissimo confine che può separare il Cinema dalla realtà, e il documentario dai film di finzione. Se escludessimo la mediazione del regista tedesco, che narra la vicenda (e come la narra, Herzog sa riempire le immagini con le parole ragazzi!!) non sempre priva di contraddizioni nei confronti dell' ambientalista amante dei Grizzly, questo potrebbe essere benissimo un "Aguirre furore di Dio" o un "Cobra Verde". Grande la colonna sonora di Thompson che ti emoziona sin dal primo frame.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  09/07/2009 20:48:24
   8½ / 10
Il problema uomo-natura è uno dei più misteriosi ed affascinanti che si possano esplorare. Se esiste una barriera ideale che divide l’essere umano dalla natura selvaggia, appare, a noi, illusoria e sconosciuta.
Quella di Timothy Treadwll è una personalità fragile e sensibile, che per fuggire da una realtà avvilente, cerca di varcare quella soglia, stabilendo un rapporto diretto con gli orsi grizzy. La sua dedizione sembra motivata da un desiderio occulto, che pare incomprensibile. Ma il suo non è un delirio folle, piuttosto mistico. Come se il varcare quel confine gli garantisse l’illusione di una vita spirituale. La sua simbiosi con gli orsi è quasi un avvicinarsi a Dio. Ad una creatura ambigua e sconosciuta, e, per questo, spaventosa. Ma di fronte a questa visione così romantica ed effimera c’è la vita terrena. La natura selvaggia. La carne. La morte. Ed Herzog ce la mostra in tutta la sua ferocia.
In un finale agghiacciante la cinepresa indugia sull’inquadrare “l’orso assassino”. E i suoi occhi non sembrano altro che quelli di uno dei più temibili predatori.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR quadruplo  @  27/12/2008 13:57:30
   8½ / 10
Questo non è solo un omaggio alla controversa persona di Timothy Treadwell ma una riflessione sulla vita e sull'individuo.

La sua scelta di vita e i suoi comportamenti sono potuti sembrare folli, tristi, esuberanti, irresponsabili, gioiosi ma assolutamente rispettabili (a parte quando è andato contro chi cercava di aiutare la popolazione dei Grizzly).

Timothy aveva trovato la sua nicchia nella società proprio cercando di uscirne e mosso da un enorme amore per la natura, ed è questo che probabilmente aveva affascinato Herzog a punto da commuovere lo stesso regista durante la ricostruzione degli ultimi atti della sua vita.

Da vedere e rifletterci.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  10/10/2008 10:25:11
   8½ / 10
Grizzly man è un film che fa riflettere di una tale lucidità e profondità da lasciare senza parole.
Era come me lo aspettavo ed è stato il mio primo positivo approccio a Herzog film CHE BISOGNEREBBE VEDERE PER LEGGE a tutti quelli che hanno dato voti entusiasti a lavori come Into the Wild!

Grizzly man non mitizza il suo personaggio, anzi, Herzog ne è affascinato ma anche in parte ostile, non manca mai di sottolineare quanto fosse paranoico e quanto quella sua "fuga alla natura" fosse dovuta ad una serie di fattori contingenti e non ad un reale disinteressato ritorno allo stato di natura, come colpevolmente Sean Pean ci ha voluto far credere con Into the Wild.

Herzog è chiaro sopratutto verso il finale che la natura è spietata e quei lati romantici che Timothy Treadwll vedeva, in fondo non esistevano o esistevano solo in parte.
Personalmente ritengo che il mondo degli uomini rispetti la spietatezza dello stato di natura, nello stesso tempo Timothy Treadwill dimostra che quel mondo di sovrastrutture umane può far perdere l'identità di se stessi e quindi il ritorno a quella natura come mezzo di salvezza.

La fine di Timothy può essere vista o come suo perfetto inglobamento nel mondo naturale in cui ha vissuto serenamente ma di cui ne è poi diventato vittima (come poi tanti animali selvatici oggi carnefici domani vittime) oppure come mero istinto autodistruttivo che aveva il suo sfogo in quella splendida isola dell'Alaska, un modo di agnentare se stesso dopo averci provato con droghe e alcool.

Herzog qui non prende posizioni e lascia allo spettatore decidere.

