il diavolo probabilmente regia di Robert Bresson Francia 1977
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il diavolo probabilmente (1977)

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locandina del film IL DIAVOLO PROBABILMENTE

Titolo Originale: LE DIABLE PROBABLEMENT

RegiaRobert Bresson

InterpretiAntoine Monnier, Tina Irissari, Henri de Maublanc

Durata: h 1.38
NazionalitàFrancia 1977
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 1977

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Trama del film Il diavolo probabilmente

Charles è uno studente parigino che vive per contro proprio. È anticonformista, pacifista ed ecologista. Mentre altri giovani si riuniscono per discutere di politica, manifestare o sensibilizzare l'opinione pubblica, lui capisce che tutto questo è inutile perché il male del mondo è inestirpabile e gli uomini viaggiano su una nave di folli. Comprata una pistola, chiede a un amico drogato di ucciderlo, di notte, nel cimitero del "Père Lachaise" a Parigi.

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Voto Visitatori:   7,09 / 10 (17 voti)7,09Grafico
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Voti e commenti su Il diavolo probabilmente, 17 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  05/02/2008 23:19:24
   7 / 10
E’ un film molto difficile, sia come forma che come significato. Prima di tutto non concede quasi niente all’occhio e al divertimento. E’ una riflessione molto astratta, dai risvolti filosofici, che fa un po’ il punto della situazione di alcuni atteggiamenti mentali comuni fra gli “intellettuali” della fine degli anni ’70. Lo sguardo è sempre quello disincantato e pessimistico di Bresson, che concede poca fiducia nella forza dell’individuo e della società di evitare la propria autodistruzione. I suoi “eroi” sono quasi sempre preda di idee fisse, le quali qualche volta possono salvare l’individuo (“Un condannato a morte è fuggito”), ma che il più delle volte portano il personaggio alla rovina o all’autodistruzione, anche se le occasioni per salvarsi non mancano (“Pickpocket”). Il bello è che i personaggi di Bresson non subiscono il fato, anzi conservano intatto il loro libero arbitrio e anche se hanno la possibilità di redimersi e salvarsi, tuttavia preferiscono sprofondare nelle proprie manie e perversioni (Il Curato di Campagna e Marie in “Au hasard Balthasar”). Sembra che queste persone non vogliano assolutamente fare violenza a se stesse anche se a fin di bene.
Anche in questo film si propone questo modello, andando però oltre, adombrando che anche a livello collettivo ci troviamo nella stessa situazione. Ci stiamo dirigendo come mondo verso l’autodistruzione e non vogliamo fare niente per evitarla. Questo film è uno dei primi a lanciare il grido di allarme sulla distruzione ambientale sul pianeta e bisogna dire che ci ha azzeccato, visto che è diventata la prima emergenza (dopo la distruzione nucleare). Eppure quasi nessuno muove un dito.
Il film si concentra però sulle ragioni mentali di alcuni personaggi “portavoce”. Charles il protagonista è un ragazzo intelligentissimo; vede con lucidità il vicolo cieco nichilistico in cui si sono andate a chiudere le idee rivoluzionarie del ’68, ma dentro di sé non vede alcuna ragione per continuare la propria esistenza. Lui stesso in fondo si è cacciato in un vicolo cieco. Rappresenta lo sviluppo estremo del pensiero esistenzialista così diffuso in Francia. E’ un pensiero ormai vuoto, fine a sé stesso, così abituato a giocare con il sentimento e la riflessione etica che ha finito per ucciderli entrambi. Bresson nelle scene finali toglie qualsiasi “eroicità” e dignità a questo atteggiamento, come Dostojeskij fece con Raskolnikov in Delitto e Castigo. Bresson non nutre però molta fiducia nella “fede”, uccisa anche lei dal formalismo chiesastico. Qualche flebile speranza c’è però anche in questo film così cupo e pessimista. C’è Michel, il quale s’impegna per sensibilizzare la gente sui pericoli ambientali, c’è poi Alberte la quale ama con vero sentimento Charles. Entrambi cercano di aiutarlo e gli offrono un’ancora di salvezza, senza però usare la “forza”. Lui no, preferisce le sue elucubrazioni mentali e la sua voglia di autodistruzione.
A complicare le cose c’è la forma del film, complessa e anticonvenzionale. Prima di tutto non c’è trama o storia, ma semplicemente una serie di situazioni illustrative della psiche dei personaggi, con scarso legame fra di loro. Tempo e luogo sfumano in qualcosa di indefinito. E’ chiaro l’intento di estraniare lo spettatore dalla storia e dalle persone. L’effetto straniamento è amplificato dalla recitazione dei personaggi che non ci mettono assolutamente pathos o partecipazione, ma si limitano a far parlare la persona che interpretano. Tutto diventa perciò astratto e esclusiva materia per riflessione e critica.
Che dire: è molto profondo e interessante, ma ostico e difficile, molto sbilanciato sul lato del ragionamento mentale. Bresson chiede forse troppo allo spettatore, anche se bisogna dare atto del suo “coraggio”.

5 risposte al commento
Ultima risposta 24/07/2008 21.09.42
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