Splendido, non so come votare un documentario quindi metterà il voto in media non avendone visti molti

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Ultima risposta 10/10/2008 10.27.42
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Satyr  @  06/10/2008 11:14:50
   9 / 10
Timothy Treadwell, una figura decisamente controversa, 13 estati passate in Alaska in mezzo agli orsi prima di essere sbranato nel 2003 insieme alla sua compagna....Grizzly Man prende forma propio dalle 100 ore di filmati originali estrapolate dalla telecamera di Treadwell, tra paesaggi straordinari e incontri ravvicinati con animali tanto imponenti quanto estremamente pericolosi: ed ecco la passione che diventa ossessione, la testimonianza di un "diverso" immerso nel suo personale paradiso, la follia di un personaggio convinto di essere il salvatore di una terra in cui la presenza dell'uomo non è prevista e l'incolumità degli orsi non è in discussione. Oltre alle splendide immagini, Herzog alterna interviste ad amici, familiari e semplici estranei, ponendo in risalto le diverse considerazioni sull'operato di Tim: c'è chi lo considera un pazzo esaltato capace solo di mettere in pericolo la sua vita e quella della sua ragazza, o chi più superficilamente crede in un personaggio alla ricerca di soldi e popolarità; Herzog da parte sue rimane ai margini intervenendo raramente fuori campo per prendere le distanze dai deliri finali del suo protagonista (vedi l'attacco gratuito ai guardaparco in una delle ultime spedizioni, oppure il rifiuto al normale corso della natura in occasione della volpe morta). Ma l'intento del regista tedesco non è giudicare, quanto piuttosto analizzare i demoni interiori e il travaglio di un uomo convinto di aver trovato la sua giusta dimensione....che si tratti di un semplice omaggio alla memoria di un "folle" o di una metafora sulla natura e sulla vita, Grizzly Man rimane un pezzo di grande cinema.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  03/10/2008 22:17:58
   8 / 10
Poco da aggiungere a quanto ottimamente commentato dall'amico Luca che mi ha preceduto, la parabola di Thimothy Treadwell raccontata con lo stile impeccabile che contraddistingue i lavori di herzog; fa quasi tenerezza l'incoscienza di Thimothy, il suo vivere borderline, il suo credere di poter oltrepassare il labile confine che separa il selvaggio mondo degli animali con quello dell'uomo, voler proteggere e custodire una forza troppo distante da lui, incontrollabile. Pensava di riuscire a fondere la sua esistenza con quella degli orsi ma i grandi plantigradi questo non lo hanno mai compreso; probabilmente ha ragione Herzog quando, alla fine del film, inquadrando il grizzly che presumibilmente ha interrotto i sogni di Thimothy dice: "In questi occhi vedo solo la travolgente indifferenza della natura, questo sguardo vuoto suggerisce soltanto una meccanica ricerca di cibo!". Agghiacciante.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  02/10/2008 23:52:04
   8½ / 10
Un'altra perla cinematrafica di Herzog. Anche stavolta lo scopo principale è quello di indagare a fondo il rapporto uomo-natura, mondo civilizzato-mondo selvaggio. C'è anche l'occasione per gettare uno sguardo su un certo modo di vivere e pensare (quello attuale degli Stati Uniti). Arriva a queste considerazioni universali partendo da una storia realmente avvenuta, quella fuori del comune di Timothy Treadwell (un giovane americano che si è eletto a paladino degli Orsi Grizzly dell'Alaska).
Timothy era un ragazzo normale come tanti altri, magari più sensibile e sentimentale. Per questo non era riuscito a inserirsi e a riconoscersi con soddisfazione nel modo di vivere "normale" e civilizzato (cinico, materialista). Era caduto nel vortice dell'alcolismo, soffriva di depressione, aspirava ad avere un'altra personalità, a vivere un'altra vita. Alla fine riesce ad uscire da questa spirale, creandosi una nuova identità, tornando un po' ai sogni della propria infanzia. Diventa così una specie di "guerriero gentile" che tutte le estati parte per l'Alaska alla difesa degli orsi, la sublimazione nella realtà dell'età adulta, delle fantasie infantili quando cercava e trovava affetto e comprensione stringendosi ad un orsacchiotto di pelouche. Si tratta ovviamente di una mia interpretazione, che però risalta abbastanza bene nella parte del film dedicata a raccontare le vicende della vita di Timothy.
Il suo "regredire" arriva a tal punto da attraversare all'inverso quel confine basilare nella storia evolutiva umana che ha separato per sempre il nostro mondo da quello degli animali selvatici. Sta qui la "rivoluzione", l'"eresia", la sfida, la grande impresa di Timothy, il grande valore simbolico della sua vicenda. Vuole dimostrare che il mondo selvaggio, non è il nostro "nemico", né è solo qualcosa da sfruttare e distruggere o da ammirare come turisti. Per lui è la vera essenza della vita sulla terra, quella che l'uomo ha perduto e rinnegato. Bisogna tornare ad avere un rapporto da pari a pari con gli animali, non sentirsi superiori a loro, ma dare alle loro vite lo stesso valore che noi diamo alle nostre. Timothy era così convinto che era pronto a sacrificare pure se stesso per seguire questo ideale.
A fare da contrasto a questo atteggiamento naturalista e primitivista di Timothy, sta il suo agire molto moderno come se stesse recitando un film, come se dovesse apparire su di uno schermo televisivo o condurre uno spot, una trasmissione di intrattenimento. Infatti la cinepresa è stata la sua compagna e la sua testimone di ogni sua impresa come se volesse appositamente vivere per lasciare un messaggio ai posteri. Tanta parte del film è fatta da riprese girate in soggettiva dallo stesso Timothy. E' un indice di come il fittizio si stia sempre più impadronendo del reale. Questo atteggiamento coinvolge un po' tutte le persone del film. La cosa è testimoniata dal fatto che Herzog non ha tagliato le parti precedenti o seguenti le riprese ufficiali, come pure ha lasciato tutto quello che Timothy faceva prima o dopo la sua "trasmissione". Salta quindi agli occhi la diversità di comportamento e atteggiamento di una persona quando si comporta "naturalmente" e quando "recita".
La perla del film sta però secondo me nel montaggio fatto da Herzog. Riesce a dare un quadro completo e oggettivo delle vicende e della personalità di Timothy, dando voce pure a quelli che non apprezzavano le sue imprese. Non scade mai nel sentimentale o nel macabro o nel sensazionalistico. Anche il filo narrativo è mescolato (si sa subito la fine che farà), giusto per focalizzare l'attenzione dello spettatore sulla personalità del protagonista e non sulla storia in sé. Herzog sta molto attento a non esaltare o criticare, alternando scene che mettono in buona luce Timothy ad altre in cui appaiono i suoi difetti. Insomma, ci fornisce spassionatamente tutti gli elementi oggettivi per permetterci a noi spettatori di giudicare con la nostra testa. A volte però trapela bene l'atteggiamento di Herzog verso Timothy: un misto di critica e ammirazione, un po' come aveva con Kinski.
La critica sta nel fatto che Herzog non condivide per nulla l'atteggiamento sentimentale e idealista di Timothy verso la Natura. Per lui in Natura regna l'indifferenza, la lotta, il conflitto – non è un eden perduto. Non capisce poi gli atteggiamenti paranoici e isolazionisti di Timothy anche si deve fermare davanti all'incognita del suo rapporto con la ragazza che gli stava accanto, stranamente tenuta fuori dall'impresa di Timothy anche se ne ha pagate care le conseguenze. Alla fine trapela però l'ammirazione per una persona che ha avuto il grande coraggio di credere in qualcosa, di realizzarlo e di accettare fino in fondo, con tutto quello che la scelta comporta, fino al sacrificio estremo.

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Ultima risposta 01/12/2008 00.07.23
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ivan78  @  16/09/2008 18:05:30
   8½ / 10
In questa pellicola è di fondamentale importanza sottolineare in primis la presenza di immagini di una bellezza incorrotta e misteriosa così come quella di immagini tremendamente nude e feroci.
Già questo ingrediente rende la visione immensamente affascinante. Herzog non accenna minimamente all’elemento sorpresa, ma fonda l’intero film sull’analisi a posteriori di una morte probabilmente annunciata. Una tragica fine quella di Treadwell, dalla quale si sviluppa una profonda analisi del suo universo, soprattutto quello psicologico. Il ritratto che ne deriva è molto interessante. Il regista, attraverso continui commenti fuori campo, sembra porsi in modo imparziale, non prende una decisione precisa. Vaga tra la celebrazione e la condanna senza però giudicare l'amore di Treadwell per gli orsi, ai limiti del patologico se non oltre, e non mette in discussione l'odio per la civiltà derivante principalmente da un'incapacità di comunicare, di accettarsi e di mettersi in gioco nella società. Unica nota negativa la evidente forzatura in alcune testimonianze degli intervistati. Un lavoro, più che sulla meraviglia della natura, sull’enigma dell’essere umano.

Max78  @  24/05/2008 20:01:24
   9 / 10
La natura così beffarda nei confronti di Timothy Treadwll, lui l'amava, provava tenerezza per le sue volpi e i suoi orsi in libertà,
voleva vivere come quegli animali ,senza la sporcizia che trascina il genere umano, ma propio da uno di loro arriva la punizione + esemplare, la morte.

Timothy dopo aver toccato il fondo, precipitando nel baratro dell'alcolismo, raggiunge la pace dei sensi in quel limbo di terra tra i suoi feroci grizzly, forse era semplicemente un folle senza speranze.
Ma noi chi siamo per giudicare quell'uomo? siamo forse tanto migliori?

Herzog sforna un fantastico documentario, toccante e coinvolgente, senza facili compromessi e cadute di stile, tipo non aver fatto ascoltare l'audio della disgrazia.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  14/02/2008 23:37:33
   8 / 10
In questo documentario Herzog racconta la vita di un ecologista che vive a stretto contatto con gli orsi, all'inizio un po' bizzarro ma che lentamente ci svela la sua progressiva deriva verso quel mondo che si è ritagliato. La paranoia verso il genere umano si fa più accentuata, un mondo in cui non si riconosce più e dove non ha mai trovato nella sua vita una reale dimensione. Il senso della sfida contro se stessi e contro la natura sono sempre stati presenti in Herzog specialmente Aguirre e Fitzacarraldo. L'inizio del film è palpitante con gli orsi che si avvicinano pericolosamente alla telecamera. Riesce a rendere l'idea di come la Natura sia affascinante da una lato e terribile al tempo stesso.

superfoggiano  @  13/02/2008 20:09:37
   9½ / 10
Un film del genere ti lascia qulacosa dentro ed accende la mente....
inquadrature e riprese SPETTACOLARI
tutto bellissimo, un pò forzate alcune scene xò nel complesso è un film riuscitissimo......

LEMING  @  08/02/2008 13:51:43
   7 / 10
Film di grande fascino, certo Herzog ha partecipato in parte, in quanto più di metà film è basato sui filmati del protagonista. Certo che questo Thimoty era davvero fuori di testa, e non solo per le sue idee, molte delle quali (sopratutto l'amore viscerale per i grizzly) condivisibili, ma proprio nel modo di muoversi, di parlare, si capisce che ha avuto grossi problemi di droga in passato. Non so se certi personaggi debbano essere considerati geni oppure dei semplici pazzoidi.
E l'invito finale alla sua compagna a scappare è la dimostrazione (come in Into the Wild, del riconoscimento del fallimento di certe utopie.
Comunque una bella testimonianza
Lemming

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  23/12/2007 01:47:39
   9 / 10
Come nei suoi infiniti viaggi, continuo a conoscere Herzog a poco a poco e ad amarlo alla follia. Al tempo stesso, però, l'amante che è in me percepisce i contrasti che appartengono al suo cinema, al suo modo di girare, al suo personalissimo senso temporale che invita a svelare molto lentamente (o cautamente?) ogni sfumatura dei personaggi, ogni particolare delle sue storie.
In questo modo rischia di sconcertare, affidandosi a una narrazione che non è mai lineare ma costituisce il perno umorale di ogni "cadenzato" passaggio.
Una riserva riguarda le interviste: almeno in un paio di casi il confine tra fiction e cinema è labilissimo, e si percepisce una sorta di riserva autoriale dei personaggi intervistati (su tutti, il medico). Insomma, ho avuto la netta sensazione che "recitassero la parte in un film".

"E' strano, quando ti accorgi quanto sei solo" (cit.)

Al di là di queste lievi riserve, il film è ovunque grandissimo: TESTAMENTO e TRIBUTO, un dilemma irrisolto, o la corriva empatia del regista verso un personaggio tanto blasonato, discusso, affascinante ma anche particolarmente egocentrico (in uno dei suoi sfoghi contro l'umanità H. ricorda gli esagitati isterismi di Klaus Kinski) e ossessivo.
La storia dell'uomo che "voleva diventare un orso" invadendo un habitat protetto, convinto egli stesso di poter domare la forza "animale" della natura o anche di se stesso (cfr. il capitolo sul suo difficile passaggio all'età adulta), colui che solo "nel dramma della sua morte avrebbe potuto toccare con le sue parole tante persone".
Anche "Grizzly man", come "Fitzcarraldo" e tanti altri di Herzog diventa una riflessione anche filosofica sull'utopia (cfr. una sorta di Noè contemporaneo) e sull'impotenza umana davanti a una natura che ha, al contrario di quanto pensava Treadwill, la bellezza primordiale della violenza e dell'istinto bestiale.

Diverse immagini straordinarie (su tutte, quella dell'orso che si immerge sott'acqua a caccia di pesci, da vero nuotatore esperto) e la splendida chitarra acustica di Richard Thompson a sorvolare su un "altro mondo" di commovente bellezza

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Ultima risposta 28/12/2007 22.43.24
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  19/11/2007 16:00:04
   9 / 10
Opera estremamente affascinante e molto coinvolgente, un documentario che attraverso immagini bellissime di una una natura selvaggia e rigogliosa presenta la storia di Timothy Treadwell, eccentrico ambientalista che per tredici estati visse a stretto contatto con i grizzly dell'Alaska per poi finire divorato, insieme alla fidanzata Amy Huegenard, dai plantigradi che tanto amava.
Herzog, come spesso ricorre nella sua filmografia, presenta un personaggio controverso e fuori dagli schemi, che tramuterà la sua passione più grande in un'ossessione devastante e distruttiva che lo porterà all'inevitabile tragedia.
Il divertente e simpatico Tim che ci viene presentato inizialmente, animato dalla forte volontà di tutelare una specie in pericolo, muta con l'andare della pellicola, l'uomo si trasforma in un fanatico esaltato, convinto di essere il protettore degli orsi dalla follia distruttiva dell'uomo ed in particolar modo dei bracconieri (che risulteranno fenomeno rarissimo nella zona).
L'alienazione di Timothy dal mondo civilizzato avviene in maniera graduale ma inesorabile, le brutture della società moderna sono lontanissime, Tim si trova a suo agio in mondo che non gli appartiene, che non richiede la sua presenza, la sua utopia di diventare a sua volta un orso è ben riportata e sottolinea l'incapacità di Tim di relazionarsi con il mondo degli uomini, un mondo che ha vissuto sempre ai margini, come un reietto, dedito all'uso di droghe ed alcol per fuggire da una realtà con la quale non riusciva ad interagire.
Il regista utilizza simbolicamente Treadwell ed il suo (bellissimo)girato al fine di presentare l'indifferenza della natura e la sfida pericolosa ed inutile per tentare di piegarla ai propri voleri, praticamente un paradosso se accostata ai principi iniziali di Treadwell che confermano le contraddizioni che albergavano in quest'uomo.
Herzog esprime il proprio parere, narra e appare direttamente nella pellicola, condivide alcune idee altre le boccia, il suo lavoro è comunque sempre delicato, preciso e non influenza lo spettatore.
Treadwell viene ricordato da amici, parenti, collaboratori, ma anche da gente che non comprendeva il suo operato, questo sempre in maniera garbata e mai eccessivamente enfatica, basti pensare che Herzog tralascia volutamente di mostrare le foto dei corpi smembrati e di farci sentire il sonoro di quei drammatici minuti che significarono la fine per i due ambientalisti.
Il regista è fondamentalmente poco interessato dalla storia che ci presenta, il suo è un modo per dimostrare la potenza della natura e l'istinto di sopravvivenza estremamente feroce che rende illusorie le aspettative di Tim ed ovviamente la sua angosciosa ed innaturale fuga dai suoi simili.
Veramente bello, mai noioso, con una bellissima colonna sonora, un lavoro eccellente di un autore assolutamente da consigliare a chi non lo conoscesse.

syugi  @  27/10/2007 14:57:41
   7 / 10
Herzog ci guida in un viaggio che ambisce non solo alla scoperta del personaggio di Timothy, ma mira a rivelare le tappe del percorso esistenziale intrapreso attraverso la permanenza in terre tanto incontaminate e seducenti, quanto pericolose e terribili. Dal documentario traspare il grande fascino che la storia di quest'uomo esercita sul regista, semplicemente folle e scriteriato? Herzog cerca di andare oltre la visione superficiale dei più, Timothy aveva trovato uno scopo per cui combattere, una causa alla quale dedicare completamente corpo ed anima, alla quale consacrarsi. Gli orsi l'avevano salvato dalla disperazione e da una non-vita, adesso toccava a lui proteggerli. Il pericolo, del quale era ben conscio, alimentava la sua forza vitale e la sua passione per una creatura aggressiva e meravigliosa. Un uomo profondamente motivato rischia di andare oltre quello che è il buon senso, è in grado di affrontare rischi improponibili alla gente comune.. pian piano diventa un tutt'uno con il suo ideale. La Natura di Timothy è una madre benevola che cerca di proteggere-io direi, convinto di poter proteggere- nei suoi delicati equilibri. La crudeltà non è contemplata all'interno della sua visione romantica e la morte dei più deboli, che permette di ristabilire quell'armonia ed equilibrio che Tim respira così avidamente.. è ripudiata.
Un documentario sulla capacità di abnegazione dell'uomo in nome di uno scopo che metta fine alla ricerca di senso.

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Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  19/10/2007 00:07:13
   9½ / 10
Signori, leviamoci il cappello e inchiniamoci al cospetto del maestro Werner Herzog.

Questo documentario è di una intensità unica, ma è anche un pugno nello stomaco.
L' unicità dell'esperienza di un uomo, che ha deciso di abbandonare la "crudele" civiltà degli uomini per intraprendere una nuova vita a contatto con la natura e gli orsi, viene utilizza da Herzog per trasmetterci il suo pensiero lucido, amaro e disincantato sull'esistenza dell'uomo.
Timothy Treadwll aveva preferito al mondo dei suoi consimili, considerati vili, e spietati, quello armonico e sereno degli orsi. Ma proprio su questo punto interviene lo sguardo impietoso del regista, che invece si sofferma su altri aspetti della natura, mostrandocela come una realtà caotica, conflittuale ed animata da un primordiale istinto famelico di sopravvivenza.
Herzog, tuttavia, non giudica la scelta di vita di Timothy, che anzi viene ammirato per il fatto di aver trovato la giusta dimensione per la propria esistenza (egli, pur consapevole dei rischio e dei pericoli cui andava quitidianamente incontro, aveva coscientemente deciso di intraprendere questo nuovo modus vivendi, perchè più adatto alla sua intima natura). Il regista si limita a esporci il proprio punto di vista, il quale fa da contraltare a quello del protagonista: l'uno guarda alla realtà (sia a quella dell'uomo che a quella della natura) come a qualcosa che tende alla disgregazione ed al disfacimento; l'altro tende idealizzare il mondo degli animali, ravvisando in esso qualcosa di armonico che viene perpetuamente minacciato e contaminato dalla "bestialità" dell'uomo. Purtroppo l'epilogo di questa vicenda esemplare sembra dare ragione al cineasta tedesco.

Film dall'impatto visivo devastante.
Straordinario il tema musicale di Richard Thompson.

1 risposta al commento
Ultima risposta 03/09/2009 18.22.27
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  30/06/2007 17:31:11
   9 / 10
Un altro bellissimo documentario tipicamente herzoghiano, in cui Herzog racconta la vita di un uomo "folle", come tanti dei personaggi del regista (Fitz e Aguirre e lo stesso Kinski). Ne racconta la vita, "le imprese", la storia, intervista amici intimi, i parenti e persino gente che non lo conosceva direttamente e che lo riteneva un semplice "pazzo".
Ma come è facile intuire in qualsiasi film del geniale regista, specie in questi "documentari", la vicenda degli orsi è il modo + semplice per esporre la visione herzoghiana del mondo caotico e la natura distruttiva.
Treadwill pensava di poter vivere armoniosamente vicino agli orsi. Herzog mostra gli orsi che lottano, che si sbranano tra di loro per la mancanza di cibo, con Timmy che invoca pateticamente l'arrivo delle pioggie.

Molto bello. Grande Herzog.

Gruppo COLLABORATORI paul  @  19/03/2007 23:45:17
   8½ / 10
Eccezionale, più un film impergnato sulla figura di Timothy Treadwll e il suo modo di credere, che sugli orsi in particolare. Dopo problemi con donne, lavoro, droga e alcolismo un uomo ritrova sè stesso e, probabilmente, anche la felicità: in contatto con la natura. Ho più volte avuto la sensazione, assistendo al "Documentario" che Treadwill fosse davvero realizzato e felice. Ma anche pazzo (o forse lo siamo noi?). Alla fine oltre agli animali il protagonista si accorge anche di amare l'umanità (invita Amie, la sua ragazza, a scappare e non essere divorata dagli orsi).

Beefheart  @  18/02/2007 13:49:26
   8 / 10
Grizzly Man è un documentario che racconta della triste vicenda di Timothy Treadwell un ecologista-attivista, fondatore del movimento GrizzlyPeople, talmente "innamorato" degli orsi dell'Alaska, al punto di desiderare di viverci insieme, trasformarsi in uno di loro e morire tra loro, lontano dalla realtà di una società che rifiuta e che lo ha rifiutato. Il destino tragico e beffardo ha voluto che Tim venisse ucciso, insieme alla sua ragazza, nonchè aiutante, proprio da uno degli orsi che tanto amava. Herzog non perde l'occasione di riproporre il travagliato rapporto uomo-natura ed in questa occasione lo fa montando i filmati girati dallo stesso Treadwell insieme ad interviste e riflessioni personali. Con la sua voce fuoricampo ci racconta Treadwell e la sua storia, soffermandosi a commentare solo gli aspetti registici del lavoro del naturalista, lasciando quelli tragici, umani, morali o spirituali direttamente ai documenti audiovisivi lasciatici dal protagonista: "...nonostante tutto ciò che Timothy poteva scorgere negli occhi di quegli orsi, io, da mero regista, non ci vedevo altro che lo sguardo vuoto di una creatura affamata..." Nonostante il protagonista del film fosse da molti criticato per il suo modo d'agire scriteriato ed inopportuno, Herzog si mantiene imparziale, non giudica. Lo lascia fare allo spettatore. Lascia che a raccontarci le cose siano lo stesso Timothy, le sue amiche volpi, le lande ventilate e selvagge abitate dagli enormi Grizzly. Molto bello.

benzo24  @  18/02/2007 12:47:15
   10 / 10
un documentario su un uomo che si credeva un orso, per Herzog diventa il pretesto per una delle riflessioni più profonde e poetiche sul cinema e sul caos e la violenza della natura.
p.s. la colonna sonora di richard thompson è portentosa!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Andre85  @  12/02/2007 19:27:46
   9 / 10
Werner Herzog torna al cinema con un nuovo documentario che racconta la vita, la battaglia e la morte del giovane Tim Treadwll.

per la realizzazione del film il regista tedesco seleziona una mola impressionante di filmati del giovane "ambientalista" aggiungendo poi testimonianze fatte a parenti, amici, che raccontano chi è stato il Tim prima della conoscenza dei suoi orsi, e quella molto impressionante al dottore, herzog è sicuramente turbato dalla vicenda infatti è lui stesso che narra la vicenda e prova ad ascoltare la registrazione audio del momento tragico, consigliandone poi la distruzione.

Tim riesce a trasmettere tenerezza ogni volta che compare sullo schermo, con quel suo modo di parlare ai suoi “amori” e allo stesso modo come li difende “strippando” sia contro la stupidità della società sia con la natura (quando è dentro la tenda).

Alcune sequenze sono di una bellezza unica, dove la natura (il tema preferito da herzog) diventa la vera protagonista

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  06/02/2007 00:34:29
   9½ / 10
Forse il miglior film del 2006. “Grizzly Man” è un capolavoro autentico: un film caldo, mai superficiale, ammaliante, commuovente, carico di emozioni e sentimento. Sentimento che è riscontrabile in ogni cosa: nel lavoro (e nelle riprese) di Timothy, nella regia di Herzog, nelle splendide immagini che rendono "Grizzly Man" un'esperienza visiva davvero unica. Werner realizza un capolavoro senza pretese di botteghino; il motto sembra essere: bando alla retorica e alle smancerie, qui si fa sul serio! Herzog dipinge il suo protagonista evidenziandone pregi e difetti; non ha una visione unilaterale e sopratutto non si esenta dal fornirci i suoi pareri, né tantomeno ad evidenziare quando egli si trova in disaccordo con Treadwell. Più volte Werner sottolinea le debolezze del "protagonista": Tim ha una visione del mondo assolutamente "distorta", Herzog invece è decisamente più pragmatico. A un certo punto della pellicola TT mostra tutto il suo sbigottimento quando trova una volpe uccisa: egli sembra quasi non voler ammettere la natura degli animali. Herzog, invece, sottolinea il suo distacco dal pensiero del protagonista. Il giovane "Grizzly man" vive la sua vita come un utopia e, in un certo senso, egli ha trovato il Paradiso. Herzog questo ce lo fa capire chiaro e tondo ed egli prova ammirazione per il suo protagonista. Il film, oltretutto, è analizzabile in moltissime vie e ognuno di noi ha il dovere di trarre le proprie conclusioni sul protagonista della pellicola: Treadwell era semplicemente un folle utopista o una mente libera dalle convenzione che la società attuale pretende? E' innegabile che Herzog non è timido nel mostrarci le “ossessioni” e i “complessi” del nostro “eroe”, ma ognuno di noi può ugualmente osservarlo come più ritiene opportuno.
Poi, sotto il punto di vista visivo, “Grizzly Man” è un'esperienza assolutamente indimenticabile. La magia del cinema, per una volta, diventa tutt’uno con la potenza visiva della natura creando così scene di rara bellezza artistica che possono perfino farci commuovere. In un cinema come quello attuale, che riesce solo a proporre i soliti effetti speciali, vedere delle immagini simili diventa davvero una gioia nella gioia.
Infine gli ultimi minuti sono davvero splendidi e coinvolgenti.

Una cosa che però fa incaz.zare a morte è il trattamento che “Grizzly Man” ha ricevuto nelle sale: io, nella mia provincia, non ho trovato un solo cinema che lo trasmettesse (e tenete conto che a qualche km dal posto in cui abito c’è un multisala con circa 8 schermi). Neanche male che il film è stato pubblicato in DVD in tempi brevi.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento goat  @  05/02/2007 22:58:10
   8 / 10
grande documento di indagine di herzog, puntato su timothy treadwell, ma soprattutto sull'interna lacerazione del suo animo, sconvolto e incapace di risolvere la guerra che si svolge al suo interno. una guerra che non riesce a ridurre a unità l'eterna dicotomia della civiltà contro la natura, vista come il luogo in cui ricongiungersi con la pace atavica dell'era pre-industriale e forse anche pre-sociale. merita davvero.

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Ultima risposta 06/02/2007 13.53.05
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piernelweb  @  24/01/2007 11:29:19
   7½ / 10
La natura come via di salvezza, o semplicemente il miglior posto dove morire. Questo in sintesi il pensiero dell'americano Tim Treadwell che si tira fuori da una gioventù difficile segnata dalla dipendenza all'alcool e alle droghe isolandosi nell'Alaska dei Grizzly. La sua ammirazione per questi animali cresce spasmodica attraverso 13 estati trascorse in completo isolamento nel bel mezzo dei loro territori, a stretto contatto ravvicinato, infrangendo ogni regola di sicurezza. E via via alienandosi dalla realtà Treadwell, in compagnia di una telecamera confessa la sua follia: "voglio essere come loro, preferisco stare con loro che con gli uomini, se morirò quì sarà perchè l'ho voluto io". Herzog attingendo dal materiale personale di Treadwell, arrichito dalle testimonianze di famigliari e conoscenti, ci racconta il delirio esistenziale del personaggio, scandagliandone le autoconfessioni e i viscerali convincimenti. Viene evitata però ogni celebrazione: Herzog dà spazio alle critiche, contrappone la sua visione della natura selvaggia, ricostruisce lucidamentela tragedia senza enfatizzazioni. Non mancano come sottolinea lo stesso Enrico Ghezzi (nello speciale al film allegato al DVD), alcuni passaggi da fiction (in particolare nelle interviste agli amici) ma il rigore e lo spessore della pellicola sono davvero notevoli.

Invia una mail all'autore del commento logical  @  17/12/2006 14:40:16
   7½ / 10
Werner Herzog è come l'Angelo della Morte; apparentemente disoccupato in attesa dell'Apocalisse, decide di concentrarsi su quanto sulla Terra abbia promiscuità con il grande disegno, con l'apoteosi, con il sacrifcio supremo. Io amo moltissimo la sua entità romantica, il suo "induista" spirito fluttuante che lo aiuta, da sempre, ad individuare la storia perfetta, la parabola da raccontare. La sua presenza è enorme anche in questo film. La sua voce, negli anni, mantiene una contenuta freddezza, come se venisse dallo stomaco o dalla schiena; con la bocca infatti trattiene la storia e con gli occhi la guarda scoprirsi e concludere. La sua invadenza è quella di un padre antico e accentratore e di cui si spera indifferenza piuttosto che attenzione, come se le storie che ha inghottito fino ad ora fossero servite a renderlo sempre più immortale e sempre più vicino a Dio.
"Nell’al di qua non mi si può afferrare, ho la mia dimora tanto tra i morti quanto tra i non nati, più vicino del consueto alla creazione ma ancora non abbastanza vicino. " dice Paul Klee e sembra scritto per lui.
Ma la vita altrui, quella terrestre, ha anche il difetto di lasciare tracce e testimoni e questa attitudine alla concentrazione per rapire, questa volontà assoluta di possedere la storia a qualunque costo e che fonda il suo alibi nell'averla scelta come paradigmatica e necessaria, questa volta lascia un po' troppi indizi.
Se questa amata concentrazione e questo condivisibilissimo disprezzo per la vita sociale si lascia circondare da troppi dettagli, allora il patetico, il morboso, il feticcio della morte tragica perdono quell'icona irreale della lotta tra l'ente e il caos che tanto ci piace e si rischia, da vicino, la tragedia televisiva, il death show da RealTV. La sua consapevolezza e la sua storia da highlander ovviamente gli impediscono di cadere in questa trappola troppo vistosamente e i suoi commenti a ciò che vede, che ha visto e che ha sentito, insomma a tutto quello che ha inghiottito, sono più importanti di quelo che si vede.
Ma la morte vera, tragica, cercata e voluta, è ancora troppo fresca per l'astrazoine del suo archivio del Bene e del Male, ha ancora troppa vita dentro. Esci dal buio con addosso gli occhi delle volpi e delle mani che gli accarezzano la testa.
Umano, troppo umano.

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